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  Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori

Direttore responsabile: Alfredo Bernardini. Direzione, Redazione, Amministrazione via Mariano Fortuny 20, 00196 Roma. Tel. 06/326871, Fax 06/3226674, e-mail NuovaAgricoltura@cia.it

Anno 52 - n. 73 13 aprile 2010
COMUNICATI
  • Ue: l’agricoltura italiana batte tutti in qualità. Stravince su Francia e Spagna. Oltre 200 le Dop e le Igp. Un fatturato da 10 miliardi di euro
TERRITORIO
  • Cia Basilicata: imprese agricole sempre più in difficoltà
  • Cia di Milano-Lodi-Monza e Brianza: qualità e sostenibilità sono il futuro del latte
  • Manifestazione legno-energia a Venosa: partecipazione di Cia Basilicata e di Aiel
  • Treviso: gli agriturismi di Turismo Verde fanno scuola all’Argentina
APPUNTAMENTI
  • Ad "Agri3” si parlerà del Vinitaly di Verona
  • Cia Salerno: seminario sull’agriturismo

 

COMUNICATI


Ue: l’agricoltura italiana batte tutti in qualità. Stravince su Francia e Spagna. Oltre 200 le Dop e le Igp. Un fatturato da 10 miliardi di euro

 

La Cia sottolinea che i marchi italiani riconosciuti rappresentano più del 21 per cento del totale europeo. Nel settore operano 98.200 aziende agricole e allevamenti. Ma su tutto pende la minaccia dell’agropirateria: in agguato sempre falsificazioni e imitazioni a livello internazionale.

 

Sempre più forte la leadership dell’agricoltura italiana in Europa in fatto di qualità e tipicità. Stravince su Francia e Spagna, con oltre 200 tra Dop-Denominazione di origine protetta (127) e Igp-Indicazione di origine prodotta (75), alle quali si aggiungono due Stg-Specialità tradizionale garantita. Produzioni che danno vita ad un fatturato al consumo di 10 miliardi di euro e ad un export di 2,3 miliardi di euro. Ad evidenziarlo è la Cia-Confederazione italiana agricoltori la quale esprime soddisfazione per il crescente ruolo che sta assumendo il mondo agricolo nazionale in questo particolare campo, ma nello stesso tempo esprime preoccupazione per gli attacchi dell’ agropirateria, con falsificazioni e imitazioni dei marchi, che ogni anno mette in moto un giro d’affari di oltre 60 miliardi di euro.

Il nostro Paese -aggiunge la Cia- detiene così un consolidato primato a livello comunitario con il maggior numero di prodotti a denominazione di origine tutelata, oltre il 21 per cento del totale Ue. Ci seguono, appunto, la Francia, che continua ad essere sempre più distanziata, con 168 prodotti (92 Dop e 76 Igp), e la Spagna, con 134 prodotti (71 Dop, 60 Igp e 3 Stg). Francia e Spagna hanno rispettivamente il 19 e il 14 per cento dei marchi riconosciuti a livello europeo.

La Cia ricorda che nell’ultimo anno il "paniere" dei prodotti Dop e Igp in Europa si è arricchito di oltre 50 produzioni. In testa l’Italia con più di 20 nuove produzioni registrate (in crescita soprattutto ortofrutticoli e cereali). Seguono Francia e Spagna. Nel nostro Paese, nel settore delle Dop e delle Igp, operano 98.200 aziende agricole e allevamenti e 7600 strutture di trasformazione artigianali e industriali.

Le Dop, le Igp e le Stg italiane -sottolinea la Cia- sono prodotti che rappresentano la punta di diamante, in termini di qualità, nel panorama agroalimentare europeo. Per l’Italia queste produzioni non hanno solo un rilevante aspetto economico, ma sono anche una parte importante della nostra cultura, del nostro saper fare, dei valori legati al territorio, e spesso anche dei nostri paesaggi. Salvaguardare e valorizzare queste nostre produzioni è un fatto di vitale rilevanza non solo economica e non solo per l’agricoltura.

Sono prodotti, quelli a denominazione d’origine che, oltre a rappresentare un patrimonio culturale notevole e l’immagine stessa dell’Italia all’estero, costituiscono un settore economico e sociale. Basti pensare che questi prodotti danno lavoro, tra attività dirette e indotto, a più di 300 mila persone e che rappresentano una risorsa insostituibile per l’economia locale, in particolare per alcune zone marginali di montagna e di collina che, altrimenti, non avrebbero molte altre possibilità di sviluppo.

 

 

 

 

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TERRITORIO


Cia Basilicata: imprese agricole sempre più in difficoltà

 

Tra le oltre 100 mila imprese agricole italiane che rischiano di chiudere i battenti nel giro di pochi mesi, secondo i dati della Cia che ha monitorato la situazione del comparto, sarebbero tra le 500-600 quelle lucane  sempre più strette nella morsa del crollo dei prezzi sui campi (meno 6,9 per cento a febbraio che fa seguito al meno 13,5 dello scorso anno) e della crescita record dei costi produttivi, contributivi e burocratici (più 15 per cento nel 2009, con punte del 35 per cento per il gasolio). A lanciare l’allarme è l’Ufficio di presidenza della Cia della Basilicata.

Si impongono -a parere della Cia lucana- iniziative d’emergenza sia da parte del Governo che della nuova Giunta regionale che andrà ad insediarsi a breve. L’Esecutivo non può assolutamente restare impassibile davanti ad uno scenario così drammatico. Per questa ragione auspichiamo che il futuro ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali riprenda il percorso della concertazione che in questi ultimi due anni si è interrotto. Il confronto è, infatti, necessario per poter affrontare i delicati e complessi problemi che oggi condizionano pesantemente le aziende agricole del nostro Paese.

Quanto ai compiti che spettano alla nuova Giunta regionale, si tratta -secondo la Cia Basilicata- di accelerare l’attuazione del Psr e dei provvedimenti già decisi  sul finire della precedente legislatura e di rilanciare l’attività operativa dell’Arbea in attesa di una rimodulazione non solo organizzativa, come abbiamo chiesto da tempo, dell’Ente pagatore degli aiuti comunitari.

 L’auspicio della Cia Basilicata è che la qualità della concertazione al Tavolo verde sia più efficace rispetto al passato e che essa possa ripartire dagli impegni assunti in occasione della Conferenza sullo stato dell’agricoltura lucana di Pantanello di Bernalda.


Cia di Milano-Lodi-Monza e Brianza: qualità e sostenibilità sono il futuro del latte

 

“Ancora una volta la qualità e la sostenibilità pagano -ha dichiarato Paola Santeramo presidente della Cia Milano-Lodi-Monza e Brianza- ma il lodigiano e dintorni rimangono tagliati fuori. Il completamento dell’acquisizione della Stella Bianca da parte della Mila dimostra come si stia allargando il mercato di chi ha investito sui prodotti e sulla salvaguardia del proprio territorio. Lo sviluppo sostenibile del territorio alpino ci sta a cuore, come quello della Pianura Padana, gli ecosistemi sono tutti utili. Per questo è ora di rilanciare con forza il settore lattiero-caseario, servono sinergie tra agricoltori locali, istituzioni, trasformatori e distributori per ricostruire le filiera, solo così potremo dare futuro alle nostre imprese e alla nostra terra. Il latte è uno dei prodotti tipici è una  ricchezza da sviluppare”.


Manifestazione legno-energia a Venosa: partecipazione di Cia Basilicata e di Aiel

 

La Cia Basilicata è presente con un  proprio stand e con la propria associazione Aiel struttura di consulenza sull’energia da fonti rinnovabili, all’iniziativa denominata “Legno energia 2010, sud Italia” organizzata a Venosa nei giorni dal 16-al 18 aprile prossimi.

L’adesione, il patrocinio ed il sostegno convinto, intende rimarcare la scelta strategica che la Cia  ha fatto in materia di produzioni di energie da  fonti rinnovabili.

Intendiamo affermare e praticare una rinnovata centralità del settore e delle aziende, dare un contributo alla produzione di energia e al nostro ambiente privilegiando l’oggetto “energia pulita”, ma anche i soggetti “azienda agricola” costruendo un protagonismo e ricadute positive per il mondo agricolo e, quindi, reddito a favore degli agricoltori. In questo contesto viene sostenuta la microcogenerazione, cioè la generazione diffusa di energia rinnovabile  che vede protagonisti le Pmi  dei settori economici tradizionali e gli imprenditori produttori e fruitori di questo importante prodotto.

In ragione di queste valutazioni, la Cia regionale ritiene che questa iniziativa possa essere  l’occasione per fare il punto sul versante delle politiche agro-energetiche nella nostra regione,  cosa si intende attivare, quali scelte fare, quali programmi e progetti realizzare in Basilicata.

Su questo versante la Cia Basilicata ribadisce che non è più rinviabile un puntuale approfondimento, un confronto di merito a livello regionale.

E’ necessario che il governatore De Filippo, la nuova Giunta, il nuovo assessore all’Agricoltura, si adoperino per dare vita ad alcune importanti strumenti tesi a favorire e sviluppare in materia di agro-energie che rafforzino e consolidino il nostro sistema produttivo, imprenditoriale ed economico.

La Cia Basilicata riafferma la necessità di definire strumenti concreti e a forte impatto progettuale come il “Piano ed il distretto agro-energetico regionale di Basilicata”.

In attesa di ciò, a nostro parere è necessario non compromettere iniziative, non sprecare risorse, non depotenziare azioni e misure dei programmi Ue, che potrebbero rivelarsi decisive per costruire e consolidare un qualificante processo di investimenti, in cui il sistema delle nostre Pmi, deve e possa recitare opportunamente un protagonismo ed la duplice funzione di produttori/fruitori.

A tal proposito, per quanto emerge e si conosce, vengono richiamati dalla Cia i contenuti dell’ultimo bando di attuazione del Psr 2007/2013, in via di pubblicazione, relativo alla misura 311 az. C “Investimenti per la produzione, utilizzazione e vendita di energia da fonti rinnovabili”.

Dal contenuto del bando, nella sostanza, si intende riproporre lo stesso già scaduto il 14 dicembre 2009, stanziando nuove risorse e ciò che più conta, elevando la misura del de minimis (il tetto degli aiuti a fondo perduto concedibili in un triennio ad un’azienda agricola)  da 200.000 a 500.000 euro.

Quattro le proposte principali di modifica della Cia:

1) Prima di emanare un nuovo bando è opportuno capire come ha funzionato quello precedente per potervi apportare eventuali correzioni. Ad oltre due mesi dalla sua scadenza si sa solo il numero delle domande presentate (che sarebbero 132), ma nessuna informazione è stata data circa la tipologia degli investimenti previsti nel bando e proposti dai partecipanti: a) centrali termiche a biomassa legnosa; b) microimpianti a biogas; c) microimpianti per la produzione di energia eolica, solare ed idrica; d) piccole reti di distribuzione interne all’azienda agricola. Né è dato sapere la misura degli investimenti e dei relativi aiuti richiesti per ogni singola tipologia. Così come si ignorano le domande che resteranno escluse dal finanziamento sia per mancanza di risorse sia per le priorità assegnate dal bando precedente.

2) La priorità accordata nel precedente bando ad impianti che consentono la  cogenerazione  (energia elettrica + termica) pur se giusta sul piano teorico, potrebbe portare al risultato pratico di finanziare solo e soltanto impianti a biogas, con esclusione degli impianti per la produzione di energia termica a biomassa legnosa.  Al momento, infatti, solo con il biogas si possono realizzare impianti cogenerativi di piccola taglia e a costi contenuti, mentre per la biomassa legnosa gli impianti cogenerativi tecnologicamente maturi ed affidabili partono da taglie minime di circa 500 Kwe con costi  elevati di alcuni milioni di €, praticamente incongruenti con le misure del bando regionale.

3) I microimpianti eolici, fotovoltaici ed idrici potrebbero essere di fatto non candidabili al bando perché l’aiuto pubblico previsto nel bando non sarebbe cumulabile con la tariffa unica incentivante per ogni Kwe prodotto prevista dalla legislazione nazionale, che rappresenta l’incentivo più consistente e fondamentale senza il quale nessun investimento si reggerebbe tanto nell’eolico quanto nel fotovoltaico e nell’idroelettrico. 

4) Tra le modifiche da apportare al nuovo bando si potrebbe prevedere l’assegnazione di una percentuale minima della disponibilità finanziaria complessiva del bando per ogni tipologia di investimento (ad es., 40 per cento biogas, 40 cento centrali termiche biomassa etc.),  nonché il riconoscimento di un punteggio aggiuntivo in favore delle iniziative proposte da due o più imprese associate.


Treviso: gli agriturismi di Turismo Verde fanno scuola all’Argentina

 

Turismo Verde Treviso, l’associazione degli agriturismi della Confederazione italiana agricoltori, in collaborazione con la scuola enologica Cerletti di Conegliano  organizza  una settimana di formazione sull’attività agrituristica a tutto campo per far conoscere le eccellenze del mondo dell’agriturismo della Marca trevigiana agli addetti ai lavori del settore in Argentina.

L’iniziativa è cominciata ieri 12 aprile e si concluderà domenica 18 aprile. Della delegazione argentina fanno parte 12 persone tra cui agricoltori, ma anche figure professionali come educatori e psicopedagogisti che potranno entrare nelle aziende agrituristiche trevigiane di Turismo Verde che svolgono attività come fattorie didattiche con possibilità di pet therapy o ippoterapia rivolta a bambini con disabilità.

Della delegazione fanno parte anche professionalità del mondo del turismo che lavorano per la promozione del territorio. Nel progetto sono stati coinvolti una decina di agriturismi dell’associazione da tutta la provincia. Il progetto fa parte di uno scambio interculturale con l’Argentina promosso dell’istituto enologico di Conegliano al quale partecipano una quindicina di studenti: “In Argentina gli agriturismi così come li intendiamo noi in Italia non esistono. Esiste -spiega Simone Barban, presidente di Turismo Verde Treviso’ solo la ricezione.  Durante questa settimana la delegazione avrà modo di conoscere da vicino i nostri agriturismi con lezioni pratiche e teoriche sulle tante attività sviluppate dall’agriturismo  connesse con l’agricoltura; dalle fattorie didattiche alla vendita diretta, dalle passeggiate a cavallo all’ippoterapia”.

Questa mattina all'agriturismo Panegai a Vittorio Veneto, dove la titolare Cristina Momesso sta svolgendo dei laboratori interattivi con i bambini,  la delegazione ha assistito a una lezione di fattoria didattica con due classi delle elementari.

 

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APPUNTAMENTI


Ad "Agri3” si parlerà del Vinitaly di Verona

 

La 44° edizione del Vinitaly di Verona al centro della prossima puntata del settimanale del Tg3 sull'agricoltura e l'agroalimentare "Agri3", che andrà in onda domani 14 aprile alle ore alle 12,25 circa su Rai3.

Riflettori, dunque, puntati sull’importante appuntamento scaligero. Una puntata dedicata al vino. Il bilancio dell'annata:  prospettive e strategie per un mercato in continua evoluzione, che sembra premiare i vini medi di prezzo contenuto al posto delle costose e blasonate grandi etichette.


Cia Salerno: seminario sull’agriturismo

 

Su iniziativa della Cia  e di Turismo Verde di Salerno, domani 14 aprile si svolgerà un seminario divulgativo sulla nuova normativa sull’agriturismo. I lavori, a partire dalle ore 9.30, si terranno presso Commercio di Commercio ( via Allende).

Il seminario sarà aperto da Rosaria Pellecchia, responsabile regionale Cia per l’agriturismo. Seguiranno gli interventi di Grazia Paruolo, responsabile agriturismo Regione Campania, sulla nuova normativa sull’agriturismo, di Mario Miano, assessore provinciale all’Agricoltura, sull’agriturismo in Provincia di Salerno - obblighi e prospettive, di Raffaele Esposito, Anci Campania, sul ruolo dei comuni ed il sistema sanzionatorio, e di Vincenzo Martino, responsabile di Misura- Stapa-Cepica Salerno, sulle opportunità della misura 311 del Psr Campania 2007-2013. Le conclusioni saranno tenute da Domenico Oliva,  presidente provinciale  della Cia.

 

 

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