| Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori | |
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| Anno 53 - n. 180 | 12 settembre 2011 |
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Il presidente dell’Associazione giovani imprenditori agricoli (Agia) della Cia Luca Brunelli interviene a commemorare la giornata dell' 11 settembre cercando di testimoniare i cambiamenti che quell’immane tragedia ha scavato nelle coscienze delle nuove generazioni. “Le persone che nel 2001 erano giovani come me e quelle che allora erano giovanissime sono rimaste segnate più dei nostri padri e dei nostri nonni dagli eventi di quel giorno. Quei fatti di quel giorno hanno tolto ai giovani molte libertà come quella di volare con facilità, di partecipare ai grandi eventi di sport e musica, ad avere il sospetto e l’ansia che un pacco o un valigia lasciata sola possa causare un’esplosione Tuttavia sono a conoscenza che negli Stati Uniti d’America quei fatti hanno creato una generazione di giovani più altruisti e meno materialisti, che alcuni di loro oggi sognano di lavorare per gruppi non profit o governativi quali Peace Corps e Teach for America. ‘Prima dell’11-9 erano le corporation for-profit a dominare le loro scelte’, precisa uno studio, ‘non il volontariato e l’impegno sociale’. Quella pagina di storia ha obbligato tutti a riflettere e a cambiare; ha imposto a noi occidentali di studiare le cause di tanta barbarie (senza i comodi paraocchi di tanti interessati e avidi predicatori) e all'Islam di interrogarsi, di individuare finalmente la frontiera che deve separare il potere religioso da quello dello Stato. Ha costruito paradossalmente la consapevolezza di un'identità globale che prima sicuramente non apparteneva alle masse del mondo islamico. Quella tragedia sembra aver prodotto un lento terremoto nelle coscienze di ciascuno di noi, e in particolare nei paesi arabi. Nel cuore dell'Islam si è avvertito l'infarto delle certezze, delle convinzioni consolidate come quella del ‘rifugio nell’anima’. Penso che quei fatti siano stati generatori e catalizzatori degli eventi di quest’anno, conosciuti come ‘Primavera Araba’. Penso che dimostrino come le persone che vivono in certe nazioni dominate da governi oppressivi vogliono le stesse cose che vogliamo noi. Vogliono la libertà. Vogliono la possibilità di scegliere le persone che li governano, vogliono la libertà di studiare e di adottare altri modelli di vita, vogliono la possibilità di intraprendere attività produttive che vadano oltre i vecchi commerci dei suk e soprattutto delle rendite petrolifere. Vogliono poter disporre della propria vita, della loro proprietà, vogliono poter essere loro a decidere del futuro dei propri figli. Credo che ciò che abbiamo visto negli ultimi sei o sette mesi racconta qualcosa di universalmente condiviso da tutti gli esseri umani. E allora se il prezzo pagato con la vita, da circa tremila persone quel giorno dell’ undici settembre e da tante altre nelle stragi e nelle guerre che si sono susseguite in questo decennio, ha prodotto il raggiungimento di una espansione delle libertà e dell’accesso ai diritti umani di centinaia di migliaia di persone, allora possiamo dire che quei sacrifici non sono stati inutili per l’umanità. Noi giovani occidentali che abbiamo questa visione siamo altresì consapevoli che i cambiamenti avvenuti e soprattutto quelli che ci attendono nei prossimi lustri ci impongono di cambiare in profondità anche il nostro paradigma economico e sociale che ci aveva consentito un diffuso benessere. Siamo pronti alla prova che ci attende chiediamo che le istituzioni nazionali insieme a quelle internazionali a partire dall’Unione europea, concordino e adottino trattai e convenzioni capaci di consentire una concorrenza produttiva corretta sul piano etico e sostenibile sul piano economico, sociale e ambientale. Infine, crediamo che all’inizio del terzo millennio serva un’Organizzazione delle Nazioni Unite profondamente riformata con più poteri e meno veti capace di far affermare i valori della pace e della giustizia a tutti i popoli e le nazioni della terra”.
Durante la Festa si sono svolti convegni e workshop su temi politici e sindacali di estrema attualità. Per la prima volta negli ultimi due decenni si sono trovati insieme i quattro presidenti nazionali di Cia, Coldiretti, Confagricoltura e Copagri. Sono state affrontate ed approfondite tematiche molto importanti quali il legame esistente tra paesaggio ed agricoltura ed i rapporti di filiera nel comparto del latte. I giovani, le donne e i pensionati hanno dibattuto di problematiche legate alla loro specifica condizione. La Festa, che nella giornata conclusiva di domenica 11 settembre è stata visitata dal sindaco di Torino Piero Fassino, è stata un’amalgama di enogastronomia, spettacoli, folklore, cultura e politica per ribadire che solo un'agricoltura moderna e competitiva, di qualità e non dimentica della tradizione, può garantire lo sviluppo economico, la salvaguardia del territorio, dell’assetto idrogeologico e dell'ecosistema. Al termine della VI Festa nazionale dell’agricoltura, il presidente regionale della Cia Roberto Ercole ha espresso i suoi più vivi ringraziamenti al presidente nazionale Giuseppe Politi -che ha dato alla Cia del Piemonte l'opportunità di organizzare una manifestazione così importante- e a tutti gli amici e collaboratori della Cia, sia della sede nazionale, che delle sedi regionale e provinciali del Piemonte, che con il loro impegno ed il loro lavoro hanno permesso la riuscita della Festa. Ercole ha poi rivolto un sentito grazie anche ai colleghi delle altre Regioni italiane che si sono sobbarcati l’onere di portare a Torino i tanti prodotti tipici di cui il nostro Paese è ricco, fornendo un quadro complessivo dell'originalità e della varietà dell'offerta enogastronomica nazionale.
La “Carta” è stata sottoscritta anche dal sindaco di Rivalta Torinese Amalia Neirotti, nella sua qualità di presidente dell’Anci Piemonte. La “Carta di Matera” è al tempo stesso una carta dei principi, alla quale debbono ispirarsi le scelte di governo del territorio, ed un insieme di impegni concreti e specifici che la Cia chiede di assumere, con la sua sottoscrizione, alle Istituzioni locali a partire dai comuni. Tra gli elementi fortemente innovativi della “Carta” figurano la semplificazione dei rapporti tra agricoltori ed Enti locali, azioni per favorire la cultura del cibo e l'uso consapevole dell'agroalimentare tipico e locale, l’attivazione di convenzioni con le aziende agricole per la manutenzione e la gestione delle opere a servizio delle aree rurali, la promozione di iniziative imprenditoriali specie a favore di giovani in grado di utilizzare e capitalizzare l'uso delle risorse endogene del nostro territorio in particolare delle aree demaniali, l’incentivazione per le energie da fonti rinnovabili, iniziative per lo sviluppo e il miglioramento dell’agriturismo e del turismo rurale. "La ‘Carta di Matera’ è un documento che mi inorgoglisce -ha affermato il sindaco di Matera nel suo intervento alla cerimonia per la sottoscrizione della ‘Carta di Matera’ da parte del sindaco di Torino - non solo perché porta in giro per tutti i Comuni italiani il nome della mia città, ma anche perché ci parla della necessità di un'agricoltura moderna, sostenibile, che guardi con attenzione al futuro dei nostri figli, che tenga conto di comparti economici diversi, dal turismo, all'industria, alla difesa dell'ambiente. Un'agricoltura che ha bisogno anche degli Enti locali, dei comuni che possono incidere in modo positivo sul suo futuro". “Il risultato finora ottenuto dalla ‘Carta di Matera’ -ha precisato il presidente nazionale della Cia Giuseppe Politi nel corso della stessa cerimonia- è di grandissimo valore e soprattutto di riconoscimento delle nostre scelte. Tantissimi sono stati i comuni e le province che hanno sottoscritto la nostra Carta di Matera". "L’agricoltura può ancora dare un contributo importante alla crescita e allo sviluppo del Paese, -ha affermato il presidente della Cia regionale Roberto Ercole, soddisfatto per le numerose adesioni in Piemonte alla ‘Carta di Matera’- anche dal punto di vista dell’occupazione. La sottoscrizione del nostro documento da parte di tanti sindaci piemontesi costituisce una tappa fondamentale del nostro cammino per gettare le basi di un futuro con più agricoltura". “Ora dobbiamo lavorare con determinazione, come del resto recita la ‘Carta di Matera’ -ha concluso Ercole-, per costruire un futuro di certezze, unendo innovazione e ricerca della tradizione e dell’identità, in maniera da saldare sempre di più il rapporto tra agricoltori e consumatori. Il tutto all’insegna di un forte impegno comune”.
“Alimentazione, riporta il dizionario, è il mezzo attraverso cui l’uomo introduce ed assimila i nutrienti e l’energia di cui ha bisogno”. Individuare, allora, i prodotti giusti, privilegiando ciò che è naturale, cibarsi di alimenti che non soddisfino solo il palato e la vista, ma che siano sani e di qualità, è un primo, ineludibile, passaggio che, unitamente ad un corretto stile di vita, agisce in modo incisivo nella possibilità di evitare lo sviluppo di malattie, di controllarne l’evoluzione o, al contrario, di provocarne l’insorgenza. L’argomento è stato affrontato a Torino il 9 settembre nell’ambito della VI Festa nazionale dell’agricoltura ed ha visto coinvolti in un pubblico incontro esperti di diversa formazione e competenza, riuniti da ALICe Piemonte, l’Associazione per la lotta all’ictus cerebrale. Sono intervenuti nell’occasione il dr. Paolo Binelli, presidente nazionale ALICe Italia, il prof. Roberto Sterzi, Primario Emerito dell’Ospedale Niguarda di Milano, la dr.ssa Paola Michelini, responsabile Certificazioni Qualità di Coop Italia il dr. Vincenzino Siani del Centro studi e ricerche della Fidal -Federazione italiana atletica leggera, il dr. Paolo Cerrato, responsabile Unità Ictus dell’Ospedale Molinette di Torino, il dr. William Liboni, Presidente della Fondazione “Un passo insieme”, agricoltura sociale. Ha concluso l’incontro Giuseppe Cornacchia, della Cia nazionale. “Fa che il cibo sia la tua medicina” diceva già il grande medico Ippocrate, quasi 2.500 anni fa. La gente spera che la ricerca scientifica un giorno possa trovare la cura di tante malattie, quali l’ictus, e si dimentica che la scienza stessa ha già scoperto il modo per evitare che insorga: nutrirsi in maniera corretta, non fumare, fare attività fisica. ALICe- ha informato il presidente nazionale dr. Paolo Binelli- finalizza una gran parte della sua attività “investendo” sulla “prevenzione” e per far questo ritiene importante il coinvolgimento dei cittadini affinché diventino consumatori consapevoli dei principi della sana alimentazione. Il dibattito a più voci è proseguito con le relazioni del dr. Cerrato e del prof. Sterzi, i quali hanno spiegato che le abitudini alimentari svolgono un ruolo importantissimo nelle patologie vascolari e che frutta e verdura, in primo luogo, aiutano a mantenere il cuore in salute ed a bloccare la formazione delle placche aterosclerotiche. Anche il vino, in dosi misurate, è in grado di favorire una pulizia delle arterie abbassando il colesterolo cattivo che in eccesso si deposita sulle pareti aumentando la capacità del nostro organismo di espellere le sostanze tossiche. Non per niente si usa affermare che “il vino fa buon sangue”. La dr.ssa Michelini ha informato che i fornitori Coop Italia, per potersi fregiare del marchio, devono superare test qualitativi severissimi a tutela della salute del consumatore e a garanzia del rispetto dell'ambiente. La Coop stipula precisi accordi di produzione e predispone verifiche e controlli su tutte le fasi del processo di trasformazione, dalla materia prima al prodotto finito. Il dr. Vincenzino Siani ha evidenziato che la corretta nutrizione dovrebbe seguire l'equilibrio indicato nella piramide alimentare, non limitandosi però all'assunzione di sostanze nutritive (carboidrati, grassi, proteine ecc.) essenziali per la crescita e per il mantenimento della salute e della capacità funzionale del nostro corpo, ma sviluppando pure una cultura dell’esercizio fisico quotidiano che influisce positivamente sulla nostra salute e sul nostro benessere. Il dr.William Liboni, presidente della Fondazione “Un passo Insieme Onlus”, ha illustrato le straordinarie iniziative realizzate in Val della Torre (Torino): strutture Socio Terapeutiche ed Educative ed una Serra Pedagogica destinate a persone con disabilità. Giuseppe Cornacchia, responsabile nazionale del Dipartimento Sviluppo agroalimentare e Territorio della Cia, ha ricordato che la Confederazione italiana agricoltori, da sempre, oltre che per garantire un reddito adeguato agli agricoltori, opera per la sicurezza alimentare, per valorizzazione delle produzioni agricole italiane di qualità e prodotti agroalimentari sicuri ai consumatori con un giusto rapporto qualità prezzo. Garantire una sana alimentazione, significa offrire ai consumatori cibi sicuri, freschi e di stagione, che esaltano le caratteristiche del nostro territorio sono fonti di vitamine, di proteine, di sali minerali, di liquidi preziosi per mantenere il nostro organismo in efficienza.
La Cia evidenzia una situazione molto difficile per le imprese. Con la nuova caduta registrata lo scorso anno (meno 2,8 per cento), i nostri produttori occupano il fanalino di coda nella classifica Ue. Dal 2000 al 2010 è stata una continua discesa. In dieci anni, dal 2000 al 2010, i redditi degli agricoltori italiani sono crollati di oltre il 30 per cento. Nello stesso periodo i costi per i mezzi di produzione, per i contributi e la burocrazia sono cresciuti del 18 per cento, mentre i prezzi praticati sui campi sono scesi del 14 per cento. Lo sottolinea la Cia-Confederazione italiana agricoltori per la quale la i nostri produttori vivono una situazione sempre più preoccupante e, in ambito europeo, sono quelli che hanno subito gli effetti più drammatici di una crisi che non accenna a stemperarsi. Il colpo di grazia per i redditi degli agricoltori italiani è arrivato -afferma la Cia- nel 2009, quando sono crollati del 20,6 per cento. Il calo più accentuato degli ultimi dieci anni che, nonostante i dati positivi del 2004 e del 2008 (rispettivamente più 3,5 per cento e più 2 per cento), hanno segnato un continuo andamento al ribasso, con punte del meno 10,4 per cento nel 2005 e del meno 3,4 per cento nel 2006. Dal 2000 (anno che registrò un più 1,6 per cento) -rimarca la Cia- è stato così un crollo verticale per i redditi agricoli italiani. Ben diversa la situazione per quelli Ue che, nel periodo 2000-2010 hanno registrato, complessivamente, un aumento del 15 per cento. I nostri imprenditori hanno visto così scendere la loro redditività con una media superiore al 2 per cento annuo. Una situazione che si è confermata lo scorso anno con un taglio del 2,8 per cento. Peggio hanno fatto solo Grecia e Romania (meno 3,5 per cento) e Regno Unito (meno 6,4 per cento), che, tuttavia, aveva fatto segnare aumenti dei ricavi nel 2009. Le performance più rilevanti riguardano, invece, Danimarca (più 56,6 per cento), Estonia (più 46,3 per cento), Paesi Bassi (più 39 per cento) e Francia (più 34,4 per cento). Anche Spagna e Portogallo fanno registrare un segno “più”, rispettivamente 8,3 per cento e 8,1 per cento, che marca ancora di più la differenza rispetto alle agricolture mediterranee di Italia e Grecia. Ormai -rileva la Cia- gli agricoltori sono in una situazione di piena emergenza. Di ‘profondo rosso’. Le imprese agricole non riescono più a sostenere i costi che rappresentano macigni opprimenti sulla gestione aziendale. Uno scenario, oltretutto, aggravato dai prezzi praticati sui campi non certo remunerativi o addirittura in forte calo come quelli dell’ortofrutta. Un mix esplosivo che ha tagliato di netto i redditi dei produttori che incontrano sempre più difficoltà e ostacoli. Un vero dramma cui bisogna porre al più presto adeguati ripari. Purtroppo, sino ad ora l’attenzione del governo verso il settore è stata scarsissima. E’ stato fatto poco e nulla. Le imprese agricole -rimarca la Cia- chiedono validi sostegni per poter stare sul mercato e fornire il loro contributo economico e sociale. Per questo la Confederazione dice basta al silenzio assordante nei confronti di un settore che è patrimonio del nostro Paese. Non si può assistere passivamente alla distruzione di una realtà, quella agricola, che è una risorsa vitale. Un settore economico che coinvolge direttamente e indirettamente più di 4,5 milioni di persone tra agricoltori, lavoratori e attività industriali collegate alla produzione agricola. Più di un milione di famiglie vivono di agricoltura. Dai cereali all’uva, dall’olio d’oliva all’ortofrutta, dalla zootecnia da carne al settore lattiero-caseario, al florovivaismo, in tutti i casi lo scenario è preoccupante. Servono interventi urgenti, straordinari e concreti. E’, quindi, giunto il momento degli atti tangibili. Le imprese agricole sono in grande affanno. Oltre a tempestive misure, serve un nuovo progetto di politica agraria.
Anche i sindaci di Novi Ligure, Tortona e Ovada hanno sottoscritto la “Carta di Matera”. Lorenzo Robbiano, sindaco di Novi Ligure, ha firmato il documento unitamente a Carlo Ricagni e Gianfranco Semino, rispettivamente, presidente provinciale della Cia di Alessandria e zonale di Novi Ligure. La “Carta di Matera” è stata sottoscritta anche dal sindaco di Ovada, Andrea Oddone, unitamente ad Italo Danielli, presidente di zona della Cia di Ovada. La “Carta di Matera” è un documento che la Cia propone ai sindaci (oltre ottanta sono quelli della provincia di Alessandria che hanno già sottoscritto il documento) avviando un nuovo corso nelle relazioni tra agricoltura e Amministrazioni comunali, stabilendo rapporti e stipulando accordi, concordando indirizzi e programmi di attività e soprattutto attuando politiche sul territorio a favore di tutta la collettività. “La ‘Carta di Matera’ -afferma il presidente provinciale della Cia, Carlo Ricagni - si fonda su principi come la rivalutazione dell’attività agricola in tutte le sue forme, la salvaguardia del suolo e dell’ambiente e la valorizzazione del rapporto tra cibo e territorio. Non dimenticando la diffusione prioritaria dei servizi e la semplificazione della macchina burocratica, senza le quali le imprese agricole non possono andare avanti”.
La Cia e la Coldiretti di Massafra, insieme a una folta delegazione di agricoltori, nel pomeriggio di ieri hanno incontrato il sindaco Martino Tamburrano, per discutere sulla mancata liquidazione dei danni provocati dall’alluvione del 2003. Per la Cia erano presenti il Presidente Donato Laterza e il Vicepresidente Fernando De Florio e per la Coldiretti il Presidente Nunzio Cardellicchio. Ma le risposte del Sindaco non hanno soddisfatto le organizzazioni di categoria e gli agricoltori. E' assurdo che a distanza di nove anni a causa di cavilli burocratici le aziende non possano ricevere quanto dovuto. Soprattutto considerando che la Regione Puglia ha accreditato queste somme al comune di Massafra già dal 2010. Le due organizzazioni professionali attendono il 30 settembre, data in cui sono previste le analisi sulla stabilità di bilancio, per avere maggiore chiarezza sulle motivazioni di questa grave inadempienza. Ma se nei prossimi giorni non arriveranno risposte concrete dal Sindaco e dall’Amministrazione comunale, non si escludono ulteriori azioni di protesta nelle forme e nei modi che saranno ritenute più opportune. In un momento in cui l'agricoltura attraversa una crisi così grave, l'erogazione di queste somme sarebbe una boccata di ossigeno per le diciannove aziende a cui spetta un contributo pari a 690 mila euro circa.
Mercoledì 14 settembre, alle ore 10.00 presso la Saletta Angelo Monfredi della Camera di Commercio di Taranto, la Cia di Taranto incontra tutti sindaci della provincia di Taranto, il presidente della Camera di Commercio Luigi Sportelli, il presidente e l'assessore provinciale Gianni Florido e Antonio Scalera per presentare e sottoscrivere la “Carta di Matera”, alla presenza del presidente regionale della Cia Antonio Barile, del presidente e del direttore provinciale Nicola Spagnuolo e Vito Rubino. Costruire una nuova politica agraria nazionale e regionale partendo dal territorio e, quindi, dal supporto degli enti locali. É questo l’obiettivo della “Carta di Matera”, il manifesto programmatico delineato dalla Cia per coinvolgere i comuni italiani nella costruzione di “un futuro con più agricoltura”. Con la firma del documento, dunque, s’inaugura ufficialmente un nuovo corso delle relazioni tra agricoltori e comuni pugliesi, in un momento in cui il settore primario attraversa una crisi assai complessa: costi e oneri burocratici in crescita, redditi in caduta libera, prezzi non remunerativi, scarsa mobilità fondiaria, debolezza di servizi qualificati di formazione o consulenza e squilibri notevoli nella filiera agroalimentare. Il tutto mentre l’Unione Europea, a cominciare dalla riforma della Pac post 2013, pone nuove sfide che non possono non essere raccolte: i cambiamenti climatici, le energie rinnovabili, le risorse idriche e la salvaguardia della biodiversità. La “Carta di Matera”, stilata dalla Confederazione nel corso della “Festa nazionale dell’agricoltura” a settembre 2010, promuove un “patto” tra le organizzazioni degli agricoltori e gli amministratori locali che si fonda su principi, come la rivalutazione dell’attività agricola in tutte le sue forme, la salvaguardia del suolo e dell’ambiente e la valorizzazione del rapporto tra cibo e territorio. Non dimenticando la diffusione prioritaria dei servizi e la semplificazione della macchina burocratica, senza le quali le imprese agricole non vanno avanti. È importante prevedere per i singoli comuni dei Piani di sviluppo delle aree rurali. I sindaci devono occuparsi del settore primario, incrementando tutta una serie di iniziative tese, appunto, a valorizzare, innovare e rendere più redditizia l’agricoltura pugliese. All’interno della filiera turistica, ad esempio, il settore agricolo può rappresentare un ulteriore e fondamentale fattore attrattivo. I principi della rivalutazione dell'attività agricola, della salvaguardia del suolo e dell'ambiente e della valorizzazione del rapporto tra cibo e territorio, sono i nostri principi. Sono i principi ai quali devono ispirarsi tutti gli enti locali pugliesi.
L’agricoltura della Turchia studia il modello toscano. E’ in programma da domani 13 settembre, fino a giovedì 15, la visita in Toscana -organizzata dalla Cia regionale- di una delegazione di amministratori e imprenditori agricoli di Budak, cittadina della Turchia meridionale, con l’obiettivo di “studiare” le aziende agricole ed il modello di agricoltura toscano. Il progetto dal titolo “Formazione sullo sviluppo del marketing e dell’accesso all’informazione nei settori dell’agricoltura e acquacoltura” promosso dall’Amministrazione municipale di Bucak – Burdur (Turchia) in collaborazione con Cia Toscana ed altri partner di Turchia, Spagna e Polonia e finanziato dall’UE, porta in Toscana un gruppo di 24 amministratori, ricercatori, tecnici ed imprenditori del settore. La visita si apre (domani 13 settembre ore 9) con un incontro istituzionale presso il Dipartimento Sviluppo economico della Regione Toscana, per terminare nella serata di giovedì con la vista a Expo Rurale a Firenze. Nel corso dei tre giorni -spiega la Cia Toscana- la delegazione visiterà aziende agricole toscane di tutti i settori, dalla zootecnia all’agriturismo, dalle realtà viticole e olivicole alle imprese del floro-vivaismo; caseifici, oleifici ed altri impianti di trasformazione, aziende specializzate in acquicoltura, impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili. La delegazione sarà guidata dal sindaco di Bucak Ramazan Ayaz e dal coordinatore del progetto Ahmet Kurunc.
L’Associazione pensionati della Cia di Padova è pronta a scendere in piazza assieme ad altre organizzazioni di categoria (Coldiretti, Unione agricoltori, Confesercenti, Confcommercio, Cna e Upa). Martedì 27 settembre, alle ore 9.30, ci sarà un presidio davanti la prefettura di Padova contro la manovra del governo. Una manovra che -affermano i pensionati- colpisce ancora una volta i pensionati, le famiglie, la salute, l’assistenza sociale, gli enti locali, i servizi. Si tassano chi le tasse le ha sempre pagate e non si toccano i ricchi, gli evasori fiscali, i grandi capitali, i costi della politica.
I pensionati dicono: basta far pagare a chi le tasse le ha sempre pagate. Non vogliamo vivere ai limiti della sopravvivenza per colpa di chi non vuole colpire gli evasori, i paradisi fiscali.
Le associazioni dei pensionati chiedono:
- recupero del potere d’acquisto delle pensioni al costo della vita del 100 per cento, diminuito in 10 anni del 30 per cento; - eliminazione dei ticket sulla sanità e sull’assistenza; - riduzione della pressione fiscale sulle pensioni medio basse; - aumento delle pensioni minime ( oggi pari a. 467 euro ) e medio basse; - “no” ai tagli indiscriminati agli Enti locali, che metterebbero in discussione il livello minimo dei servizi ai cittadini; - “no” all’azzeramento del fondo per la non autosufficienza.
“La nuova Politica agricola comunitaria 2014–2020. L’impegno della Cia per difendere la Puglia e il Mezzogiorno”: sarà questo il tema del tradizionale convegno che ogni anno la Cia Puglia organizza nell’ambito della Fiera del Levante di Bari. L’iniziativa si svolgerà domani martedì 13 settembre, con inizio alle ore 16.00, presso la Sala Unioncamere Puglia della Fiera del Levante. Dopo l’apertura dei lavori a cura del presidente della Cia Puglia Antonio Barile, si terranno i saluti di Gianfranco Viesti, presidente della Fiera del Levante, di Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia, e Alessandro Ambrosi, presidente della Camera di Commercio di Bari, cui seguiranno gli interventi di Giuseppe Cornacchia, responsabile nazionale Dipartimento sviluppo agroalimentare e del territorio della Cia, e di Cosimo Lacirignola, direttore Istituto Agronomico Mediterraneo di Bari. Le conclusioni saranno tracciate dall’Assessore regionale alle Risorse Agroalimentari Dario Stefàno.
Costruire una nuova politica agraria nazionale e regionale partendo dal territorio e, quindi, dal supporto degli enti locali. E’ questo l’obiettivo della “Carta di Matera”, il manifesto programmatico delineato dalla Cia per coinvolgere le istituzioni locali, provinciali e regionali nella costruzione di “un futuro con più agricoltura”. Domani martedì 13 settembre, alle ore 12.00, a Brai, presso il Centro direzionale della Fiera del Levante (Sala degli Organi Collegiali), la Cia Puglia presenterà i contenuti della “Carta di Matera” al presidente della Regione Nichi Vendola e all’assessore regionale alle Risorse agroalimentari Dario Stefàno. Vendola e Stefàno, al termine della presentazione, sottoscriveranno la "Carta di Matera" insieme al presidente regionale della Cia Antonio Barile. “E....state insieme con la pizzica” è la manifestazione promossa dalla Cia e dall’Associazione Culturale Gaia, in collaborazione con l’Associazione Culturale Terre delle Noci prevista per sabato 17 settembre 2011 alle 18.30 in piazza Umberto I. L’evento, patrocinato dal comune di Castellaneta in occasione dei festeggiamenti dei 150 anni dell'Unità d'Italia, prevede un’esibizione motociclistica del “Vespa Club”, un concerto per festeggiare il celebre anniversario a cura dell’Orchestra di Fiati Città di Castellaneta diretta dal Maestro Michele Di Sabato, danze popolari da parte di bambini e adulti dell’Associazione Gaia, premiazione a cura della Polisportiva di Castellaneta, balli curati dall’Associazione Terramare, danze caraibiche ed estrazioni dei premi della lotteria. Nel corso della serata, acquistando i ticket, si potranno degustare prodotti tipici. Inoltre sono previsti fuochi pirotecnici, mostra di attrezzi agricoli, auto e moto d’epoca.
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