| Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori | |
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| Anno 50 - n. 174 | 12 settembre 2008 |
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Dopo la pausa estiva, è ripresa mercoledì scorso 10 settembre la trasmissione Agri3, il settimanale del Tg3 sull'agricoltura e l'agroalimentare curato da Franco Poggianti. Una rubrica che affronta i temi legati alle politiche agricole italiane e comunitarie. Si occupa, inoltre, delle grandi realtà -come la cooperazione- e cerca di far conoscere anche le realtà più piccole e meno note. Agri3, con la presenza costante sul territorio dei suoi giornalisti, dà voce agli agricoltori e ai rappresentanti delle associazioni di categoria, ma non tralascia il punto di vista dei consumatori finali. Nella trasmissione del 10 settembre si è parlato di scandali alimentari, dei prezzi di grano e pane, delle malattie delle piante e degli studi per prevenirle; delle api (perché muoiono e che cosa fare per scongiurare questa ecatombe negli alveari), dello zuccherificio del Molise, che ancora attende di conoscere il proprio futuro produttivo.
Presentato al Sana di Bologna il nuovo disciplinare “Conosci il tuo pasto” che nasce dall’accordo tra la Cia e la Confesercenti in collaborazione con l’Istituto Mediterraneo di Certificazione (IMC). Il presidente Politi: è importante costruire rapporti più stretti nella filiera agroalimentare. L’alleanza tra agricoltori e ristoratori è una tutela in più per i consumatori. Un risparmio del 10 per cento, ma soprattutto garanzia di biologico, qualità, salubrità, tipicità, biologico e legame con il territorio. Questo è il senso vero del progetto “Conosci il tuo pasto”, il disciplinare della ristorazione certificata che nasce dall’accordo tra la Cia-Confederazione italiana agricoltori e L’intesa -come ha spiegato il presidente della Cia Giuseppe Politi- è finalizzata a ridurre i vari passaggi di filiera, rendendo sempre più diretto il rapporto tra agricoltore e ristoratore. Non solo, quindi, risparmio, ma anche valorizzazione delle produzioni agricole di qualità. Così dalla terra alla tavola i prodotti, come quelli biologici, hanno la loro migliore consacrazione. “Conosci il tuo pasto” certifica, quindi, il ristorante dove si possono trovare piatti che difficilmente è possibile gustare in altri posti. Questo è possibile grazie alla filiera corta, anzi cortissima, che garantisce risparmi, freschezza e qualità. Da oggi sarà, pertanto, possibile individuare -è stato rilevato durante la conferenza stampa- proprio il ristorante certificato attraverso il marchio “Conosci il tuo pasto”. Simbolo: un galletto nero su sfondo giallo-rosso. La sua esposizione rappresenta per i consumatori una sorta di tutela. Viene assicurato, infatti, un piatto confezionato con produzioni biologiche di qualità. E il passaggio breve permette un abbattimento dei prezzi del 10 per cento in meno. L’accordo tra Cia e Confesercenti -ha evidenziato Politi- ha come obiettivo prioritario quello di rendere più stretti i rapporti tra la produzione e la commercializzazione degli agroalimentari, specialmente in un momento contraddistinto da tensioni ed equilibri sui prezzi. “Conosci il tuo pasto” è il primo concreto esempio di una “nuova alleanza” in grado -è stato sostenuto durante la conferenza stampa- di favorire la valorizzazione dei circuiti brevi di commercializzazione delle produzioni agricole di qualità, in particolare quelle biologiche che, a differenza dei prodotti agricoli tradizionali non conoscono la crisi nei consumi, visto che le vendite, nel primo semestre 208, registrano impennate vertiginose. “Conosci il tuo pasto” è, insomma, un disciplinare della ristorazione di qualità italiana che premia l’approvvigionamento e l’utilizzo di alimenti certificati Dop, Igp, provenienti da colture biologiche e di specialità tipiche tradizionali e locali. Disciplinare progettato dall’Istituto Mediterraneo di Certificazione di Senigallia che certifica i ristoranti che aderiscono all’iniziativa secondo un iter di certificazione accreditato a livello nazionale dal Sincert (Sistema nazionale di accreditamento). L’incontro delle produzioni di qualità dell’agricoltura biologica rappresenta -è stato affermato nel corso della conferenza stampa- un momento strategico per la valorizzazione delle produzioni tipiche, in particolare della dieta mediterranea e della tradizione enogastronomica. In una fase in cui i prezzi subiscono rincari, l’accordo tra Cia e Confesercenti -ha concluso Politi- costituisce un elemento di grande importanza, rendendo più stretti e proficui i rapporti di filiera e eliminando, così, costi che alla fine vanno a gravare sui consumatori.
In un incontro al Sana di Bologna, la Cia evidenzia le difficoltà che oggi registra un modo di mangiare che fa parte integrante della cultura del nostro Paese. Le cause: i rincari e il cambiamento delle abitudini alimentari, soprattutto da parte dei giovani: troppi alimenti grassi e calorie. Solo le vendite di pasta mostrano segni di ripresa. Il presidente Politi: bisogna valorizzare e tutelare un “bene prezioso”. L’impegno del sen. De Castro per il riconoscimento dell’Unesco quale ''patrimonio culturale immateriale dell'umanità''. Meno pane, frutta, ortaggi, vino e olio. La dieta mediterranea non è più di casa nel nostro Paese. Prodotti che per secoli hanno alimentato generazioni, oggi cominciano a mostrare evidenti segni di crisi. La causa devastante di questo cambiamento nei consumi è da imputare soprattutto ai vertiginosi rincari che hanno reso, in questi ultimi anni, più “povere” le nostre tavole. Ma non solo. Anche le nuove abitudini alimentari, specialmente da parte dei giovani, hanno fatto il resto. Bisogna, quindi, intervenire e rilanciare un’alimentazione che ha riconoscimenti e che vanta seguaci in tutto il mondo, ma che, invece, è sempre più ignorata nei paesi d'origine (tra i quali, appunto, l’Italia), dove sono aumentati a dismisura i consumi di grassi e di calorie. Il grido d’allarme è venuto dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori che, nel corso di un incontro al Sana di Bologna (il Salone del naturale), ha annunciato iniziative per ridare impulso ad una dieta che la comunità scientifica internazionale definisce più che salutare. L’incontro di Bologna (“Star bene con la dieta mediterranea”) ha visto la partecipazione, oltre del presidente della Cia Giuseppe Politi, del sen. Paolo De Castro, dell’architetto Aldo Cibic, del prof. Andrea Segrè e dell’attrice Marisa Laurito. E’ stata un’occasione importante per riaffermare il valore di questo tipo di alimentazione e per favorire il suo riconoscimento, da parte dell’Unesco, quale ''patrimonio culturale immateriale dell'umanità''. “La dieta mediterranea -ha affermato Politi- è un bene prezioso che va tutelato e diffuso. Quindi, appare quanto mai opportuna una sua piena valorizzazione a livello mondiale, visti anche i continui e qualificati riconoscimenti scientifici e medici per le sue caratteristiche nutritive e salutistiche”. Per il presidente della Cia è, dunque, estremamente positiva la recente approvazione, all’unanimità, al Senato della mozione “bipartisan” (primo firmatario il sen. De Castro e sottoscritta da cento senatori sia della maggioranza che dell’opposizione) per il riconoscimento della dieta. “Si tratta di un atto -ha commentato- di grande rilevanza per impegnare il governo italiano alla salvaguardia e valorizzazione della dieta mediterranea e a proseguire con grande determinazione le iniziative e le azioni necessarie perché venga inserita nel patrimonio dell'umanità dell'Unesco”. “Un riconoscimento del genere -ha sottolineato Politi- non significa solo dare atto alle peculiarità di un’alimentazione salubre, ma anche valorizzare la storia e la cultura di tutti quei paesi che si affacciano nel Bacino Mediterraneo, i cui popoli sono custodi di una tradizione secolare che proprio nella dieta ha le sue radici più profonde”. “D’altra parte, tale riconoscimento rappresenta -ha aggiunto il presidente della Cia- un’ulteriore valorizzazione anche per la nostra agricoltura tipica, diversificata e di qualità, dove il 50 per cento della produzione risiede negli alimenti (cereali, vino, ortofrutta, olio d’oliva) che sono alla base della dieta mediterranea. Non solo. E’ un premio per lo stesso mondo agricolo europeo, il cui 40 per cento del valore è rappresentato da produzioni che caratterizzano questa particolare alimentazione”. “Ora il nostro auspicio è che l’iter per la candidatura -ha concluso il presidente della Cia- possa concludersi positivamente ricevendo al più presto il riconoscimento ufficiale da parte dell’Unesco. In questo modo non si valorizza soltanto l’agricoltura mediterranea, ma anche quei valori culturali, storici, produttivi, alimentari, sociali che risiedono in quei luoghi che una volta erano definiti culla della civiltà”. Nel corso dell’incontro al Sana, la Cia ha evidenziato che nel 2007 proprio i “prodotti principe” della dieta mediterranea hanno avuto un vero e proprio tracollo. I consumi di pane hanno, infatti, registrato un calo del 7,3 per cento, quelli di pasta del 4,5 per cento, di frutta del 2,8 per cento, di verdure del 3,2 per cento, di vino dell’8,4 per cento. Una tendenza che, tranne per la pasta i cui consumi sono in ripresa (più 1,4 per cento), è proseguita anche nei primi sette mesi del 2008. A picco soprattutto frutta (meno 4 per cento), pane (meno 2,6 per cento). Difficile anche il quadro per gli ortaggi e le verdure (meno 1,5 per cento), l’olio d’oliva (meno 2,7 per cento), il vino e lo spumante (meno 1,2 per cento). Così i consumi dei prodotti della “dieta mediterranea” nei primi sette mesi 2008 (variazioni, in quantità, rispetto allo stesso periodo del 2007)
Elaborazioni Cia-Confederazione italiana agricoltori su dati Ismea/AC Nielsen
Domenica 14 settembre la Cia organizza la Giornata nazionale del biologico In occasione del Sana di Bologna, la Confederazione evidenzia i positivi risultati ottenuti nel 2007 nelle vendite del settore, ma soprattutto quelli registrati nel primo semestre del 2008. Una performance in netto contrasto con il crollo degli acquisti dei prodotti agricoli e alimentari tradizionali. Frutta, ortaggi, formaggi, pane e pasta tirano la volata dei consumi di prodotti biologici che, a differenza di quelli dell’agricoltura tradizionale, hanno aggirato agevolmente la crisi, non perdendo l’appeal tra i consumatori. Anzi, vengono conquistati nuovi estimatori fra le famiglie italiane. E’ quanto rilevato dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori in occasione del Sana di Bologna (il Salone del naturale) e della Giornata nazionale del biologico che si svolge, su iniziativa dell’Organizzazione insieme alla sua associazione per l’agricoltura biologica Anabio, domenica prossima 14 settembre in tutta Italia. Ortofrutta, quindi, grande protagonista della performance del biologico. Nel 2007 -afferma Il quadro per la frutta non cambia, con un più 3,4 per cento. In particolare, i consumi di arance crescono, nel 2007, del 15,9 per cento, quelli di pere del 10,1 per cento, quelli di mele del 7,4 per cento. Tra i formaggi si mettono in mostra, sempre per quanto concerne l’andamento dei primi sei mesi del 2008, il Parmigiano Reggiano (più 14,4 per cento), il Grana Padano (più 10,5 per cento), Stessa tendenza -avverte Ortofrutta protagonista dei consumi nel biologico
Elaborazioni Cia-Confederazione italiana agricoltori su dati Ismea/ACNielsen
“Domani, nel corso dell’inaugurazione della Fiera del Levante, “Chiediamo al Presidente del Consiglio -ha aggiunto Barile- di rivolgere la dovuta attenzione ai nodi più stringenti che stanno mettendo in seria difficoltà il comparto agricolo regionale. E lo può fare nella prossima legge finanziaria. I quattro punti sono : - Un piano straordinario per la lotta alle sofisticazioni e al dumping. Oggi siamo di fronte al dilagare del fenomeno della manipolazione fraudolenta dei prodotti agricoli del “made in italy” e all’uso spregiudicato delle importazioni extracomunitarie per deprimere il mercato agricolo interno. Le bassissime quotazioni del prezzo dell’olio extravergine d’oliva dimostra quanto sia pervasiva la sofisticazione dell’olio. Le grandi importazioni di grano duro di questi giorni, nonostante la produzione nazionale soddisfi le esigenze dei mugnai e pastai, mettono in particolare evidenza la pratica speculativa del dumping ai danni dei ceralicoltori. E’ una vera truffa che i consumatori pagano oltretutto a caro prezzo. Infatti oggi se guardiamo le etichette, pensiamo di comprare pasta italiana fatta con grano duro italiano. Ma in molti casi non è così! - La riduzione del prezzo del gasolio agricolo attraverso la eliminazione dell’accise come avviene già per la pesca e la floricoltura. Le coltivazioni intensive e il grande parco macchine agricole dell’agricoltura pugliese richiedono l’impiego di enormi quantità di carburante. La situazione si è aggravata a causa della siccità che si protrae da oltre tre mesi e costringe gli agricoltori a consumare più gasolio per l’irrigazione. - La proroga della fiscalizzazione del 40 per cento dei contributi Inps per i datori di lavoro agricolo nelle zone svantaggiate e montane e il rinvio della sospensione degli aumenti di aliquota per tutte le imprese agricole, previste fino al 31 dicembre 2008, dall’articolo 1 commi 1 e 2 della legge 81/2006. - Un intervento straordinario per fronteggiare i danni della siccità alle colture che già si stimano ingenti e rischiano di aggravarsi con il passare dei giorni. Sono migliaia le aziende agricole che non hanno potuto effettuare la normale coltivazione per mancanza di acqua negli invasi. Altre hanno avuto un aumento vertiginoso dei costi energetici per emungere l’acqua dai pozzi.” La siccità in Puglia è una vera calamità che rischia di impoverire in modo drammatico i nostri agricoltori.
La prolungata siccità e il permanere di alte temperature stanno producendo consistenti danni in molte zone della Sicilia alle produzioni viticole che sono ancora sulle piante in attesa della vendemmia. Ma anche per le olivicole il rischio debaclè produttiva per eccesso termico e assenza di pioggia preoccupa fortemente il comparto. L’assenza di pioggia che si protrae ormai da oltre cinque mesi ha determinato il forte abbassamento della falda, la riduzione di portata dei pozzi e la capacità degli stessi grandi invasi. Anche le vasche di raccolta dei privati sono praticamente a secco. “Chiediamo la costituzione di un tavolo di emergenza -dichiara Carmelo Gurrieri, presidente regionale della Cia- qualora nei prossimi giorni la siccità dovesse prolungarsi assumendo contorni drammatici”.
Centri di stoccaggio di legname in Toscana (dove ci saranno 35 nuovi impianti pubblici alimentati a cippato di legno, e una decina già realizzati) con l’obiettivo di elevare la competitività e la sostenibilità dell’intera filiera legno-energia. Per questo è necessario promuovere ulteriormente la diffusione dei combustibili legnosi, in particolare il cippato. Questa è la strada che sta intraprendendo Il workshop tenuto da Arbo Toscana, ha illustrato il progetto, “Biomass trade centres”, nell’ambito del programma europeo Energia intelligente per l’Europa ,coordinato da Aiel (Associazione italiana energie agroforestali) e Arsia (Agenzia regionale per lo sviluppo e l’innovazione nel settore agricolo e forestale), in collaborazione con il Gal Garfagnana Ambiente Sviluppo, ed enti pubblici e privati di Slovenia, Polonia, e Styria. “L’obiettivo principale del progetto -ha sottolineato Marco Failoni, della presidenza Cia Toscana e vicepresidente Aiel- è il miglioramento organizzativo e professionale dei produttori di combustibili legnosi, al fine di favorire l’incontro tra domanda e offerta su scala regionale”. E durante i tre anni di progetto, attraverso il coinvolgimento dei partner saranno molte le azioni portate avanti. La prima azione sarà il coordinamento e la formazione di produttori e rivenditori di combustibili legnosi che siano potenzialmente interessati alla realizzazione di piattaforme logistico-commerciali. Saranno infatti svolti degli incontri tecnici, materiale informativo, visite e corsi di formazione. La seconda azione è quella di supporto all’organizzazione di piattaforme logistico-commerciali, “con la funzione -aggiunge Failoni-di produrre e vendere i combustibili legnosi”. Le piattaforme -che potranno essere finanziate dai fondi del Piano di sviluppo rurale della Toscana- avranno lo scopo di garantire un servizio continuativo alle centrali termiche locali, incrementando contemporaneamente la visibilità del settore legno energia presso gli utilizzatori finali. Infine parte rilevante per la promozione della coltivazione di colture legnose a rapido accrescimento, presso gli agricoltori e i tecnici del settore attraverso la predisposizione di pubblicazioni tecnico-divulgative con eventi dimostrativi in aziende agricole locali. In conclusione dell’iniziativa Failoni ha proposto la realizzazione di un vero e proprio contratto tipo sottoscritto dalle associazioni degli enti locali, dalla regione e dalle associazioni agricolo-forestali. “Uno strumento che potrebbe rappresentare una un punto di riferimento essenziale per negoziare le forniture di cippato dei nuovi impianti realizzati dagli enti locali”.
Tra L’impianto, utilizzando la filiera corta entro un raggio di “Esprimiamo grande soddisfazione per l’accordo raggiunto”, ha dichiarato Vito Murrone, presidente provinciale della Cia di Lecce. L’iniziativa industriale si sposa ottimamente con le esigenze degli agricoltori, e dell’ambiente. I produttori agricoli vedranno valorizzato un importante sottoprodotto della loro attività; l’ambiente è preservato in quanto le emissioni in atmosfera sono contenute al disotto del limite di legge e quelle di Co2 sono a bilancio nullo ( cioè l’anidrite carbonica prodotta è uguale a quelle consumata dalla pianta per effetto della fotosintesi clorofilliana); e, soprattutto, si evita l’utilizzo di monocolture intensive a biomasse che ridurrebbe quasi a zero i vantaggi economici, ecologici ed energetici. “Nella nostra provincia -ha aggiunto Murrone- l’ulivo, insieme all’ottimo olio extra vergine di oliva, produce anche circa 300.000 tonnellate per anno di legno derivante dalla potatura dei suoi rami. Per anni le fascine prodotte dalla potatura degli olivi sono state conferite nei forni a legna, numerosi in quasi tutti i Comuni del Salento, ma ultimamente i costi esosi e la mancanza di richiesta, ha fatto si che i residui siano bruciati direttamente nei campi creando notevoli disagi al territorio , oltre che fuorilegge” “Partendo da ciò e sulle orme di comuni che in Europa e in Italia, sfruttando il legno, producono energia termica ed elettrica (esempio significativo in Trentino il comune di Dobbiaco, vincitore della classifica redatta da Legambiente, quale comune più rinnovabile d’Italia) si è pensato -ha rilevato Murrone- di grande utilità replicare anche da noi l’esperienza”. L’impianto è molto semplice ed è formato da un forno completamente refrattario a griglia mobile in cui, tramite una tramoggia, viene conferito il cippato (legno triturato) di legno d’olivo. Il calore prodotto dal forno viene convogliato in una sezione che va ad azionare una turbina che girando velocemente produce energia elettrica. Sotto il forno vengono raccolte automaticamente le ceneri che saranno destinate come fertilizzante in agricoltura e i fumi prodotti dalla combustione del legno, prima di essere espulsi da camino vengono lavati e convogliati prima in un filtro a manica e poi in un filtro elettrostatico, rendendo le emissioni finali al di sotto dei limiti imposti e perfettamente compatibili con l’ambiente( in fin dei conti si brucia legno vivo). Il fabbisogno di cippato di legno (derivante dalla filiera corta) per alimentare l’impianto è di circa 12.000 tonnellate l’anno, che corrisponde a circa il 4 per cento dell’ammontare del legno d’ulivo prodotto dalle potature del Salento.
Nell'ambito della Giornata nazionale del biologico,
La prima tre giorni dedicata alle produzioni biologiche in Toscana prende avvio da oggi 12 fino a domenica 14 settembre a Monticiano (Siena), in concomitanza della Giornata nazionale del biologico (in tutta Italia il 14 settembre), promossa dalla Cia e Anabio (l’associazione della Cia per l’agricoltura biologica). Con lo slogan “Indovina chi viene a pranzo, Il bio in tavola”, si terranno iniziative finalizzate alla conoscenza del biologico e degli approvvigionamenti alimentari nei circuiti brevi (in collaborazione con l'istituto di certificazione Icea). “E’ importante -commenta Giordano Pascucci, presidente della Cia Toscana- promuovere verso i consumatori le migliori produzioni biologiche del nostro territorio, con l’obiettivo di sensibilizzare ed avvicinare i prodotti bio alle famiglie, anche attraverso semplici degustazioni, per far conoscere le caratteristiche e le peculiarità delle produzioni dell’agricoltura biologica toscana. Un segmento molto significativo per l’intera agricoltura regionale”. La tre giorni di iniziative toscane a Monticiano (Siena), dal 12 al 14 settembre, svolta nell’ambito della Festa regionale del Bosco vedrà presenti stand con le migliori produzioni locali, degustazioni e vendita di prodotti bio. L’altro appuntamento è in programma a Viareggio, il 20 e 21 settembre, nell’ambito del mercato di Donne In Campo, nel quale è prevista la presenza di oltre dieci di aziende “in rosa” con esposizione, vendita e degustazioni di produzioni biologiche dei vari territori della Toscana. L’ultima iniziativa, si svolgerà il 18 e 19 ottobre nell’ambito dell’iniziativa “L’agricoltura va in città” in piazza Santa Croce a Firenze.
Prosegue l’azione della Cia di Venezia attraverso l’Associazione solidarietà e sviluppo (Ases) a favore del Paraguay. In occasione del decennale dell’inaugurazione e consegna allo Stato paraguaiano dell’insediamento rurale Nueva Mestre, con il patrocinio del comune di Venezia e del Centro culturale Santa Maria delle Grazie, è stato organizzato un incontro con mons. Mario Melanio Medina, vescovo della regione di Misiones/Paraguay sul tema, appunto, “Dieci anni dall’inaugurazione di Nueva Mestre (Paraguay). L’incontro si terrà martedì prossimo 16 settembre, alle ore 17.00, a Mestre, presso l’Aula Magna Santa Maria delle Grazie, via Poerio 32. L’incontro offrirà anche l’opportunità di conoscere le nuove prospettive che si sono aperte in Paraguay dopo l’insediamento, il 15 agosto scorso, quale nuovo presidente della Repubblica, dell’ex-vescovo Fernando Lugo.
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