| Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori | |
|
Direttore responsabile: Alfredo Bernardini. Direzione, Redazione, Amministrazione via Mariano Fortuny 20, 00196 Roma. Tel. 06/326871, Fax 06/3226674, e-mail NuovaAgricoltura@cia.it |
| Anno 50 - n. 51 | 12 marzo 2008 |
|
||||||||||
|
Consorzi bonfica, il vicepresindete dell’Anbi Distefano: avviata l’operazione rilancio Scongiurato il rischio della soppressione dei Consorzi di Bonifica (nel cosiddetto decreto milleproroghe c’è un emendamento all’articolo 27 che li mantiene in vita) la terza conferenza nazionale organizzativa dell’Anbi (Associazione nazionale bonifiche irrigazioni e miglioramenti fondiari) in corso a Castelnuovo del Garda (Verona) rilancia, tra le priorità per il nuovo Parlamento e il nuovo Governo, “la necessità di un ammodernamento organizzativo dei Consorzi, finalizzato ad una maggiore efficienza, efficacia ed economicità delle attività assicurate dagli enti consortili nell’interesse del mondo agricolo e della tutela del territorio”. E’ quanto ha riferito il vicepresidente nazionale dell’Anbi, Donato Distefano (presidente lucano della Cia), che ha aperto la sessione dei lavori della conferenza. Distefano ha sottolineato che “i Consorzi di bonifica sono un grande patrimonio di strutture e risorse umane. Ricomprendono circa 18 milioni di ettari di territorio, il 60 per cento della superficie del Paese e per il 20 per cento servita da opere di irrigazione, un migliaio di impianti di sollevamento, centinaia di invasi, impianti idrovori, acquedotti e impianti di produzione di energia elettrica. Occorre pertanto rendere più funzionali tali strutture, riorganizzando dove c’è bisogno, riducendone il numero per aumentarne l’efficienza e ridurne il costo relativo, semplificando i rapporti con la contribuenza e puntando a soluzioni che unifichino le riscossioni. Il futuro dei Consorzi non può che andare dal beneficio al vasto campo del presidio del territorio, con competenze per l’irrigazione, il ciclo integrale dell’uso dell’acqua, la sicurezza idraulica ed anche la difesa del suolo”. Distefano ha fornito alcuni dati per dare il senso del grande patrimonio e della strategica funzione-missione assolta dagli enti di bonifica: il nostro Paese è esteso per poco più di 30 milioni di ettari di superficie; circa 13 milioni è la superficie agricola utile pari al 40 per cento; circa il 60 per cento, pari a 18 milioni di ettari, sono le competenza territoriale dei 157 Consorzi di bonifica e 21 migliroamento fondiario; circa 3,4 milioni sono gli ettari serviti da opere d’irrigazione in capo alla bonifica; 21 miliardi sono i metri cubi di acqua distribuiti per irrigare; circa 750 gli impianti idrovori; sono 181.000 i km dei canali di bonifica; 116 sono le centrali elettriche; 111.000 i kw prodotti; 80 dighe e 900 invasi e vasche di compenso “In definitiva -ha continuato Distfano- la gestione delle risorse idriche ha bisogno di una reale politica di svolta rispetto al passato. Non si può unicamente intervenire in presenza dell’emergenza. Occorre programmare. E’ necessario un Piano efficace che permetta, nelle iniziative volte alla mitigazione degli effetti dei cambiamenti climatici e delle politiche ambientali, un approccio integrato e multidisciplinare. Un Piano che abbia il suo punto fermo nell’Autorità unica nazionale, con il supporto di valide Cabine di regia in ogni bacino”. Per Distefano i dati confermano la necessità di una “Cabina di Regia” sulla gestione delle risorse idriche e di “un nuovo patto civico tra agricoltura e società sui temi della qualità ambientale-territoriale, dell’acqua e della bonifica”. L’obiettivo da raggiungere -ha cocnluso il vice presidente nazionale dell’Anbi- è quello di una bonifica moderna, dedicata, in grado di riposizionarsi, di appropriarsi andare oltre il ruolo e le funzioni storiche, proiettata nei nuovi scenari e verso nuove sfide, come sta accadendo con le recenti stagioni siccitose che suggeriscono una specifica proposta relativa alla revisione dei regolamenti irrigui per disciplinare le regole per l’utilizzazione delle acque nelle ipotesi di riduzione della disponibilità idrica.
Soddisfazione viene espressa dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori per il decreto sui cosiddetti “voucher” per la vendemmia 2008 annunciato oggi nella conferenza stampa congiunta dei ministri del Lavoro e della Previdenza Sociale Cesare Damiano e delle Politiche agricole, alimentari e forestali Paolo De Castro. Si tratta -afferma La possibilità di sperimentare, per l’anno in corso, il lavoro accessorio consentirà al settore agricolo -rileva La Cia confida che la sperimentazione -che avverrà su tutto il territorio nazionale- sarà la dimostrazione di quanto incidono gli interventi di semplificazione sull’emersione di alcune tipologie di lavoro vigenti nel settore agricolo, che sono ”irregolari” non per la volontà degli imprenditori di trasgredire alla norma, ma perché -considerata la loro breve durata e l’occasionalità- tali rapporti non sono riconducibili alle norme per il lavoro subordinato. Il decreto sui “voucher” vendemmia si pone, infatti, in linea con l’accordo sul lavoro sommerso in agricoltura firmato nel settembre del 2007 da tutte le forze sociali agricole, dai due ministeri del Lavoro e delle Politiche agricole, da Inps ed Inail, che ha poi dato luogo alla riforma del “welfare agricolo”. Nell’apprezzare il lavoro svolto dal ministri Damiano e De Castro,
Con la firma di domani 13 marzo, a Londra, dell’accordo per la ristrutturazione dei debiti Inps, si chiude positivamente un’operazione che ha consentito agli imprenditori agricoli di regolarizzare a condizioni favorevoli la propria posizione previdenziale. L’esito positivo dell’operazione -ricorda Con la sottoscrizione dell’accordo -evidenzia Circa 48.000 aziende agricole -conclude
Si è svolta ieri, presso la Cia di Benevento, la prima Assemblea regionale per la costituzione dell’associazione “Donne in Campo” della Campania. Hanno partecipato le imprenditrici agricole, le coordinatrici delle province campane, la coordinatrice nazionale di Donne in Campo Serena Giudici, il presidente provinciale della Cia, Aurelio Grasso, il presidente regionale della Cia Giuseppe Corona, la coordinatrice regionale dell’associazione Donne in Campo Stefania De Paola, funzionaria della Cia di Benevento. Il Consiglio regionale di Donne in Campo ha eletto il direttivo, ed ha affidato l’incarico di presidente a Francesca Fiore, imprenditrice agricola di Caserta, e quello di vicepresidente a Stella Maccario, imprenditrice agricola di Avellino. L’associazione Donne in Campo è un’articolazione della Cia, che si è costituita prima a livello provinciale ed ora a livello regionale, per vari scopi, il primo dei quali riguarda le pari opportunità fra donne e uomini a tutti i livelli occupazionali e dirigenziali. Si tratta di imprenditrici agricole, che saranno affiancate da funzionarie della Cia, per dare voce alle numerose donne impegnate in agricoltura, e per rispondere alle loro problematiche e valorizzare il loro impegno teso allo sviluppo dell’ agricoltura.
Il 2 aprile prossimo arriva un giorno molto atteso dagli agricoltori: dovrebbero, infatti, uscire i primi cinque bandi relativi al nuovo Piano di sviluppo rurale della Regione Emilia Romagna (Misure 111-112-114-121-123). L’annuncio ha animato il convegno di Donne in Campo, presso la Cia di Reggio Emilia, su “Finanziamenti imprese e mercati”. Un appuntamento subito dopo l’8 marzo, tarato su un taglio imprenditoriale guardando all’Europa. L’annuncio dei bandi è stato fatto da Claudia Orlandini, della Regione Emilia Romagna, relatrice al convegno insieme ad Enrica Pezzoni (responsabile Donne in Campo di Reggio Emilia), Carla Cavallini e Mara Bertoldi, di Europe Direct Carrefour europeo Emilia e all’assessore provinciale all’Agricoltura Roberta Rivi. Le opportunità offerte dal nuovo Piano, in riferimento in special modo all’impresa “rosa” hanno costituito il centro della discussione: alcune particolari agevolazioni sono proprio indirizzate a far crescere le aziende agricole condotte da donne, sulle Misure 111 che riguarda la formazione e 114 relativa alla consulenza aziendale. Il piatto forte sarà però la 121, relativa all’ammodernamento delle imprese, con una dote del 40 per cento degli stanziamenti complessivi. A metà anno poi prenderanno il via i “Progetti di filiera”, innovazione principale del nuovo Psr. Un fattore importante è che la dotazione finanziaria sarà doppia, potendo utilizzare anche i fondi per il 2007 che sono rimasti inutilizzati. Ma mentre parte il Piano di sviluppo rurale, l’Europa guarda già oltre il 2013, con la discussione in corso sullo “Stato di salute della Pac” che già nei prossimi mesi potrebbe mettere in cantiere grandi cambiamenti. Il più incisivo per la nostra agricoltura dovrebbe essere costituito dal progressivo “pensionamento” del regime delle quote latte.
La bruschetta con l’olio nuovo come le torri di San Gimignano, un calice di vino o un pecorino toscano come le colline della Val d’Orcia o il centro storico di Firenze. La dieta mediterranea è candidata a diventare patrimonio culturale immateriale dell’Unesco e la Toscana potrà trovare da questa iniziativa ulteriori forme di tutela di valorizzazione dei prodotti e delle tradizioni produttive e culturali. E’ favorevole il commento della Cia Toscana riguardo alla iniziativa del ministro delle Politiche agricole Paolo De Castro che, assieme al suo collega spagnolo, ha presentato a Barcellona la candidatura della dieta mediterranea a patrimonio culturale immateriale dell’Unesco. “Si tratta di un’iniziativa che va nella giusta direzione in quanto punta alla valorizzazione dei prodotti alimentari tipici dell’agricoltura nazionale e dunque anche della Toscana -ha dichiarato il presidente della Cia Toscana Giordano Pascucci- l’agricoltura toscana è un grande giacimento di tradizioni, cultura, sapori, tale da accrescere e dare sostanza all’iniziativa del Ministro. Produzioni tipiche e di alta qualità quelle toscana, - prosegue Pascucci -, capaci di coniugare tradizione e innovazione, sicurezza alimentare, gusto e sapore, in sostanza un insieme i valori, oltre che di servizi che l’agricoltura offre alla società toscana e a tutti i cittadini”. La dieta mediterranea è un bene prezioso che va tutelato e diffuso. Quindi, una sua piena valorizzazione a livello mondiale, non solo trova estremamente favorevole la Cia regionale, ma aiuta l’impegno nella direzione della tutela e valorizzazione delle produzioni agricole toscane. Le produzioni più tipiche dell’agricoltura toscana, olio, vino, carni, salumi, latte e formaggi, ortaggi e frutta, cereali, miele, con le tante varietà e specie, costituiscono forse il contributo più ricco e variegato alla definizione della dieta mediterranea.
La dieta mediterranea candidata a diventare patrimonio culturale immateriale dell’Unesco: un’ottima scelta che mira proprio a valorizzare i prodotti e le tradizioni dei paesi del Mediterraneo e della Puglia in particolare. Positivo è il commento della Cia Puglia a riguardo della iniziativa assunta dal ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Paolo De Castro e del suo collega spagnolo, di presentare a Barcellona la candidatura della dieta mediterranea a patrimonio culturale immateriale dell’Unesco. “Il riconoscimento della dieta mediterranea -spiega il presidente regionale della Cia Antonio Barile- va nella direzione giusta perché mira a valorizzare anche e soprattutto l’agricoltura pugliese. La dieta mediterranea è un bene prezioso che va tutelato e diffuso. Quindi, una sua piena valorizzazione a livello mondiale, non può che trovarci estremamente favorevoli, perché come Cia Puglia da sempre siamo impegnati a valorizzare la nostra agricoltura tipica, i nostri prodotti di qualità, primo fra tutti il nostro olio extravergine di oliva. Però l’origine certificata dei prodotti agricoli è la precondizione per una reale dieta mediterranea. Per questa ragione la Cia Puglia sollecita l’Ue a ratificare il decreto del governo sull’obbligo dell’indicazione dell’origine dell’olio d’oliva in etichetta”. Sono stati diversi negli anni i continui e qualificati riconoscimenti scientifici e medici attribuiti alla dieta mediterranea per le sue caratteristiche nutritive e salutistiche. “La maggior parte dei prodotti pugliesi, quali olio di oliva, cereali, vino e ortofrutta, sono -evidenzia ancora il presidente della Cia Puglia -alla base della dieta mediterranea; quindi, un riconoscimento del genere oltre a sancire le peculiarità di una agricoltura sicura e di qualità, valorizza anche la storia e la cultura della nostra regione, i cui abitanti da secoli rappresentano i custodi di una tradizione che ha le sue radici proprio nella dieta mediterranea e nei suoi prodotti principe”. L’auspicio della Cia Puglia è che la candidatura avanzata a Barcellona dal ministro De Castro e il suo conseguente iter si concludano positivamente con il riconoscimento ufficiale dell’Unesco. “Un simile riconoscimento -conclude Barile- di certo rappresenterà un ulteriore testimonianza all’impegno profuso da secoli dai nostri agricoltori per valorizzare, appunto, l’agricoltura mediterranea, e allo stesso tempo esalterà quei valori culturali, storici, produttivi, alimentari, sociali che si ritrovano in ogni angolo della Puglia”.
E' rivolta agli agricoltori della montagna l'iniziativa della Cia di Reggio Emilia che si svolgerà, presso la sede di via Monzani a Castelnovo ne' Monti, domani giovedì 13 marzo, alle 9.30. Antonio Senza, responsabile Caa-Cia provinciale (Centro di assistenza aziendale), coadiuvato dal presidente della Cia di Reggio Emilia Ivan Bertolini e dal direttore Francesco Zambonini, illustrerà gli aspetti più importanti del Piano di sviluppo rurale 2007-2013 e, in particolare, l'insediamento dei giovani agricoltori, gli investimenti nelle aziende agricole e le misure agro-ambientali.
|
|
|
|
|