| Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori | |
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| Anno 49 - n. 52 | 12 marzo 2007 |
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“Un nuovo patto civico tra agricoltura e societa’ sui temi della qualita’ ambientale-territoriale, dell’acqua e della bonifica”. E’ la proposta illustrata dalvice presidente nazionale dell’Anbi (Associazione bonifiche ed irrigazione) Donato Distefano (presidente regionale della Cia Basilicata) in occasione della seconda Conferenza organizzativa Anbi (cui aderiscono 187 Consorzi per un totale di circa 15 milioni 500 mila ettari di superficie consortile che rappresenta poco più del 50 per cento della superficie territoriale complessiva) che si è tenuta a S. Giovanni Rotondo. “Risulta ormai consolidato -ha detto- che la competitività dei sistemi produttivi locali passa per buona parte tramite la competitività e la qualità dei territori. Quindi, è importante rimettere al centro delle nuove politiche il territorio la sua qualità, i servizi allo stesso, le strutture erogatrici come gli enti di bonifica. In questo quadro si inserisce l’importanza del rapporto territorio-acqua-bonifica-agricoltura”. “La rilevanza delle infrastrutture al servizio delle comunità e dei territori oltre che del mondo agricolo -ha sostenuto il vicepresidente nazionale- ci stimola ad operare mettendo al centro l’azione della bonifica per rendere competitivi il territorio e i sistemi produttivi locali asserviti. Si tratta, inoltre, di spostare la missione da momento esclusivamente protettivo e manutentivo e, quindi, di andare oltre la bonifica integrale e polifunzionale classica e proiettarsi verso momenti produttivi e dedicati, nel quale trovano spazio l’uso razionale del suolo, dell’acqua, dell’ambiente. La nuova bonifica deve significare, oltre alle importanti e tradizionali attività, deve caratterizzarsi per funzioni nuove al servizio dei territori e dei sistemi produttivi locali asserviti”. “In primo luogo -ha spiegato Distefano - abbiamo bisogno di una bonifica e di enti gestori in grado di inglobare nell’ambito delle loro funzioni le evoluzioni che si registrano e si manifestano sui territori consortili, si tratta di dare corpo alla nuova bonifica quella dedicata qualità territoriale del suolo e dell’acqau, quella produttiva sul versante energetico da fonti rinnovabili, forestale e della riconversione produttiva di areale agronomici, di nuovi e più diffusi servizi a favore delle aree demaniali e del territorio rurale pubblico”. In tutto questo, secondo Distefano, risulta importante e strategico recuperare la funzione attiva e collaborativa, attraverso contratti di prestazione e le convenzioni per servizi mirati a partire da quelli di manutenzione, con la “rete” delle imprese agricole e rurali presenti nei Consorzi per gestire in forma sostenibile efficiente e razionale” essenziali attività che oggi stentano ad essere garanntite o sono costoso. Il vicepresidente nazionale dell’Anbi ha evidenziato che “ maggiori difficoltà nel Mezzogiorno si registrano dove sono troppo numerosi i Consorzi a gestione commissariale i quali necessitano di superare questa fase attraverso l’elezione di organismi democratici e di autogoverno, insieme al definitivo superamento del diffuso e ingente indebitamento, che assieme alle questioni disciplinari e normative oggi rappresentano il nervo scoperto del sistema consortili e il limite per il loro efficivo rilancio”. “Risulta del tutto scontato che -ha aggiunto- la moderna bonifica deve poter contare su assetti costituzionali chiari e norme definite, che devono se possibile preservare importanti istituti alla base di tale istituto, quali l’autogoverno e l’autonomia impositiva dei Consorzi, che rappresetnano i pilastri intorno ai quali far ruotare e definire i nuovi assetti e le nuova disciplina giuridico normativa. Infatti, la questione preminente e di maggior attualità e importanza riguarda la definizione puntuale della allocazione dei consorzi di bonifica negli assetti della recente riforma del titolo V° della costituzionale. Risulta strategico, anche secondo la Cia, che si debba procedere riguardo questa rilevante questioni in due possibili direzioni: - attiviarsi affinché nella definizione del nuovo codice delle autonomie a cui sta lavorando il ministro alla Funzione pubblica Lanzilotta vengano richiamati puntualmente la classificazione dei consorzi di bonifica quali strutture con autonomia funzionale e di seguito lavorare in modo puntuale a livello regionale per dar vita a norme che tengano conto di questo assetto costituzionale; -in altenativa prevedere la emanazione di una disciplina quadro nazionale regolativi delle strutture quali i consorzi di bonifica e successivamente procedere alla loro articolazione funzionale, che recuperi la definizione dei compiti e delle funzioni nel quadro più generale della materia concorrente fra stato e regione dei settori ambiente/territorio. Immediatamente dopo vanno regolamentati e disciplinati i seguenti aspetti: - i livelli di rappresentatività e le elezioni degli organi e la partecipazione. Criteri più semplici e efficaci. - sistemi di tassazioni avvertiti e rapporti di contribuenza condivisi; - rapporti con le utenze extra-agricole sulla base dei servizi effettivamente erogati; - rapporti con gli soggetti gestori e Enti che sovraintendono al bene acqua. Infine, come ultima considerazione il vicepresidente Distefano ha richiamato l’importanza della proposta avanzata dal presidente della Cia Politi della “cabina di regia” fra i vari Enti coinvolti nella gestione della risorsa idrica nelle fase di emergenza, mantenentdone le funzioni anche nelle fasi ordinarie quale momento di raccordo fra i vari enti che sovranintendono al bene acqua. (Ministero, Protezione civile, Autorità di bacino, Ato, Consorzi bonifica, organizzazioni agricole) Secondo Distefano, il sistema consortile di bonifica in Italia è un grande patrimonio di strutture e di professionalità un pezzo di paese competitivo, produttivo, fruibile di eccellenza. “I 30 milioni di ettari serviti sono un pezzo d’Italia che potrà sempre di più misurasi con lo sviluppo ed il progresso anche per queste ragioni la bonifica e gli enti gestori vanno difesi, innovati e modernizzati, l’aqcua e la bonifica sono beni troppo preziosi per la nostra società e a partire dalle Organizzazioni agricole è opportuno elevare il taglio della discussione e del confronto e cosa molto più importante anche le decisioni e le scelte operative ad ogni livello” .
La Cia è fortemente preoccupata per il quadro generale del settore primario. Si devono fronteggiare continue emergenze. In alcune regioni per l’ortofrutta è una vera “debacle”: molta produzione è rimasta invenduta. Causa: l’anomalo andamento climatico. Sull’agricoltura aleggia sempre più minaccioso l’incubo della siccità estiva, ma intanto il rischio di danni potrebbe essere imminente. L’annuncio di un peggioramento delle condizioni climatiche, con repentini abbassamenti della colonnina di mercurio, per la prossima settimana può causare pesanti conseguenze sulle colture. Le gelate, infatti, possono distruggere molti degli alberi da frutta (mele, pere, susini, ciliegi, peschi) fioriti precocemente a causa dell’anomalo caldo che ha contraddistinto sia l’autunno che l’inverno. A sottolinearlo è la Cia-Confederazione italiana agricoltori preoccupata per i pericoli cui è soggetta oggi l’agricoltura proprio a causa di un andamento climatico che ha visto scarsità di piogge e neve e temperature molto superiori alla media. Dunque, le campagne italiane -afferma la Cia- devono fare i conti con una doppia emergenza: siccità e gelo. La prima sta allertando da tempo i produttori. Non a caso è stata chiesta una “Cabina di regia” presso la Presidenza del Consiglio per monitorare la situazione ed anticipare possibili crisi, con interventi mirati e coordinati, soprattutto nelle gestione delle risorse idriche. Una siccità che può “tagliare” le produzioni di cerali, frutta ed ortaggi. Per quanto riguarda, invece, il pericolo di prossimi repentini abbassamenti delle temperature si parla di cali addirittura di 15 gradi), la Cia lancia un grido d’allarme per molte produzioni in una fase di evidente avanzamento. Si tratta, in particolare, di frutta, ortaggi e fiori. D’altronde, proprio a causa del clima anomalo di questi ultimi mesi il comparto ortofrutticolo -sostiene la Cia- vive una situazione difficile, che in alcune regioni (come la Puglia, la Basilicata e la Sicilia) si è tramutata in una delle crisi più gravi degli ultimi decenni. In particolare, la maturazione delle produzioni di ortaggi si sono concentrate ed accavallate, senza la naturale scalarità che si verifica in presenza di un andamento climatico “normale”. Non è più commerciabile e, quindi, invenduta molta produzione orticola (tra lattuga, finocchi, carciofi, legumi, cavoli, spinaci, broccoli). A ciò si devono aggiungere anche quantità di agrumi (arance, mandarini e clementine) che non hanno trovato sbocco sul mercato. In alcune aree, soprattutto del Meridione, è andata distrutta anche il 50 per cento della produzione. Tutta l’agricoltura italiana è, quindi, in stato d’allarme. Dal Nord al Sud del Paese c’è forte preoccupazione per un settore che è già costretto ad affrontare i problemi determinati da una persistente crisi strutturale che l’anno scorso ha ridotto la produzione (meno 2,8 per cento), il valore aggiunto (meno 3,1 per cento) e i redditi degli agricoltori (meno 4,2 per cento).
La Cia sottolinea l’importanza del settore e l’esigenza di valorizzare il prodotto italiano. Il presidente Politi: sono necessarie regole nazionali per contrastare il mercato selvaggio e agevolare le trattative locali. Ormai da anni il prezzo del latte alla stalla ha significato per gli allevatori pesanti penalizzazioni. L’ultimo prezzo fissato in una trattativa interprofessionale, a livello peraltro regionale, risale al 2002. Basti pensare che il prezzo, oggi pari a 0,336 euro al litro, è addirittura inferiore a quello del 1995, quando era fissato a 0,360 euro al litro e in più di dieci anni i costi sono aumentati in modo consistente. Questa situazione collegata all’aumento dei costi di produzione sta rischiando di rendere esplosiva la crisi del comparto anche nelle area maggiore vocazione. E’ quanto evidenzia la Cia-Confederazione italiana agricoltori in merito alla manifestazione dei produttori lombardi che hanno manifestato oggi contro l’interruzione delle trattative della parte industriale e a sostegno della valorizzazione del prodotto italiano. Il mercato selvaggio e senza regole del prodotto latte ha dimostrato -afferma la Cia- che, oltre che marginalizzare l’elemento fondamentale della produzione agricola, si danneggiano le nostre produzioni di qualità. D’altronde, siamo in presenza di un settore vitale e importante che produce circa 11 milioni di tonnellate di latte, oltre un milione di tonnellate di formaggi e più di 450 mila tonnellate di prodotti Dop, come il Parmigiano Reggiano, il Grana Padano, la Mozzarella di Bufala campana, la Fontina e il Pecorino romano. Un settore -evidenzia la Cia- che assicura ogni giorno agli italiani latte alimentare fresco e di alta qualità, i cui consumi nel corso del 2006 sono cresciuti del 2,2 per cento rispetto al 2005. “Per queste ragioni stiamo seguendo con grande attenzione la trattativa che si svolge in Lombardia, area fondamentale per il latte che rappresenta quasi il 40 per cento della produzione nazionale. Da parte nostra -sottolinea il presidente nazionale della Cia- c’è il pieno sostegno alla mobilitazione e a tutte le iniziative che permettano di arrivare alla soluzione concreta e positiva al fine di raggiungere un prezzo remunerativo per i produttori lombardi: Un prezzo che possa diventare riferimento utile a tutti gli altri negoziati che si devono concludere al più presto a livello territoriale”. “Come Cia riteniamo indispensabile -conclude Politi- che a livello nazionale vengano discussi e fissate al più presto le regole e delineati i fondamenti dell’interprofessione nel comparto del latte in grado di agevolare la contrattazione locale”.
In occasione della V Festa regionale dell’Associazione pensionati della Confederazione italiana agricoltori del Veneto, che conta circa 50.000 iscritti, è stato organizzato, a Lido di Jesolo, un convegno per fornire agli anziani le linee guida per una sana e corretta alimentazione, dal titolo “La bellezza della Salute”. Con questa iniziativa, cui hanno partecipato oltre ottocento pensionati provenienti da tutta la regione, l’Associazione pensionati del Veneto ha voluto offrire ai propri iscritti alcuni strumenti di conoscenza per la scelta di una dieta alimentare sana, equilibrata ed in sintonia con le tradizioni del nostro Paese, sulla base del principio “Stare meglio, mangiando meglio”. “L’alimentazione è un tema che ci sta particolarmente a cuore, perché è strettamente legato alla qualità della vita. L’impegno che ci assumiamo come agricoltori, è quello di garantire la qualità e la sicurezza dei nostri prodotti, principi fondamentali per una vita in salute che parte dalla nostra terra”: è questo il commento di Mario Quaresimin, presidente della Coa di Venezia, intervenuto al convegno, che si è aperto con i saluti del sindaco di Jesolo, Francesco Calzavara, e dell’assessore alle Attività Produttive del Comune di Caorle, Enzo Valvason. Al convegno hanno partecipato anche Giovanna Gazzetta, presidente Associazione pensionati del Veneto, che ha coordinato i lavori, Severino Casarin, presidente dei pensionati di Venezia, una rappresentanza dell’associazione “Donne in campo” e Graziella Lasi, responsabile del settore qualità per l’azienda “Granarolo”, che per l’occasione ha offerto ai partecipanti yogurt di produzione propria. S ono intervenuti, inoltre, con una relazione sulle linee guida per una sana alimentazione la dottoressa Sara Cargnello, esperta di alimentazione per la Cia di Venezia, ed il dott. Fabio Chiappetta, nutrizionista, che ha dato degli esempi pratici di corretta alimentazione intervistando direttamente il pubblico presente in sala. A conclusione dei lavori, Mario Pretolani, presidente nazionale dell’Anp, ha ricordato gli impegni a livello nazionale, quali la raccolta di firme per l’aumento delle pensioni minime, l’equiparazione degli assegni famigliari per i lavoratori autonomi, l’aggancio delle pensioni all’inflazione annuale ed il sostegno per gli anziani non-autosufficienti.
E’ saltata la trattativa tra le rappresentanze degli industriali del latte e le associazioni agricole lombarde Coldiretti, Cia e Federlombarda per la definizione del prezzo del latte 2007 .“Assolatte -spiega in una nota Nazario Battelli, presidente della Cia Emilia Romagna - non ha voluto, infatti, riconoscere ai produttori agricoli un aumento del prezzo del latte che, invece, è più che giustificato dall’andamento reale del mercato. Stiamo seguendo con attenzione e preoccupazione l’andamento della trattativa -continua- anche se l’atteggiamento arrogante delle rappresentanze delle imprese acquirenti aderenti ad Assolatte ha portato ad una inevitabile rottura delle trattative con le Organizzazioni professionali della Lombardia”. “La Cia Emilia Romagna - prosegue Battelli – ritiene, quindi, importante l’azione congiunta intrapresa e proporrà alle associazioni emiliano romagnole di sostenere le annunciate le iniziative sindacali che coinvolgeranno le imprese industriali sul territorio lombardo. Auspichiamo -conclude il presidente regionale- che si possa raggiungere in tempi brevi un accordo soddisfacente che porterebbe anche certezze alle conclusioni dei contratti in Emilia Romagna”.
Più di 3000 allevatori di Coldiretti, Cia, e Federlombarda hanno presidiato stamattina a Corteolona (Pavia) lo stabilimento ex Galbani (oggi Lactalis, la multinazionale francesei) a tutela del latte italiano, dopo che l’industria ha interrotto ingiustificatamente la trattativa del prezzo del latte alla stalla, oggi pagato ai produttori solo poco più di 30 centesimi. Nella conferenza stampa Nino Andena, presidente Coldiretti Lombardia, Mario Lanzi, presidente Cia Lombardia, e Pasquale Gervasini, di Federlombarda, hanno spiegato le motivazioni alla base della importante mobilitazione del mondo agricolo regionale che ha nello slogan “Diamo il giusto valore al nostro latte”, il senso di responsabilità degli allevatori a tutela del latte italiano e dei consumatori. Coldiretti, Cia e Federlombarda chiedono ai consumatori e alle loro associazioni di affiancarle nella battaglia necessaria a difendere il latte italiano e i prodotti di qualità “made in Italy” . Ai consumatori viene chiesto di pretendere più trasparenza per i prodotti che acquistano ogni giorno, difendendo così i loro interessi e quelli di tutti gli allevatori lombardi, nonché il livello occupazionale del settore lattiero-caseario della Lombardia.
Il nuovo regime di condizionalità della Pac 2007, disciplinato dal Decreto Mipaf n. 12541, pubblicato il 21 dicembre 2006, oltre ad introdurre importanti novità, propone un quadro completo dei vincoli inerenti gran parte dell’ottemperanza gravante sulle aziende agricole. La Regione Calabria, ha provveduto ad integrare le regole contenute nel citato decreto, mediante la produzione di una delibera di imminente emanazione della Giunta regionale. La Cia della Caalabria, a tale proposito, ha avviato un intenso programma di lavoro per una corretta e puntuale divulgazione delle informazioni agli agricoltori associati. La prima fase è stata dedicata alla formazione degli operatori della Pac, per favorire, anche in Calabria, in tempi brevi, la costruzione di un sistema integrato di “consulenza aziendale”, in collegamento con il nuovo strumento operativo “Agricoltura è vita” licenziato dalla Direzione nazionale. In questa ottica, la Cia regionale, in collaborazione con il Caa Cia S.r.l., ha svolto nella giornata di giovedì 8 marzo un importante seminario di lavoro sulla condizionalità 2007 presso l’Hotel Lamezia di Lamezia Terme. Il presidente regionale della Cia Giuseppe Mangone, nell’introdurne i lavori, ha sottolineato l’importante ruolo che gli operatori presenti rivestono per tutto il sistema Cia calabrese nel difficile compito di assistere le imprese associate ad ottemperare agli obblighi imposti loro dalla Comunità europea, facendo si che esse attivino “senza rischi” tutte le risorse necessarie al sostegno del proprio reddito. Per questo, ha proseguito il presidente Mangone, mentre la Regione Calabria insedia il proprio organismo pagatore (Arcea), una moderna organizzazione professionale deve dotarsi di proprie efficienti strutture di servizi in grado, contemporaneamente, di assicurare la formazione continua ai propri operatori, sviluppare softwere efficienti ed evoluti, supportare gli agricoltori non solo nella fase di compilazione e trasmissione delle domande ma anche nei delicati rapporti con l’organismo pagatore da una parte e con le strutture di controllo dall’altra, Il seminario, ha visto la partecipazione di tutti gli operatori Pac del sistema Caa-Cia della Calabria, impegnati nell’assistenza all’accesso alle provvidenze comunitarie e alla gestione del “fascicolo del produttore”. Il coordinatore regionale del sistema Caa-Cia, Davide Vena, nell’aprire i lavori, ha ringraziato il Regionale Cia per avere organizzato l’importante seminario, perché opportuno e puntuale nel momento di inizio della campagna di raccolta e trasmissione delle domande PAC 2007 e di sicuro aiuto alle strutture territoriali della Cia ed ai suoi operatori. La relazione iniziale è stata affidata al dott. Fabio Raccosta, direttore nazionale del Caa-Cia S.r.l., che, nel merito della condizionalità 2007, oltre all’analisi degli obblighi in capo alle aziende agricole - anche alla luce dei contenuti dell’annunciata delibera della Giunta della Regione Calabria - ha effettuato una dimostrazione delle potenzialità che il sistema “check list”, relativo agli obblighi dell’ottemperanza messo a punto dal sistema informativo confederale, ha per rispondere alle esigenze di “messa in sicurezza” delle aziende agricole associate. I lavori, protrattisi anche nel pomeriggio, coordinati dal responsabile regionale area servizi della Cia Calabria Franco Belmonte, hanno affrontato gli aspetti di novità contenuti nella domanda PAC e conseguentemente della procedura informatica 2007, mediante la preziosa illustrazione di Massimiliano Morganti, della struttura Caa-Cia nazionale. A conclusione del seminario, che ha riscontrato l’attenzione e la partecipazione attiva di tutti gli intervenuti mediante domande specifiche e pertinenti riflessioni, sinteticamente, è stato posto in evidenza come i vincoli che l’ottemperanza alla condizionalità impongono, possono trasformarsi in opportunità per tutto il sistema agricolo calabrese, se si determina una situazione per cui, gli agricoltori possono dichiarare preventivamente le proprie inadempienze sottoscrivendo un piano di adeguamento con l’organismo di controllo, l’organismo di controllo da parte sua effettua i controlli sulla base del piano sottoscritto, e infine,
La Confederazione italiana agricoltori del Comprensorio Occidentale organizza a Castellaneta (Taranto) per mercoledì prossimo 14 marzo, alle ore 18.30, una iniziativa dal titolo “Promozione e valorizzazione dei prodotti tipici e dell’enogastronomia”. Alla manifestazione è prevista una nutrita partecipazione. Il programma della serata sarà aperto dall’ introduzione da parte di Vito Rubino (presidente Comprensorio Occidentale); è previsto il saluto di Rocco Loreto, preside dell’Istituto tecnico alberghiero “M.Perrone”, Paola Galeone, commissario prefettizio del Comune di Castellaneta, Luigi Montanaro, sindaco di Ginosa, Giuseppe Cristella, sindaco di Laterza, Arcangelo Rizzi, presidente della Comunità Montana, Gaetano Carrozzo, vicepresidente della Giunta provinciale, Nicola Spagnuolo e Antonio Barile, rispettivamente, presidente della Cia di Taranto e presidente Cia Puglia. Inoltre, sono previsti interventi da parte di Emanuele Papalia Presidente Camera di Commercio Taranto, Giacomo Giancaspro Vicepresidente Nazionale della Federazione Italiana Cuochi, Luca Conserva Assessore Agricoltura Provincia di Taranto, Enzo Russo Assessore Regionale alle Risorse Agroalimentari. Le conclusioni saranno fatte da Giuseppe Politi, presidente nazionale Cia. Il moderatore della serata sarà Roberto De Petro Giornalista e autore della trasmissione televisiva “Agri7” di Telenorba. Al termine degli interventi vi sarà la degustazione di alcuni piatti tipici preparati dai docenti e dagli alunni dell’Istituto alberghiero “Mauro Perrone”. E’ prevista la partecipazione del gruppo folkloristico “Motl la fnodd”. L’iniziativa della Cia si inserisce nel più ampio progetto di promozione e valorizzazione del territorio e delle produzioni, per consolidare un più stretto rapporto tra i produttori agricoli ed i consumatori e che trova in cucina e nella preparazione delle pietanze, un legame storico, colmo di genuinità, qualità e tradizioni. La necessità quindi di una sinergia fra i diversi elementi per il rilancio dell’economia locale.
L’Associazione pensionati della Cia del Veneto ha organizzato per domani 13 marzo il secondo corso di formazione. I lavori si svolgeranno, a partire dalle ore 9.30, a Rovolon (Padova) presso i ristorante “Il Cacciatore”. Durante il corso, coordinato del presidente dei pensionati del Veneto Govanna Gazzetta, si affronteranno i seguenti argomenti: iniziative da intraprendere nel territorio; la rappresentatività dell’Associazione pensionati nei comuni della provincia in rapporto agli ultrasessantacinquenni; considerazioni e proposte. Nel pomeriggio saranno presenti il presidente della Cia di Padova Daniele Toniolo, il direttore Inac Massimo Lazzarin, tutti i segretari di zona e i responsabili di zona Inac.
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