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  Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori

Direttore responsabile: Alfredo Bernardini. Direzione, Redazione, Amministrazione via Mariano Fortuny 20, 00196 Roma. Tel. 06/326871, Fax 06/3226674, e-mail NuovaAgricoltura@cia.it

Anno 49 - n. 118 11 giugno 2007
ATTUALITÀ
  • Cordoglio e dolore della Cia per la scomparsa di Maria Cervi
  • Interviste del presidente Giuseppe Politi sulle agroenergie e sull’area di libero scambio del Mediterraneo
COMUNICATI
  • Ue: la decisione sulla carne di vitello premia i produttori italiani e garantisce i consumatori
TERRITORIO
  • Agriturismo lucano: un nuovo passo verso il miglioramento degli standard di qualità
  • Cia di Reggio Emilia: misure che incidano sul mercato del Parmigiano-Reggiano
  • Giulio Agneni è il nuovo presidente dell’Agia Umbria
  • Piemonte: Assemblea di Donne in Campo. Elette presidente e coordinatrice regionale. Istituita una borsa di studio in memoria di Simona Chiara
APPUNTAMENTI
  • Marche: domenica 17 giugno “Le Strade dell’olio”. 30 aziende aderenti all’Aioma offriranno degustazioni del prezioso extravergine proveniente dalla spremitura di pregiate olive

 

ATTUALITÀ


Cordoglio e dolore della Cia per la scomparsa di Maria Cervi

 

La Cia, tramite il presidente Giuseppe Politi, ha espresso cordoglio e dolore per la scomparsa  di Maria Cervi, figlia di Antenore Cervi e testimone attivissima della famiglia martire della Resistenza.       

Maria Cervi era da tempo il punto di riferimento e la principale animatrice dell’attività dell’Istituto Cervi, l’ente morale che da più di trent’anni porta avanti la memoria di papà Cervi e dei 7 contadini-partigiani.

La sua figura, ormai testimonianza di livello nazionale, è tra le più rappresentative dell’antifascismo, portavoce di una storia che è diventata patrimonio collettivo per tutto il Paese.

Maria Cervi ha dedicato la sua vita alla memoria: dei bambini di Casa Cervi, al momento della cattura dei familiari da parte dei fascisti, era la più grandicella. Nove anni appena, ma tanto è bastato a imprimere indelebilmente le drammatiche sequenze di quella notte di sangue e barbarie nella sua mente. Cresciuta, ha da subito affiancato il nonno, Alcide Cervi e le vedove dei sette fratelli per intraprendere un lungo percorso di testimonianza e narrazione che ha sempre visto la cascina del reggiano come luogo di memoria centrale nella religione civile dell’antifascismo. Tutto questo mentre intrecciava alla sua attività testimoniale l’impegno politico e per la propria comunità a tutti i livelli.

Instancabile attivista e animatrice della vita pubblica attorno al Museo Cervi, negli anni Maria è diventata nei fatti la portavoce di una famiglia straordinaria ed emblematica della Resistenza italiana. Ha portato la voce di questa piccola grande storia locale in ogni contrada e in ogni angolo in cui erano riecheggiati i nomi e i volti di papà Cervi e dei suoi sette figli. E’ stata indubitabilmente la principale artefice della crescita dell’Istituto Cervi come istituzione culturale a livello nazionale, e della rinascita del Museo Cervi come accreditato luogo di memoria per tutto il Paese. Ambasciatrice di una memoria che aveva da tempo lasciato indietro la retorica e la pura commemorazione per incontrare i giovani, i gli studenti, le comunità, ben piantata nel presente e consapevole del proprio ruolo, Maria Cervi ha costruito pazientemente insieme ai tanti amici, alle associazioni e alle istituzioni, una fitta rete di rapporti umani prima ancora che formali, al servizio dell’identità antifascista della nazione.

Benchè fosse da anni ormai un personaggio pubblico, Maria continuava il proprio servizio di volontaria a Casa Cervi, accogliendo gruppi e scolaresche non appena ne aveva la possibilità. Proprio ieri, poche ora prima di morire, era al Museo insieme ad un gruppo di visitatori, a portare la sua testimonianza nelle sale di quel luogo di memoria che ha contribuito in maniera decisiva a plasmare.

Se ne andata regalando al suo pubblico, all’Istituto e alla Casa dei suoi genitori l’ultimo saluto e l’ultimo racconto, facendo quello che ha amato fare la per tutta la sua operosa vita: raccontare la Resistenza e i suoi valori attraverso lo specchio della sua famiglia di contadini patrioti.

Maria Cervi era nata nel 1934 a Campegine, prima dei nipoti di papà Cervi. Lascia il marito Giovanni, le figlie Anna e Silvia.

L’Istituto Alcide Cervi, insieme alla famiglia e alle istituzioni locali, comunicano che presso il Museo Cervi di Gattatico, via F.lli Cervi 9 (Reggio Emilia), verrà allestita nella giornata di domani martedì 12 giugno la camera ardente nella Sala Genoeffa Cocconi.

Le esequie in forma pubblica si terranno nel pomeriggio di mercoledì 13 giugno, a partire dalle ore 15,00 alla presenza del sindaco di Roma Walter Veltroni, amico personale di Maria Cervi e dell’Istituto da lunghissimo tempo. La commemorazione avrà inizio presso il Museo Cervi, e successivamente il corteo funebre si trasferirà a Campegine, per l’omaggio del sindaco e della cittadinanza davanti al  monumento dedicato ai sette fratelli.


Interviste del presidente Giuseppe Politi sulle agroenergie e sull’area di libero scambio del Mediterraneo

 

Riportiamo in allegato le interviste rilasciate dal presidente della Cia Giuseppe Politi a “La Stampa” (agroenergie) e al “Sole 24ore” (area di libero scambio nel Mediterraneo).

 

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COMUNICATI


Ue: la decisione sulla carne di vitello premia i produttori italiani e garantisce i consumatori

 

La Cia giudica positivamente le nuove regole sulle condizioni di vendita delle carni bovine prese dai ministri agricoli a Lussemburgo.

 

 

Ora finalmente i consumatori possono riconoscere la vera carne di vitello. Così la Cia-Confederazione italiana agricoltori commenta la decisione scaturita oggi a Lussemburgo nella riunione del Consiglio dei ministri agricoli che ha dato il via alla nuove regole sulle condizioni di vendita delle carne bovine.

Quella adottata -sottolinea la Cia- era una decisione molto attesa e per la quale il mondo zootecnico italiano si è battuto sempre con grande energia, proprio per premiare i nostri produttori e riconoscere il loro forte impegno per la qualità.

Si tratta, quindi, di un provvedimento importante che, oltre ad eliminare pericolose distorsioni alla concorrenza, di cui l’Italia è penalizzata, si dà -conclude la Cia- un’informazione chiara e corretta al consumatori che così non possono essere tratti in inganno nei loro acquisti.

 

 

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TERRITORIO


Agriturismo lucano: un nuovo passo verso il miglioramento degli standard di qualità

 

Un nuovo passo in avanti verso l’ammodernamento delle strutture agrituristiche e il miglioramento degli standard di qualità dei servizi di ospitalità rurale. E’ il commento di Paolo Carbone, presidente di Turismo Verde Basilicata i in merito alla graduatoria definitiva delle domande di contributo per investimenti nelle aziende agricole finalizzati alla promozione e incentivazione dell'Attività agrituristica (complemento di programmazione del Por 2000-2006 -misura IV.9.A).

Con la delibera di giunta regionale sono state finanziate 64 domande per oltre 5,5 milioni di euro di contributi a fronte di una spesa ammessa di 11,2 milioni di euro.

Questa la ripartizione per Area Pit::  Pit Metapontino, 13 domande finanziate per 1,300 milioni di contributi (spesa ammessa 2,6 milioni); Pit Vulture- Alto Bradano, 12 per 1 milione di euro di contributo (spesa 2,2 milioni); Pit Bradanica, 7, contributi per 700 mia euro (spesa 1,4 milioni); Pit Alto Basento, 7, contributi per 600 mila euro (spesa 1,2 milioni); Pit Marmo-Platano-Melandro, 9, contributi per 800 mila euro (spesa 1,6 milioni); PIT Lagonegrese Pollino, 6, contributi per 400 mila (800 euro); PIT Val d’Agri, 6, contributi per 400 mila (spesa 1 milione); Montagna Materana, 2, contributi per 200 mila euro (spesa 400 mila euro).

Nel ribadire che Turismo Verde Basilicata è fortemente impegnata ad accrescere la qualità dell’offerta dell’ospitalità rurale all’interno del rafforzamento della multifunzionalità delle aziende agricole lucane, Carbone ha ricordato i dati del comparto in forte evoluzione: 270 aziende agrituristiche iscritte all’albo regionale, 120 punti ristoro, oltre 2000 posti letto, circa 3500 posti a tavola, mentre -ha aggiunto- le 273 ulteriori domande per il bando della misura IV.9.A che sono state dichiarate “non ammissibili” per varie motivazioni anche di natura procedurale testimoniano il crescente interesse degli agricoltori lucani per le attività agritiuristihe. Un settore che – ha affermato- è  il “cuore” della multifunzionalità delle aziende agricole, voluta dalle nuove politiche agricole comunitarie; è il simbolo emblematico della riscoperta della ruralità, della voglia di campagna e di tranquillità a contatto con la natura. Non si tratta certamente di un’ offerta turistica minore, povera; costituisce invece, una forma di ospitalità nei confronti della domanda turistica che va evolvendosi in direzione della esigenza del ristoro psico-fisico, nell’entrare in rapporto con le comunità locali, dell’acquisire una conoscenza storico-culturale ed ambientale del territorio, per poter fruire di alimenti genuini, di qualità  legati  alle tradizioni e tipicità.

Queste le proposte ribadite dal presidente di Turismo Verde Basilicata:

-la creazione di un  “osservatorio regionale”  (così come previsto dalla legge quadro nazionale) cui partecipano insieme a all’assessorato all’Agricoltura, all’Azienda di promozione per il Turismo e le associazioni riconosciute a livello nazionale che consenta di monitorare costantemente e adeguatamente  il settore, nella necessaria flessibilità orientando la crescita equilibrata, in un legame  sempre più stringente con la principale attività agricola e incentivando  l’adozione volontaria di norme di qualità dei prodotto e dei servizi realizzati nelle aziende agrituristiche;

-i servizi: risulta importante per la funzionalità delle  aziende agrituristiche  la realizzazione di una rete tra di esse;

-la formazione degli operatori del settore con corsi e aggiornamenti.

 


Cia di Reggio Emilia: misure che incidano sul mercato del Parmigiano-Reggiano

 

Una crisi di lunga durata, dalla quale ormai non si esce senza interventi davvero incisivi. E’ la sintesi di quanto pensa la Cia di Reggio Emilia sulla situazione del comparto produttivo più significativo per l’agricoltura reggiana: quello del Parmigiano-Reggiano.

Un affollato Consiglio provinciale dell’organizzazione si è tenuto venerdì sera 8 giugno scorso, sul tema della crisi del settore del Parmigiano Reggiano presso la Cia di Reggio Emilia. Presiedeva il presidente provinciale Ivan Bertolini; con una relazione introduttiva del Presidente della sezione reggiana del consorzio del formaggio Parmigiano Reggiano Graziano Salsi, si sono analizzate le motivazioni che possono aver portato allo stato attuale della situazione di questo comparto, con gravi difficoltà per le imprese agricole.

Un vivace dibattito ha poi cercato di individuare le possibili proposte di soluzione per uscire da una crisi che dura oramai da quattro anni. Con una prospettiva di liberalizzazione completa sul versante delle quote latte dal 2015, di aumento dei fattori della produzione (costi) nel nostro paese: o il comparto si dà una serie di strategie nuove sulla commercializzazione, verso i commercianti, verso la Gdo (Grande distribuzione), verso gli stessi consumatori, attraverso anche una maggiore esportazione, altrimenti lo stesso non reggerà ai prezzi competitivi che avremo con gli effetti di una globalizzazione che accentua una concorrenza sempre più agguerrita che viene sia dall’Europa che da altre parti del mondo.

Secondo la Cia, “il rispetto delle regole, il completamento dei piani produttivi, una produzione controllata in attesa di sviluppare il consumo in altri mercati esteri, diventa fondamentale per le prospettive del comparto”.

Il tutto deve essere accompagnato da misure incisive che invertano, da subito, l’attuale tendenza del mercato:

- togliere a breve un 6/7 per cento della produzione dal mercato,

- ritirare il formaggio “sbiancato” (cui è stato tolto il marchio Parmigiano-Reggiano) attraverso uno strumento commerciale governato dallo stesso consorzio;

- definire una nuova politica sul formaggio Rigato o di prima stagionatura, che eviti una concorrenza “interna” con quello stagionato;

- una riduzione della produzione del latte destinato alla trasformazione, da inviare invece al comparto del latte alimentare, oggi un’ipotesi più realista, dato il poco divario dei due prezzi;

- una politica massiccia di investimenti pubblicitari, mirata verso l’export;

- trasformare il Consorzio in da volontario ad obbligatorio per tutti gli operatori della filiera: sono tutte le ipotesi vagliate e discusse dal consiglio provinciale della Cia reggiana.

Pur dando atto al ministro De Castro del risultato di avere mantenuto, in sede comunitaria, lo stesso livello di aiuti dello scorso anno per l’ammasso di alcuni formaggi prodotti nell’Unione europea tra cui il Parmigiano Reggiano, la Cia ritiene che si deve proseguire la battaglia istituzionale, per difendere l’origine e la denominazione del nostro formaggio, attraverso l’accoglimento delle modifiche al disciplinare di produzione, così come richiesto dallo stesso Consorzio.

Un appello è uscito alla fine dell’incontro provinciale della Cia reggiana, di arrivare presto, a soluzioni unitarie, condivise e concordate coi consorziati se non vogliamo smantellare un comparto vitale per tutta la nostra economia agricola.


Giulio Agneni è il nuovo presidente dell’Agia Umbria

 

La seconda Assemblea dell’Agia Umbria, l’Associazione dei giovani imprenditori agricoli della  Confederazione italiana agricoltori, si è svolta l’8 giugno scorso presso la sede della Cia dell’Umbria.

All’Assemblea ha portato il saluto il presidente regionale della Cia dell’Umbria Antonio Sposicchi  che ha richiamato l’attenzione dei partecipanti sullo  stato dell’economia italiana, con particolare riferimento al collocamento nella stessa dei giovani agricoltori e del loro ruolo sociale.

Il presidente uscente dell’Agia Umbria Alberto Mancini ha svolto la relazione introduttiva facendo un bilancio degli anni della sua presidenza e delineando le opportunità e le debolezze dell’agricoltura e del mondo rurale.

Mancini ha quindi evidenziato l’influenza esercitata oggi dalle nuove regole di mercato sulla capacità di commercializzazione del prodotto agricolo.

Inoltre ha ribadito la necessità di disporre di strumenti adeguati per favorire il ricambio generazionale e l’accesso al credito.

Il vicepresidente nazionale di Agia Luca Brunelli ha effettuato delle considerazioni conclusive, dopo un interessante dibattito che si è sviluppato tra i delegati; egli ha sottolineato in particolare la necessità di favorire gli scambi, attraverso la creazione di vere e proprie “reti”, tra  le imprese per migliorare la condivisione di esperienze.

Al termine del suo intervento si è svolta la parte “elettiva” dell’assemblea secondo quanto previsto dallo Statuto di “Agia Umbria” e quindi si è proceduto all’elezione del nuovo presidente regionale, su indicazione della Commissione elettorale costituita all’inizio dei lavori dell’assemblea.

Giulio Agneni, giovane agricoltore orvietano, contitolare con i genitori di un’azienda  agricola che produce nocciole e di un’attività agrituristica, è stato eletto presidente all’unanimità degli aventi diritto.

L’Assemblea ha provveduto a nominare i membri della Direzione regionale che risulta costituita da quattordici giovani imprenditori agricoli.

La Direzione ha, quindi, eletto i vicepresidenti, Clelia Cini, giovane agricoltrice di Perugia contitolare con il fratello di un’azienda specializzata in viticoltura e olivicoltura, e  Matteo Bartolini, giovane agricoltore di Città di Castello titolare di un’azienda agrituristica.

 


Piemonte: Assemblea di Donne in Campo. Elette presidente e coordinatrice regionale. Istituita una borsa di studio in memoria di Simona Chiara

 

Mercoledì scorso 6 giugno si è svolta a Torino l’Assemblea elettiva regionale di Donne in Campo Piemonte. L’Assemblea, che è stata presieduta da Valentina Masante presidente della Cia di Cuneo e vicepresidente regionale, ha visto una folta partecipazione delle delegate in rappresentanza di tutte le province piemontesi che hanno arricchito il dibattito con i loro interventi ed esperienze. Anna Maria Dini, vicepresidente vicaria nazionale di Donne in Campo ha concluso i lavori delineando quelle che sono le linee guida dell’Associazione.

Dalla riunione è emersa forte la volontà delle imprenditrici di valorizzare il proprio lavoro  attraverso l’Associazione in cui si riconoscono fortemente, creando sul territorio momenti di confronto, di aggregazione e progettualità con le altre imprenditrici. Parola d’ordine è stata “costruire rete” tra le imprenditrici, con le altre associazioni ed enti  presenti sul territorio regionale e nazionale affinché si possano creare strumenti atti a favorire lo sviluppo ed il miglioramento delle imprese. Strumento essenziale il nuovo Psr 2007/2013 della Regione che dovrà garantire alle imprese un consolidamento delle posizioni raggiunte e nuovi obiettivi di sviluppo.

Paola Ortensi, invitata all’Assemblea, ha voluto ricordare la figura di Simona Chiara che è stata presidente di Donne in Campo Piemonte e vicepresidente nazionale, tracciando quello che è stato il suo impegno per far nascere e crescere l’Associazione piemontese e la ricchezza che ci ha lasciato. E proprio in ricordo di Simona, Donne in Campo ha deciso di istituire una borsa di studio rivolta alle studentesse universitarie, figlie di associati Cia, che presenteranno una tesi sulla vendita diretta – filiera corta e mercato.

Al termine dell’assemblea sono state elette la presidente Luciana Marangon e le vicepresidenti Rita Bonetto e Claudia Lach. Coordinatrice regionale Caterina Pecoraro. Compongono la Direzione regionale Luciana Marangon, Domenica Carbone, Graziella Scarsi, Paola Pavese, Rita Bonetto, Caterina Pecoraro, Claudia  Lach ed Antonella Piatti.

 

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APPUNTAMENTI


Marche: domenica 17 giugno “Le Strade dell’olio”. 30 aziende aderenti all’Aioma offriranno degustazioni del prezioso extravergine proveniente dalla spremitura di pregiate olive


La Regione Marche si veste di olio con le sue “Strade dell’olio”. Come non visitare la Città di Ascoli Piceno in procinto di diventare Patrimonio dell’Unesco, la nuova Provincia di Fermo, Macerata con il suo “Sferisterio”, Ancona con il suo Museo Archeologico ed uno dei principali Porti d‘Italia; Pesaro-Urbino Città di Rossini, Raffaello Sanzio e Carlo Bo’, senza dimenticare le tante località della riviera premiate con la bandiera blu, (Senigallia, Sirolo, Portonovo, Grottammare, Poto San Giorgio, Civitanova Marche, Fano, Pesaro, ecc.).
Per organizzare un week end nelle Marche, basta contattare le aziende agrituristiche presenti negli itinerari delle “Strade dell’olio”, oppure consultare il sito
www.turismoverde.it, nella sezione Marche.

Sono, infatti, numerose le aziende delle cinque province marchigiane che aderiscono a “Le strade dell’olio” iniziativa promossa dall’Aioma, Associazione interregionale olivicola del Medio Adriatico, in collaborazione con la Cia regionale, la Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Marche, O.l.e.a., Amministrazioni provinciali e camerali.  L’iniziativa, giunta alla quinta edizione, è in programma domenica 17 giugno dalle ore 14 alle ore 19,30 e prevede l’apertura con assaggi gratuiti di olio marchigiano e passeggiate negli oliveti delle aziende che aderiscono all'iniziativa.

Le Marche sono una delle regioni produttrici di olio per antonomasia nel panorama italiano e il prezioso nettare proviene da numerose cultivar tipiche che crescono nel territorio regionale. Il dato medio, parla di circa 30.000-40.000 quintali di olio prodotto.

L’iniziativa, secondo quanto illustrato dai responsabili dell’Aioma, è stata ideata per avvicinare le famiglie alle aziende produttrici di olio, e più in generale di tutti i prodotti tipici, dal momento che diverse aziende proporranno oltre all’olio extravergine, altre produzioni di stagione e specialità tipiche dei vari territori. Il pacchetto proposto dall’Aioma prevede oltre alle visite e alle degustazioni nelle aziende anche la possibilità di pranzare e cenare all’interno degli agriturismi convenzionati che hanno aderito all’iniziativa. Occasione anche per organizzare un fine settimana in agriturismo a godersi i colori della primavera, degli scorci mozzafiato delle nostre colline, visitare le bellissime città murate, le pinacoteche, e scoprire i segreti delle campagne.

La quinta edizione, conferma la collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Marche, che curerà le visite guidate alla sezione archeologica del Museo Civico di Osimo, all’impianto produttivo di età romana della villa rustica di Montetorto di Osimo e all’area archeologica del Ninfeo di Cupramarittima che se non urgentemente restaurato rischia di scomparire. Appuntamenti assolutamente da non perdere per i curiosi e amanti della nostra storia alimentare.

Inoltre, da questa edizione, “Le strade dell’olio” saranno aperte tutto l’anno, basterà un semplice contatto telefonico con le aziende per concordare una piacevole visita, o magari un acquisto del prezioso “oro verde”, in ogni periodo dell’anno.

Per la seconda volta, inoltre, gli esperti assaggiatori di O.l.e.a. saranno presenti in alcune aziende per fare scoprire ai visitatori le meravigliose sensazioni che un buon extravergine può regalare. L’Aioma è l’unica tra le Associazioni olivicole marchigiane che opera a livello interregionale, essendo attiva anche in Emilia Romagna, Veneto e Friuli Venezia Giulia, oltre che ovviamente nelle Marche, dove conta la bellezza di 7.000 associati.
L'Aioma nasce nel 1984 promossa dalla Cia delle Marche ed è impegnata in molteplici attività, dall'assistenza tecnica nella conduzione degli oliveti, al miglioramento della qualità dell’olio da olive e delle olive da mensa, ed alla certificazione dell’olio dei propri associati. L’associazione è anche protagonista di un’intensa attività progettuale e di formazione, finalizzata alla qualificazione del settore attraverso la specializzazione dei vari operatori della filiera, con un occhio attento anche ai consumatori. Per ulteriori informazioni è sufficiente consultare il sito  
www.aioma.it.


 

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