| Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori | |
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| Anno 47 - n. 48 | 11 marzo 2005 |
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Pubblichiamo di seguito l’intervento di apertura svolto dal vicepresidente della Cia Enzo Pierangioli alla riunione della Direzione nazionale che si è tenuta a Roma il 9 marzo scorso. In questa riunione intendiamo proseguire e completare l’esame dell’ordine del giorno della Direzione nazionale del 9 di febbraio scorso. Nella relazione del Presidente erano contenuti tutti i temi che oggi dobbiamo affrontare e, pertanto, potremmo anche fare a meno di questa introduzione che mi accingo a svolgere, ma a distanza di un mese è utile riproporre alcuni argomenti di fondo che la confederazione ha di fronte per riprendere in maniera più costruttiva la discussione. Innanzitutto, è necessario ribadire che al centro della nostra riflessione c’è la competitività dell’ impresa, come abbiamo ribadito con forza nel convegno del 17 febbraio scorso. Intorno a questo tema generale abbiamo costruito il nostro impianto politico, ma dobbiamo ancorare al tema della competitività anche la visione organizzativa della confederazione per dare coerenza e forza alla nostra azione. L’efficienza del sistema Cia è un pezzo e un presupposto della competitività delle imprese agricole che associamo. In questa fase di vita confederale, in cui è forte l’attenzione verso la struttura nazionale sia sotto l’aspetto politico della rappresentanza sia sul versante dell’efficienza organizzativa, ci sembra utile proporre alla riflessione della direzione due punti di carattere generale. Il primo è il tema della professionalità individuale che è alla base delle possibilità di crescita del sistema confederale e a questo proposito è condivisibile e da attuare quanto riportato nel verbale della Commissione finanze del 16 dicembre, dove si individua nella formazione e nella riqualificazione del personale gli strumenti per ottenere i risultati auspicati. Su questo è urgente andare alla programmazione degli interventi nell’ambito delle arre di lavoro, utilizzando il patrimonio di esperienze del nostro Cipat. Il secondo punto è rappresentato dal tema dell’integrazione orizzontale e verticale tra nazionale, regionali e provinciali fino ai comuni e tra i vari settori di lavoro, il “ fare sistema” più volte enunciato che deve diventare la regola generale se si vuole che il Sistema Cia sia realmente percepito nell’azione quotidiana. Occorre una struttura nazionale impostata su criteri di efficienza e di funzionalità finalizzata anche ad un’azione di supporto attivo e dialettico con le strutture territoriali più che mai necessario e urgente in una fase in cui le scelte politiche sulla Pac e le dinamiche dei mercati reclamano e impongono un flusso di servizi di formazione, informazione, divulgazione e consulenza aziendale verso il tessuto delle imprese agricole che devono innovarsi non solo tecnicamente, ma anche nel rapporto con la società e il territorio per rimanere attuali e competitive. Dopo la ridefinizione della strategia politica confederale a seguito dell’Assemblea del 28 luglio scorso la risposta organizzativa nazionale coerente è costruita intorno a due punti centrali - la costituzione delle Aree di lavoro; - il rafforzamento delle associazioni di persone. Il lasso di tempo da ora all’Assemblea congressuale del 2006 permetterà di attuare pienamente queste strategie organizzative in modo da poter fare in quella sede le necessarie verifiche. Dopo la ridefinizione della strategia politica confederale, la costituzione delle Aree ha rappresentato la novità di maggior rilievo per gli effetti che può dare nella struttura nazionale. Aver separato funzionalmente le Aree di lavoro dalla Presidenza è stata una scelta forte su cui occorre lavorare con attenzione per ottenere gli effetti positivi auspicati. Alla Presidenza sono conferiti compiti di rappresentanza e governo confederale, mentre le Aree sono impegnate a garantire la gestione e l’efficienza della struttura nazionale. Il sistema Cia per funzionare correttamente presuppone e necessita della sintesi di questi distinti ruoli confederali che, a mio avviso, deve avvenire negli organi: Direzione e Giunta nazionale . Dalle Aree ci si aspetta, oltre alla gestione quotidiana delle varie attività, anche la proposta di riorganizzazione funzionale della struttura nazionale sulla base di una visione unitaria che supera l’ottica della singola Area e che ruota intorno ad una forte attività formativa e di riqualificazione. Nell’ambito delle Aree sono state collocate le società confederali, anche questa è stata una scelta significativa. Due sono gli elementi di novità sugli assetti e i ruoli delle società: - la collocazione nelle aree; - l’individuazione dei presidenti dei Consigli di amministrazione negli amministratori delegati. Quest’ultima scelta rappresenta una forte discontinuità rispetto alla fase precedente, caratterizzata da una impostazione presidenzialistica dove addirittura il presidente nazionale della confederazione era il presidente di tutti i Cda delle società. Strutturazione che aveva determinato un rapporto distorto tra le società e la confederazione a tutto danno delle società stesse. Oggi il presidente e amministratore delegato è il rappresentante della Cia del Cda, conseguentemente le linee e le scelte della confederazione sono portate dal presidente che è stato indicato dalla Giunta nazionale e ne ha la fiducia. Un modello di funzionamento semplice che vede le società rapportarsi alle Aree rispettive e poi alla Presidenza dando dignità di ruolo a ciascuno senza rapporti privilegiati. Come diceva Siveri, durante una recente riunione tra la presidenza le Aree e le società, quest’ultime sono” uffici” della Cia. Ovviamente, in tale contesto vanno salvaguardate le prerogative legali e civilistiche dei Consigli di amministrazione, specialmente in quelli che vedono la presenza di soggetti esterni alla confederazione, ma anche nei casi in cui il Consiglio è formato dalle strutture territoriali occorre rispettare le suddette prerogative che non contrastano affatto con il perseguimento e l’attuazione delle scelte confederali. Il rafforzamento e la valorizzazione delle associazioni di persone è finalizzato all’allargamento della rappresentanza confederale complessiva da realizzarsi capillarmente nel territorio . L’evoluzione che si può prefigurare di questi efficaci strumenti di allargamento della rappresentanza è legata alla forte spinta che deve venire dal centro per un reale radicamento delle associazioni nel territorio. A questo fine, a livello centrale, può essere interessante riflettere sulla opportunità di articolare meglio i ruoli differenziando anche in questo ambito la funzione di rappresentanza da quella più gestionale. La rappresentanza da realizzarsi anche con soggetti radicati nel territorio, agricoltori o funzionari, in una visione allargata che permetta la copertura di tutto il territorio nazionale senza troppi spostamenti. La funzione di gestione ed efficienza deve essere garantita dal centro nazionale con figure in grado di svolgere un ruolo di supporto allo sviluppo territoriale. Mi sembra che il lavoro dell’Agia vada in questo senso. E’ del tutto evidente che le associazioni di persone possono allargare la rappresentanza confederale solo se il loro ruolo è riconosciuta da tutta la confederazione come essenziale e determinante. Partendo da questo riconoscimento e con il supporto della struttura nazionale, si può lavorare ad incrementare fortemente la capillarità delle associazioni delle donne dei giovani e dei pensionati. Un’ultima riflessione prima di ascoltare di seguito le altre relazioni previste dall’ordine del giorno. Essa mi porta a considerare la possibilità e l’auspicio di una evoluzione del rapporto tra confederazione e associazioni di persone che, nel caso di un forte radicamento di queste nel territorio da qui all’assemblea congressuale del 2006, possa portare ad una evoluzione dello Statuto confederale, che in tante occasioni, anche recenti, mostra qualche difficoltà a contenere e regolare i complessi rapporti che si sono costruiti in questi ultimi anni nel Sistema Cia.
Il presidente della Cia Giuseppe Politi sottolinea che le misure del governo sono insufficienti per risolvere i problemi del sistema imprenditoriale. “Nonostante l’’inserimento della stabilizzazione dell’Iva agricola, ancora non ci siamo. Siamo in presenza di provvedimenti in netto ritardo e largamente insufficienti per risolvere i problemi dell’economia e in particolare quelli dell’agricoltura. Così si è espresso il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi commentando il decreto legge e il disegno di legge concernenti il Piano di azione per lo sviluppo economico, sociale e territoriale. Nel rilevare che un giudizio più approfondito verrà dato quando si conosceranno nel dettaglio le misure approvate dal governo, il presidente della Cia sottolinea che “per fronteggiare l’attuale difficile situazione e per ridare competitività al sistema imprenditoriale italiano, oltre che politiche mirate, occorrono risorse finanziarie e strumenti certi, senza i quali è impossibile raggiungere il pur minimo obiettivo”. Nel sottolineare l’esigenza di strategie orientate all’innovazione e alla modernizzazione, Politi evidenzia che oggi le imprese agricole del nostro Paese dimostrano di essere vitali e, quindi, devono essere sostenute da misure adeguate. In tale quadro il consolidamento dell’Iva agricola, importante e sostenuto dalle organizzazioni agricole, da solo non può essere risolutivo dei problemi della competitività del settore”.
Il presidente della Cia Giuseppe Politi: il settore agricolo è cresciuto, pur in presenza di oneri pesanti, di prezzi al ribasso e di un calo dell’export. Gli agricoltori hanno prodotto di più, ma hanno guadagnato di meno. Serve una politica più attente alle esigenze delle imprese. Preoccupante la stagnazione dell’economia. “I positivi dati registrati dall’agricoltura nel corso del 2004 in termini di Prodotto interno lordo dimostrano che il settore è vitale e questo nonostante le gravi difficoltà che hanno pesato in maniera rilevante sulle imprese agricole, sempre più condizionate da problemi di natura economica e strutturale”. E’ questo il commento del presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi in merito ai dati diffusi oggi dall’Istat. “La crescita dell’agricoltura -ha aggiunto Politi- è la prova che il settore tiene proprio per l’impegno che i produttori hanno profuso, anche a costo di duri sacrifici. Crescita che, tuttavia, viene dopo quattro anni che hanno visto evidenti cali a causa del maltempo che ha avuto effetti devastanti per i campi. Tutto ciò, però, non ci può far dimenticare che le esportazioni dei prodotti agricoli sono diminuite nello scorso anno del 12,2 per cento, che gli oneri (in particolare quelli contributivi) per le aziende sono cresciuti in maniera preoccupante e che i prezzi all’origine sono diminuiti, rispetto al 2003, del 4,7 per cento, con punte del meno 19 per cento nell’ortofrutta. Tutta una serie di problemi che ha pesato sulla gestione imprenditoriale e non ha permesso di sviluppare le potenzialità che il settore racchiude. Insomma, l’agricoltura avrà pure prodotto di più, ma sicuramente ha guadagnato di meno”. “Da qui -ha sottolineato il presidente della Cia- l’esigenza di una politica più attenta e incisiva nei confronti dell’agricoltura che ha bisogno di reali certezze e di strumenti validi che oggi, purtroppo, mancano. Serve, insomma, un progetto nuovo che permetta di rilanciare la competitività delle imprese e di metterle nelle opportune condizioni di svolgere un ruolo propulsivo nel contesto dell’economia e della società”. “Quello che comunque preoccupa -ha concluso Politi- è la crescita a rilento dell’economia nazionale. Il dato del Pil relativo al 2004 deve far riflettere. Oggi siamo fanalino di coda in Europa. Occorre, quindi, una svolta decisa con politiche propulsive che, al momento, non riusciamo ad intravedere”.
La Cia giudica grave l’errore commesso dall’Osservatorio del ministero delle Attività produttive sui prodotti pasquali. Occorre che vengano resi noti subito i dati reali per non provocare turbative di mercato. Sui prezzi ci vuole massima chiarezza e trasparenza. L’errore che è stato compiuto dal Nuovo Osservatorio prezzi del ministero delle Attività produttive in relazione ai prodotti tradizionali pasquali (colombe e uova di cioccolato) non solo è grave, ma rischia di innescare pericolose turbative di mercato. Per questo motivo occorre che al più presto vengano resi noti dati reali, evitando di creare ulteriore confusione tra i cittadini. A sottolinearlo è la Cia-Confederazione italiana agricoltori per la quale è necessario che su un fronte come quello dei prezzi non si possono commettere leggerezze e superficialità. La delicatezza del problema, d’altra parte, si è dimostrata dal fatto che -afferma la Cia- sull’onda delle notizie diffuse si sono accavallate prese di posizioni che non hanno che alimentato il disorientamento dei cittadini sempre più alle prese con informazioni poco chiare e con un mercato che di trasparente ha molto poco. A tal proposito la Cia ricorda l’importanza che in questo ambito assume la proposta di rendere obbligatorio sui cartellini dei prodotti agroalimentari il doppio prezzo (quello all’origine e quello praticato al dettaglio). Una misura del genere può sicuramente rappresentare un deterrente contro ogni rincaro ingiustificato e contro ogni manovra speculative. Rincari e speculazioni -denuncia la Cia- che purtroppo continua a registrarsi soprattutto nell’ortofrutta dove i prezzi pagati al produttore si gonfiano in maniera abnorme in tutto il percorso della filiera.
Ieri mattina un centinaio di allevatori di bufala, con l’ausilio di una dozzina di grosse trattrici, tipiche nella zona del Basso Volturno e nell’uso degli allevamenti, hanno presidiato per circa due ore la storica “Rotonda di Villa Literno”, in provincia di Caserta. Quindi hanno dato vita ad un corteo con alla testa i sindaci di Villa Literno e Cancello ed Arnone, oltre al presidente della Cia provinciale Lino Martone. Corteo che si è concluso nella Sala Splendore di Piazza Marconi. L’iniziativa, come era già stato annunciato, è un avvio di mobilitazione della categoria dei produttori di latte bufalino per rivendicare una moderna contrattazione interprofessionale, sottolineando che il prezzo del latte alla stalla è fermo al 1999 anzi sta ricevendo sensibili riduzioni per la prepotente azione ad opera soprattutto dell’Assolatte, senza alcun beneficio per i consumatori in termini di qualità e di prezzo della mozzarella. I produttori hanno protestato contro l’insensibilità di tutte le Istituzioni preposte in termini di mancata tutela di un prodotto unico al mondo e in termini di adeguata politica di ammodernamento e sviluppo La manifestazione di protesta era tesa ad ottenere un nuovo impianto e impostazione della politica sanitaria della Regione, improntata alla selezione della razza della Bufala Mediterranea e non alla sua distruzione. Al termine, l’Assemblea ha approvato due ordini del giorno, in cui si chiede l’unità della categoria e una energica iniziativa delle tre confederazioni agricole regionali nei confronti della Regione affinché sia immediatamente convocato un tavolo di contrattazione regionale e si affronti, appena dopo le elezioni, il tema di un più avanzato piano sanitario per la razza bufalina valido scientificamente. Il presidente della Cia di Caserta Martone ha osservato che è la prima volta che gli allevatori danno vita a una iniziativa del genere, mostrando che è cresciuta la consapevolezza degli allevatori di essere una categoria moderna e di sapersi riorganizzare rispetto alle nuove condizioni. L’obiettivo della manifestazione era quello di far emergere che una categoria di imprenditori agricoli c’è e può conquistarsi condizioni migliori ed esso è perfettamente riuscito. Infine, Martone ha aggiunto che, se nei prossimi giorni non vi saranno atti di rilievo, la Cia si assumerà direttamente la responsabilità di proclamare una mobilitazione generale di tutti gli allevatori di bufala della Provincia, oltre l’importante scadenza del 19/20 marzo, incontro società-agricoltura , che la Cia di Caserta intende utilizzare specificamente nel settore.
Si è svolta venerdì 4 marzo presso la Camera di Commercio di Pordenone una conferenza stampa per commentare alcuni aspetti della legge sulle piccole e medie imprese recentemente approvata dal Consiglio regionale, recante interventi per il sostegno e lo sviluppo competitivo delle piccole e medie imprese del Friuli Venezia Giulia, che è entrata in vigore oggi, 10 marzo. Le presidenti del Comitato per l’imprenditoria femminile di Pordenone e Gorizia Nadia Venerus e Manuela Botteghi, presidente della Cia friulana, hanno espresso, a nome del Coordinamento Regionale la soddisfazione per essere riuscite ad essere incisive nelle azioni nei confronti dell’Assessore regionale alle Attività produttive Bertossi, della Commissione per le attività produttive del Consiglio Regionale e poi del Consiglio Regionale stesso. Si tratta di una legge importante, della quale potranno usufruire tutte le imprese femminili per poter affrontare meglio processi di crescita dimensionale e la creazione di nuove reti commerciali, per fronteggiare situazioni di fabbisogno manageriale a tempo, ricapitalizzare l’impresa, realizzare aggregazioni o fusioni. Particolare attenzione è rivolta a tutte le imprese che presenteranno validi progetti d’incremento della base occupazionale, considerando un fattore fondamentale la riqualificazione e il reinserimento delle donne, anche dopo l’astensione per maternità o per motivi di cura familiare. La Legge riserverà, inoltre, particolari spazi per la realizzazione di processi volti alla valorizzazione della responsabilità sociale delle imprese, con particolare riguardo a quei progetti d’organizzazione del lavoro che permetteranno alle donne lavoratrici una migliore conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, una delle criticità ancora presenti, assieme alla difficoltà di accesso al credito. Dai dati illustrati in occasione della conferenza stampa, risulta al primo posto in Regione, per il numero di imprese femminili attive, Udine, seguita da Pordenone, Trieste e Gorizia. Relativamente alla distribuzione delle imprese femminili per settore di attività, mantiene il primo posto l’agricoltura, seguita dal commercio e dal settore turismo con alberghi e ristoranti; degna di nota la percentuale raggiunta nel settore dell’attività immobiliare, noleggio, informatica e ricerca. La forma giuridica che mostra un notevole aumento nelle quattro province è la società di capitali. Il Coordinamento ha voluto sottolineare che i successi finora raggiunti si devono in gran parte al metodo di lavoro utilizzato, fondato sulla collaborazione e le sinergie tra i Comitati; il riconoscimento della legge Bertossi, hanno riferito le componenti, non è la fine di un lavoro ma un valido punto di partenza e sarà necessario un ulteriore impegno nella fase di predisposizione del regolamento attuativo. Da parte di Manuela Botteghi è stato sottolineata, inoltre, la necessità di intensificare l’impegno del Coordinamento nei confronti delle imprese femminili in agricoltura, che non sono coinvolte dalla legge sulle PMI, approfittando dell’inizio della discussione sulle agevolazioni alle imprese del nuovo piano di sviluppo rurale per il periodo di programmazione che partirà nel 2006.
La Direzione regionale della Cia del Lazio ha incontrato ieri a Roma Piero Marrazzo, candidato a Presidente della Regione Lazio, per un confronto sul programma di governo e sulle aspettative dell’agricoltura. Il presidente regionale della Cia Alessandro Salvadori, introducendo la riunione, ha ribadito la necessità di maggiore attenzione per l’agricoltura che è e deve rimanere un’attività economica che attraverso la produzione di beni alimentari e servizi deve assicurare un reddito adeguato e dignitoso agli agricoltori e alle loro famiglie. In più va valorizzata la caratteristica multifunzionale dell’agricoltura, insostituibile per la corretta gestione dell’ambiente e del territorio che può offrire con servizi innovativi ( turistici, pedagogici, sociali, etc) importanti risposte ai nuovi e crescenti fabbisogni della società civile. Piero Marrazzo ha ribadito il proprio impegno per il rilancio dell’agricoltura laziale che sta attraversando una gravissima crisi cui la Regione Lazio, nonostante le promesse, non ha saputo dare alcuna risposta. Marrazzo ha assicurato che nella propria squadra di governo l’agricoltura troverà, con uno specifico assessorato, la massima attenzione per determinare con il metodo della concertazione nuove opportunità di rilancio e sviluppo dell’agricoltura laziale. Il nuovo governo regionale dovrà operare per dare maggiore competitività alle imprese agricole del Lazio, tramite politiche di abbattimento dei costi di produzione, di semplificazione burocratica, di valorizzazione dei prodotti tipici e tradizionali, di valorizzazione dei rapporti di filiera e delle caratteristiche multifunzionali dell'agricoltura.
Si è svolto ieri a Bari l’incontro tra la Cia Puglia e Raffaele Fitto candidato Presidente alla Regione. Nel corso della riunione il presidente regionale della Confederazione Antonio Barile ha sottolineato che “Il 2004 è stato l’anno dell’emergenza prezzi per l’agricoltura pugliese. I redditi agricoli sono calati in modo vertiginoso, malgrado le buone rese produttive registrate in quasi tutti i comparti. Nel 2004 vi è stato un generalizzato recupero del potenziale produttivo che, a causa del crollo dei prezzi all’origine, non si è tradotto in un recupero del valore della produzione. Le speculazioni nella filiera hanno fatto crollare i prezzi all’origine dei prodotti agricoli: uva da tavola -40 per cento; grano duro -30 per cento; vino -30 per cento; olio d’oliva -25per cento. “Il ministro Alemanno -ha aggiunto Barile- ha autorizzato in modo illegittimo importazioni di olio in regime di Tpa (Traffico di perfezionamento attivo), deprimendo i prezzi ai produttori. Il decreto anticrisi che avrebbe dovuto risarcire la perdita di reddito a causa delle crisi di mercato è diventato evanescente e si è perso per strada. I costi di produzione hanno avuto forti aumenti: gasolio agricolo, contributi Inps, energia, concimi e fitofarmaci”. “Quella del 2004 -ha rilevato il presidente della Cia Puglia- è stata la seconda peggiore annata degli ultimi dieci anni dopo quella del 2002, che fu afflitta dall’emergenza idrica. Sono cinque annate consecutive in cui l’andamento della plv agricola pugliese registra una forte contrazione. Non vi è una politica agraria all’altezza dell’importanza economica del settore agricolo pugliese. L’insoddisfazione del mondo agricolo è enorme. Il malcontento degli agricoltori pugliesi che si è manifestato nei mesi scorsi costituisce un giudizio fortemente critico sulla politica agricola regionale, perché non ha difeso il valore dell’agricoltura pugliese”. “E’ incredibile -ha sottolineato Barile- la lentezza da ‘lumaca’ dell’azione dell’assessorato regionale all’Agricoltura. Infatti, la spesa del Por non raggiunge le imprese agricole. Il solito marchingegno finanziario dei ‘progetti-sponda’ è una specie di gioco delle tre carte. Si è evitato il disimpegno automatico, ma non si sono immesse nuove risorse finanziarie nel sistema economico. E’ stata ignorata ogni forma di concertazione con le organizzazioni professionali agricole. La sussidiarietà è un tabù. Sono insoluti i nodi dell’agricoltura pugliese, a partire dalle infrastrutture idriche. In Puglia non un’opera irrigua nuova è stata cantierizzata”. “La Cia Puglia -ha evidenziato- si è battuta affinché la legge finanziaria 2005 prevedesse la soppressione dell’Irap agricola e dell’accise sul gasolio agricolo, l’abbattimento del 75 per cento dei dei debiti contributivi Inps pregressi e l’adeguamento alla media europea di quelli futuri. Ma nel testo approvato dal Parlamento non abbiamo nessuna risposta a queste questioni. Non ci sono nemmeno nel decreto sulla competitività del governo. La Regione Puglia ha competenze esclusive per realizzare una organica politica agricola”. Secondo Barile, la Cia Puglia considera prioritario un progetto per l’agricoltura pugliese che preveda: - Destinare all’agricoltura una quota importante delle nuove risorse finanziarie regionali non vincolate, almeno pari all’incidenza del settore agricolo sul pil regionale. - Sostenere l’agricoltura pugliese nell’impatto con il mercato globale e in previsione dell’apertura dell’Area di libero scambio euromediterranea. - Rilanciare il sistema associativo e cooperativo agricolo regionale. - Istituire il tavolo verde di concertazione con le organizzazioni professionali agricole. - Accelerare la capacità di spesa dell’assessorato regionale all’agricoltura, attraverso la sussidiarietà “verticale”, cioè un forte decentramento ai comuni e province, e “orizzontale”, avvalendosi del supporto del mondo agricolo. - Attuare il piano idrico regionale. - Approvare la riforma dei consorzi di bonifica.
Le imprese agricole toscane chiedono interventi immediati per affrontare la crisi, nuove strategie di sviluppo, politiche integrate e semplificazione della burocrazia. Le proposte di Cia Toscana alla società e ai candidati della prossime elezioni regionali. Alle forze politiche toscane, ai candidati che si presentano nella prossima tornata elettorale regionale e alla società toscana, la Cia Toscana, chiede un impegno chiaro per lo sviluppo del settore agricolo e delle aree rurali e avanza proposte sulle strategie di governo per la prossima legislatura. L’agricoltura ha un ruolo determinate per la crescita della ricchezza e della qualità in Toscana riguardo all’economia, l’ambiente, il territorio, e la socialità. In Toscana l’agricoltura si è affermata negli ultimi anni come uno dei “motori” strategici dello sviluppo. Il territorio rurale e le produzioni agricole di qualità della nostra regione, sono alla base dell’immagine del “made in Tuscany”. I profondi mutamenti di questi anni (come l’allargamento dell’Unione Europea, l’internazionalizzazione dei mercati, la riforma della politica agricola comunitaria) hanno investito e investono l’agricoltura e la vita delle aree rurali. E’ necessario un adeguamento delle politiche regionali, che pure in questi anni hanno consentito alla Toscana di raggiungere importanti risultati in termini di sviluppo, di competitività dell’agricoltura e d'immagine della Toscana nel mondo. La crisi che investe l’agricoltura italiana, fa sentire pesantemente i suoi effetti sulle imprese toscane. Per alcuni comparti (vino, olio, cereali) essa sembra determinata da fattori di tipo congiunturale, legati a difficoltà di mercato; per altri settori (floricoltura, ortofrutta e zootecnia, con particolare gravità per il comparto ovino) si presenta di natura strutturale. Il quadro negativo riguarda le principali produzioni tipiche e di qualità ed è determinato dal calo dei consumi e da una competizione più difficile a tutti i livelli. Una situazione che ha prodotto un preoccupante calo dei prezzi pagati alla produzione e del reddito degli agricoltori. Questi elementi di crisi mettono in luce nodi strutturali irrisolti come le carenze dell’organizzazione di filiera, le carenze di infrastrutturazione del territorio, le carenze nell’organizzazione del sistema dei servizi sociali e civili nelle aree rurali. A rischio è tutta l’agricoltura, con il sistema rurale della Toscana che, se opportunamente sostenuta, ha invece le potenzialità per una nuova fase di rilancio e di crescita produttiva e sociale. Occorre che le Istituzioni a tutti i livelli assumano la consapevolezza di tale stato di difficoltà che rischia di determinare conseguenze gravi non solo per le imprese agricole e gli operatori del settore, ma per tutta la società toscana. Per affrontare la crisi la Cia chiede la convocazione immediata di un tavolo sulle emergenze che avvii un osservatorio sui prezzi e individui gli interventi mirati per i settori in crisi. Ai rappresentanti politici ed istituzionali la Cia indica l’esigenza di un programma di governo per la prossima legislatura che promuova lo sviluppo delle aree rurali attraverso politiche integrate in tutti i settori: economico, sociale, sanitario, infrastrutturale, ambientale, del lavoro e della formazione, del turismo. La Cia vuole lavorare, insieme alle Istituzioni toscane, per migliorare la qualità della vita (reddito, diritti di cittadinanza) di coloro che sono i primi artefici del “vivere bene in Toscana”; ovvero affinché sia pienamente riconosciuto il contributo dell’agricoltura e degli agricoltori al benessere ed alla qualità della vita in Toscana. La Cia conferma perciò la proposta di un Patto che promuova sviluppo sostenibile creando nuove opportunità alle imprese, reddito per gli agricoltori, ricchezza economica e sociale per le aree rurali. Nel confermare le opzioni strategiche della qualità e della caratterizzazione territoriale delle produzioni toscane, la Cia ritiene che in questa fase sia necessario rinnovare le politiche per l’agricoltura puntando alla qualità di tutta l’agricoltura per tutti e mettendo al centro di questa prospettiva anche la promozione della multifunzionalità dell’impresa agricola in campo ambientale (tutela di: suolo, risorse idriche, biodiversità, paesaggio e produzione energetica). Per questo occorre sviluppare una programmazione basata sull’integrazione delle politiche di governo a tutti i livelli istituzionali, in una visione unitaria dello sviluppo, superando separatezze e settorialismi che hanno rappresentato un limite in alcuni momenti della trascorsa legislatura. Si pone poi con altrettanta urgenza il problema di alleggerire davvero il carico burocratico sulle imprese puntando a dimezzare l’attuale peso “delle carte e dei timbri”. La Cia chiede un testo unico capace di armonizzare la normativa che riguarda l’attività dell’impresa agricola, gli adempimenti, i sistemi di controllo, di erogazione dei sostegni all’impresa e i procedimenti autorizzativi, con l’obiettivo di dare alle imprese agricole certezza delle norme, univocità di interpretazione delle stesse, semplificazione delle procedure.
Il 14 e il 15 marzo prossimi a Rimini, presso l’Hotel Holiday Inn, il Patronato Inac presenterà il piano nazionale “ Formare attivando il cambiamento”. Lunedì 14 i lavori saranno aperti, alle ore 14.45, da un intervento del vicepresidente della Cia Emilia-Romagna Nazario Battelli. Seguirà la relazione del presidente dell’Inac Alberto Giombetti che presenterà e illustrerà il Piano nazionale Inac 2005-2006. Seguirà il dibattito sul Piano. E’ poi in programma l’intervento del vicepresidente nazionale della Cia Intervento Enzo Pierangioli . Ci sarà, inoltre, una sessione supplementare per la presentazione ai Direttori Inac dei manuali operativi in fase di realizzazione. Martedì 15 i lavori saranno introdotti dal direttore generale dell’Inac Corrado Franci. Seguirà l’intervento di Paolo Torresan, docente al Politecnico di Milano e consulente della società “Beni Pubblici”. Dopo il dibattito, le conclusioni del presidente nazionale della Cia Giuseppe Politi.
La Cia dell’Umbria dal 15 al 19 marzo prossimi torna nelle piazze di alcune città della regione per la raccolta di firme a sostegno della petizione per l’esposizione del doppio prezzo, alla produzione ed al dettaglio, nella vendita dei prodotti agricoli ed alimentari promossa dalla stessa confederazione. L’iniziativa, promossa dalla Cia nazionale con lo slogan “Un nuovo patto con la società”, prevede, oltre alla raccolta di firme, la possibilità, per la giornata del 20 marzo, di effettuare la visita alle “Fattorie aperte”, aziende agricole dislocate sul territorio. La raccolta delle firme avrà luogo: dal 12 al 19 marzo a Perugia, Pian di Massiano; il 14 a Marsciano, piazza Carlo Marx; il 15 a Gubbio in piazza 40 Martiri; il 16 ad Umbertide, piazza Matteotti; il 17 a Gualdo Tadino, piazza del Mercato e ad Orvieto, Torre del Moro; il 18 a Foligno, corso Cavour, Bastia, piazza del Mercato, Spoleto, piazza Garibaldi, Narni scalo, piazza del Mercato; il 19 a Città di Castello, piazza Matteotti, Perugia, corso Vannucci, Terni, piazza della Repubblica. Le fattorie visitabili il giorno 20 marzo sono: la “Re Verde” a Città di Castello e “La Cerqua” a Pietralunga che svolgono attività di agriturismo, coltura di ortive e prodotti biologici; la “Terra del Verde” a Gualdo Tadino, il “Caseificio Facchini” a Sigillo e “Villa Dama” a Gubbio; l’agriturismo “Fonte Fulgeri” a Bevagna; il “Boccio” ad Orvieto; la tenuta “Colle del Cardinale” a Perugia e l’ “Antica Frateria” a Città della Pieve.
Nella cornice dell’azienda tradizionale agricola bibbonese ora “riconvertita” nello splendido agriturismo “Villa Caprareccia” dei fratelli Galli a Bibbona, si svolgerà domani 12 marzo la tradizionale “Festa di Primavera” dell’Associazione pensionati della Cia di Livorno per i comuni di Cecina, Bibbona, Castagneto: un appuntamento ormai tradizionale per il lancio della campagna politica e organizzativa dell’associazione per il nuovo anno. Aprirà i lavori, alle 10, il presidente di zona Eugenio Mengozzi, seguirà la relazione del vicepresidente provinciale Renzo Compagnoni su “ La difesa delle pensioni e dei diritti socio-sanitari degli anziani”. Interventi relativi ai temi della recente riforma fiscale del governo dove emergono molti casi, soprattutto di pensioni minime, in cui le tasse sono aumentate invece di dimimuire, e della Società della Salute che proprio il 10 marzo scorso ha insediato il Comitato di partecipazione . Su quest’ultimo argomento e sui protocolli d’intesa con i Comuni che vengono sottoscritti proprio in questi giorni, interverranno il Sindaco di Bibbona Fiorella Marini, e l’assessore al sociale del comune di Cecina Lippi. Concluderà i lavori in mattinata Alessandro Del Carlo, della presidenza regionale della Cia. Al termine, il pranzo sociale nello stesso agriturismo, mentre nel pomeriggio gruppi saranno guidati in azienda alla visita di nuovi impianti ed alle cantine. Sarà attivato anche il tavolo per la raccolta delle firme per la richiesta al governo di far apporre nei banchi di vendita dei prodotti agricoli il doppio prezzo (quello al produttore e quello al consumatore), nell’ambito dell’iniziativa in corso da novembre da parte della Cia.
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