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  Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori

Direttore responsabile: Alfredo Bernardini. Direzione, Redazione, Amministrazione via Mariano Fortuny 20, 00196 Roma. Tel. 06/326871, Fax 06/3226674, e-mail NuovaAgricoltura@cia.it

Anno 47 - n. 47 10 marzo 2005
ATTUALITÀ
  • I lavori della Direzione nazionale Cia. Approvato un documento sulle politiche sociali in occasione delle elezioni regionali del 3 e 4 aprile
TERRITORIO
  • Cia Calabria: incontro con Sergio Abramo, candidato alla presidenza della Regione
  • Cia Umbria: incontro su agricoltura e mutamenti climatici
  • Veneto: seicento pensionati Cia festeggiano la giornata della donna
APPUNTAMENTI
  • Domani la Direzione nazionale dell’Agia
  • Cia Lazio incontra Marrazzo
  • “Le chiavi del sorriso” a Civitanova Marche
  • Sicilia: domani a Canicattì manifestazione in piazza

 

ATTUALITÀ


I lavori della Direzione nazionale Cia. Approvato un documento sulle politiche sociali in occasione delle elezioni regionali del 3 e 4 aprile

 

La Direzione nazionale della Cia si è riunita ieri a Roma sotto la presidenza del presidente nazionale Giuseppe Politi. I lavori sono stati aperti da una relazione del vicepresidente Enzo Pierangioli. Presenti alla riunione i componenti della Presidenza nazionale Alessandro Salvadori e Carmelo Gurrieri.

Dopo la relazione del vicepresidente Pierangioli, sono stati presentati i progetti di programma delle associazioni  Donne in Campo, Agia e Anp e delle Aree di lavoro. E’ stato anche illustrato un progetto di comunicazione.

La Direzione, al termine di un ampio e articolato dibattito e alle conclusioni del presidente Politi, ha approvato un documento sulle politiche sociali in occasioni delle elezioni regionali del 3 e 4 aprile prossimi. Di seguito pubblichiamo il testo del documento.

 

Tra poche settimane si rinnoveranno i Consigli delle 14   Regioni a Statuto ordinario. Sicuramente tornerà in primo piano, nel confronto sui programmi dei candidati che coinvolgerà sia i cittadini che le forze economiche e sociali, il tema del sistema di Welfare, della sua qualità, del suo finanziamento.

Nelle Regioni a Statuto ordinario il 75% del bilancio è destinato alla sanità. L’incidenza della spesa sanitaria sul PIL in Italia, attorno al 6%, è un po’ inferiore alla media Ocse; va ricordato, peraltro, che la spesa pubblica copre soltanto il 70% della spesa sanitaria complessiva e comunque la stessa in larga misura assorbita dai soggetti ultrasessantenni.

Avendo come riferimento che il compito fondamentale di ogni servizio sanitario è quello di tutelare e promuovere la salute di tutti i cittadini e per fare ciò deve essere in grado di comprendere i bisogni di un mondo che cambia.

L’Italia in questi anni è cambiata e insieme al contesto sociale, scientifico e tecnologico sono mutati i bisogni assistenziali della popolazione e sono emerse nuove esigenze di cura e di assistenza legate in specie alle cronicità. Infatti, l’innalzamento dell’età media, dovuto anche alla diminuzione della mortalità per patologie acute, ha portato ad un incremento di patologie croniche - degenerative collegate all’età.

È pertanto necessario che il servizio sanitario se vuole essere efficiente deve affrontare la domanda di assistenza che i cittadini oggi richiedono e che è diversa da quella tradizionale, essendo incentrata su cure specifiche e di lunga durata e soprattutto dall’integrazione tra prestazioni sanitarie e sociali.

In materia di servizi sociali, inoltre, le ultime leggi finanziarie hanno pesantemente limitato l’attuazione della legge n. 328/2000 diminuendo il finanziamento del Fondo nazionale per le politiche sociali con la conseguenza che tuttora manca la definizione dei livelli essenziali di assistenza sociale (Liveas) e che si sono lasciati ancora più scoperti finanziariamente i Comuni che ormai, in una logica di governance multilivello, sono i principali erogatori dei servizi sociali ai cittadini. Ovviamente così si sono aggravate le difficoltà dei piccoli comuni e delle aree rurali.

Le politiche di Welfare, dunque, a più di tre anni dall’entrata in vigore della riforma costituzionale (del Titolo V) e dopo quattro anni dall’approvazione della legge n. 328/2000 “legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali” per la CIA rappresentano, in ciascuna Regione un decisivo terreno di valutazione delle scelte amministrative ed istituzionali compiute da coloro che hanno fin qui esercitato responsabilità di governo, ma anche di confronto concreto e diretto con i candidati dei diversi schieramenti politici sulla scena.

Per quanto riguarda la politica e l’organizzazione sanitaria, la Cia sottolinea che, a partire dalle esperienze  concrete avviate in ciascuna Regione per contenere la dinamica della spesa di settore e contestualmente tendere ad una migliore qualità del servizio, occorre sottolineare con fermezza, anche alla luce del preoccupante andamento parlamentare della riforma costituzionale, quanto sia problematico pensare ad un modello che affidi allo Stato la tutela della salute e alle Regioni la competenza esclusiva in materia di organizzazione sanitaria.

È un confine difficile da tracciare se vogliamo garantire un vero sistema sanitario nazionale incentrato sulla garanzia dell’universalismo del diritto alla salute dei cittadini.

Inoltre, vista la realtà spesso marcatamente differenziata tra le diverse aree del Paese, c’è il rischio di creare  differenti sistemi sanitari regionali, approfondendo così ritardi e squilibri esistenti da sempre.

La Cia intende contrastare queste possibili derive. Noi da sempre sosteniamo l’esigenza di un riequilibrio economico, sociale e territoriale e di un modello di governance fondato sul federalismo cooperativo e solidale capace di dare nuovo slancio ai territori, specialmente al Mezzogiorno.

Più in generale, per quanto riguarda le politiche sociali, abbiamo alle spalle un decisivo processo di cambiamento: la 328 rappresenta sicuramente una tappa fondamentale, che permette di consolidare una nuova impostazione della programmazione sociale, dove il potere pubblico indica le regole e dà impulso ad un Welfare locale fondato sulla partecipazione e sulla coprogettazione dove i soggetti privati ed il terzo settore sono protagonisti decisivi. I Piani di zona, che sono  il cuore di questa nuova programmazione sociale, permettono di cogliere meglio le articolazioni e le esigenze dai territori.

La Cia chiede a tutti un impegno esplicito a difendere, estendere ed applicare la Legge 328.

La Cia, l’Anp ed il Patronato Inac, si ritrovano pienamente nella nuova impostazione culturale che caratterizza questa legge: quella di una governance allargata delle politiche sociali.

Non più soltanto -ma in diverse realtà regionali ancora non è così- l’integrazione fra il sociale ed il sanitario, ma un governo integrato delle politiche socio-sanitarie con quelle della formazione e del lavoro.

Per noi i servizi alla persona costituiscono un fattore di qualità sociale che contribuisce alla creazione di un ambiente favorevole allo sviluppo delle attività produttive e migliorare la competitività delle imprese e del sistema produttivo.

Il Welfare, la sanità, la scuola ed il lavoro costituiscono il volano per la ripresa e lo sviluppo economico.

La spesa per le politiche sociali va considerata complementare a quella per le politiche di sviluppo.

La Cia riconferma la sua volontà di essere un protagonista a fianco delle imprese agricole impegnate nella sfida della competitività ed è impegnata per un nuovo patto tra agricoltori e società.

Le indagini più attente sulla realtà sociale del nostro Paese e le difficoltà sempre più esplicite a garantire da parte delle Regioni e degli Enti locali gli standard della spesa sociale, mettono allo scoperto in modo pesante la situazione critica della condizione degli anziani, specialmente se soli e non autosufficienti, delle donne, in particolare quelle sole; il costo dei figli e quindi l’inevitabile allargamento della forbice di quella che abbiamo chiamato ”eredità dello svantaggio”; l’incidenza crescente della povertà e delle nuove povertà.

Nel nostro Paese ci sono profonde differenziazioni con conseguenze sociali tutt’altro che trascurabili.

Emerge, su tutto, il profondo divario che separa il Sud dal resto del Paese.

Il rafforzamento dei servizi a sostegno della famiglia, dagli asili nido alle strutture di cura per gli anziani, deve costituire un obiettivo primario di un nuovo Welfare che si ponga l’obiettivo di ridurre la distanza tra Nord e Sud del Paese nella logica del federalismo solidale gia citato come occasione di ammodernamento e sviluppo dell’intero sistema Paese.

Ma anche nelle Regioni del Centro Nord, che negli ultimi anni hanno dato nuovo impulso alle loro politiche di Welfare, è ormai dominante la questione degli anziani e quindi, per noi degli anziani nelle zone rurali ed interne.

La Cia chiede l’impegno, a chi verrà eletto e a chi sarà chiamato a responsabilità di governo nelle diverse Regioni, ad affrontare con decisione e coerenza le sfide che la realtà dei territori fa emergere per impostare, in aperto confronto con tutti gli attori sociali, una nuova stagione delle politiche di Welfare nella quale anche gli agricoltori e le loro organizzazioni di rappresentanza vogliono essere protagonisti.

 

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TERRITORIO


Cia Calabria: incontro con Sergio Abramo, candidato alla presidenza della Regione

 

Si è tenuto oggi a Catanzaro l’incontro tra Sergio Abramo, candidato a presidente della Regione per il centro destra e le organizzazioni professionali agricole. Qui di seguito pubblichiamo il testo integrale del documento che, nell’occasione è stato illustrato dal presidente regionale della Cia Giuseppe Mangone.

 

Il processo di cambiamento avvenuto negli ultimi anni e che ha interessato l’economia e la società, per l’agricoltura ha determinato una situazione che pone, da una parte, numerosi rischi e, dall’altra, anche molte opportunità. Per scongiurare i rischi e cogliere le opportunità spetta un ruolo determinante alle imprese agro alimentari e alle politiche pubbliche. I problemi del comparto agricolo nella nostra regione, in questa fase sono molteplici.

Al primo punto poniamo il problema del reddito degli agricoltori ormai, da tempo, in caduta libera.

I dati del censimento 1990-2000, nella nostra regione, indicano una riduzione del numero degli addetti senza alcun incremento della dimensione media delle aziende che, anzi, diminuisce al di sotto dei 3 ettari.

Aumenta la fascia dei conduttori ultra cinquantacinquenni che rappresentano ben il 65% del totale.

Con il Por Calabria è stato erogato il premio di primo insediamento a circa 2.000 giovani ma, la gran parte di questi non si è potuta insediare per la mancata approvazione del piano di miglioramento aziendale, presentato contestualmente alla richiesta del premio di insediamento. Comunque, la difficoltà a fare reddito non incoraggia l’ingresso dei giovani in agricoltura tant’è che gli stessi non superano il 5% sul totale degli addetti malgrado ciò, i giovani restano una risorsa insostituibile per l’innovazione e lo sviluppo delle aree rurali.

Sono in revisione drastica tutte le forme tradizionali dei sussidi: da quelli garantiti dalla Politica Agricola Comune a quelli nazionali come le pensioni di invalidità nel campo previdenziale e gli assegni dell’INPS nel campo assistenziale.

Questi sussidi nel Sud, soprattutto nella nostra regione, per anni hanno sostituito le politiche di investimenti e di sviluppo  produttivo.

Sono tutti da fare i conti con l’attuazione della riforma Pac, a partire dal primo gennaio 2005 mentre, a livello nazionale, la finanziaria 2005 da una parte effettua una stretta alle forme surrettizie di sostegno al reddito e dall’altra non compie scelte in favore degli investimenti nel settore.

Nella nostra realtà regionale gli indicatori dello sviluppo economico, purtroppo, segnano una condizione di ristagno. Gli investimenti previsti dal Por non  si realizzano con la velocità e la  qualità della spesa necessari mentre,  gli anni scorrono velocemente e il 2006 è ormai vicino.

Negli ultimi anni gli investimenti aggiuntivi per la Calabria sono stati costantemente ridotti, fino alla totale eliminazione.

Le risorse dei fondi  strutturali, da aggiuntive sono diventate sostitutive dell'intervento ordinario.  Così facendo, si è aggravato il divario con il resto del paese e le altre regioni del Sud.

Il tema dello sviluppo economico è stato via via delegato agli strumenti della cosiddetta programmazione dal basso ( legge 488, patti territoriali, eccetera) che hanno sicuramente avuto un ruolo importante, soprattutto, perché hanno fatto emergere una nuova classe dirigente a livello locale ma, da soli, questi strumenti sono assolutamente insufficienti se non  operano nel contesto di un progetto  generale di sviluppo dell'intero mezzogiorno.

Per di più, la finanziaria 2005 per questi strumenti prevede una ulteriore riduzione dei finanziamenti mentre scarsissime sono le risorse destinate alle infrastrutture, ai servizi, alle reti di comunicazione.

Così, la statale 106, l'autostrada Salerno - Reggio Calabria, le trasversali avviate o progettate resteranno così come sono chissà per quanti anni ancora. Inoltre, il taglio dei trasferimenti agli Enti locali avrà conseguenze pesanti sul Welfare delle zone rurali.

Secondo i dati Cerst facendo una elementare simulazione su 2 regioni italiane significative (per opposte ragioni) in termini di reddito pro-capite prodotto (Lombardia e Calabria), si evince che una riduzione dei trasferimenti uniforme dell’1%, impatta negativamente in termini di aumento sull’Irap producendo i seguenti effetti sperequativi:

In Lombardia a fronte di un reddito medio di 24 mila euro il taglio dell’1% produce un aumento dell’Irap dello 0,42%; In Calabria a fronte di un reddito medio di 11 mila euro lo stesso taglio dell’1% produce un aumento dell’Irap del 5,38%.

Siamo già la regione d'Italia a più alta tassazione ma le risorse sono assorbite annualmente quasi esclusivamente dai disavanzi della sanità.

I pochi fondi di bilancio destinati all'agricoltura sono ripartiti per oltre l'80% all'Arssa che, per  i motivi che ben conosciamo e che costantemente denunciamo non riesce ad erogare servizi utili ed efficienti alle aziende agricole.

Il trasferimento delle risorse alla regione per le competenze agricole, per come previsto dalla legge 499 del 1999, la cosiddetta omnibus per l'agricoltura, sono una somma irrisoria, circa 20 miliardi di vecchie lire.

In definitiva, le uniche risorse per l'agricoltura sono quelle relative al cofinanziamento del Por Calabria, asse quattro e del Psr.

Dunque, alla luce dei fatti, al di là delle eclatanti affermazioni, dobbiamo, nostro malgrado, constatare che l'agricoltura, pur rappresentando ben il 5-6% del Pil e del valore aggiunto regionale,  non ha il posto che gli spetta né nelle politiche finanziarie nazionali né in quelle regionali.

Da tanti anni gli agricoltori sono impegnati e con successo a realizzare un’agricoltura incentrata sulla qualità e sulla sostenibilità; un’agricoltura fortemente diversificata che mantiene sulla scena produttiva migliaia di prodotti tipici e tradizionali (273 nella nostra Regione); un made in Italy fiore all’occhiello della presenza e dell’immagine del nostro Paese nel mondo. A fronte di tanto impegno, negli ultimi mesi, i produttori non hanno più una contropartita dal punto di vista del reddito.

La dinamica divergente dei costi e dei prezzi sta fortemente compromettendo la tenuta del settore.

Le prediche sulla qualità come motore dello sviluppo, slogan dei tanti forum voluti da Alemanno, non bastano, se non sono accompagnati da fatti, cioè mezzi e strumenti.

Il mondo agricolo fa il suo dovere onestamente ma, è ben lontano dal vedersi riconosciuti i ruoli e i titoli che gli spettano da parte del Governo.

In Francia sui problemi agricoli, scendono in campo in prima persona il Ministro dell’economia e il Presidente Chirac, in America assume impegni direttamente il presidente Bush e vara la Farm Bill con la quale gli agricoltori americani hanno conseguito un fortissimo incremento dell’avanzo commerciale dell’agro alimentare.

E in Italia? Quando mai abbiamo sentito nominare la parola agricoltura al presidente del Consiglio Berlusconi?

I problemi del reddito degli agricoltori non possono essere più rinviati.

Urge trovare soluzioni agendo in più direzioni:

la prima è sulla materia dei prezzi. Un divario tra prezzi pagati ai produttori e prezzi al consumo finale che ammazza i produttori e scoraggia i consumi.

Quando il prezzo all’origine va su, il prezzo finale esplode subito in alto, quando il prezzo all’origine crolla, quello finale non si abbassa mai.

Il gioco è condotto con uno strapotere della Gdo.

Posto che sono in espansione gli ipermercati e che l’autorizzazione è di competenza delle regioni, occorre un intervento per discutere la politica dei ricarichi.

Occorre un’operazione di trasparenza tra tutti i protagonisti della catena. I produttori e le piccole e medie imprese della trasformazione non possono essere spettatori passivi dell’azione della Gdo. che valorizza solo i prodotti a proprio marchio, senza tenere conto mai degli sforzi per la qualità che si compiono all’origine che sono a totale carico degli agricoltori e non vengono minimamente retribuiti.

La seconda direzione è quella delle filiere e degli strumenti organizzativi dell’agricoltura.

Nella nostra Regione, i problemi di mercato per le produzioni a maggiore incidenza sulla Plv. regionale: olio d’oliva, agrumi, ortofrutta, possono essere affrontati solo se saremo capaci di costituire una moderna ed efficace organizzazione di filiera in grado di assicurare uno sbocco sui grandi mercati europei ed internazionali.

Siamo consapevoli della difficoltà a misurarsi con queste necessità;

conosciamo bene la debolezza dell’industria e della cooperazione calabrese, i ritardi storici delle Op ma, senza un’organizzazione economica della filiera non si va da nessuna parte.

Va resa operativa l’Organizzazione Interprofessionale. E’ lì, non altrove, che si debbono concertare le strategie di penetrazione sul mercato, di valorizzazione della qualità, di equa ripartizione dei sacrifici e dei benefici.

Le Op hanno bisogno di varare nuovi strumenti di raccordo e di concertazione commerciale tra di loro, trovando nelle Unioni nazionali di prodotto ascolto e supporto.

Ci vogliono poi strumenti di gestione delle crisi, che agiscono come cassa di compensazione in grado comunque di garantire la copertura dei costi di produzione alle aziende agricole anche nelle annate nere, sull’esempio di quanto si è messo in piedi in altri Paesi Europei.

Servono controlli sulla qualità che siano efficaci e in grado di prevenire le eccedenze sul mercato, di scoraggiare le tendenze speculative e di evitare il depauperamento qualitativo dell’offerta che trascina tutto al ribasso e che regala potere negoziale solo ai discount.

Per il resto delle nostre produzioni e, soprattutto, per la valorizzazione di quei 273 prodotti tipici censiti e riconosciuti, un ruolo importante può svolgerlo la vendita diretta.

Per il suo sostegno siamo impegnati ad estendere su tutto il territorio i progetti pilota che abbiamo avviato: Scuola in Fattoria, Le Fattorie Sociali, Pensare Globale-Mangiare Locale, Agriturismo si stanno rivelando strumenti formidabili per aprire le aziende ai consumatori e incrementare le vendite dirette.

Un altro elemento da non trascurare, inoltre, è l’apertura al pubblico di piattaforme all’interno dei mercati generali.

La terza direzione è quella della competitività del Made in Italy.

Nel primo semestre 2004 le importazioni di frutta in Italia hanno superato le esportazioni, determinando un saldo negativo di 86 milioni di euro. Così, il nostro Paese, leader in Europa, perde di colpo la posizione di esportatore netto nel comparto del fresco.

Questi punti devono far parte di un progetto nazionale per l’agricoltura.

Per questo la Cia ha proposto di tenere la conferenza nazionale sull’agricoltura e lo sviluppo rurale, indetta dalla conferenza Stato-Regioni.

Una conferenza come sede dove, attraverso anche lo sforzo congiunto tra Istituzioni e parti sociali, definire un progetto per la competitività delle imprese agricole, da perseguire attraverso politiche mirate verso la ricerca e l’innovazione,  la promozione internazionale del Made in Italy, il credito e le assicurazioni, il ricambio generazionale e la mobilità fondiaria, le infrastrutture e la logistica.

Un sostegno specifico dovrebbe essere rivolto alle  imprese operanti nelle aree rurali svantaggiate, attraverso l’introduzione di una fiscalità di vantaggio, in maniera tale da aumentare la loro capacità competitiva.

Poniamo, tra l’altro, alcune questioni che si frappongono come macigni e  ostacolano la crescita dell’agricoltura nella nostra regione.

Il funzionamento dell’apparato burocratico amministrativo.

Da noi, più che altrove, l’inefficienza della burocrazia rappresenta un vero e proprio ostacolo allo sviluppo. L’avvio del Por 2000/2006 avrebbe richiesto un rapido adeguamento del personale e una seria ristrutturazione degli uffici. Si è perso troppo tempo solo negli ultimi mesi sono stati assunti alcuni provvedimenti relativamente alla struttura dell’Assessorato a seguito dei quali, si sta registrando una certa accelerazione dell’attività, ed un  aumento della capacità e, in parte, anche della qualità della spesa. Inoltre, deve essere migliorato il funzionamento del Consiglio regionale e delle Commissioni Consiliari per rendere più spedito l’iter di approvazione delle leggi.

 

La criminalità

 

Con la recente presentazione del rapporto  sulla criminalità  nelle campagne, anche per le alte personalità coinvolte, la Cia era riuscita a porre all’attenzione dell’opinione pubblica, dei Mass Media e delle Istituzioni il problema della solitudine degli agricoltori e delle loro imprese rispetto alla recrudescenza dell’azione della criminalità. Ma, la specificità  agricola non viene ancora percepita nella sua gravità tant’è, che le azioni messe in atto per garantire la sicurezza nelle campagne sono quasi inesistenti e persino quanto previsto nel Pon nazionale sulla sicurezza tutt’ora rimane inattuato.

 

La questione ambientale

 

Se non verranno annullate o drasticamente modificate le scelte del Governo nazionale e della Regione, relativamente alla natura e alla collocazione sul territorio degli impianti a forte impatto ambientale, l’agricoltura riceverà un colpo mortale proprio nelle aree maggiormente sviluppate, a partire dalla piana di Sibari.

La Calabria ha incassato il colpo della mancata industrializzazione si porta dietro una condizione di enorme divario sul versante dello sviluppo economico e sociale rispetto al resto del Paese.

L’ambiente è un bene da preservare.

Esso è uno degli strumenti fondamentali su cui far leva per promuovere il turismo.

È strategico per lo sviluppo dell’agricoltura di qualità per la quale precostituisce una condizione di vantaggio.

L’ambiente è, inoltre, un valore aggiunto nella promozione sul mercato dei nostri prodotti tipici, di qualità certificata.

Credo che tutti i calabresi non possiamo e abbiamo il dovere di non consentire che al danno della mancata industrializzazione si aggiunga oggi la beffa della devastazione dell’ambiente, attraverso l’introduzione sul territorio di corpi estranei che farebbero della nostra regione la  pattumiera dell’Italia.

Governi, Istituzioni locali e regionali  devono rapportarsi al territorio con più rispetto. La Calabria tutta deve mobilitarsi per fare delle coste, dei parchi, delle riserve naturali,  delle montagne una grande risorsa per lo sviluppo.

Un altro punto sul quale la Cia ritiene di dovere insistere riguarda la piena attuazione del piano regionale per la difesa idrogeologica del territorio calabrese, predisposta dall’Assessorato Regionale ai Lavori Pubblici.

L’analisi della situazione del nostro territorio per gli aspetti idrogeologici e più che allarmante per cui  le proposte contenute nello stesso programma non possono restare un pregevole studio su che cosa bisognerebbe fare.

Viceversa, devono rappresentare un elemento centrale delle iniziative della regione al servizio della Calabria.

Produrre più energia si può e quindi si deve ma, in una Regione come la nostra già esportatrice netta, questo deve essere fatto attraverso metodi rispettosi dell’ambiente.

Al posto delle mega centrali bisogna privilegiare i piccoli impianti a partire da quelli  che è possibile istituire all’interno delle aziende agricole per produrre energia da biomasse e, quindi, incrementare la multifunzionalità e la pluriattività delle stesse aziende agricole, così come si sta facendo, con successo, in altre realtà del nostro Paese.

Inoltre, bisogna puntare al solare e all’eolico, come altrettanto valide alternative alle strutture inquinanti.

La Cia non è rassegnata. Da parte sua intende intensificare la propria azione per modificare scelte e orientamenti sbagliati per la nostra terra, ricercando l’unità di intenti e di azioni con tutti i soggetti più sensibili: cittadini, associazioni ambientaliste e, in primis, con le altre Organizzazioni dell’agricoltura e del turismo.

Crediamo che questa sia una esigenza inderogabile se vogliamo dare operatività agli strumenti importanti che pur ci siamo conquistati, per lo sviluppo dei nostri territori, come ad esempio la Legge  regionale per il riconoscimento e l’istituzione dei distretti agro-alimentari recentemente approvata dal Consiglio Regionale. Una legge importante che ci consente di partire da Sibari, realtà più pronta e matura, ed estendere l’azione per la costituzione di distretti in altre realtà della Calabria.

Accesso al credito

Se in tempi brevi, non si creano le condizioni per garantire l’accesso al credito, gli agricoltori non potranno realizzare gli investimenti progettati con il POR. Le continue calamità naturali, negli anni, hanno azzerato il reddito agricolo determinando, con il rinvio delle cambiali, un forte indebitamento con il sistema bancario. La L.R. 14/98 è intervenuta consentendo una rateazione a 10 e 15 anni con 3 anni di preammortamento.

Se il POR fosse partito per tempo, nei primi 3 anni si sarebbero potuti realizzare gli investimenti. Purtroppo, non è andata così. Per cui, oggi, nel momento di massima necessità di nuovo credito per gli agricoltori inizia la restituzione delle rate pregresse per le quali hanno già dovuto impegnare larga parte dei loro patrimoni.

Nel POR Calabria è inserita la misura 4.19 che ha l’obbiettivo di mettere in atto misure di ingegneria finanziaria.

Purtroppo, a tutt’oggi, la misura è pressoché inattuata.

Pertanto, l’unico strumento, a cui si può fare riferimento per affrontare i problemi dell’accesso al credito, resta quello dei Consorzi Fido a sostegno dei quali è stata approvata la legge regionale n. 3/2003 che però ancora non è operativa..

Per meglio comprendere la necessità e l’urgenza dei Consorzi Fido basta dare uno sguardo alle trasformazioni che stanno interessando il sistema creditizio soprattutto dopo il nuovo accordo di Basilea sul capitale.

Il sistema bancario è interessato da trasformazioni epocali: fusioni, incorporazioni, aggregazioni, acquisizioni ecc. che hanno generato una serie di problematiche quali:

- riduzione dei costi. La strategia che si sta utilizzando è quella della drastica  riduzione del personale, specie quello con più anni di servizio e quindi con un costo maggiore; tutto ciò, però, sta privando il sistema di una serie di funzionari con elevata esperienza nella valutazione del rischio e/o nella consulenza. La sostituzione di questo personale con i nuovi sistemi informatici di valutazione dell’affidabilità non consentono di vagliare il business aziendale nella sua completezza; semmai sono solo strumenti che facilitano l’interpretazione dell’analisi per i principianti;

- la duplicazione del rischio. E’ cosa nota che la maggior parte delle PMI è sottocapitalizzata e non presenta i necessari parametri per l’affidabilità disposti dalla Banca d’Italia. A suo tempo il problema è stato risolto con l’escamotage del frazionamento del rischio (pluriaffidamento); in altri termini le linee di fido necessarie a sostenere il processo produttivo sono state ripartite fra più banche. Ora è facile immaginare il pericolo per l’imprenditore, quando due istituti con i quali lavora si  fondono: uno dei due affidamenti dovrà essere rimborsato;

- nuovo accordo di Basilea sul capitale. L’introduzione prevista per il 2006 comporterà una selezione più ristretta nella concessione degli affidamenti; il che vuol dire che si andrà incontro ad una situazione di razionamento del credito di portata più ampia rispetto a quella che interessò il panorama delle PMI, con l’uscita dallo Sme (biennio 1993/95).

In questo scenario, che rischia di ledere gli interessi sia delle banche sia delle imprese, si innesta l’operatività dei “Consorzi Fidi” la cui gamma di intervento dovrà essere ampliata oltre l’offerta di garanzia a quella della “consulenza”.

Proprio la consulenza specializzata, infatti, rappresenterà il punto di impegno più alto per i Confidi, al fine di facilitare la conoscenza degli strumenti essenziali alla modernizzazione e alla crescita delle Pmi.

Ciò, è soprattutto necessario per colmare le lacune di un ancor poco sviluppato ed organizzato mercato di servizi nel quale: la “domanda” non viene avanzata in quanto l’imprenditore, il più delle volte, non ha ancora la giusta consapevolezza delle problematiche aziendali, mentre la “offerta” non tiene in debito conto la necessità di passare da una pura e semplice consulenza (che avoca a se l’analisi e la formulazione delle strategie finanziarie) ad un azione di tirocinio in grado di rendere l’azienda capace di autogovernarsi.

 

Una maggiore attenzione verso l’agricoltura

 

Con le manifestazioni del 13 novembre, in Calabria abbiamo  sollecitato una maggiore attenzione anche del Governo e del Consiglio regionale sui problemi dell’agricoltura.

La finanziaria regionale 2005 deve invertire la ormai atavica tendenza alla riduzione delle risorse finanziarie da assegnare al settore, mentre il Consiglio regionale, in questo scorcio di fine legislatura, deve approvare tutte le leggi di interesse agricolo che da anni giacciono nelle commissioni.

L’assessorato all’agricoltura, da parte sua, deve procedere con più speditezza e convinzione per migliorare l’efficienza e l’efficacia dell’apparato burocratico amministrativo che, in Calabria, resta una pre – condizione per attuare qualsiasi scelta di politica agraria.

Su questi temi avremmo dovuto lavorare in uno sforzo congiunto, attraverso il metodo della concertazione nei rapporti Organizzazioni-Governo.

Così, purtroppo, non è stato.

Il tavolo agro - alimentare costituito con la L.R. 24/2002, è stato ufficialmente insediato soltanto qualche giorno fa.

In ogni caso, i problemi che  a suo tempo abbiamo posto a sostegno della richiesta di costituzione del tavolo sono, purtroppo, ancora irrisolti e, pertanto, confermiamo tutto il nostro impegno per discuterne e per contribuire a superarli, nonchè  per utilizzare le opportunità che, se sapute cogliere, vi sono.

Pensiamo in primis a quelle derivanti dalla Politica Agricola Comune, sia nell’ambito delle tradizionali politiche di mercato sia nelle nuove politiche di sviluppo rurale.

Il disaccoppiamento ripristina lo stato di libertà di iniziativa delle imprese in un quadro di nuove regole.

Questo può consentire di mettere a frutto anche le novità del campo legislativo inerenti le attività e la multifunzionalità che la legge di orientamento è modernizzazione dell’agricoltura ha aperto per le forme nuove dell’impresa agricola e rurale.

 

Azioni a sostegno dell’imprenditoria femminile in agricoltura

 

Conferma di impegno e di dotazione finanziaria, da parte dell’amministrazione regionale, a favore della legge 215/92 sull’imprenditoria femminile. Con la disponibilità ad impegnarsi, inoltre, per la riforma della legge di modo che, ad esempio, le graduatorie regionali non inseriscano nel macrosettore “commercio, turismo, e servizi”  le domande per investimenti nell’agriturismo.

L’istituzione di Osservatori Regionali per l’imprenditoria ed il lavoro femminile in agricoltura, sull’esempio dell’ONILFA, operativo da anni presso il Mipaf. Tali osservatori dovrebbero avere l’obiettivo di monitorare, valorizzare e promuovere le diverse espressioni del lavoro delle donne in agricoltura, incentivare la formazione e l’innovazione.

Messa in atto di azioni speciali di promozione delle produzioni di aziende femminili all’interno di fiere e mercati, come valore aggiunto del marketing regionale.

 

Una maggiore attenzione per un nuovo “stato sociale nelle aree rurali”

 

Anche in Calabria le politiche di “Welfare State” devono compiere un salto di qualità.

E’ sotto gli occhi di tutti la condizione di assoluta inadeguatezza nella quale versano le strutture sanitarie della regione, che inducono ancora molti a compiere i cosiddetti viaggi della speranza per sottoporsi ad interventi di una certa delicatezza.

Così come sono altrettanto noti sprechi, disfunzioni, mancate razionalizzazioni che hanno portato a dissesti finanziari che pesano ulteriormente sulle spalle dei cittadini della regione.

Lo stesso si può affermare per gli interventi di natura socio-assistenziale, dove nel corso degli anni si è operato con interventi volti alla proliferazione delle case di cura e di assistenza piuttosto che in direzione di una impostazione tendente a privilegiare il principio generale che la casa resta il migliore luogo di prevenzione, cura e riabilitazione.

E’ auspicabile che con l’approvazione del Piano Sanitario regionale e della nuova legge per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali, si riesca a superare limiti, insufficienze e ritardi che hanno posto, anche in questo campo, la Calabria in fondo alle varie classifiche.

Per poter fare tutto questo è necessario che questi strumenti legislativi abbiano la necessaria dotazione finanziaria per poter operare in direzione di servizi e prestazioni qualitativamente efficaci, avendo cura di non trascurare le aree extraurbane e di montagna, caratterizzate principalmente dalla dispersione della popolazione e dalle difficoltà di accesso ai servizi che di norma si concentrano laddove c’è una maggiore densità di popolazione.

Occorre, infine, con il protagonismo degli Enti locali e delle varie Organizzazioni sociali, sviluppare una programmazione che favorisca l’integrazione tra il sistema sanitario e quello sociale, attraverso i Piani di zona prodotti dagli ambiti territoriali, ispirandosi ai principi di sussidiarietà, cooperazione, efficacia, efficienza ed economicità.

In definitiva, è necessario prestare la giusta attenzione anche ad un nuovo “Stato sociale” nelle aree rurali per contribuire a migliorare le condizioni di vita e di permanenza di tutti coloro che, spesso in condizioni difficili e disagiate, continuano ad abitarci, tra l’altro garantendo, con la loro presenza, una sorta di presidio e di difesa dell’ambiente e del territorio.

 

Concertazione

 

Il Tavolo Agroalimentare istituito presso la presidenza della Giunta Regionale, in attuazione della legge regionale 24/2002, deve essere la sede dove praticare efficacemente la concertazione, per elaborare ed attuare il progetto strategico sullo sviluppo dell’agricoltura regionale nel contesto dello sviluppo economico della Calabria.

 

Fiscalità di vantaggio nelle aree rurali svantaggiate

 

Vanno individuate e attuate una serie di misure, soprattutto in materia fiscale, per sopperire allo svantaggio competitivo delle imprese che operano nelle aree rurali fortemente svantaggiate, rispetto alle altre realtà territoriali della Regione.


Cia Umbria: incontro su agricoltura e mutamenti climatici

 

Si è tenuto oggi, a Perugia nella sede della Confederazione italiana agricoltori dell’Umbria un incontro, coordinato da Walter  Trivellizzi, presidente regionale Cia, sulle conseguenze per l’agricoltura dei drastici mutamenti climatici che si sono verificati negli ultimi anni.

Erano presenti i professori Orlandini dell’Università di Firenze e Monotti dell’Università di  Perugia, l’architetto Trinei dell’Assessorato all’Ambiente della Regione Umbria, Massimiliano Squadroni della Cooperativa Naturalia e Alfredo Fasola, presidente dell’Associazione Probio.

I partecipanti  hanno convenuto di dare un seguito  operativo  al convegno organizzato sul tema in discussione dalla Cia a Marsciano nell’ottobre 2003, promovendo  indagini sistematiche sul territorio da parte delle Università di Perugia e Firenze, utilizzando anche le esperienze di agricoltori umbri alle prese con le conseguenze negative sulle loro colture di annate siccitose o di fenomeni climatici estremi.

E’ stato anche sottolineato il contributo sul campo della rilevazione meteorologica regionale della Cooperativa  Naturalia, contributo considerato essenziale dagli agricoltori e di cui si è auspicato il coordinamento con l’Assessorato regionale Ambiente e con l’Agenzia regionale per  la protezione ambientale (Arpa).

 


Veneto: seicento pensionati Cia festeggiano la giornata della donna

 

Si è svolto lo scorso 8 marzo a Lozzo Atestino (Padova) presso il Centro conferenze della Banca dei Colli Euganei  del Credito Cooperativo il convegno della Associazione pensionati  veneta intitolato “Servizi sociali erogati dai comuni del Veneto - Conoscerli e analizzarli”.

Hanno partecipato al convegno 600 pensionati, molti sindaci e assessori per i Servizi Sociali dei comuni intervistati, politici e parlamentari.

Scopo del Convegno era quello di illustrare e mettere a confronto i dati raccolti presso i comuni durante un monitoraggio fatto dalle strutture delle Anp provinciali in cui veniva rilevato il livello di erogazione dei servizi sociali in tutto il Veneto.

L’apertura dei lavori, ai quali è intervenuto il presidente nazionale della Cia Giuseppe Politi, è stata fatta da Alessandro Ghiro, presidente della Cia del Veneto, il quale  sottolineato l’importanza di un grande lavoro di analisi e conoscenza che dovrebbe essere fatto in tutti i settori della Confederazione e che occorre entrare nel merito delle questioni richiede uno sforzo di conoscenza molto impegnativo, ma che vale la pena di essere fatto per avvicinarci agli associati e ai cittadini per conoscerne i bisogni e per cercare di soddisfarli.

Daniele Toniolo, presidente della Cia di Padova,  ha portato i saluti della Cia provinciale dando la testimonianza di alcuni pensionati in difficoltà e invitando a ricordarsi della donna non solo in questa ricorrenza, ma in tutti i giorni dell’anno.

Giovanna Gazzetta, presidente regionale dell’Anp Veneto, ha svolto la sua relazione in cui ha motivato la scelta di far coincidere questa iniziativa con i festeggiamenti per la festa della donna. “La donna -ha detto Gazzetta- da sempre assolve al ruolo di assistenza sociale in tutti gli ambiti, da quello familiare a quello lavorativo a quello sociale. Quindi oggi festeggiamo la donna e diciamo cosa i comuni sono in grado di offrire per alleviare il lavoro anche delle donne”. Ha parlato poi delle difficoltà dei pensionati per le questioni: sanitarie, le pensioni minime, di tickets farmaceutici e di livelli essenziali di assistenza.

Dino Milanello, segretario dell’Anp padovana, ha illustrato le tabelle dalle quali sono emersi dei dati veramente interessanti. Quello più eclatante la mancanza di omogeneità nel livello di erogazione dei servizi nel nostro territorio e in alcuni casi la mancanza totale di conoscenza da parte dei comuni dell’entità dei bisogni emergenti dalla popolazione.

Il convegno è poi proseguito con l’intervento di Paola Ortensi, presidente nazionale dell’Associazione “Donne in Campo”, la quale, dopo aver rivolto un pensiero particolare a Giuliana Sgrena ed alla vedova di Calipari,  ha ribadito la necessità che i comuni continuino ad erogare servizi. “E’ un modo indiretto -ha affermato-  di fornire reddito ai cittadini, in un momento come questo in cui i nostri pensionati fanno fatica a sopravvivere.

Si sono poi susseguiti gli interventi del pubblico in un dibattito acceso e vivace.

Il presidente nazionale Giuseppe Politi ha chiuso il convegno con una serie di osservazioni. “Il nostro è uno Stato democratico, ma deve dimostrare di saper entrare nella sostanza e non restare nella cornice dei problemi. Lo Stato deve partecipare alla ‘Gara della Vita’ che ogni giorno i cittadini compiono. Deve avere rispetto dei propri anziani e dei cittadini in difficoltà. Le risorse sono poche, non ci si può permettere di sperperarle. La Cia si impegna per interessarsi a 360 gradi di tutte le problematiche dei cittadini e degli anziani in modo particolare, perché sono gli anziani che hanno fatto grande questo paese”

La giornata è poi proseguita con i festeggiamenti presso il ristorante “Al Cacciatore” di Rovolon, dove tra pietanze gustosissime, balli, lotterie e premi, si è conclusa questa splendida giornata della donna.

 

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APPUNTAMENTI


Domani la Direzione nazionale dell’Agia

 

Domani venerdì 11 marzo a Roma, alle ore 10.00, presso la sede nazionale della Cia  (in via Mariano Fortuny, 20-salone V piano), è convocata la Direzione nazionale dell’Associazione giovani imprenditori agricoli (Agia). La riunione avrà il seguente ordine del giorno: presentazione organismi dirigenti neoeletti; definizione kit base del dirigente; tesseramento 2005; aggiornamento strumenti normativi a favore dei giovani (Dlgs185/2000, credito d’imposta ai sensi Dlgs 99/2004); iniziative per il 20 marzo 2005; “Gran tour della qualità alimentare” del 5-8 maggio 2005 a Milano; programma di lavoro Ceja; Missione Tellus 2005: brochure allargamento e duplicazione cd kit. Alla Direzione sono stati invitati il presidente della Cia Giuseppe Politi e la Presidenza nazionale della Cia.


Cia Lazio incontra Marrazzo

 

Oggi pomeriggio, alle ore 17,  a Roma, presso la Cia del  Lazio (in via Edoardo D’Onofrio 57), si svolgerà un incontro tra i rappresentanti della confederazione regionale e il candidato alla Presidenza della Regione Piero Marrazzo.


“Le chiavi del sorriso” a Civitanova Marche

 

“Le chiavi del sorriso”, il riconoscimento dedicato ai piccoli grandi gesti di solidarietà quest’anno si ferma Civitanova Marche. Domani venerdì 11 marzo, alle ore 17, presso l’Hotel Miramare, la Fondazione Cesar e il Consiglio regionale Unipol delle Marche consegneranno le onorificenze a chi nel corso dell’anno e della propria storia, personale ed associativa , si è dedicato con grande impegno al prossimo. Alla cerimonia parteciperanno, tra gli altri, il presidente del Consiglio regionale Unipol Marche e presidente regionale della Cia Franco Fiori e il presidente della Fondazione Cesar Enea Mazzoli.


Sicilia: domani a Canicattì manifestazione in piazza

 

“La crisi dell’agricoltura è un problema per tutti”. Con questo slogan a Canicattì, in provincia di Agrigento, scenderanno domani in piazza agricoltori, commercianti, artigiani e lavoratori dipendenti. Alla manifestazione organizzata da Cia, Coldiretti e Confagricoltura, aderiscono anche Cgil, Confesercenti, Confcommercio e Cna.

All’appuntamento saranno presenti anche numerosi sindaci e amministratori comunali dei paesi dell’importante comprensorio agricolo. La mobilitazione riguarda, infatti, oltre Canicattì, anche gli altri comuni interessati alla produzione dell’uva Italia e dell’ortofrutta cioè Naro, Campobello di Licata, , Castrofilippo, Racalmuto, Grotte e Camastra per la provincia di Agrigento e Delia per la provincia di Caltanissetta.

L’appuntamento è per le 9,30 a piazza San Diego, da lì poi si snoderà un corteo che percorrerà le vie cittadine che si fermerà in piazza 4 novembre dove si svolgerà il comizio conclusivo.

Gli agricoltori lamentano che gelate e nevicate in aggiunta alla recente  crisi di mercato e alle promesse non mantenute stanno distruggendo l’agricoltura del comprensorio. “Per superare l’emergenza più drammatica degli ultimi anni, si legge nella piattaforma della manifestazione, i produttori agricoli aspettano l’emanazione di urgenti provvedimenti da parte del Governo nazionale, regionale e provinciale”.

Tra le richieste degli agricoltori, l’immediata attivazione della protezione civile per fronteggiare l’emergenza dei danni alle strutture dei vigneti, l’accelerazione delle procedure per il riconoscimento dello stato di calamità naturale; contributi straordinari da provincia e comuni per il ripristino dei vigneti distrutti dalle recenti nevicate; interventi urgenti per il ripristino della viabilità rurale.

 

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