| Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori | |
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| Anno 54 - n. 31 | 10 febbraio 2012 |
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“La riunione del Tavolo verde dedicata ieri ad un primo esame dell’emergenza maltempo che si registra, anche oggi, in numerose aree rurali, è stato un momento utile per definire una strategia che, facendo tesoro delle inadempienze e carenze di interventi riscontate in questi giorni, consenta di affrontare in maniera decisamente più adeguata le numerose criticità riferite prioritariamente alle condizioni di vita delle popolazioni rurali”. E’ il commento del direttore regionale della Cia Basilicata Luciano Sileo. “Oltre all’impegno manifestato dall’assessore Mastrosimone, consideriamo positivo l’intervento della Prefettura di Potenza -aggiunge Sileo- per consentire la circolazione oggi degli automezzi pesanti che trasportano prodotti ortofrutticoli freschi ed alimentari in genere, latte da conferire a strutture di trasformazione, mangimi per il bestiame. Nel capoluogo di regione -continua il direttore regionale- si cominciano a segnalare scaffali vuoti in negozi e supermercati soprattutto per frutta e verdura e quindi gli agricoltori sono fortemente impegnati a garantire i rifornimenti necessari per il fine settimana. Anche in questa occasione, come abbiamo già fatto la settimana scorsa, mettiamo in guardia i consumatori e le autorità di vigilanza contro possibili speculazioni sui prezzi di vendita dell’ortofrutta. I rincari sino al 200 per cento non hanno alcuna motivazione perché sui campi ai produttori si paga e non sempre il prodotto solo qualche centesimo di aumento al kg.”. “Stiamo seguendo l’evolversi della situazione meteo per contribuire insieme alla Protezione Civile, alle Province, ai Comuni il superamento della fase d’emergenza come abbiamo già fatto con i nostri trattori e mezzi agricoli liberando strade interpoderali, comunali e provinciali. Solo successivamente -continua Sileo- affronteremo la seconda fase, quella della stima dei danni a strutture zootecniche, capannoni, colture arboree, con la necessaria dichiarazione di stato di calamità naturale che, va precisato, non ha nulla a che fare con la dichiarazione di stato di emergenza e pertanto non implica l’applicazione della ‘tassa sulle disgrazie’ consentendo invece agli agricoltori di accedere ad aiuti di stato e ad agevolazioni contributive e fiscali”. Tra le situazioni di più acuta emergenza, Paolo Carbone responsabile dell’Ufficio economico della Cia Basilicata, segnala la situazione delle contrade Trionte, Malacanale, Fondi-Tre Cancelli nel territorio di Tricarico sino ai confini con San Chirico Nuovo, oltre che delle contrade dei comuni della Collina Materana. “In quest’area -afferma Carbone- c’è ancora molto da fare prima di considerare superata ogni criticità e siamo preoccupati per la ripresa dalle prime ore della mattinata delle nevicate”.
L’agricoltura piemontese è nella morsa del gelo. Le estreme temperature registrate negli ultimi giorni, specie nel periodo notturno, allarmano non poco l’intero mondo agricolo piemontese. I danni che si registrano vanno a gravare su aziende già messe in seria difficoltà dalla crisi economica ed angustiate per i recenti provvedimenti legislativi che aumentano pesantemente il carico fiscale. A destare maggiore apprensione sono le piantagioni di kiwi, pesche, albicocche, le colture orticole, nonché le piante giovani e le viti da vivaio. Le precauzioni degli agricoltori sono state applicate al massimo delle possibilità, ma l’eccezionalità del freddo potrebbe rendere vane, almeno in parte, le cautele impiegate. La viabilità difficoltosa rende problematico lo spostamento delle merci e l'approvvigionamento di foraggio e mangimi da parte delle aziende di allevamento collocate nelle zone più disagiate. Le temperature sotto zero ghiacciano anche le tubazioni che portano l'acqua agli abbeveratoi e mettono fuori uso gli abbeveratoi semiautomatici. Stalle e serre, inoltre, devono essere costantemente riscaldate e questo comporta costi elevati per le aziende. Ritorna anche il rischio della speculazione sui prezzi al consumo. Nei giorni scorsi sulle piazze del Nord ci sono stati rincari incontrollati dei listini, anche del 15-20 per cento, non sempre giustificati dalle situazioni critiche determinate dal maltempo. “Siamo molti preoccupati -ha dichiarato il presidente regionale della Cia Piemonte Roberto Ercole- per i danni prodotti dalle abbondanti nevicate e dal gelo alle produzioni zootecniche ed agricole e per possibili effetti delle basse temperature sugli impianti arborei e, più in generale, sull’andamento dell’annata agraria. I nostri tecnici sono all’opera per una prima stima dei danni alle strutture, agli allevamenti ed alle colture, onde avere al più presto un quadro della situazione, anche se la verifica completa degli effetti delle gelate sarà possibile solo più avanti, in primavera ed in estate, quando saranno evidenti anche i danni subiti dalle piante da frutto e dalle viti. Adesso è difficile capire se effettivamente le piante abbiano sofferto il gelo estremo e soprattutto, se siano compromesse del tutto”. “Bene ha fatto la regione Piemonte ad avviare l'iter per la richiesta di calamità naturale -ha proseguito Ercole-. Le strutture territoriali della Cia offriranno la massima collaborazione per fornire la documentazione necessaria. E' incontestabile che in Piemonte esistono gli estremi per il riconoscimento dello stato di calamità. Il problema vero, però, sono le risorse, dal momento che quasi tutte le regioni italiane sono intenzionate a fare altrettanto. Senza una dotazione finanziaria adeguata, le richieste dello stato di calamità rischiano di non sortire alcun effetto pratico. In mancanza di risorse corrono il pericolo di restare sulla carta anche le provvidenze previste dal Fondo di solidarietà nazionale, che rimane lo strumento principale per dare risposte ai bisogni delle imprese agricole danneggiate". “L'arrivo del freddo ha fatto crescere -ha concluso Ercole- il ricorso al riscaldamento delle strutture serricole e delle stalle e ciò sta determinando un forte incremento di consumi di carburante. La voce ‘energia’, già in salita costante in quest’ultimo anno, sta diventando insostenibile. Per molte aziende esiste il fondato pericolo di uscire dal mercato. E’ indispensabile la rapida reintroduzione del ‘bonus gasolio’, senza il quale le nostre aziende difficilmente possono ritornare ad essere competitive”.
Secondo la Cia, si tratta di una cifra destinata a salire ancora se il gelo polare continuerà a colpire il nostro Paese. L’agricoltura è già allo stremo e c’è molta paura per le nevicate del fine settimana. I danni al comparto ammontano già a 250 milioni di euro, il doppio se si considera l’intero agroalimentare “made in Italy”. Il maltempo fa lievitare la spesa delle famiglie italiane, non solo per il riscaldamento ma anche per la tavola. Così come il consumo di metano è cresciuto del 30 per cento nella prima settimana di febbraio rispetto allo stesso periodo del mese scorso, così il budget per il carrello alimentare è già lievitato del 10 per cento nel confronto con gli stessi giorni di gennaio. L’effetto “accaparramento”, insieme ai fenomeni speculativi sui prezzi di frutta e verdura, provocati dalle gelate nei campi e dalle difficoltà di distribuzione delle merci per i rallentamenti e i blocchi dei tir su strade e autostrade, hanno già portato a un esborso di 50 euro in più a famiglia rispetto allo scontrino mensile per cibo e bevande. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori. Considerato che la spesa per gli alimentari è pari mediamente a 467 euro al mese per nucleo familiare, vuol dire che gli italiani a febbraio ne spenderanno invece 517. Un aggravio già acquisito e destinato a salire ancora -prosegue la Cia- se neve e freddo polare continueranno a infuriare in tutt’Italia. Allo stesso modo -osserva la Cia- è destinata a crescere ancora anche la stima dei danni all’agricoltura. Il maltempo è finora costato al settore primario 250 milioni di euro, che diventano 500 se si considera l’intera filiera dell’agroalimentare italiano, dal campo ai trasporti al dettaglio. E il peggioramento delle condizioni meteo nel week-end preannuncia nuovi problemi e ulteriori spese per i produttori. Ad oggi sono ferme più di 50 mila aziende agricole e oltre 8 mila restano senza luce e gas. Inoltre -ricorda la Cia- il 30 per cento dei raccolti in campo aperto (cavoli, radicchio, carciofi, indivia e cicoria) è andato perso, completamente “bruciato” dal gelo. Poi vanno aggiunti i danni alle migliaia di strutture aziendali come serre, cascine, depositi, magazzini e stalle, danneggiate o crollate sotto il peso della neve. In più, ben il 5 per cento delle piante, tra alberi da frutta, olivi e viti, è stato distrutto, e sono già morti per il freddo eccessivo 10 mila animali, tra mucche, pecore, cavalli, maiali e polli. Infine c’è l’incremento “stellare” della bolletta energetica, visto che con le temperature siberiane, gli agricoltori devono ricorrere massicciamente al riscaldamento di serre e stalle.
La Cia si è già attivata presso le autorità competenti. E’ urgente il rinvio di tutti i pagamenti, dai mutui ai tributi fiscali, ai contributi previdenziali per tutte le aziende situate nelle zone agricole devastate dal maltempo. E’ quanto sollecita la Cia-Confederazione italiana agricoltori che già si è attivata per accelerare le procedure necessarie per la dichiarazione dello stato di calamità nei territori danneggiati dalla neve e dal gelo. Il rinvio dei pagamenti -avverte la Cia- è una misura indispensabile per tantissime aziende agricole che hanno subito danni ingenti, sia per la perdita di raccolti (soprattutto orticoli) sia per l’impossibilità di trasportare merce deperibile (frutta, verdure, carne, latte e uova) ai mercati all’ingrosso. In questo momento di grande difficoltà per gli agricoltori -sottolinea la Cia- è necessario evitare ulteriori costi per le imprese che avrebbero un effetto dirompente, con conseguenze gravissime per l’attività imprenditoriale. La Cia, quindi, si è subito attivata presso le autorità competenti per far slittare le scadenze fiscali, contributive e bancarie. Bisogna dare una boccata d’ossigeno ai molti produttori agricoli che stanno affrontando una fase molto critica.
La Cia commenta la decisione della Commissione Ue di aprire una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia per il rinvio del pagamento della multa. Una proroga verso la quale la Confederazione si è opposta con la massima fermezza. Quella delle quote latte è una storia che deve finire e presto. Questa vicenda ci è costata finora oltre 1,7 miliardi di euro, ai quali abbiamo contribuito tutti, compresi gli agricoltori. In questi anni si sono tutelati gli splafonatori, il cui operato ha causato soltanto danni. Mentre si sono ignorate completamente le esigenze dei tantissimi agricoltori onesti che stanno vivendo una fase di grande crisi. E’ quanto sostenuto dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori in merito alla notizia relativa alla decisione della Commissione europea di aprire nei confronti dell'Italia una procedura di indagine formale sugli aiuti di Stato, invitandola a fornire informazioni sulla proroga di 6 mesi al 30 giugno 2011, del pagamento della rata delle multe sul latte in scadenza al 31 dicembre 2010. Verso quella proroga -ricorda la Cia- noi ci siamo sempre opposti e anche con la massima fermezza, perché ritenuta un vero sopruso e un atto di ingiustizia verso chi è stato sempre alle regole nazionali e comunitarie. La partita quote latte ha da troppi anni condizionato l’agricoltura italiana. E’ ora, quindi, di finirla una volta per tutte. La legge c’è. Facciamola rispettare. Per questo motivo la Cia ribadisce che non esiste assolutamente alcun motivo per un’ulteriore proroga del pagamento delle multe. Sarebbe un’assurdità. Bisogna chiudere questo increscioso e mortificante capitolo.
“In alcune aree della Calabria la situazione è davvero preoccupante, e i danni sono rilevanti. Le aziende zootecniche e quelle del comparto ortofrutticolo stanno vivendo giornate difficili, ma adesso cerchiamo anche di vivere questo momento come una situazione favorevole per le tante realtà agrituristiche regionali, soprattutto quelle che operano in Sila ed Aspromonte, che potrebbero trovare paradossalmente giovamento da questa situazione meteorologica”. Lo ha dichiarato il presidente regionale della Cia Calabria Mauro D’Acri. “Le strade, grazie al lavoro dell’Anas, dei Comuni e delle Province interessate, ma anche ai tanti agricoltori che si sono messi a disposizione coi loro mezzi, sono libere e percorribili. Questo week-end -ha aggiunto D’Acri- potrebbe essere sfruttato dai tanti amanti degli sport invernali per dare ossigeno alle aree interne e alle tante realtà economiche che sopravvivono ad ogni difficoltà”.
Si è concluso oggi a Verona il seminario di Agia, l’associazione dei giovani imprenditori agricoli della Cia: “Siamo e vogliamo essere portatori di un progetto finalizzato a individuare un nuovo paradigma produttivo -dice la presidente di Agia Veneto Daniela Giarin- capace di stabilire un rapporto armonico tra città e campagna”. Parte dal Veneto l’appello dei giovani imprenditori agricoli “under 40”, della Confederazione italiana agricoltori, pronti a presentare un documento su un nuovo modello di agricoltura, capace di stabilire un armonico sviluppo tra città e campagna. Il progetto è stato presentato questa mattina a Verona, durante la quinta tappa dal seminario “Agriyou-Terra giovane”, dal titolo “Il dinamismo socio economico delle aree rurali”, organizzato da Agia, l’associazione dei giovani imprenditori agricoli della Cia, ospiti per due giorni della Camera di Commercio scaligera. Presenti il presidente nazionale della Cia Giuseppe Politi e il presidente Agia Luca Brunelli. Il programma pronto a portare “aria nuova” all’agricoltura italiana del ricambio generazionale è stato spiegato dalla giovane presidente di Agia Veneto, l’imprenditrice agricola padovana Daniela Giarin: “Siamo e vogliamo essere portatori di un progetto finalizzato a individuare un nuovo paradigma produttivo capace di stabilire un rapporto armonico tra città e campagna”. I giovani agricoltori Cia sono convinti che serva, “un vero e proprio cambiamento culturale”, in grado di frenare lo spopolamento delle aree agricole, puntando sulla multifunzionalità, il territorio, l’ambiente e i servizi. L’ impegno degli agricoltori ‘junior’ della Cia, messo nero su bianco durante il convegno, proprio nel Veneto urbanizzato -la regione che, secondo i primi dati del 6° Censimento Generale dell’Agricoltura, ha registrato negli ultimi 10 anni un calo del 5,3% di Sau, contro una media nazionale del -2%- suona come un deciso cambiamento di rotta: “Il nuovo modello è un’agricoltura multifunzionale -puntualizza la giovane presidente dei giovani agricoltori di Agia del Veneto- basato sulla reintroduzione di tecniche con le quali le risorse naturali vengono riprodotte e migliorate. Diverso da quello produttivistico funzionale degli anni ’60”. Alla Pac post 2013 i giovani imprenditori agricoli chiedono una revisione profonda dei meccanismi di aiuto al reddito. Secondo una recente indagine della Rete Rurale presentata qualche giorno fa al Comitato Oiga, effettuata su un campione di mille aziende condotte da agricoltori con età maggiore di 55 anni con un figlio di età compresa tra i 18 e i 35 anni ha evidenziato che circa il 50% dei figli non intende subentrare al padre perché giudica insufficiente il reddito derivante dall’attività agricola. Il presidente di Cia Veneto, Daniele Toniolo, intervenuto alla due giorni di Agia a Verona, punta al ricambio generazionale e chiede ai giovani agricoltori il coraggio di diventare i protagonisti di un nuovo modello di agricoltura e di essere pronti confrontarsi con le istituzioni.
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