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  Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori

Direttore responsabile: Alfredo Bernardini. Direzione, Redazione, Amministrazione via Mariano Fortuny 20, 00196 Roma. Tel. 06/326871, Fax 06/3226674, e-mail NuovaAgricoltura@cia.it

Anno 52 - n. 29 10 febbraio 2010
COMUNICATI
  • Agricoltura: grave il “no” alla fiscalizzazione degli oneri sociali, al “bonus-serre” e agli interventi per il settore bieticolo-saccarifero
  • Due pensionati su tre vivono sotto la soglia della povertà. Nelle zone rurali servizi sociali sempre più scarsi. Serve un nuovo welfare
  • Ogm: bene l’etichetta trasparente. Tutela consumatori e agricoltori
  • San Valentino: vince ancora il fiore. E’ il regalo più gettonato e quest’anno è anche conveniente. I prezzi sono in discesa
  • Zucchero: l’Ue punta alla ripresa, ma in Italia si rischia di chiudere
TERRITORIO
  • Accordo bilaterale tra la Cia Veneto e il fondo albanese “Albanian investment company”. Il 12 febbraio la firma
  • Cia di Catanzaro: seminario sulla “Conciliazione monocratica”
  • I lavori della V Assemblea della Cia di Trapani
  • Modena: deposito gas di Rivara, Cia e Copagri preoccupate per il futuro delle produzioni pregiate
APPUNTAMENTI
  • Domani l’Assemblea della Cia di Rimini: agricoltori uniti per un nuovo patto con il territorio
  • Il 16 febbraio l’Assemblea della Cia di Catanzaro

 

COMUNICATI


Agricoltura: grave il “no” alla fiscalizzazione degli oneri sociali, al “bonus-serre” e agli interventi per il settore bieticolo-saccarifero

 

Il presidente della Cia Giuseppe Politi molto critico sulla bocciatura degli emendamenti al ddl sulla competitività in agricoltura. Sono misure indispensabili per la sopravvivenza di molte aziende agricole. Adesso è necessario che vengano inserite nel decreto “Milleproroghe”.

 

“Oggi abbiamo avuto un’ulteriore dimostrazione dello scarso interesse che c’è nei confronti dei pressanti problemi dell’agricoltura italiana. La bocciatura in Commissione Bilancio della Camera di alcuni emendamenti al disegno di legge sulla competitività in agricoltura relativi alla proroga della fiscalizzazione degli oneri sociali per le aziende che operano in territori disagiati (in scadenza il prossimo 31 luglio), al “bonus-serra” per il gasolio e agli interventi nel settore bieticolo-saccarifero è molto grave poiché rende ancora più complessa la situazione delle imprese che fanno i conti con costi sempre più onerosi e in particolare si rende ancora più precario lo scenario per i serricoltori che già vivono una fase di estrema incertezza”. Lo ha sottolineato il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi.

“Le agevolazioni contributive per le zone svantaggiate e di montagna e l’accisa zero per il gasolio, che la Cia ha richiesto di estendere a tutte le imprese agricole, sono misure indispensabili per allentare -ha affermato Politi- la morsa dei costi che stringe l’attività degli agricoltori. Sono interventi che andavano già inseriti nella finanziaria proprio per garantire un quadro di certezze per i produttori che nell’ultimo anno hanno visto crollare i loro redditi (meno 25,3 per cento nel 2009)”.

“La bocciatura in Commissione alla Camera è una doccia fredda che allarma ulteriormente gli imprenditori agricoli. Ora, però, è necessario -ha aggiunto il presidente della Cia- che governo e forze parlamentari pongano al più presto rimedio. L’occasione è il decreto ‘Milleproroghe’ dove poter inserire gli emendamenti necessari per contribuire ad un taglio degli oneri che oggi sopportano gli agricoltori”.

 

 

 


Due pensionati su tre vivono sotto la soglia della povertà. Nelle zone rurali servizi sociali sempre più scarsi. Serve un nuovo welfare

 

L’Associazione nazionale pensionati della Cia ha aperto oggi a Fiuggi la V Assemblea elettiva. La Social Card è stata un fallimento. Aumentare le pensioni minime e avviare una politica di reali sostegni verso gli anziani. Occorre venire incontro a milioni di famiglie che affrontano, senza un adeguato aiuto pubblico o quasi, i problemi dell’assistenza ai non autosufficienti. La relazione del presidente Mario Pretolani. Oggi le conclusioni del presidente confederale Giuseppe Politi.

 

Due pensionati su tre in Italia vivono sotto la soglia di povertà. E sono soprattutto quelli delle zone di campagna e rurali alle prese con una profonda crisi. Le pensioni, in particolare quelle minime, sono inadeguate all’attuale costo della vita, i servizi sociali sono sempre più carenti, mentre l’assistenza sanitaria continua a mostrare evidenti crepe, specie nei confronti degli non autosufficienti, nella maggior parte dei casi anziani. La Social Card è stata un fallimento ed un’esperienza da non ripetere assolutamente. Serve, invece, una politica di reali sostegni che si fondi su un nuovo moderno welfare legato al territorio e su interventi economici che consentano a chi oggi è in grave difficoltà di condurre una vita dignitosa. E’ questo uno degli elementi emersi durante la prima giornata della V Assemblea dell’Anp-Associazione nazionale pensionati della Cia-Confederazione italiana agricoltori aperta oggi a Fiuggi.

E’ stato il presidente dell’Anp Mario Pretolani, nella sua relazione introduttiva, a puntare l’accento sui pesanti problemi che affliggono i pensionati nel nostro Paese. Particolarmente complessa è, tuttavia, la situazione che si registra in ambito agricolo. “La crisi dell’agricoltura, unita alla diminuzione del potere d’acquisto subito dalle pensioni, rende drammatica -ha affermato- la condizione sociale di molti pensionati ancora attivi in agricoltura che vedono sovrapporsi le due difficoltà. L’orientamento del governo di non intervenire a sostegno del settore ma solo di promuovere il ‘made in Italy’ e valorizzare l’agricoltura economicamente sostenibile, favorisce l’abbandono di migliaia di piccole aziende che fino ad ora hanno rappresentato una presenza nel territorio e, quindi, una salvaguardia dell’ambiente e del territorio”.

Per questo motivo -è stato evidenziato durante l’Assemblea, presieduta dal vicepresidente della Cia Enzo Pierangioli- occorre attivare una serie di interventi concreti, ma soprattutto una reale politica sociale di sostegno al settore. “Il nuovo welfare -ha insistito Pretolani- deve riproporre la centralità della persona, in sé e nelle sue proiezioni relazionali, nei suoi diritti, a partire dalla famiglia, una famiglia trasformata. Deve essere un welfare delle opportunità, un welfare territoriale, che si rivolga alla persona nella sua integralità, capace di rafforzarne la continua autosufficienza, perché interviene in anticipo con una offerta personalizzata e differenziata, stimolando comportamenti e stili di vita responsabili, condotte utili a se e agli altri.

Il futuro welfare nel nostro Paese deve, pertanto, saper combinare un aumento dei diritti e delle aspettative dei cittadini con una disponibilità di risorse destinata a diminuire. La percentuale del reddito prodotto nei paesi europei, destinata alle politiche sociali, registra diverse articolazioni, ma nel complesso non è molto diversa.

In Italia la spesa complessiva per la protezione sociale, totale spesa welfare, rappresenta il 49,1 per cento del prodotto interno lordo. “Credo -ha rimarcato il presidente dell’Anp-Cia- sia difficile pensare ad un aumento di questa quota, sapendo che è necessario per l’economia nazionale e per la sostenibilità sociale intervenire per alleggerire la pressione fiscale specie nei redditi inferiori e sapendo che eventuali maggiori spese dovranno essere dirottate verso le politiche giovanili che sono molto carenti. Bisogna incentivare la lotta all’evasione fiscale, far emergere il sommerso e queste risorse destinarle all’alleggerimento generalizzato delle aliquote nei redditi più bassi.

Occorre realizzare -è stato ribadito durante l’Assemblea dell’Anp-Cia, che sarà conclusa domani dal presidente confederale Giuseppe Politi- il federalismo fiscale, quale importante strumento per avviare un percorso di riforme che porti ad un alleggerimento della macchina burocratica dello Stato. Tuttavia, i provvedimenti inseriti nella finanziaria 2010 dimostrano, invece, che non si vuole percorrere questa strada, ma moltiplicare i costi della sovrastruttura dell’apparato pubblico e disarticolare l’unità dello stato federale.

Ai pensionati occorre, comunque, un sistema sanitario efficiente e universalista. Vanno superate le ancora troppo elevate differenze tra la programmazione sanitaria in città, con efficienti ospedali, servizi di avanguardia, e nelle aree rurali o nei piccoli comuni, dove prevale ancora una rete di servizi antiquata, se non addirittura completamente inesistente. E’ necessario organizzare una rete di servizi che trovi nel territorio la risposta a gran parte delle attività di prevenzione e cura delle patologie più comuni. Vi sono territori vastissimi dove non esiste alcun servizio nel raggio di oltre 50 km, nonostante vi siano centri abitati con diverse migliaia di cittadini.

E’, inoltre, indispensabile attivare un servizio che venga incontro a milioni di famiglie che affrontano, senza un adeguato sostegno pubblico o quasi, i problemi dell’assistenza ai non autosufficienti, quasi sempre anziani, e sono costrette a trovare soluzioni precarie, dispendiose, molto spesso umilianti. Occorre, insomma, una politica di indirizzo nazionale sulla non autosufficienza, onde evitare che le diverse sensibilità regionali producano un sistema che senza coordinamenti introduca tali differenze che aumentano le divaricazioni tra le regioni già molto alte nel campo dei servizi.

“Il 2010 -ha concluso Pretolani- è stato proclamato dall’Unione europea l’anno internazionale della lotta alla povertà e per l’inclusione sociale dei meno fortunati. La lotta alla povertà va realizzata attraverso due percorsi. Un aumento delle pensioni minime, 600 euro al mese, ed un’azione sinergica degli organi dello Stato di contrasto attraverso una serie di interventi. Occorre approfittare dell’anno internazionale della lotta contro la povertà per costruire una strategia nazionale tra Governo, Conferenza delle Regioni ed Associazioni dei comuni, rendendo integrata l’azione attraverso una serie di interventi efficaci e coordinati”.

 

 


Ogm: bene l’etichetta trasparente. Tutela consumatori e agricoltori

 

Il presidente della Cia Giuseppe Politi giudica positivamente l’approvazione, in Commissione Agricoltura della Camera, dell’emendamento (primo firmatario l’on. Susanna Cenni) con il quale si prevede l’indicazione dell'eventuale utilizzo di produzioni geneticamente modificate nella catena alimentare

 

”E’ essenziale garantire la massima trasparenza nei confronti dei consumatori e nello stesso tempo dare reali certezze ai produttori agricoli. Per questo riteniamo molto importante l’approvazione, presso la Commissione Agricoltura della Camera, dell’emendamento, primo firmatario l’on. Susanna Cenni, al ddl sulla competitività in agricoltura con il quale si prevede l'indicazione in etichetta dell'eventuale utilizzo di produzioni geneticamente modificate nella catena alimentare”. E’ quanto rilevato dal presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi secondo cui si tratta di un risultato significativo soprattutto in un momento di confusione sul delicato problema del biotech.

“In questo modo -ha aggiunto Politi- si colma un preoccupante vuoto legislativo, specialmente in seguito alla recente sentenza del Consiglio di Stato e al rinvio da parte delle Regioni di misure relative alla coesistenza. Un’etichetta chiara, d’altronde, tutela i consumatori e fornisce l’opportuna chiarezza in attesa di normative ben precise sull’intera materia degli Ogm”.

“Nostro auspicio è che anche l’aula di Montecitorio -ha rimarcato il presidente della Cia- approvi questa misura. Aspettiamo, comunque, che il governo intervenga al più presto con un decreto che vieti la coltivazione di Ogm. Una prerogativa che lo stesso presidente della Commissione Ue Josè Manuel Barroso ha messo in risalto, sottolineando che l’esecutivo di Bruxelles non vuole imporre la coltura del biotech e riconosce la sovranità e l’autonomia dei singoli Stati”.

 

 


San Valentino: vince ancora il fiore. E’ il regalo più gettonato e quest’anno è anche conveniente. I prezzi sono in discesa

 

La Cia evidenzia che, in occasione della festa degli innamorati, verranno donati circa 23 milioni di fiori, con in testa le rose (14 milioni). I listini registrano cali di oltre l’1,5 per cento rispetto allo scorso anno. Ma per i floricoltori italiani la situazione resta sempre difficile, con costi in netto aumento. E su tutto pende il problema del “bonus serra” per il gasolio.

 

Un fiore per San Valentino. E quest’anno conviene ancora di più. I prezzi, infatti, non hanno subito i tanto temuti rincari, anzi, si registrano flessioni superiori all’1,5 per cento rispetto al 2009. A segnalarlo è la Cia-Confederazione italiana agricoltori la quale evidenzia che il regalo floreale, soprattutto tra gli “over 50”, è il più gettonato. Seguono cioccolatini, dolci, capi di abbigliamento e bigiotteria.

Saranno, infatti, circa 7 milioni gli italiani che, in occasione della festa degli innamorati del 14 febbraio, faranno un omaggio floreale. I fiori donati saranno circa 23 milioni, tra rose (le più gettonate con più di 14 milioni di esemplari, più del 60 per cento del totale delle vendite floreali), tulipani, gerbere, viole, lilium, per una spesa al consumo che si avvicina ai 100 milioni di euro.

Per l’acquisto -segnala la Cia- ci si rivolgerà principalmente al fioraio sotto casa (75 per cento), mentre il restante 25 per cento compra fiori ai mercati rionali o ai banchetti allestiti, per l’occasione, da abusivi, per la stragrande maggioranza extracomunitari.

La spesa media per l’omaggio floreale varia da 7 a 15 euro, ma -sottolinea la Cia- si arriva anche a cifre elevate che superano i 50-60 euro. Va molto il fiore reciso (88 per cento), meno le composizioni (35 per cento) e i cesti floreali (4 per cento).

Così anche quest’anno i nostri floricoltori, pur in presenza di un quadro generale del settore carico di problemi e di difficoltà, si sono sbizzarriti nel coltivare e confezionare prodotti floreali che -evidenzia la Cia- rispondano alle esigenze degli italiani, che proprio nel giorno degli innamorati ne acquistano, mediamente, il 10 per cento in più rispetto ai periodi di normalità.

La Cia ricorda, infine, che sono oltre 20 mila le aziende che operano nel settore florovivaistico. Occupano più di 100 mila lavoratori e hanno una produzione annua che supera i 3 miliardi di euro. Nella classifica europea siamo secondi solo all’Olanda. Tutto questo anche se, negli ultimi anni, si è registrata una flessione di mercato che, in alcuni periodi, ha toccato preoccupanti picchi negativi, in particolare nei mercati liguri e toscani, a causa delle pesanti difficoltà, soprattutto in termini di costi produttivi, oggi resi ancora più pesanti dall’ancora irrisolta vicenda dei “bonus serra” per il gasolio.


Zucchero: l’Ue punta alla ripresa, ma in Italia si rischia di chiudere

 

La Cia fortemente preoccupata per la grave situazione del settore. Il governo non è in grado di mantenere gli impegni presi sia a livello europeo che con la filiera. Nell’incontro al ministero confermate le difficoltà a reperire gli aiuti nazionali permessi dalla Commissione di Bruxelles.

 

Zucchero sempre più amaro. Il settore bieticolo rischia di essere cancellato nel nostro Paese. Il governo continua a non mantenere gli impegni presi sia a livello comunitario che nazionale con la filiera per interventi urgenti nel bieticolo-saccarifero. Una situazione drammatica che rischia di gettare sul lastrico aziende e produttori. Così la Cia-Confederazione italiana agricoltori si è espressa dopo il deludente incontro al ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali. Incontro nel quale sono state confermate le difficoltà a reperire gli aiuti nazionali permessi dalla Commissione europea come aiuti di stato a seguito della riforma dell’Ocm zucchero.

Nonostante la continue dichiarazioni di sostegno al settore da parte del ministro Zaia e nonostante l’ottimo lavoro fatto dai tecnici del ministero, allo stato attuale -afferma la Cia- il governo, non è in grado di mantenere impegni presi e questo mette in pericolo un intero settore che già ha subito in questi ultimi anni pesanti riflessi negativi. La bieticoltura italiana rischia così il collasso.

Proprio mentre la Commissione europea prevede di consentire di esportare ulteriori 500.000 tonnellate di zucchero prima della fine di luglio, in Italia -avverte la Cia- senza i fondi dovuti si perderà inevitabilmente quel che resta dell’intera filiera bieticolo saccarifera, ovvero 10.000 aziende agricole e 4 stabilimenti industriali, con oltre 2000 dipendenti. Il tutto a vantaggio di produttori stranieri ancora increduli del possibile “regalo”.

Insomma, per le inadempienze del governo, a pochi giorni dalla campagna di semina, nonché della chiusura dei bilanci consultivi 2009 delle industrie, il settore vive una situazione di estrema preoccupazione e di profonda incertezza

Da qui il pressante invito della Cia al governo affinché s’impegni a reperire al più presto gli 86 milioni di euro (anni 2009-2010) per mantenere in Italia quel che rimane della filiera bieticolo-saccarifera e, nel contempo, ad avviare in tempo le procedure per l’autorizzazione comunitaria per ulteriori fondi nazionali per mantenere in vita gli zuccherifici in produzione.

 

 

 

 

 

 

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TERRITORIO


Accordo bilaterale tra la Cia Veneto e il fondo albanese “Albanian investment company”. Il 12 febbraio la firma

 

Nel corso della V Assemblea elettiva della Cia Veneto, venerdì 12 febbraio, alle 11.30, presso Sala Censer di Rovigo Fiere, il presidente regionale Daniele Toniolo e il presidente del Fondo “Albanian Investment Company Sh.a” (Aic)  prof. Elton Beqiraj, rappresentante dell’associazione governativa operante nell’ambito dello sviluppo rurale della Repubblica dell’Albania, firmeranno un importante accordo bilaterale che getta le basi per il sostegno dello sviluppo delle aziende agricole italiane in Albania e la promozione di programmi di scambio di formazione al lavoro, per agricoltori albanesi presso le aziende agricole associate della Confederazione italiana agricoltori.

Il protocollo tra Cia e Aic si inserisce all’interno delle iniziative promosse dal Forum della cooperazione per lo sviluppo rurale tra l’Italia e l’Albania. La formazione al lavoro sarà una delle priorità dei contenuti dell’accordo. Al momento della firma saranno presenti due ministri della Repubblica di Albania: il ministro per l’Agricoltura albanese  prof. Tokli Tomaj e il ministro per l’Integrazione europea Dorian Druka. Sarà, inoltre, presente il vicepresidente della Regione Veneto Franco Manzato.

In virtù dell’accordo, le aziende agricole confederate Cia potranno sviluppare iniziative per l’insediamento di unità produttive di imprese agricole italiane sul territorio albanese e per la promozione dei loro prodotti agricoli, attraverso scambi commerciali e produttivi con i membri del comparto agricolo di Aic. Il fondo “Albanian investent company-Aic” potrà, invece, promuove gli scambi tra imprese italiane e imprese albanesi, nonché il sostegno all’avviamento di attività agricole commerciali o produttive da parte di aziende italiane che intendono avviare progetti di investimento e cooperazione in Albania. La Confederazione italiana agricoltori sarà soggetto promotore del presente protocollo nel territorio della regione Veneto.


Cia di Catanzaro: seminario sulla “Conciliazione monocratica”

 

Presso i locali della Camera di Commercio di Catanzaro, la Cia provinciale di Catanzaro,  in collaborazione con Agricoltura è Vita Calabria ed Agricoltura è Vita - Catanzaro Srl, ha organizzato con la Direzione provinciale del Lavoro un seminario sulla “Conciliazione monocratica”. I lavori sono stati introdotti da Natalina Rotella, membro della Giunta provinciale della Cia, nonché responsabile del Mercato del lavoro. Hanno relazionato per la Direzione provinciale del Lavoro la R. Mancini, G. Secreti, e M. Santoliquido.

 IL D. Lgs. 23 aprile 2004, n. 124 , che ha dato attuazione alla delega sulla riforma dei servizi ispettivi prevista dall’art. 8, L. 23 ottobre 2004, n. 30 (cd. Legge Biagi), cambia il ruolo e l’immagine dell’ispezione e dell’ispettore in azienda, modificando radicalmente i poteri e le funzioni ispettive. Ci si riferisce, in particolare, al ruolo consulenziale (art. 8, D.Lgs. n. 124/2004) che attribuisce all’ispettore la possibilità di fornire indicazioni operative sulle modalità per la concreta attuazione ed il rispetto della normativa lavoristica e previdenziale.

Tutto ciò in un contesto di vecchi e nuovi compiti attribuiti agli organi periferici del ministero del Lavoro, di prevenzione, promozione, informazione e aggiornamento, da svolgere anche attraverso apposite convenzioni da stipularsi con associazioni, enti e datori di lavoro. Tra questi nuovi poteri ispettivi assume importanza determinante il potere conciliativo  previsto dall’art. 11 del D.Lgs. n. 124/2004. L’esercizio di questo compito costituisce una assoluta novità, sotto il duplice profilo, del conferimento di funzioni conciliative, anche al personale ispettivo, e della attribuzione di un potere conciliativo ad un organo monocratico.

Pertanto, il seminario rivolto a tutti i funzionari della Cia di Catanzaro, ha voluto cogliere l’interpretazione applicativa nell’ambito ispettivo della Dpl di Catanzaro, nella prosecuzione dell’ottica confederale di interscambio ed interlocuzione con gli enti pubblici preposti ai controlli ed alle asseverazioni delle attività lavorative svolte nelle aziende agricole.


I lavori della V Assemblea della Cia di Trapani

 

La Camera di Commercio di Trapani ha ospitato, domenica scorsa 7 febbraio, la quinta Assemblea provinciale della Cia per discutere del processo di autoriforma ed eleggere i ventisette delegati della provincia di Trapani che parteciperanno all’assise regionale del prossimo 19 febbraio.

Nel corso dell'incontro il presidente provinciale della Cia Pino Aleo ha chiesto di procedere alla stipula di un patto tra agricoltori e banche per aiutare le imprese ad uscire dalla crisi economica. L'Assemblea è servita a fare il punto della situazione sul particolare momento di difficoltà che sta attraversando il settore dell'agricoltura.

Tant'è che nell'ultimo anno si sono perse circa cento mila giornate lavorative, come evidenziato dal vicepresidente della Cia di Trapani Vito Tumbarello, col conseguente venir meno di "circa cinquecento posti di lavoro". E le prospettive per il futuro non sembrano promettere nulla di buono, anche perché le imprese si ritrovano strette nella morsa creditizia.

Davanti a questa situazione di difficoltà, il presidente della Cia Pino Aleo ha chiesto di stipulare "un patto tra agricoltura ed istituti di credito, che con la loro politica restrittiva, dettata anche da Basilea 2, escludono le aziende agricole dall'accesso al credito".

Aleo ha anche chiamato in causa il Piano di sviluppo rurale, su cui si è soffermato il vicepresidente dell'Ars Camillo Oddo, presente all'Assembla degli agricoltori assieme all'on. Tony Scilla. Oddo, ha ricordato come nella finanziaria regionale ci sono delle norme che permettono la "ristrutturazione dei debiti".

Per il vicepresidente dell'Ars adesso c'è da rendere esecutive le norme  ed iniziare a lavorare con le tredici banche che hanno già firmato la convenzione con la Regione, facendo aderire all'iniziativa anche altri istituti di credito.

Camillo Oddo si è poi soffermato anche sugli "aiuti in disaccoppiata anche per la viticultura e sui due miliardi di euro previsti nel Piano di sviluppo rurale con ben 19 misure che permetteranno diversi interventi, da quelli legati alla produzione fino alla promozione dei prodotti agricoli.

Ha concluso i lavori il presidente regionale della Cia Sicilia Carmelo Gurrieri che si è soffermato sulle questioni che riguardano gli interventi immediati per sostenere la drammatica situazione in cui versano gli agricoltori.

Inoltre, ha evidenziato come il sistema politico sia molto lontano dai bisogni della vitivinicoltura siciliana e soprattutto trapanese. “Abbiamo sollecitato il governo regionale a sostenere l’aiuto disaccoppiato nel settore vitivinicolo e se ce ne sarà bisogno, nelle prossime settimane, sarete chiamati in massa -ha detto- per sostenere questa importante rivendicazione che sostanzialmente potrebbe ridurre sensibilmente i costi di gestione dell’azienda vitivinicola".


Modena: deposito gas di Rivara, Cia e Copagri preoccupate per il futuro delle produzioni pregiate

 

Quali saranno gli effetti sulle produzioni pregiate del territorio modenese a seguito della realizzazione del deposito sotterraneo di gas a Rivara ? Se lo chiedono con preoccupazione le associazioni agricole Cia e Copagri  di Modena che vogliono certezze su cosa potrebbe accadere al territorio agricolo, alle coltivazioni ed alle popolazioni di una vasta area della Bassa, nel caso in cui il progetto dovesse essere portato a termine. 

La Commissione tecnica multidisciplinare  ha stabilito che il progetto non garantisce il principio di precauzione e sicurezza e ha evidenziato il rischio sismico in una zona particolarmente attiva come quella prescelta -osservano Cia e Copagri- e non nascondiamo i timori per le possibili ripercussioni negative sulle colture: dirette, in caso di scarsa tenuta del deposito con conseguenze su allevamenti e raccolti, indirette per via di una immagine negativa a cui un territorio, conosciuto per le sue eccellenze alimentari e produttive, potrebbe andare incontro”.

Le valutazioni tecniche svolte dalla Regione e dalla Provincia di Modena a giudizio della Cia e della Copagri, non consentono ai cittadini di dormire sonni tranquilli. “Siamo preoccupati per l’intera economia di un territorio -sottolineano le due Organizzazioni agricole- e nel caso specifico del settore agricolo, già oppresso da una lunga crisi. Il progetto, in questo caso, non si può dire che cada dall’alto, bensì striscia subdolo sotto i terreni degli agricoltori che, lo ribadiamo vogliono rassicurazioni sulla sicurezza dell’impianto, che al  momento non ci sono. Per questo motivo partecipiamo il 12 febbraio alla pacifica manifestazione con lo spirito di chi vuole chiarimenti per la tutela della salute dei cittadini e la salvaguardia delle produzioni pregiate del territorio”.

 

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APPUNTAMENTI


Domani l’Assemblea della Cia di Rimini: agricoltori uniti per un nuovo patto con il territorio

 

Il futuro dell’agricoltura locale. E’ questo il tema al centro dei lavori della V Assemblea provinciale della Cia di Rimini che si terrà domani giovedì 11 febbraio presso il Centro Congressi Sgr di Rimini in via Chiabrera 34 (Sala  Acqua). L’inizio dei lavori è previsto per le ore 14.30 con il saluto del  presidente della Provincia di Rimini Stefano Vitali. Seguirà la relazione introduttiva di Valter Bezzi, presidente Cia della provincia di Rimini, su temi specifici e locali, quali impresa agricola aggregata, filiere agroalimentari, distintività delle produzioni e dei produttori, territorialità e sindacato unitario. Una serie di obiettivi per lavorare, nei prossimi mesi, a un nuovo patto e un’alleanza forte con il territorio e tutti i soggetti interni ed esterni al sistema delle imprese locali.

Dalle 15.30 interverranno invitati e delegati Cia con un dibattito. Le conclusioni dei lavori sono affidate, alle ore 17.30,al coordinatore della Giunta nazionale della Cia Alberto Giombetti. Alle ore 18,00 avrà, invece, inizio la sessione di Assemblea congressuale con le elezioni dei delegati al Congresso regionale e la presentazione del bilancio preventivo 2010.


Il 16 febbraio l’Assemblea della Cia di Catanzaro

 

Il prossimo 16 febbraio, alle ore 9.30, presso il Grand Hotel Lamezia si terrà la 5a Assemblea provinciale della Cia di Catanzaro. L’assise sarà presieduta dal vicepresidente provinciale Vincenzo Traversa, mentre i lavori saranno aperti dalla relazione di Franco Lucia, presidente provinciale della Cia di Catanzaro. Le conclusioni saranno svolte da Carmelo Gurrieri, presidente della Cia Sicilia e componente della Giunta nazionale Cia.

Importanti contributi al dibattito saranno portati da Paolo Abramo, presidente della Camera di Commercio di Catanzaro, da Mario Toteda, direttore dell’Autorità di Gestione del Psr Calabria, da Marcello Calbiani, presidente regionale dell’Associazione bancaria italiana, e da Rosario Barresi, direttore regionale dell’Ispettorato centrale repressione frodi.

“La 5a Assemblea  elettiva della Cia  -ha sottolineato Franco Lucia- cade in un momento particolare dell’agricoltura calabrese  e nazionale, caratterizzata da una crisi strutturale che persiste da un decennio. L’obiettivo della Confederazione è quello di concorrere a fare uscire gli agricoltori dalla crisi, proponendo un nuovo modello agricolo da perseguire attraverso il Patto con la società e offrendo loro un nuovo e più efficiente sistema confederale. Un’organizzazione che cambia per cambiare l’agricoltura, attraverso il protagonismo degli agricoltori”.

 

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