| Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori | |
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| Anno 45 - n. 211 | 9 dicembre 2003 |
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Una delegazione del Comitato Mediterraneo della Fipa, guidata dai suoi vicepresidenti, Francesco Serra Caracciolo, vicepresidente della Cia, Abdelbaki Bacha, presidente dell’Unione tunisina dell’agricoltura e della pesca. e Joseph Giva, presidente del Gruppo produzioni mediterranee delle Camere dell’agricoltura francesi, ha incontrato il commissario all’Agricoltura e allo sviluppo rurale Franz Fischler, il presidente della Commissione dell’Agricoltura del Parlamento Europeo Joseph Daul, nonché rappresentanti del programma Meda, del Gabinetto del Commissario Lamy, del Comitato economico e sociale e della rappresentanza italiana a Bruxelles. Questi incontri con la Commissione e il Parlamento erano finalizzati ad esprimere il punto di vista dei responsabili professionali sul ruolo dell’agricoltura nella regione mediterranea ed i percorsi di una possibile cooperazione con la prospettiva di rilanciare il partenariato Euromediterraneo. I dirigenti del Comitato mediterraneo si sono felicitati dei risultati della Conferenza di Venezia che si è prefissa di sviluppare una cooperazione strutturata per quanto concerne lo sviluppo rurale durevole, la qualità dei prodotti e l’agricoltura biologica grazie a specifici finanziamenti Meda. Queste iniziative devono tendere a riattribuire una priorità all’agricoltura nella politica Euromediterranea come fattore essenziale per ridurre la povertà, mantenere nel settore agricolo il maggior numero di addetti e migliorare lo stesso ambiente. Per quanto concerne questi aspetti il Comitato mediterraneo ha rivendicato che le proposte della professione agricola debbano far parte dei grandi progetti presentati dai Governi. Il Comitato ha, inoltre, presentato la propria posizione relativa al processo di libero scambio previsto per il 2010: come previsto dalla dichiarazione di Barcellona, i prodotti agricoli non dovranno essere oggetto di un libero scambio integrale che sarebbe fatale per le aree rurali delle due sponde del Mediterraneo. Lo sviluppo degli scambi deve effettuarsi nel frattempo, nel quadro di accordi bilaterali, nell’ambito della complementarietà e grazie a progetti di partenariato equi di cui possano beneficiare sia gli agricoltori del Sud come del Nord con l’obiettivo di un irrinunciabile coo-sviluppo. In questo contesto il Comitato mediterraneo ha proposto alle autorità comunitarie le seguenti scelte per un partenariato condiviso: - procedere ad uno studio sulle complementarietà possibili nel settore della frutta e dei legumi, in termini di varietà e di calendari favorendo le relazioni tra gli operatori; - definire dei progetti di cooperazione per quanto concerne le produzione di base deficitarie, l’organizzazione dei produttori e le filiere agro-alimentari; - favorire le iniziative che mirano alla qualità dei prodotti basata sulla tradizione legata al territorio con l’obiettivo di promuovere “un marchio mediterraneo”. Il Commissario Fischler ha affermato che una politica mediterranea costruttiva è fondamentale per l’Europa e la pace. Dopo i risultati positivi della Conferenza di Venezia, ha indicato che l’agricoltura deve costituire una priorità nel programma Meda e ha appoggiato le rivendicazioni degli esponenti delle Organizzazioni professionali agricole in termini di complementarietà e di marchio mediterraneo di qualità. Per quanto concerne il processo di libero scambio, Fischler ha messo in guardia i Paesi terzi mediterranei dalle conseguenze di uno smantellamento della protezione tariffaria comunitaria che avvantaggerebbe soprattutto altri paesi più competitivi. Il presidente Daul ha incoraggiato le Organizzazioni agricole a presentare proposte concrete nel settore degli scambi commerciali e dello sviluppo dell’agricoltura per anticipare le sfide politiche, demografiche ed economiche della Regione mediterranea contribuendo ad una loro auspicabile soluzione. In sintonia con i Governi e le istanze comunitarie ed in cooperazione con il Ciheam (centro internazionale degli alti studi agronomici mediterranei), le Organizzazioni agricole opereranno di concerto nei prossimi mesi per definire un programma concreto di partenariato tra le due rive del mediterraneo.
A partire da oggi martedì 9 dicembre inizierà alla Camera dei deputati la discussione sulla Legge finanziaria per l’anno 2004. Nel corso dei lavori in Commissione bilancio sono stati approvati numerosi emendamenti ma, a parte quello relativo al condono fiscale, nessuno ha apportato modifiche sostanziali agli argomenti di natura agricola. Molti emendamenti, tuttavia, saranno ripresentati in aula a meno che il governo non intenda porre, su un proprio maxiemendamento, la questione della fiducia.
L’Euro forte, ma soprattutto i suoi continui record nei confronti del dollaro, stanno provocando alcuni effetti negativi, ancora però molto limitati, per la nostra agricoltura e per l’intero sistema agro-alimentare, sia sul fronte dell’import che di quello dell’export. A sottolinearlo è la Cia-Confederazione italiana agricoltori secondo la quale le conseguenze maggiori, anche se non addebitabili al solo “caro-Euro”, ma ad un trend che ormai si riscontra ormai da alcuni anni, si sono avute nelle importazioni di ortofrutticoli, in particolare di pomodori. cui import, sopratutto dalla Cina, è cresciuto in maniera evidente: più 25 per cento nei primi 10 mesi del 2003. Secondo le primi analisi effettuate dalla Cia, problemi si riscontrano anche sul fronte dell’import di formaggi e di salumi dove si registrano aumenti, rispettivamente, del 12 e del 15,1 per cento. Importazioni che vengono in particolare dai paesi dell’Europa dell’Est. Tutto ciò perché gli acquisti in queste zone risultano più competitivi rispetto a quelli dell’area Euro. Anche se c’è rilevare -sostiene la Cia- che i flussi import-export italiani sono maggiormente concentrati nell’area dell’Euro. Da sottolineare, comunque, che al “caro Euro” si sono venute ad aggiungere -afferma la Cia- le conseguenze derivate dalla siccità che quest’anno ha colpito pesantemente il nostro Paese, provocando gravi danni alle produzioni. E questo ha spinto l’Italia a maggiori acquisti di grano, di mais, di foraggio, determinando una crescita dell’import soprattutto dagli Usa e dal Canada. Difficoltà, proprio a causa dell’Euro forte, si hanno anche sul fronte delle esportazioni che, secondo la Cia, sono diventate inevitabilmente meno competitive sui mercati. I più colpiti sono i nostri prodotti tipici che in questo frangente stanno perdendo, seppur in maniera lieve, quote di mercato in quei paesi in cui la moneta europea si è rivalutata. Tuttavia, gli effetti più consistenti -conclude la Cia- si potranno verificare nel lungo periodo e se proseguirà il “caro Euro”.
Il presidente Massimo Pacetti ha inviato al presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi “gli auguri più fervidi e sinceri” della Confederazione italiana agricoltori per il suo compleanno. In un telegramma, Pacetti rinnova, inoltre, l’auspicio che gli anni a venire siano per il presidente Ciampi “forieri di altri significativi e crescenti successi politici e istituzionali”.
Le segreterie regionali di Flai-Cgil, Fai-Cisl, Uila-Uil, le presidenze regionali di Cia, Confagricoltura, Lega Cooperative e Confcooperative chiedono a tutti i parlamentari eletti in Umbria di attivarsi concretamente presso il Governo italiano e presso la Commissione Europea, per continuare la battaglia in difesa del tabacco. Presenti il senatore Maurizio Ronconi e gli on. Mauro Agostini, Alberto Stramaccioni, Marina Sereni e Domenico Benedetti Valentini. Non potendo personalmente intervenire, gli on. Castellani e Monaco, hanno inviato un telegramma per confermare la loro presenza e solidarietà. L’incontro, al quale hanno partecipato rappresentanti di Apti ed Unitab, si è tenuto il 5 dicembre scorso a Perugia nella sala della Partecipazione di palazzo Cesaroni. I soggetti della filiera tabacchicola, infatti, ritengono giorni decisivi quelli che ci separano dal Consiglio dei ministri dell’agricoltura europei che si terrà dal 17 al 19 dicembre a Bruxelles. La Commissione ha ufficializzato la riforma Ocm tabacco, apportando solo lievi modifiche all’impianto iniziale presentato a Taormina alla fine di settembre, lasciando inalterato il principio di disaccoppiamento totale che causerebbe difficoltà alle imprese tabacchicole, soprattutto a quelle umbre dove lavorano circa 10.000 dipendenti. Nonostante le mobilitazioni di Città di Castello e Bruxelles, Franz Fischler ha confermato la posizione della Commissione, mentre il ministro delle Politiche agricole Gianni Alemanno ha promesso di tener conto dei motivi dei manifestanti in sede di Consiglio dei Ministri. Sono questi giorni determinanti anche perché sono gli ultimi del semestre italiano. Diventa necessario, quindi, fare proposte diverse che diventino vincolanti per la presidenza del semestre successivo che spetterà all’Irlanda. Se dovesse passare la proposta della Commissione si aprirebbe, fra l’altro, un’ inevitabile crisi del settore e dell’indotto con le conseguenti ricadute sull’occupazione e il rischio di impoverimento del sistema agricolo umbro. Le Organizzazioni sindacali dei lavoratori e le Organizzazioni degli agricoltori auspicano che l’incontro porti all’assunzione di impegni concreti da parte dei parlamentari. Qualcosa di più, insomma, delle mere dichiarazioni di sostegno alla tabacchicoltura umbra. Se il Governo non deciderà di collaborare non è esclusa una nuova manifestazione nella capitale nei giorni precedenti il Consiglio dei Ministri.
La Confederazione italiana agricoltori della Sardegna, di concerto con le altre organizzazioni agricole Coldiretti e Confagricoltura, ha richiesto un incontro urgente al presidente della Giunta regionale, Italo Masala, ed all'assessore dell' Agricoltura, Felice Contu, per affrontare il problema dell' indebitamento delle aziende agricole. Fra breve aziende ed operatori -sottolinea la Cia- riceveranno ordini esecutivi di pignoramento e numerosi li hanno già ricevuti e tutto ciò sta provocando grande preoccupazione fra gli imprenditori. Per tale ragione la Cia ha al presidente della Giunta ed all' assessore di convocare rapidamente gli istituti bancari per valutare le soluzioni ed esaminare subito un piano di lavoro, così come si sono impegnati durante la manifestazione del 14 novembre scorso. In mancanze di risposte la Cia ha anche annunciato che si attiverà per nuove ''forme di protesta concrete e clamorose''. Nei giorni scorsi si è tenuta presso l'Associazione interprovinciale allevatori di Catanzaro-Crotone l'assemblea degli allevatori della Cia per discutere i problemi che gravano sul comparto zootecnico. I lavori sono stati introdotti da Emanuele Dardano, vice presidente dell'Apa Cz-Kr e responsabile zootecnico della Cia di Catanzaro, e conclusi dal presidente provinciale della Cia Franco Lucia. Dal dibattito -si afferma in una nota- è subito emerso ''in maniera chiara ed univoca, lo stato di malcontento degli allevatori che denunciano una situazione di crisi profonda in tutti i settori del comparto. La crisi è certamente riconducibile alla carenza di sbocchi sul mercato, ulteriormente aggravata da seri problemi sanitari (lingua blu, mucca pazza, ecc.), dalle calamità naturali degli ultimi anni, e dalle esposizioni delle aziende agricole con gli enti creditori e con l'Inps”. Gli allevatori, e la stessa Organizzazione professionale, ritengono “non più accettabile la mancanza di orientamento in materia da parte della Regione Calabria e del relativo assessorato all'Agricoltura: l'inesistenza di una legge zootecnica regionale, l'ingiustificato ritardo nell'erogazione del contributo straordinario per i danni provocati dalla siccità agli allevatori nel 2001, un Ufficio zootecnico regionale inefficiente, il tavolo di concertazione regionale per la zootecnia che viene convocato troppo saltuariamente, rappresentano, tra gli altri, motivo di profonda indignazione per gli operatori del settore''. ''La Calabria -è detto ancora nella nota- è stata una delle poche regioni che non si è interessata affinché il regime del biologico fosse esteso alla zootecnia, ed è stata una delle poche regioni che in fase di concertazione, a livello nazionale, non è riuscita ad ottenere alcun risultato positivo per l'assegnazione di ulteriori quote di diritto alla produzione zootecnica, dimostrando una palese debolezza in termini di rappresentanza. Certamente anche il deficit organizzativo ed operativo della sanità pubblica incide in maniera negativa sulla zootecnia regionale, tant’è vero che i controlli in materia di profilassi animale, lenti ed inefficienti, arrecano seri danni alle aziende proprio sull'aspetto della commercializzazione del bestiame. La situazione non è più sostenibile – sostiene Emanuele Dardano - la zootecnia, che dovrebbe rappresentare il valore aggiunto di un'agricoltura moderna, oggi non gratifica più il lavoro dei nostri allevatori, i quali pretendono un reale interesse per il settore da parte delle istituzioni''. Il presidente della Cia di Catanzaro, Franco Lucia, nel concludere i lavori, ha ribadito la necessità di imprimere un ''cambio di rotta alla politica agricola regionale e, quindi, un adeguato rinnovamento della politica sanitaria. I nostri allevatori -ha sottolineato- veri motori della produzione dei prodotti tipici e di qualità della zootecnia calabrese, senza un intervento mirato e senza reali opportunità di investimento in azienda, che dovrebbero essere garantiti dalle istituzioni regionali, difficilmente potranno trovare motivazioni economicamente valide per competere in un contesto di globalizzazione dei mercati''.
Su iniziativa dell’Assessorato provinciale alle Politiche agricole e forestali, si terrà il prossimo 12 dicembre a Crotone, presso la Costa Tiziana, la seconda Conferenza dell’Agricoltura sul tema “Coltivare il presente per programmare il futuro”. Ai lavori interverrà il presidente della Cia Massimo Pacetti.
Quali sono i cambiamenti avvenuti nell’imprenditoria ortofrutticola calabrese negli ultimi 10 anni? E quali sono state per l’intero comparto e per gli imprenditori calabresi le conseguenze che da essi derivano? Su questi temi sarà incentrato il convegno che si svolgerà giovedì 11 dicembre, alle ore 9,30, al Grand Hotel di Lamezia Terme organizzato dalla Confederazione italiana agricoltori della Calabria. La produzione ortofrutticola calabrese, in base ai dati dell’ultimo censimento deriva dal lavoro di 107.252 aziende su una superficie utilizzata di 73.459 ettari. Questi ultimi 10 anni hanno visto la riorganizzazione dei fondi strutturali comunitari, e la nascita della Progettazione Integrata nel territorio, attraverso l’attuazione di Progetti PIM, Leader, programmi Multiregionali, e altri. Sono stati anni segnati dalla riforma dell’Ocm ortofrutta che ha mutato radicalmente il ruolo delle Associazioni di produttori, che rappresentano gli elementi portanti dell’ organizzazione dei mercati. “Il settore ortofrutticolo e agrumicolo in Calabria -spiega Giuseppe Mangone, presidente della Cia Calabria- ha registrato negli ultimi anni decisi cambiamenti, sia sotto il profilo della produzione che dell’organizzazione, imponendosi sul mercato nazionale con produzioni di alta qualità e rivelando altresì un’efficiente organizzazione mercantile. Ma, il sistema ortofrutta calabrese, non ha manifestato ancora nella sua interezza le sue potenzialità perché esistono ancora bacini produttivi che attendono un adeguato riconoscimento mercantile. Molte -continua Mangone- sono le problematiche che interessano le diverse produzioni e che frenano il giusto posizionamento delle produzioni ortofrutticole e la creazione di un sistema ortofrutta in Calabria che sappia affrontare le continue sfide che il mercato continua a lanciare”. Aprirà i lavori il presidente della Cia Giuseppe Mangone. Relazioneranno: Filomena Torcia, del settore economico e politiche di mercato della Cia Calabria; Giuliana Roncolini, del settore economico Ufficio area ortofrutta della Cia nazionale. Interverranno: Giuseppe Gaudio, ricercatore Inea, Antonio Rossi, dell’Assitrapa, Francesco Mazzei, presidente della Cia di Cosenza, Antonio Inuso, presidente provinciale della Cia di Reggio Calabria, Paolo Abramo, presidente Unioncamere Calabria, Francesco Pacenza, consigliere regionale dei Ds, Giovanni Dima, assessore regionale all’Agricoltura. Le conclusioni saranno tratte da Guglielmo Rizzioli, vicepresidente nazionale della Cia.
La Cia di Benevento, in collaborazione con l’Associazione olivicoltori Sanniti, ha organizzato un convegno sul tema: “ Riforma Ocm olio d’oliva: garanzie per lo sviluppo e la qualità“. Il convegno, che si terrà a Benevento venerdì 12 dicembre, alle ore 9.30, nella Sala Conferenze della Cia, al secondo piano, in via delle Puglie, 34, sarà presieduto da Luigi Meccariello, presidente dell’Associazione Olivicoltori Sanniti. La relazione introduttiva sarà tenuta da Aurelio Grasso, presidente della Cia di Benevento, seguirà poi una comunicazione del dott. Biagio Mataluni, amministratore della “ Olio vero”. I lavori proseguiranno con il dibattito. Al convegno parteciperà il parlamentare europeo on. Vincenzo Lavarra , vice presidente della Commissione Agricoltura, che da qualche settimana è stato designato quale relatore ufficiale del Parlamento Europeo sulla riforma della Ocm olio di oliva. Circostanza di particolare importanza per l’Italia e di garanzia per l’olivicoltura Italiana, se si considera che i precedenti relatori sono stati sempre spagnoli, nostri diretti competitori in campo olivicolo, e che il negoziato sulla riforma, quasi sicuramente, non sarà portato a termine sotto la presidenza italiana del Consiglio Ue. Il convegno si concluderà con gli interventi di Aniello Troiano, presidente della Cia della Campania, e di Paolo De Carolis , presidente del Cno.
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