| Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori | |
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| Anno 51 - n. 194 | 8 ottobre 2009 |
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Il 13 ottobre a Roma incontro dei presidenti regionali: si decide il calendario delle iniziative che si svilupperanno sull’intero territorio nazionale. Il presidente Giuseppe Politi: basta alle promesse, vogliamo fatti tangibili. “La nostra sarà una protesta ferma per sollecitare un cambiamento di rotta nella politica agricola italiana”. La mobilitazione della Cia-Confederazione italiana agricoltori comincia a prendere forma. Il prossimo 13 ottobre si riuniranno a Roma i presidenti regionali per decidere il calendario delle iniziative, anche unitarie, da sviluppare sul territorio. Una risposta forte alla profonda crisi che sta vivendo l’agricoltura italiana. Per tutti i settori è, infatti, “allarme rosso”. I prezzi sui campi sono sempre più in caduta libera e i costi produttivi e contributivi hanno toccato livelli non più sostenibili. Uno scenario alquanto preoccupante. “Il panorama -afferma il presidente nazionale della Cia Giuseppe Politi- è reso ancora più complesso dalla mancanza di una valida politica a sostegno dell’agricoltura. Da parte del governo non ci sono state risposte adeguate per fronteggiare queste situazioni di crisi. Pochi e totalmente insufficienti sono i provvedimenti approvati in questi ultimi mesi. Nessuna misura è riuscita ad incidere positivamente sull’imprenditoria agricola. I sei decreti anticrisi non contengono interventi che possono ridare slancio alle aziende. La stessa legge finanziaria per il 2010 comporta, addirittura, un aggravio fiscale e contributivo per il settore”. “Siamo stanchi -avverte Politi- delle tante promesse mai mantenute. Un esempio su tutti è quello del finanziamento del Fondo di solidarietà per le calamità naturali. Su di esso si è impegnato personalmente il premier Silvio Berlusconi, ma finora non abbiamo visto alcun atto concreto in questa direzione”. “La nostra mobilitazione, come abbiamo ribadito anche durante la terza Conferenza economica di Lecce, sarà determinata e si svilupperà, con manifestazioni ed iniziative, sul territorio. Vogliano -aggiunge il presidente della Cia- che sul settore si concentri attenzione. Chiediamo misure straordinarie ed efficaci. Le imprese agricole hanno bisogno di adeguati sostegni e soprattutto di chiarezza e di minori ostacoli, sia di carattere economico che normativo. Protestiamo per ottenere i legittimi diritti di centinaia di migliaia di agricoltori che devono essere considerati alla stregua delle altre categorie produttive del Paese”. “Oltre a fronteggiare la grave emergenza, la nostra protesta -ha rilevato- è finalizzata ad un radicale cambiamento della politica agricola italiana. Vogliamo che ci sia un nuovo progetto. E questo deve essere il compito della Conferenza nazionale sull’agricoltura e lo sviluppo rurale che va svolta in tempi rapidi. Per questo motivo rinnoviamo la nostra sollecitazione al ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Luca Zaia affinché sia coerente e mantenga l’impegno, preso ad inizio legislatura, di avviare i lavori preparatori della Conferenza”. “L’incontro del 13 ottobre a Roma con tutti i presidenti regionali della Cia -conclude Politi- farà, dunque, il punto sull’attuale situazione e sarà, soprattutto, l’occasione per delineare il calendario delle varie, e saranno tante, iniziative territoriali che si svilupperanno sin dai prossimi giorni. Dobbiamo dare garanzie reali e sostegni concreti alle imprese agricole che, ogni giorno di più, perdono competitività sui mercati, mentre i produttori vedono ridurre i propri redditi e aumentare le difficoltà che impediscono di sviluppare una valida attività imprenditoriale. In una parola, ci battiamo per evitare il tracollo del settore”.
Il programma Ue, al quale la Cia partecipa ed è l’unica organizzazione agricola presente, ha fatto registrare più di 1200 iscrizioni. Spagna e Italia in testa alla classifica delle adesioni. Interessati tutti i settori imprenditoriali. Importanti opportunità in agricoltura. A sette mesi dal suo lancio nell’Unione europea, i risultati sono più che soddisfacenti. Il programma “Erasmus per giovani imprenditori” comincia a dare i suoi frutti. Oltre 1200 tra imprenditori nuovi e ospitanti si sono iscritti al progetto. E’ quanto segnala, sulla base delle ultime rilevazioni Ue, la Cia-Confederazione italiana agricoltori che è l’unica organizzazione professionale agricola a partecipare attivamente a questo importante progetto comunitario. Il programma -avverte la Cia- ricalca quello già avviato da anni, e con effetti molto positivi, per gli studenti. Giovani imprenditori europei possono trascorrere fino a sei mesi di lavoro con un imprenditore esperto in un altro paese Ue e apprendere come amministrare e sviluppare la propria azienda. Un progetto, quindi, che ha un preciso obiettivo: stimolare l’imprenditorialità, la competitività, l’internazionalizzazione e la crescita delle fasi di avvio e affermazione di piccole e medie imprese attraverso lo scambio di conoscenze tra imprenditori esperti e giovani imprenditori. Spagna e Italia -sottolinea la Cia- sono i due paesi che finora hanno registrato il maggior numero di iscrizioni al progetto da parte dei giovani. La Spagna ha collezionato più iscrizioni (29 per cento del totale) di nuovi imprenditori, mentre il nostro Paese quelle (30 per cento del totale) di imprenditori ospitanti. La positività del progetto -rileva la Cia- viene confermata dai commenti dei primi partecipanti al programma, le cui testimonianze sono state raccolte dai responsabili di “Erasmus for Young Entrepreneurs”. I giovani imprenditori hanno accolto con piacere l’opportunità di sviluppare le proprie competenze per la gestione d’impresa e gli imprenditori ospitanti hanno confermato le loro speranze per future cooperazioni commerciali, ribadendo l’utile influenza di idee imprenditoriali giovanili nelle loro aziende. L’incontro tra giovani imprenditori con imprenditori ospitanti viene portato avanti grazie al contributo di oltre cento organizzazioni europee intermediarie (tra queste, appunto, la Cia) competenti nel supporto alle imprese e le cui attività sono coordinate da Eurochambres, l’associazione delle Camere di commercio e dell’industria europee, che svolge il ruolo di ufficio di supporto per il programma. La Cia partecipa, dunque, al programma come organizzazione intermediaria e servirà da collegamento e offrirà ai giovani imprenditori agricoli italiani l’opportunità di conoscere l’agricoltura europea. D’altra parte, la Cia si è fatta promotrice di questo programma perché esso corrisponde perfettamente alla propria idea di sviluppo imprenditoriale per i giovani che si affacciano al settore agricolo. L’obiettivo è quello di dare ad ogni giovane imprenditore la possibilità di confrontarsi con le migliori realtà produttive europee e creare al tempo stesso le condizioni di progresso economico e sociale per le nuove generazioni. “Erasmus per giovani imprenditori” intende così rafforzare i contatti tra cittadini di diversi paesi europei, incoraggiando lo spirito imprenditoriale in Europa e contribuendo a creare imprese più forti. Un aspetto, questo, che oggi diventa ancora più importante davanti ad una crisi economica che si fa sempre più grave. D’altra parte, secondo una recente indagine Ue, il 51 per cento dei giovani europei -evidenzia la Cia- è interessato a seguire la strada dell’imprenditorialità, ma solo una piccola percentuale di questi riesce a concretizzare le proprie ambizioni. Quelli che lo fanno tendono ad operare unicamente nel loro mercato nazionale, invece di sfruttare le opportunità commerciali in altre regioni d’Europa. Solo l’8 per cento delle piccole e medie imprese esporta i propri prodotti e servizi nell’Ue. Il progetto rappresenta, quindi, una risposta valida per accrescere il valore dell’imprenditoria e incoraggiare i tanti giovani che intendono intraprendere un’attività d’impresa.
Il presidente Giuseppe Politi: il Capo dello Stato è stato oggetto di attacchi inaccettabili. Le affermazioni del premier sono una delegittimazione di organi costituzionali e rischiano di aprire una delicata fase nei rapporti istituzionali. Abbassare i toni del confronto. Il governo deve continuare ad operare. “Esprimiamo al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano la nostra più viva e profonda solidarietà per i pesanti e inaccettabili attacchi di cui è stato fatto oggetto”. Lo ha sostenuto il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi, per il quale le affermazioni del premier Silvio Berlusconi sono molto gravi e rischiano di aprire una fase molto delicata nei rapporti istituzionali. “Per questa ragione -ha aggiunto Politi- rinnoviamo il nostro pieno sostegno al Capo dello Stato e alla sua azione in difesa della democrazia e della Costituzione. Un impegno che ha sempre svolto con grande correttezza e che gli italiani hanno apprezzato con inequivocabile chiarezza”. “E’ grave -ha aggiunto il presidente della Cia- che, con le affermazioni del premier, ci sia stata, di fatto, una delegittimazione di organi costituzionali da parte del governo, che è, invece, chiamato ad altri e ben più alti compiti”. “Il pronunciamento della Corte Costituzionale sul ‘Lodo Alfano’, evidenzia l'assoluta indipendenza della Consulta stessa, organismo istituzionale che deve essere tutelato e difeso da tutti gli attacchi. Il presidente della Repubblica -ha evidenziato Politi- ha agito, anche in questa occasione, con la massima correttezza e nel pieno rispetto del dettame costituzionale. Ed è per tale motivo che rinnoviamo stima ed affetto al presidente Napolitano e alla sua preziosa opera di garante che svolge in modo ineccepibile”. “Comunque, al di là di questa vicenda, pur grave, è quanto mai opportuno abbassare i toni del confronto e il governo -ha concluso il presidente della Cia- deve continuare ad operare e sviluppare tutte quelle azioni e quegli interventi di politica economica e sociale che, in particolare, gli agricoltori attendono da tempo”.
Le ragioni della richiesta sono state illustrate con una conferenza stampa, tenuta a Lamezia Terme, dal presidente regionale della Cia Giuseppe Mangone e dal presidente della Cia provinciale di Catanzaro Franco Lucia. Nel Consorzio del Tirreno catanzarese non si sono svolte regolarmente le procedure di informazione e propaganda inerenti alle elezioni indette per domenica 11 ottobre. Inoltre, hanno sottolineato Mangone e Lucia, non sono state inviate ai singoli consorziati le comunicazioni sul luogo e la data dello svolgimento delle consultazioni elettorali. Non si è provveduto a pubblicizzare l’appuntamento elettorale attraverso l’affissione dei manifesti nei comuni ricadenti nell’area consortile. La grave inadempienza, secondo Mangone e Lucia, ha infranto l’art. 16 dello statuto consortile. Da ciò, la richiesta di annullare le elezioni e l’urgenza di avere un commissario nominato dal governo regionale che rimetta ordine all’interno della macchina organizzativa del consorzio e fissi le consultazioni entro il tempo massimo di tre mesi. Mangone e Lucia, infine, hanno ribadito che i consorzi bi bonifica sono strumenti di autogoverno degli agricoltori e, quindi, la partecipazione degli stessi non può essere considerata marginale.
Produrre il grano in Toscana non conviene più, anzi si ha una perdita media di 300 euro per ettaro. Così la pasta fatta in Toscana potrebbe divenire solo un ricordo. L’allarme viene lanciato dalla Cia Toscana: “La crisi del settore cerealicolo -sostiene- non conosce soste e precipita sempre più. La coincidenza fra crisi di mercato, dei prezzi e i pessimi risultati dell’annata produttiva, stanno mettendo a rischio la tenuta delle aziende, delle cooperative e di tutto l’indotto”. In questa situazione -fatta presente alla Regione Toscana attraverso un documento presentato al coordinatore del Dipartimento Agricoltura della Regione Toscana- sono a rischio le semine per la prossima annata agraria. Un calcolo spiega che non conviene più produrre: “Agli agricoltori - sottolinea Alessandro Del Carlo, della presidenza della Cia Toscana- non si può chiedere di produrre in condizioni di sicura perdita economica, quando i costi di produzione sono mediamente attorno ai 900 euro ad ettaro, con dei ricavi che oscillano sui 600 euro”. Serve perciò una riflessione urgente anche in Toscana: “Chiediamo la convocazione del tavolo regionale di settore -aggiunge Del Carlo- per discutere possibili interventi immediati, magari attivando uno specifico bando di filiera sul Psr, nell’ambito di una strategia che punti a costruire e a rafforzare la filiera toscana con un ruolo più forte delle strutture economiche nella tutela e valorizzazione del prodotto toscano con particolare riferimento al grano duro”. Inoltre, in tema di tutela della produzione toscana e nazionale -aggiunge Risulta incomprensibile come il mercato del grano duro continui a dare segnali ribassisti nonostante il crollo delle produzioni che sono scese in Italia, che pure è un grande produttore, da “Fondamentale -dice Luca Tommasi, coordinatore del Gruppo di interesse economico settore cereali della Cia- è, dunque, il rispetto delle regole alle quali devono sottostare tutti i prodotti di importazione soprattutto extracomunitaria; rispetto delle regole sia sul piano sanitario che qualitativo così come richiesto dall’Unione Europea, assieme alla necessità di verificare l’applicazione dei dazi e delle certificazioni per l’importazione. In Toscana -continua Tommasi- è a rischio il prodotto locale per eccellenza, cioè la pasta, per questo è necessario attivare una politica forte per il settore, anzitutto attraverso l’approvazione del piano cerealicolo nazionale, ma anche con l’attivazione dei fondi Fas per il sostegno ai progetti di filiera, mentre per andare incontro ai problemi più urgenti dei produttori, ovvero, anzitutto per sostenere le semine, occorrerebbe prevedere l’anticipo dei premi Pac 2010 entro la fine dell’anno”.
Martedì prossimo 13 ottobre a Cassine, presso l’azienda agrituristica “ L’assemblea si terrà su due sessioni di lavoro. Al mattino avrà luogo un momento di approfondimento dedicato ad alcune tematiche che interessano direttamente il settore: gli aspetti sanitari (sia relativi all’igiene pubblica che alla salute animale) con la presenza di esperti dell’Azienda sanitaria locale , gli aspetti fiscali e amministrativi, quelli legati alle problematiche del lavoro e il fondamentale aspetto della promozione. Nel pomeriggio, invece, gli agriturismi di Turismo Verde-Cia di Alessandria si confronteranno sull’attività da svolgere come associazione. La sessione pomeridiana si aprirà con i saluti del presidente provinciale della Cia Carlo Ricagni, a cui farà seguito la relazione di Guido Rapetti e le comunicazioni di Fabrizio Capra, rispettivamente, presidente e segretario di Turismo Verde Alessandria. Dopo il dibattito concluderà i lavoro il presidente nazionale di Turismo Verde Walter Trivellizzi. Al termine dei lavori l’assemblea provvederà ad eleggere il nuovo direttivo provinciale, il presidente e i vicepresidenti . Quindi, si provvederà alla nomina del segretario provinciale. Parteciperanno ai lavori il presidente della Cia del Piemonte Roberto Ercole, e il presidente regionale di Turismo Verde Sergio Pelizzoli.
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