| Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori | |
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| Anno 54 - n. 97 | 8 maggio 2012 |
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L’Assemblea dell’Associazione nazionale pensionati della Confederazione italiana agricoltori si è riunita il 4 maggio scorso a Bologna dove ha approvato un articolato ordine del giorno. L’Anp esprime soprattutto forte preoccupazione per il perdurare della crisi economica e le conseguenti incerte prospettive dell’Europa e dell’Italia. Il governo Monti, dopo l’immobilismo che aveva caratterizzato quello precedente, era stato salutato con ottimismo e speranza dall’Anp ed ha certamente avviato un’imponente opera di riforma per raddrizzare le sorti del Paese recuperando –afferma l’ordine del giorno- fiducia e prestigio nelle Istituzioni Europee e mondiali. Ma, mentre con il decreto cosiddetto “Salva Italia” ha rivoluzionato la previdenza e introdotto novità assai pesanti in campo fiscale quale l’Imu e sta già producendo effetti sulla vita dei cittadini e dei pensionati, per quanto riguarda le misure per rilanciare la crescita e lo sviluppo -si legge nell’ordine del giorno- pesano ancora incognite e il quadro generale continua ad essere incerto. L’Anp -si afferma ancora- ha costantemente evidenziato la mancanza di equità nella ripartizione dei sacrifici a cui i pensionati non vogliono certo sottrarsi nella consapevolezza che dall’emergenza si esce col concorso di tutti. Ma è indispensabile conformare i sacrifici a criteri di sostenibilità e ripartirli in funzione della capacità contributiva sia se ben conosciute dal fisco sia, a maggior ragione se occultate dall’evasione o dall’elusione fiscale. Nella seconda fase di operatività il Governo, secondo l’Anp, deve aggredire con più coraggio, attraverso riforme strutturali, i mali che condizionano la vita economica e sociale del Paese: serve una politica che dia sviluppo all’economia. Puntare solo sui tagli inibisce la domanda e alimenta lo scontro sociale. In un quadro generale mutato dalla riforma del ministro Fornero che ha inasprito l’accesso alle prestazioni pensionistiche ed innalzato per tutti l’età pensionabile, l’Anp -sottolinea l’ordine del giorno- chiede la salvaguardia del potere d’acquisto delle pensioni, già eroso del 30 per cento nell’ultimo quindicennio, attraverso: - l’aggancio delle pensioni alla dinamica salariale; - la neutralizzazione del drenaggio fiscale; - la revisione del paniere Istat adattata alla peculiarità del pensionato consumatore; - nuove ed adeguate politiche di welfare locale, che tengano conto anche di un moderno sistema di trasporto e viabilità nelle aree rurali, la mappatura satellitare delle case sparse al fine di assicurare efficaci e mirati interventi. Con il calcolo contributivo per tutti e l’aumento delle aliquote per il lavoro autonomo, non giustificandosi trattamenti differenziati, è necessario, per l’Anp, far cessare ogni discriminazione tra lavoratori dipendenti ed autonomi. Per l’Anp lo stato sociale, già ridimensionato nell’ultimo lustro, va ripulito dagli abusi e razionalizzato. Senza limitare diritti costituzionalmente legittimi. Va rifinanziato il fondo nazionale per la non autosufficienza e per le politiche sociali; stabiliti i livelli essenziali di assistenza sociale; colmati i divari qualitativi e quantitativi tra regioni e territori con particolare attenzione ai centri ed ai borghi rurali ove più avvertiti sono le carenze di qualificati servizi socio sanitari e più insopportabile l’isolamento dell’anziano. In presenza, altresì, di interventi legislativi che penalizzano le fasce deboli della società è necessario una più equa redistribuzione dei carichi fiscali, riducendone la pressione sui redditi fissi e sulla 13ª mensilità esentando dall’Imu i redditi bassi e gli anziani ricoverati in case di riposo. Tra i pensionati Anp -rileva l’ordine del giorno- c’è motivata preoccupazione ma non sconforto. Nel corso del 2012, anno europeo per l’invecchiamento attivo e la solidarietà tra le generazioni, vogliono contribuire attivamente alla elaborazione ed alla costruzione, con i decisori politici e le parti interessate, di una società più giusta e per tutte le età. Dalla crisi, infatti, si esce tutti assieme. Su tali temi l’Anp -conclude l’ordine del giorno- ha in corso di svolgimento una vasta campagna di assemblee, convegni e feste regionali ed interregionali degli anziani che culmineranno, a fine estate, con una iniziativa nazionale a Palermo.
Il presidente della Cia del Lazio Alessandro Salvatori sottolinea: le decisioni che il Comune di Roma è chiamato a prendere sul futuro dell’azienda devono valorizzare il lavoro e il contribuito dei produttori agricoli che operano da sempre nella direzione della qualità. Un aspetto questo che viene apprezzato dai consumatori della Capitale. “Gli allevatori devono svolgere un ruolo da protagonisti. Ogni iniziativa e ogni scelta che si intende effettuare deve tenere conto del lavoro primario e propulsivo svolto dai produttori agricoli, soprattutto in un settore strategico quale è il lattiero-caseario”. Così si è espresso il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori del Lazio Alessandro Salvadori sul futuro della Centrale del latte di Roma che, in seguito alle decisioni del Tar del Lazio e del Consiglio di Stato, torna in mano al comune di Roma, dopo la privatizzazione nel 1998 con la vendita alla Cirio e poi alla Parmalat, ora acquista dalla Lactalis. “La Centrale del latte di Roma -ha evidenziato Salvadori- è un patrimonio della Capitale e dell’intero settore agro-alimentare romano. E’ un patrimonio che va salvaguardato e ulteriormente valorizzato, anche con l’azione e il contributo degli allevatori, che devono essere chiamati a svolgere una funzione di primo piano per il futuro dell’azienda”. “D’altronde -ha aggiunto il presidente della Cia del Lazio- i romani hanno dimostrato, attraverso i consumi, di apprezzare e preferire di gran lunga i prodotti della Centrale e, di conseguenza, la materia prima, il latte, frutto del lavoro e dell’impegno dei produttori, da sempre orientato alla qualità. E di ciò nelle decisioni che il comune di Roma è chiamato a prendere bisognerà tenere nella giusta considerazione”.
Il presidente della Cia s’incontra con il ministro dell’Agricoltura e con i massimi esponenti agricoli della Slovenia. Affrontati i temi della Pac, dell’ambiente, delle politiche mediterranee e dello sviluppo delle agrienergie. La missione rientra nel mandato che il presidente confederale ha ricevuto dal Consiglio dell’Organizzazione mondiale degli agricoltori (Oma) per le relazioni con le organizzazioni agricole del Mediterraneo. Riforma della Pac post 2013 e attribuzione delle risorse agli agricoltori, rapporto tra agricoltura e ambiente, politiche mediterranee, sviluppo delle agrienergie da legno. Sono stati questi alcuni dei temi al centro di un incontro a Lubiana fra il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi e il ministro dell’Agricoltura e dell’Ambiente della Slovenia Franc Bogovic. Nella missione in Slovenia, che segue quelle compiute in Albania e Croazia, di Politi, accompagnato dal responsabile dell’Ufficio internazionale della Cia Cristina Chirico, rientra nel mandato che il presidente della Cia ha ricevuto dal Consiglio dell’Organizzazione mondiale degli agricoltori (Oma) per le relazioni con le organizzazioni agricole del bacino del Mediterraneo. L’incontro con le istituzioni di Lubiana e con i massimi esponenti dell’agricoltura slovena ha permesso al presidente della Cia di stringere importati accordi di collaborazione e cooperazione, da sviluppare attraverso rapporti più stretti, fatti di scambi di visite e di reciproche esperienze, e il consolidamento del partenariato tra le organizzazioni agricole nell’ambito dei progetti di sviluppo agricolo e rurale. Intese che vedono anche un’azione congiunta per una riforma della Pac orientata all’equilibrio e alla tutela degli interessi degli agricoltori. Nel corso dell’incontro a Lubiana -al quale hanno partecipato anche il presidente della Camera dell'Agricoltura slovena Smrkolj e il presidente Associazione agricoltori della Cia Kmecka Zveza Franc Fabec- il presidente ha, in particolare, sottolineato in relazione alla nuova Pac che “le risorse, che si annunciano, peraltro, sempre più esigue, devono essere destinate ai veri agricoltori professionali, alle aziende che operano nel mercato dei prodotti e del lavoro. Per tale ragione ci battiamo con fermezza per dare forte sostegno agli imprenditori agricoli, non i percettori delle rendite fondiarie e parassitarie. La Pac 2014-2020 deve porre al centro la vera agricoltura e le imprese agricole”. “Per la Cia la nuova Pac -ha ribadito Politi- deve avere precisi obiettivi: l’efficienza del mercato; il rafforzamento delle organizzazioni di produttori; la diffusione dell’economia contrattuale; valide misure per favorire il ricambio generazionale; il sostegno degli strumenti (assicurazioni e fondi di mutualità) per contenere gli effetti della volatilità dei prezzi e delle crisi di mercato”. L'agricoltura in Slovenia contribuisce per il 6 per cento alla formazione del Prodotto interno lordo (Pil), in particolar modo cereali. In questi ultimi anni il governo di Lubiana sta sostenendo il processo di specializzazione delle aziende agricole. Un’azione che vede protagonista la Camera dell’agricoltura, che ha l’obiettivo di favorire lo sviluppo del settore agricolo, delle foreste e della pesca, migliorare le condizioni sociali nel territorio rurale.
L’Associazione produttori Moscato di Asti, attraverso l’azione dei suoi legali rappresentanti, il giorno 4 maggio scorso ha proceduto alla presentazione di ricorso incidentale presso il Tar del Lazio, richiedendo la revoca dell’ordinanza cautelare attraverso la quale è stata decretata la sospensione del Disciplinare di produzione dell’Asti. Il Tar del Lazio ha valutato positivamente l’istanza presentata, predisponendo già per il giorno 30 maggio 2012 l’udienza per trattare la tematica. L'assessore regionale all’Agricoltura Claudio Sacchetto, ha così commentato: “Reputo del tutto legittima l’istanza presentata dall’Associazione produttori Moscato di Asti, condivido appieno principi e termini della richiesta avanzata. L’assessorato regionale all’Agricoltura rileva, inoltre, con grande piacere che il Tribunale amministrativo regionale del Lazio ha voluto predisporre in tempi brevissimi la seduta utile per valutare gli elementi oggetto dell’istanza dell’Associazione produttori. Questa circostanza denota, dunque, la validità dei presupposti portati all’attenzione. Ribadisco nuovamente la ferma posizione della Regione Piemonte in questa circostanza, la scelta di lasciar fuori il Comune di Asti dalla zona di produzione è stata presa seguendo un percorso legale all’interno dell’unico organo legittimato moralmente a farlo: la commissione paritetica”. “La complessa stratificazione di norme che regolano la materia e la loro possibile interazione -ha dichiarato Dino Scanavino, vicepresidente nazionale della Cia-, non consentono risposte facili e definitive al quesito se Asti debba o meno essere obbligatoriamente inserito nella zona del disciplinare. E' una questione da esperti di diritto comunitario. Un dato storico è comunque inconfutabile: il Comune di Asti non può vantare una tradizione consolidata di coltivazione dell’uva Moscato. Fin da quando l’Asti e il Moscato d’Asti sono stati riconosciuti prima ‘vini tipici di pregio’ negli anni ’30, e poi Doc nel 1967, e infine Docg nel 1993, il territorio del Comune di Asti non è mai stato incluso nella zona di origine e nessuno si è mai posto il problema per la semplice ragione che Asti non è soltanto una Città, né soltanto un Comune: è un territorio antico e variegato, in cui si è identificata quella parte dove da sempre si coltiva il Moscato. Il nome ‘Asti’ o ‘Asti Spumante’ si è affermato agli inizi del Novecento, perché all’epoca il vigneto di Moscato era quasi totalmente all’interno del territorio astigiano, o ‘pays d’Asti’ come lo chiamava il mercato francese che ne assorbiva in gran parte il prodotto. Il territorio astigiano, inteso come Pays d’Asti, è certamente compreso nella zona di produzione. Ciò basta per salvare la denominazione oppure è necessario che anche il Comune eponimo della zona venga inserito nel disciplinare? Il nostro auspicio è che la matassa venga dipanata al più presto. Da questa fase di stallo sarebbe meglio uscire senza far ricorso a troppe carte bollate, ma usando il buon senso, per trovare un accordo che soddisfi tutte le componenti della filiera vitivinicola, per non compromettere il futuro dell'Asti e del Moscato d'Asti Docg che stanno attraversando un momento favorevole”.
La valorizzazione dei prodotti tipici della provincia comincia a scuola. Sabato 12 maggio 2012, alle ore 11.00 presso la scuola elementare Parolari di Zelarino, la Cia Venezia presenta il progetto “L’agricoltura va a scuola”, realizzato in collaborazione con Venezia Opportunità e con il patrocinio della Provincia di Venezia. Alla presentazione intervengono il presidente di Cia Venezia Paolo Quaggio, l’assessore all’Agricoltura della Provincia di Venezia Lucio Gianni, il vicesindaco del Comune di Venezia Sandro Simionato e il presidente della Municipalità di Chirignago e Zelarino Maurizio Enzo. “L’obiettivo -spiega Quaggio- e quello di comunicare e far conoscere agli alunni delle scuole primarie l’importanza dei prodotti tipici veneziani e informarli sulle opportunità offerte dalle fattorie didattiche presenti sul territorio”.
“Perché la pensione non sia un’ illusione!”. Con questo significativo slogan l’Istituto nazionale assistenza cittadini sarà di nuovo presente sabato 12 maggio in tutte le province italiane per la sesta edizione di “Inac in piazza per te”. Quest’ anno la manifestazione assume una valenza particolare a causa delle gravi difficoltà in cui versa il Paese e dei pesanti effetti di alcune scelte del governo nelle politiche del welfare. Sabato prossimo, pertanto, personale altamente specializzato del patronato Inac, promosso dalla Cia, sarà a disposizione di tutti i cittadini non solo per fornire informazioni utili e spiegare le ultime novità su temi importanti - pensioni, assistenza previdenziale e infortunistica, regolarizzazione stranieri e norme per lavoratori domestici- ma anche per illustrare i progetti e la proposta organica, elaborata dall’Inac-Cia, volta a modificare sostanzialmente il sistema pensionistico varato dal governo Monti. Una proposta, quest’ ultima, predisposta con il duplice obiettivo di attenuare gli effetti negativi di tale riforma per gli attuali lavoratori e di fornire concrete speranze di stabile occupazione ai giovani. Su questo punto e, in particolare, su temi di straordinario interesse in questo momento di crisi -lavoro, previdenza, ammortizzatori sociali- ci si confronterà presso i gazebo dell’ Inac che, in Umbria, saranno allestiti per tutta la giornata di sabato a Castiglione del Lago in piazza del Rondò e ad Orvieto nella centralissima piazza della Repubblica. Un’opportunità da cogliere al volo per acquisire gratuitamente informazioni di fondamentale importanza, fornite da personale qualificato. Un’ulteriore dimostrazione del costante impegno della Cia e del patronato Inac per il miglioramento delle condizioni sociali, oltreché economiche, nel nostro Paese.
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