| Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori | |
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| Anno 46 - n. 44 | 8 marzo 2004 |
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In continua crescita l’imprenditoria agricola femminile: più di 13 mila aziende negli ultimi dieci anni. In aumento le conduttrici laureate e diplomate. L’agricoltura italiana si tinge sempre più di “rosa”. Negli ultimi dieci anni le imprese agricole condotte da donne sono cresciute di oltre 13 mila unità e sono attualmente pari a 795 mila. E’ quanto evidenziano la Cia-Confederazione italiana agricoltori e l’Associazione “Donne in Campo” in occasione dell’8 marzo, festa della donna. Secondo Cia e “Donne in Campo”, le conduzioni “femminili”, sempre nell’ultimo decennio, si sono ridotte di 1.000 unità nelle aziende inferiori ai 5 ettari, mentre sono cresciute di 14 mila unità (più 16,4 per cento) in quelle di maggiori dimensioni. E si riscontra un aumento (8 mila unità) sia nella conduzione diretta che in quella con salariati (7 mila unità). Le donne conduttrici -rilevano Cia e “Donne in campo”- non solo non sono diminuite nel corso degli anni ‘90, bensì hanno anche aumentato l’impegno dedicato all’azienda nell’ambito di una ristrutturazione e riconversione delle loro unità produttive, quale risposta alla competizione sia con gli uomini che con il mercato agroalimentare nazionale ed internazionale che pone condizioni sempre più onerose per il conseguimento di un giusto reddito. Rispetto a dieci anni fa, è generalmente migliorato, secondo Cia e “Donne in Campo”, il livello di istruzione delle donne imprenditrici agricole con una considerevole diminuzione dei capi azienda senza alcun titolo o con sola licenza elementare, a fronte di un consistente incremento di quelli laureati o con licenza media o superiore. A livello assoluto, le donne capo azienda laureate sono passate da 13 a 23 mila, con un incremento di ben 10 mila unità rispetto all’aumento di soli 6 mila laureati fra i capi azienda uomini. Cia e “Donne in Campo” sottolineano, inoltre, che i capi azienda donna sono un po’ più giovani dei loro colleghi uomini. Infatti, fra i capi azienda con età non superiore a 60 anni, le donne rappresentano il 49,5 per cento, a fronte del 48,1 per cento degli uomini. Viceversa, fra i capi azienda con oltre 60 anni, le donne costituiscono il 50,5 per cento del totale contro il 51,9 per cento degli uomini. Per queste ragioni Cia e “Donne in campo” si riconoscono nelle dichiarazioni del presidente della Repubblica Ciampi in occasione dell’8 marzo. Affermazioni che sono e diverranno sempre di più motivo di iniziativa e di impegno per le imprenditrici agricole italiane. Livello di istruzione dei capi azienda agricola per sesso negli ultimi dieci anni (variazione percentuale dal 1990 al 2000)
La Confederazione italiana agricoltori di Treviso, per questo motivo, ha portato all’antica Fiera di Godega S. Urbano il progetto “Scuola in Fattoria”. Le aziende agricole hanno aperto le porte ai bambini per avvicinarli ad un mondo, quello naturale, che sembra ormai perduto, sostituito da televisione, computer, telefonini. Un piccolo saggio, queste dimostrazioni, di quel che la Cia fa nell’ambito del progetto “Scuola in fattoria” che coinvolge in Veneto, così come nel resto d’Italia, scuole e aziende agricole. I ragazzi vengono a contatto con l’agricoltore ed i suoi collaboratori, in modo da comprendere i cicli produttivi delle colture agrarie e dell’allevamento, l’uso oculato delle risorse naturali e la vita in un’azienda agricola. Il progetto della Cia prevede l’accoglienza, nelle fattorie aderenti, di alunni che frequentano le materne, le elementari e le medie. Le attività proposte nelle fattorie variano naturalmente secondo l’età dei ragazzi, partendo dalle semplici passeggiare proposte ai più piccoli o a chi effettua visite brevi, per arrivare a vere e proprie lezioni con approfondimenti ed esercitazioni pratiche. A seconda della stagione i ragazzi possono ad esempio assistere e partecipare alla trasformazione della frutta in conserve e confetture, prendere parte alla raccolta delle piante aromatiche e officinali e, assistere alle operazioni di semina o trebbiatura e nelle aziende zootecniche, venire a contatto con animali che, la maggior parte di loro, vivendo in città, non ha mai visto.
I prodotti presidiati da Slow Food hanno una consistenza economica o sono solo delle curiosità gastronomiche? Tale interrogativo lo pone la Cia del Piemonte che ne prende in considerazione alcuni. Il prodotto presidiato più conosciuto forse è il pomodoro di San Marzano. Nel 2002 -rileva la Cia regionale- risultavano aderenti al presidio del pomodoro di San Marzano 4 aziende con 4 addetti, più dieci stagionali. I quantitativi di San Marzano commercializzati, sempre nel 2002, dalle aziende aderenti al presidio furono 10 quintali di pomodoro fresco e 110 quintali in barattolo. Il fresco fu mediamente venduto a 3,10 euro il Kg. Tra i prodotti piemontesi presidiati -sottolinea la Cia del Piemonte- ci sono il Cardo Gobbo di Nizza Monferrato ed il Peperone Corno di Carmagnola. Al presidio del Cardo Gobbo di Nizza Monferrato nel 2002 aderivano 14 aziende con 13 addetti. Le aziende del presidio, nello stesso anno, commercializzarono 420 quintali di prodotto. Al presidio del Peperone Corno di Carmagnola nel 2002 -sottolinea ancora la Cia regionale- aderivano 40 aziende con 40 addetti, che commercializzarono complessivamente 50 quintali di prodotto (poco più di un quintale per azienda). Alla domanda se i presidi di Slow Food sono interventi culturali o modelli imprenditoriali, la Cia del Piemonte risponde come uno studio compiuto dall’Università Bocconi sui presidi di Slow Food: “L’ iniziativa dei presidi da parte di Slow Food è essenzialmente un intervento culturale, non un modello imprenditoriale”. I presidi di Slow Food hanno un importante significato culturale, ma il valore economico complessivo dei prodotti presidiati è prossimo allo zero in termini percentuali, rispetto alla produzione lorda vendibile agricola italiana. Il prezzo da 3,10 euro al kg per il pomodoro San Marzano fresco -ribadisce la Cia del Piemonte- è per altro ottenibile solo se il prodotto rimane un prodotto di nicchia, destinato ad un gruppo ristretto di consumatori. I presidi sono un mezzo per tutelare la biodiversità, veicolano l’immagine del territorio in cui sono insediati e possono richiamare il turismo. Sono anche un monito, un segnale forte in controtendenza perché si vada verso un’agricoltura un po’ più ecologista e un po’ più gastronoma. I presidi non sono però -afferma la Cia regionale- un modello imprenditoriale estensibile a tutte le aziende agricole o un’alternativa praticabile da tutto il sistema agricolo. Il fatto poi che i presidi vengano presentati come un modello alternativo valido per tutta l’agricoltura, può indurre l’opinione pubblica a colpevolizzare quegli agricoltori che non tengano comportamenti “virtuosi” come quelli dei presidi, come se fossero responsabili della messa in pericolo della biodiversità. La biodiversità -conclude la Cia del Piemonte- ha un valore ecologico, genetico, sociale, scientifico, educativo, culturale che richiede strumenti specifici di tutela. La tutela della biodiversità è un aspetto della politica ambientale che riguarda tutti e che non può essere messa a carico delle sole aziende agricole. E’ impensabile, inoltre, che tutte le aziende che producano pomodoro si mettano a produrre il San Marzano e soprattutto a venderlo a 3,10 euro il kg.
E' operativo il nuovo sito web della Cia provinciale di Napoli. Un progetto realizzato dalla dottoressa Ilaria Ascione e dal tecnico Lorenzo Scognamiglio per modernizzare la comunicazione interna ed esterna al sistema confederale. Il sito è un vero e proprio portale dinamico che permette a tutti gli operatori della Cia e dei suoi istituti di lavorare secondo una moderna visione dell'essere organizzazione di rappresentanza. "Abbiamo cercato di interpretare e realizzare un prodotto all'altezza della sfida del mercato -ha spiegato Ilaria Ascione- secondo gli indirizzi della Presidenza provinciale che punta a rendere sempre più protagonista l'agricoltura napoletana in una società complessa e molto concorrenziale. Per tutto il sistema confederale si offre l'opportunità di confrontarsi con un nuovo modello di comunicazione e ci auguriamo che possa rappresentare una grande opportunità per qualificare l'azione del sindacato agricolo ed accrescerne il grado di rappresentatività ". Vincenzo Califano, presidente provinciale di Napoli, ha evidenziato come "il nuovo sito sia il frutto di una diversa e moderna visione dell'agricoltura, difficile da far comprendere a chi è legato a un modello ampiamente superato, ma che obbliga chi ha a cuore il futuro del settore primario a produrre il massimo sforzo per rendere sempre più protagonista l'agricoltura della società e dei processi di sviluppo economico locali, nazionali e internazionali". L'indirizzo del sito è: www.cianapoli.it
Sarà presentato domani martedì 9 marzo alle ore 10,30, nella sede regionale della Cia Calabria, un progetto che prevede la costituzione di una rete nazionale delle diversificate iniziative che hanno al centro la valorizzazione delle risorse agricole e rurali come percorso per affrontare il disagio sociale. Responsabile di questo progetto è stato nominato Alfonso Pascale, membro della Confederazione nazionale, che sarà presente alla conferenza stampa per illustrare i punti essenziali dell’iniziativa. A fare gli onori di casa sarà il presidente regionale della Cia Giuseppe Mangone. “L’evoluzione delle politiche di sviluppo rurale e il riconoscimento del valore polifunzionale dell’agricoltura -ha detto Alfonso Pascale- oggi possono offrire alle iniziative di integrazione sociale dei soggetti svantaggiati nuove e più estese opportunità di espansione che la visione produttivistica del passato limitava. Non a caso la Cia, da anni ha sviluppato una presenza attiva in questo campo, mediante iniziative, rapporti di collaborazione con centri e comunità che si occupano di questi problemi e azioni progettuali nell’ambito dei programmi comunitari che ricorrono all’agricoltura per realizzare percorsi terapeutici e di integrazione sociale. Impegnandosi in tali attività, la Cia ha contribuito ad accrescere la reputazione dell’agricoltura come un settore innovativo che permette, più di ogni altro, alle ragioni dello sviluppo ed a quelle della solidarietà, di incrociarsi e fecondarsi a vicenda. L’inserimento lavorativo dei diversamente abili, dei non vedenti, dei disagiati mentali, dei tossicodipendenti e delle persone che sono uscite dalla tossicodipendenza, dei detenuti e di coloro che escono dalle carceri, degli anziani non autosufficienti, dei sieropositivi e degli ammalati cronici, delle minoranze etniche e degli immigrati, ha un valore etico di primaria grandezza”. Secondo Giuseppe Mangone, “in una regione come la Calabria, che presenta gravi sacche di disagio sociale troppo spesso ignorate, l’agricoltura e il territorio rurale possono divenire importanti opportunità per favorire l’inserimento di persone svantaggiate nel tessuto sociale ed economico, che possono essere così in grado di accrescere la loro capacità di autorealizzarsi e migliorare la qualità della propria vita. Trasformare l’ambiente esterno e ricucire realtà sociali finora separate per favorire una maggiore disponibilità nei confronti dei più emarginati, sono traguardi che si possono meglio raggiungere con politiche territoriali integrate e concertate. Ed è questo l’obiettivo che la Cia persegue”.
Il 29 gennaio scorso la Cia dell'Emilia-Romagna ha presentato una propria posizione sulla questione degli Ogm, con particolare riferimento al tema della coesistenza tra le colture contenenti Ogm e quelle convenzionali e biologiche. Sta ora al Consiglio regionale dell'organizzazione, dopo aver promosso una consultazione tra gli associati a livello provinciale, trarre le conclusioni per poi confrontarsi con la Regione nel modo più chiaro e condiviso possibile. E sarà proprio l'approvazione di un documento della Cia regionale su questo attualissimo e controverso problema uno dei temi all'ordine del giorno dei lavori del Consiglio della Confederazione emiliano-romagnola che si terrà mercoledì 10 marzo, alle ore 9.30, presso l'Hotel Savoia di Bologna. Come il titolo stesso della giornata suggerisce, "Gli Ogm e le rondini", si discuterà anche del programma di iniziative previste per il prossimo 21 marzo, giorno in cui la Cia, vista la stagione di incertezza che ancora grava sull'agricoltura, si mobiliterà con iniziative in tutte le regioni per chiedere una nuova politica per la campagna, per le imprese e per il Paese. Al dibattito sarà presente Francesco Serra Caracciolo, vicepresidente della Cia nazionale.
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