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  Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori

Direttore responsabile: Alfredo Bernardini. Direzione, Redazione, Amministrazione via Mariano Fortuny 20, 00196 Roma. Tel. 06/326871, Fax 06/3226674, e-mail NuovaAgricoltura@cia.it

Anno 48 - n. 240 7 dicembre 2006
COMUNICATI
  • Immigrazione: la firma del protocollo con il governo riduce la burocrazia e rende più celere il rilascio dei nulla-osta per i lavoratori
  • Pil: l’agricoltura conferma una grave crisi. Subito la Conferenza nazionale e interventi mirati per rilanciare sviluppo e competitività
  • Vacanze: per il ponte dell’Immacolata gli agriturismi fanno il pieno. E per le feste si conferma la ripresa trainata dagli stranieri
TERRITORIO
  • La Cia del Friuli Venezia Giulia sulla vicenda del vino Tocai
APPUNTAMENTI
  • La Giornata internazionale della montagna

 

COMUNICATI


Immigrazione: la firma del protocollo con il governo riduce la burocrazia e rende più celere il rilascio dei nulla-osta per i lavoratori

 

La Cia esprime soddisfazione per l’intesa. E’ uno strumento utile per realizzare a livello locale le opportune sinergie con lo Sportello Unico.

 

Il protocollo d’intesa, sottoscritto tra le associazioni di rappresentanza dei datori di lavoro, il ministero dell’Interno e quello della Solidarietà Sociale, è uno strumento utile per realizzare a livello locale le opportune sinergie con lo Sportello Unico per l’immigrazione. E’ quanto sostiene la Cia-Confederazione italiana agricoltori.

Il percorso di collaborazione -afferma la Cia- si è reso necessario per accelerare i procedimenti relativi al rilascio del nulla-osta  ai lavoratori richiesti dalle aziende in base al decreto flussi 2006, nonché fornire attività di informazione sullo stato delle pratiche e di assistenza per la verifica, l’integrazione e l’acquisizione di documenti da produrre a corredo delle istanze.

Grazie anche a soluzioni come queste e al contributo competente delle organizzazioni professionali, si pongono -ad avviso della Cia- le basi per superare finalmente  l’intasamento burocratico che si è venuto a creare quest’anno e che ha comportato una ritardata emanazione del decreto pubblicato solo ieri in Gazzetta Ufficiale. Decreto che autorizza 350.000 nuovi ingressi per lavoro subordinato non stagionale in aggiunta ai 170 mila autorizzati a marzo scorso.

Nell’impegnarsi a promuovere l’intesa sottoscritta affinché sul territorio si raggiungano gli appositi accordi con i Prefetti, la Cia ribadisce quanto già affermato in sede di Tavolo per la riforma del Testo Unico. Immigrazione, vale a dire la necessità di un’attenta revisione non solo delle rigidità derivanti dalle norme attuali, ma anche di quelle relative ai processi di ingresso e di assunzione dei lavoratori extracomunitari, che -conclude la Cia- dovrebbero prevedere percorsi semplificati per il lavoro stagionale e un efficace funzionamento dello Sportello Unico, attraverso un maggior coordinamento delle amministrazioni interessate e un’adeguata dotazione di risorse umane ed finanziarie.

 

 


Pil: l’agricoltura conferma una grave crisi. Subito la Conferenza nazionale e interventi mirati per rilanciare sviluppo e competitività


Il presidente della Cia Giuseppe Politi evidenzia che il settore primario è l’unico a non agganciare la ripresa. La politica economica non può basarsi solo sul taglio delle spese. Indirizzare una parte delle maggiori entrate fiscali a sostegno delle imprese agricole. Occorre un progetto nuovo per rispondere alle esigenze dei produttori.

 
“Un dato che purtroppo ci aspettavamo e che conferma tutte le difficoltà dell’agricoltura che vive una persistente e preoccupante crisi strutturale. Un dato che, quindi, evidenzia l’esigenza di affrontare in maniera chiara e concreta i problemi del settore  attraverso una Conferenza nazionale, da noi più volte sollecitata e che ormai diventa sempre più impellente e indispensabile”. Lo ha sostenuto il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi commentando i conti economici dell’Istat relativi al Pil del terzo trimestre del 2006 che mettono in mostra un’ulteriore battuta d’arresto del mondo agricolo.

L’agricoltura, secondo i dati forniti dall’Istat, ha registrato un calo del valore aggiunto pari al 5,8 per cento rispetto al terzo trimestre dell’anno scorso. Anche se nei confronti del secondo trimestre del 2006 si è avuta una sostanziale tenuta (più 0,1 per cento), lo scenario resta allarmante. “Non è più tempo di parole, occorre -ha aggiunto Politi- passare al più presto ai fatti. Sono necessari interventi mirati e propulsivi. Non si può pensare a ridurre le spese o ad incrementare le tasse. Bisogna cominciare ad investire. Una parte delle maggiori entrate fiscali di questi ultimi mesi va indirizzata al rilancio dello sviluppo e della competitività delle imprese agricole, che non possono continuare ad operare tra ‘lacci e laccioli’ non riuscendo ad uscire dal tunnel di una profonda crisi”.

D’altra parte, anche il 2006 si conferma un’altra annata con il segno negativo per l’agricoltura del nostro Paese. La produzione dovrebbe registrare una flessione intorno al 3-4 per cento, il valore aggiunto un calo del 2-2,5 per cento, i prezzi all’origine una flessione del 2 per cento, gli investimenti una diminuzione dell’1,5-2 per cento, i redditi degli agricoltori un taglio tra il 3 e il 5 per cento, mentre i costi di produzione dovrebbero crescere intorno al 2 per cento.

 “Per questa ragione -ha rilevato il presidente della Cia- insistiamo per un’azione più decisa nei confronti dell’agricoltura. Il settore deve poter operare in un quadro di certezze e di prospettiva e non più tra vincoli, ostacoli e impedimenti che frenano l’azione imprenditoriale degli agricoltori italiani. Ribadiamo, pertanto, la necessità di adottare misure concrete per favorire una reale innovazione ed un equilibrato sviluppo. Un progetto ben messo in evidenza nello stesso Manifesto programmatico ‘L’agroalimentare cuore strategico dello sviluppo’, sottoscritto da molte associazioni e organizzazioni e presentato nei giorni scorsi al Presidente del Consiglio Romano Prodi ”.

“Ed in tale contesto -ha concluso Politi- la sede più idonea per individuare le scelte di una politica organica per il settore resta la Conferenza nazionale per l’agricoltura e lo sviluppo rurale. Un momento di confronto che deve venire convocato al più presto”.


Vacanze: per il ponte dell’Immacolata gli agriturismi fanno il pieno. E per le feste si conferma la ripresa trainata dagli stranieri


Turismo Verde della Cia evidenzia il buon momento del settore, dopo il negativo andamento registrato nel corso del 2005. I prezzi praticati sono rimasti stabili. Il presidente Trivellizzi: premiata la scelta di qualità delle nostre aziende. Molte le prenotazioni che vengono dall’estero.


Anche per le prossime festività di fine anno l’agriturismo conferma il suo momento d’oro. Un primo assaggio si avrà, comunque, già da questo week-end che coincide con la Festa dell’Immacolata, durante il quale si prevede un notevole afflusso di presenze. Insomma, dopo la ripresa registrata nella scorsa estate, con una crescita del 6 per cento rispetto al deludente 2005, gli agriturismi italiani, in base alle prenotazioni pervenute, prevedono un nuovo successo soprattutto per Capodanno e per l’Epifania. Rispetto allo scorso anno dovrebbe esserci un incremento tra il 6 e l’8 per cento. E’ quanto sottolinea Turismo Verde, l’associazione agrituristica della Cia-Confederazione italiana agricoltori.

“Saranno, quindi, oltre 600 mila le persone che sceglieranno di trascorrere le feste a contatto con la natura. Una presenza -afferma il presidente di Turismo Verde Walter Trivellizzi- favorita anche dal clima mite e dalla scarsità di neve che ha dirottato molte persone dalle località sciistiche agli agriturismi. Comunque, tutto questo è un’ulteriore conferma del buon andamento che sta registrando il settore e dal fatto che gli italiani, ma anche gli stranieri, scelgono sempre di più la vacanza a contatto con la natura, con i sapori e le tradizioni della nostra cultura contadina. Scelta che premia la qualità delle nostre aziende”.

“E proprio gli stranieri -sottolinea Trivellizzi- sono quelli che hanno permesso al settore di riprendere la via dello sviluppo. In estate è stato un vero ‘boom estero’ (25 per cento delle presenze), con tedeschi in testa seguiti da francesi, spagnoli, statunitensi, olandesi, che per le feste natalizie è destinato a confermarsi”.

Secondo Turismo verde, tutte le regioni registrano una crescita di presenze e prenotazioni, a partire dal ponte dell’Immacolata. Le mete più gettonate in Toscana, Umbria, Veneto, Piemonte, Valle d’Aosta, Trentino e Lombardia. Tuttavia, anche nel Sud e nel Centro si registra un aumento delle richieste.

Merito della ripresa dell’agriturismo -rileva Turismo Verde- è da attribuire anche ai prezzi. Sono, infatti, pochi i casi di aziende che hanno ritoccato i listini rispetto allo scorso anno. Sempre vincente il buon rapporto qualità-prezzo: sono proprio gli agriturismi, che hanno saputo leggere le richieste degli ospiti ed hanno investito sulla qualità, ad avere avuto i risultati più positivi in questa ripresa. Una migliore qualità dei servizi significa preferenza nell’utilizzare prodotti certificati, menù che ripropongono le tradizioni culinarie locali, attenzione e cura nell’offrire agli ospiti la possibilità di “vivere” l’azienda ed il territorio, organizzazione di corsi di degustazione e non, che oltre a costituire una ulteriore occasione di intrattenimento per gli ospiti, aiuta le aziende a formare consumatori più consapevoli.

 E’ cambiata la domanda: anche gli ospiti stranieri -sostiene Turismo Verde- preferiscono la vacanza breve, il week-end lungo, consultando, nel 60 per cento dei casi, le guide on line. E’, però, ancora forte il passaparola, che significa premiare quelle aziende che hanno fatto dell’ospitalità una forma di accoglienza attenta, curata e professionale.

 
 L’identikit dell’agriturista


Ha un’età compresa fra i 30 e i 45 anni, si sposta sempre con la famiglia (composta di tre-quattro persone), ha un reddito medio-alto, ha un livello culturale medio, ama la natura e i piatti tipici, soprattutto quelli biologici. Questo l’identikit dell’agriturista italiano che emerge da un’indagine condotta da Turismo Verde, l’associazione della Cia-Confederazione italiana agricoltori, presso un campione di aziende che copre l'intero territorio nazionale.

La scelta di fare una vacanza in un’azienda agrituristica, secondo l’indagine, é dettata principalmente dal desiderio di tranquillità, di contatto con l’ambiente rurale e con il paesaggio, dalla ricerca di prodotti genuini legati alla tradizione italiana.

Dall’indagine si rileva che la scelta agrituristica è dettata dall’accoglienza familiare dell’azienda che è preferita al rapporto impersonale degli alberghi. La vacanza per l’agriturista deve essere svago, riposo, rispetto della natura e riscoperta di vecchi sapori di piatti tipici delle nostre regioni.

Amante della tranquillità rurale e dei buoni cibi genuini é anche l’agriturista straniero. Predilige, sempre secondo l'indagine, le aziende dell’Italia centrale (inglesi e tedeschi, in particolare) e specialmente quelle vicine alle città d’arte e ai luoghi che hanno attrattive culturali (musei, mostre) e religiose (conventi, abbazie), ma anche in zone dove ci sono terme. Quindi, non solo buona tavola e tranquillità. Cultura e aspetti salutistici, specie in questi ultimi anni, hanno cominciato a far breccia. E questo si riscontra pure nell’agriturista italiano.

Il turista straniero ama molto fare passeggiate a cavallo e il relax in piscina, che risulta uno dei servizi più richiesti.

La buona cucina della tradizione italiana, fatta di cibi tipici e genuini che non si trovano nei normali circuiti commerciali, e la tranquillità dell’azienda, dove si ha un clima familiare, restano i motivi principali della scelta agrituristica degli stranieri. I quali sono molto abitudinari e scelgono di trascorrere la vacanza sempre nella stessa azienda.

 

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TERRITORIO


La Cia del Friuli Venezia Giulia sulla vicenda del vino Tocai

 

“Che il nome friulano fosse una denominazione a rischio lo sapevamo tutti. A suo tempo, oltre alla Cia,  anche il rappresentante del ministero dell’Agricoltura aveva segnalato il pericolo di adottare un sinonimo di Tocai che era esso stesso una  Doc per altri grandi vini della nostra regione, oltretutto quando la tendenza mondiale è quella di distinguere chiaramente il nome dei vitigni da quelli geografici. Tuttavia, come riparazione del torto fatto ai produttori di tocai, gran parte del mondo vitivinicolo regionale pretese che i politici facessero una forzatura sulle norme che regolano il settore, adottando il nome di friulano. Ora che il Tar del Lazio ha concesso la sospensiva sul ricorso presentato dalla Cantina di Cormons, quegli stessi rappresentanti dei produttori si dichiarano sconcertati e non sanno cosa proporre di scrivere sulle etichette”. E’ questo il commento di Manuela Botteghi, presidente della Cia del  Friuli Venezia Giulia, di fronte al coro di proteste sollevate dalla decisione dei giudici

“Quando la Cia, al momento di scegliere il nome, mise in guardia tutti , Regione compresa, del pericolo che si sarebbe corso con un nome geografico e  generico,difficilmente difendibile a livello internazionale,  sembrava -aggiunge la presidente regionale- una voce stonata. Ma allora a tanti luccicavano gli occhi, sentendo parlare dei milioni di euro promessi per la promozione del friulano e tutto il resto sembrava un dettaglio, una questione secondaria.

“Adesso -conclude la Botteghi- che la vicenda sta prendendo la più brutta piega che si potesse immaginare con due battaglie legali in corso e il 31 marzo alle porte, bisogna correre ai ripari. La cosa più saggia è quella di continuare a usare il nome Tocai  fino alla decisione definitiva della Corte di Giustizia Europea, cercando nel frattempo un nome che sia commercialmente e ‘legalmente’ difendibile a tutti i livelli. Si tratta, insomma, di ripartire con il piede giusto avendo a mente i reali interessi dei produttori più che i milioni da spendere in promozione, anche se abbiamo già sentito il solito coro  insistere con la vecchia canzone ”.

 

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APPUNTAMENTI


La Giornata internazionale della montagna

 

Preceduta da una manifestazione a Passo Pordoi, Cavalese (Trento), in programma sabato prossimo 9 dicembre, lunedì 11 dicembre a Roma, presso Villa Madama, sarà celebrata la Giornata internazionale della montagna. All’iniziaitiva interverranno, tra gli altri, il ministro  per gli Affari regionali e le Autonomie locali Linda Lanzillotta, il direttore generale della Fao Jacques Diouf, e il presidente dell’Uncem Enrico Borghi. Alla celebrazione parteciperà anche la Cia, rappresentata, per l’occasione, da Domenico Mastrogiovanni, responsabile dell’Ufficio Sviluppo locale e vicepresidente di Euromontana. Al termine si svolgerà l’assegnazione dei riconoscimenti a persone che si sono distinte per le loro attività a favore della montagna. I premiati saranno ricevuti dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

 

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