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  Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori

Direttore responsabile: Alfredo Bernardini. Direzione, Redazione, Amministrazione via Mariano Fortuny 20, 00196 Roma. Tel. 06/326871, Fax 06/3226674, e-mail NuovaAgricoltura@cia.it

Anno 48 - n. 28 7 febbraio 2006
TERRITORIO
  • Annata agraria 2005 in Puglia: l’olio d’oliva spinge in alto la produzione lorda vendibile. Redditi agricoli ancora giù
  • La Cia di Alessandria sconcertata per la chiusura dello zuccherificio di Casei Gerola
  • Piemonte: insediati i tavoli di filiera
APPUNTAMENTI
  • Cia di Reggio Emilia: proseguono i congressi zonali
  • Iniziativa della Cia di Ascoli Piceno per risolvere la crisi agricola dell’area Fermana

 

TERRITORIO


Annata agraria 2005 in Puglia: l’olio d’oliva spinge in alto la produzione lorda vendibile. Redditi agricoli ancora giù

 

“Nel 2005 i prezzi dell’olio d’oliva hanno spinto in alto la plv agricola (produzione lorda vendibile), ma sono ancora in calo i redditi degli agricoltori”. E’ quanto affermato dal presidente regionale della Cia Puglia Antonio Barile durante la conferenza stampa per illustrare i dati relativi all’annata agraria 2005 e alle prospettive del settore.

“Prezzi bassi per vino, grano duro, pomodoro da industria e latte. Si salvano insieme all’olio d’oliva, agriturismo, barbabietole e uva da tavola. Le speculazioni nella filiera in alcuni settori -ha aggiunto- hanno pesato fortemente.  I costi di produzione hanno subito forti aumenti: gasolio agricolo, contributi Inps, energia, concimi e fitofarmaci.  La plv (produzione lorda vendibile) dell’agricoltura pugliese nel 2005 si è attestata intorno ai 2.700 milioni di euro, rispetto ai 2.400 milioni del 2004”.

“Nel 2005 -ha sottolineato il presidente della Cia Puglia- il potenziale produttivo ha visto ridimensionato i volumi produttivi di alcuni comparti: meno 25% di superficie investita a grano duro; -17% di produzione di pomodoro.

“Quella del 2005 -ha rilevato ancora Barile- è un’annata non positiva anche se in alcuni settori si colgono segnali in controtendenza. Sono cinque annate consecutive in cui l’andamento della plv agricola pugliese non registra un quadro d’insieme positivo. La Cia  chiede soprattutto trasparenza e regole. E’ necessaria una legge che preveda l’obbligo del doppio prezzo e l’istituzione di un’autorità di controllo sui prezzi dei prodotti agro-alimentari.Siamo di fronte al persistere di difficoltà molto gravi che configurano una crisi strutturale dell’agricoltura pugliese. Non vi è una politica agraria all’altezza dell’importanza e della gravità dei problemi del settore agricolo”.

La Cia Puglia -ha concluso il presidente regionale- esprime un giudizio fortemente critico sull’operato del governo nazionale e del ministro Alemanno, il quale è il principale responsabile delle importazioni  e dei fenomeni di dumping. Il ministro Alemanno non ha difeso il valore dell’agricoltura pugliese. Alla Regione Puglia chiediamo di accelerare i processi di innovazione nella struttura di intervento. Occorre superare le lentezze da lumaca che hanno sempre caratterizzato l’azione dell’Assessorato regionale all’agricoltura. Bisogna rendere sistematico il metodo della concertazione con le organizzazioni professionali agricole”.

Ecco in sintesi i risultati dell’annata agraria 2005 per i singoli settori.

 

Olio di oliva

Per l’olio d’oliva il 2005 è stato un anno eccellente per qualità e buono per quantità. L’andamento climatico dell’estate e del primo scorcio dell’autunno ha consentito una normale vegetazione dell’olivo e ha determinato una soddisfacente sanità delle olive.

La Puglia si colloca ancora una volta come prima regione italiana produttrice di olio d’oliva.

Anche nella campagna 2005/2006 si conferma la forza del potenziale produttivo ed economico del comparto olivicolo in Puglia: 360mila ettari coltivati, 60 milioni di piante, 800 milioni di euro di produzione lorda vendibile, 9 milioni di giornate di lavoro autonomo e dipendente impiegate. 

La produzione di olio d’oliva degli altri  paesi europei nostri competitori, Spagna e Grecia, è scarsa. 

Quest’anno vi sono le condizioni perché la produzione dell’olio d’oliva  consenta una ripresa della redditività della nostra agricoltura. E’ necessario, in particolare, impedire che le manovre speculative si realizzino attraverso le autorizzazioni all’importazione di olio d’oliva.

 

Vino

Dal punto di vista qualitativo, nonostante le piogge di fine agosto e settembre che hanno interessato a macchia di leopardo la Puglia, si può affermare che il vino 2005 è di buona qualità. Per quello che concerne la quantità si deve registrare un ulteriore aumento di produzione, infatti se nel 2004 è stata di poco superiore a 7 milioni di ettolitri, nel 2005 si ci si avvicina agli 8 milioni di ettolitri che rappresenta la produzione standard pugliese.

Però nonostante la quantità, la qualità tra il buono e l’ottimo, il reddito dei vitivinicoltori non è remunerativo in quanto i prezzi continuano a calare. Questa flessione registra soprattutto per i vini comuni da tavola, mentre per i vini di qualità c’è un interesse maggiore del mercato. In Puglia purtroppo  i vini DOC e IGP imbottigliati rappresentano una scarsa fetta di mercato rispetto agli altri vini. Servono consorzi di produttori che mettono insieme quindi quantità per fornire la grande distribuzione.

La PLV complessivamente, grazie soprattutto alla normalizzazione della quantità che aveva subito un tracollo nel 2003-2004, si attesta intorno ai 300 milioni di euro.

Un segnale positivo è rappresentato dall’aumento dell’esportazione che si aggira intorno a un più 5%.

 

Ortofrutta

La bassa temperatura, la costante umidità dell’ultimo periodo del 2005 complessivamente non favorevoli hanno fatto sì che le produzioni ortofrutticole ed in particolare gli ortaggi si sia ridotta rispetto all’anno precedente.

Come conseguenza questo ha portato ad un “leggero” aumento dei prezzi alla produzione e ad un “notevole” aumento al consumo. Dal campo alla tavola la differenza è ancora enorme.

La PLV del settore, (esclusi uva da tavola, agrumi e pomodoro da industria), è aumentata rispetto all’anno scorso attestandosi intorno ai 600 milioni di euro rafforzando il primato del settore in Puglia.

 

Uva da tavola

La produzione di uva da tavola in Puglia  è aumentata rispetto al 2004, raggiungendo i 12 milioni di quintali, pari al 70% della produzione nazionale. I prezzi alla pianta sono rimasti bassi nel periodo di maggior consumo e maturazione del prodotto, sono migliorati, rispetto al 2004, nel primo periodo di commercializzazione. La Plv del settore è cresciuta, rispetto al disastroso 2004, raggiungendo quota  230 milioni di euro.

Permangono le gravi difficoltà del settore:  contrazione dei consumi,  perdita di competitività nell’esportazioni, strategia di vendita della grande distribuzione organizzata, scarsa organizzazione dell’offerta ed elevati costi di produzione.

 

Agrumi

L’annata 2005 non ha sicuramente soddisfatto i produttori agrumicoli pugliesi. Perdita di prodotto, gelate del mese di dicembre, prezzi bassi e scarsa organizzazione dell’offerta hanno pregiudicato la plv (scesa sotto i 40 milioni di euro che nel 2005). La produzione è stata sicuramente inferiore al 2004 non raggiungendo i 2 milioni di quintali. La Igp,  Clementina del Golfo di Taranto, continua a non decollare e pertanto stenta a dare soddisfazione ai produttori agricoli.

 

Pomodoro da industria

Nel 2005 gli ettari investiti sono stati più di 31.000 con una produzione complessiva però inferiore a quella dell’anno scorso.

I notevoli stock di pomodoro accumulati con l’annata 2004 hanno influito negativamente sul prezzo che quest’anno è stato di 4 centesimi di euro per il “tondo” e 5 centesimi per il “lungo”. L’aiuto comunitario è di 3 centesimi di euro.

L‘annata 2005, pertanto, complessivamente per il pomodoro da industria si può ritenere “non soddisfacente” con una PLV leggermente al di sotto dei 200 milioni di euro.

 

Grano duro

Nel 2005 si registra una netta riduzione della produzione di grano duro con circa 8.600.000 q.li, rispetto alla   produzione del 2004 che raggiunse gli 11.000.000 di q.li.

Questo dato è la conseguenza del forte calo delle superfici investiste  a grano duro in Puglia.  La superficie a grano duro in Puglia si  è ridotta del 25%, con oltre 100.000 ettari in meno: dai 400.000 ettari del 2004 si è passati ai 300.000 del 2005.

La causa principale del forte ridimensionamento va cercata nei bassi prezzi del prodotto che si sono mantenuti costantemente sotto il livello minimo di redditività della coltura. E’ noto che l’andamento di mercato del grano duro è determinato dalle importazioni o illegittime o di infima qualità.

I gravi fatti di cronaca  e gli arresti dei ieri a seguito dei risultati delle analisi sul grano duro contaminato importato dal Canada confermano quanto più volte denunciato dalla Cia Puglia.

Mancano controlli seri sulla qualità e la quantità dei prodotti agricoli importati fuori dalla Ue. 

La Cia Puglia sta valutando con i propri legali la possibilità di costituirsi parte civile nel processo relativo all’importazione di grano duro contaminato. Anche l’industria molitoria con il concorso del Mipa ha realizzato una politica di  vero e proprio dumping alla rovescia.

 

Zootecnia

Anche nel 2005 la zootecnia in Puglia rappresenta una grande realtà economica con le 6.500 mila aziende zootecniche che occupano circa 15 mila addetti, i 3 milioni e 500mila  quintali  di latte bovino.

I capi bovini allevati sono 150 mila,  300 mila i capi fra ovini e caprini, 15 mila gli equini, 10 mila suini e 8 mila i bufalini.

Il fatturato complessivo stimato nel 2005 si aggira intorno  ai 200 milioni di euro.

Nel comparto delle carni, si è registrato praticamente in tutti i segmenti (bovino, suino, etc.) un calo nelle macellazioni compreso tra il 3 ed il 10%. Conseguentemente, almeno per il settore della carne bovina, le quotazioni sono in ripresa, con un recupero,  delle perdite accumulate nelle passate campagne.

La zootecnia in Puglia è localizzata prevalentemente nelle aree interne del territorio regionale, dove le attività dell’allevamento sono decisive ne i processi economici.

Gli allevatori continuano a pagare lo scotto del mancato rispetto dell’accordo del prezzo del latte alla stalla da parte dei trasformatori. Un ulteriore tentativo di riduzione del prezzo è stato praticato nelle ultime settimane da parte di alcuni trasformatori.

 

Agriturismo

Andamento positivo per le aziende agrituristiche. Nella provincia di Lecce vi è stato un aumento considerevole di presenze, pari a circa il 6% rispetto allo scorso anno. Nelle altre province il flusso turistico è stato di poco superiore allo scorso anno.  Il settore rappresenta  una PLV di circa 50 milioni di Euro.

Il risultato positivo compensa i precari ricavi rivenienti dall’attività agricola, ed  ha determinato l’ inversione dell’andamento del 2004, anche modesto per alcune province. In Puglia si rileva un andamento positivo in controtendenza rispetto alla situazione generale, per esempio della Toscana che segna  un – 3,5%. Tale elemento investe ancora di più responsabilità gli operatori per porre  in essere una serie  processi di riorganizzazione per accogliere in maniera efficiente queste nuove o più ampie presenze.

Particolare attenzione gli operatori hanno riservato alla produzione, alla commercializzazione dei prodotti, ai  servizi di ospitalità, alla somministrazione di prodotti alimentari nella ristorazione e all'organizzazione di attività ricreative. E’ essenziale combattere il fenomeno dell’abusivismo che lede la vera natura rurale delle aziende agrituristica.

 

Bietole

Nel 2005 la barbabietola da zucchero ha evidenziato in Puglia una superficie investita di 17.600 ettari (+ 10 % rispetto alla media del periodo 2000-2004) per una produzione lorda di circa 7,2 milioni di quintali di radici hanno dato luogo a rese unitarie di 57quintali ad ettaro di saccarosio con una produzione lorda vendibile media ad ettaro di circa 1.800 euro e un totale regionale di 30 milioni di euro, comprensivi dei sottoprodotti.

Mentre è comunque acquisita la prossima campagna di trasformazione con le bietole seminate nell’autunno scorso, circa 20.000 ettari, sul futuro c’è incertezza totale. In queste ultime settimane si è inoltre scatenato un vero e proprio scontro istituzionale tra le regioni settentrionali che affermano la mancanza nel Mezzogiorno di condizioni di competitività per mantenere uno stabilimento dei sei previsti con l’andata a regime della nuova e disastrosa Ocm zucchero. Non meno determinata sono le Regioni Puglia, Molise ed Abruzzo che difendono, con il sostegno politico delle Province interessate, il diritto a coltivare bietole nelle aree storiche, poiché la bieticoltura dovrà sempre essere presente in tutte le tre grandi aree del Paese. Questa posizione converge sulla permanenza dello zuccherificio di Termoli e la riconversione di quelli di Celano (L’Aquila) e Foggia,  ma su questi temi il Ministro Alemanno -dopo aver sostenuto la proposta del commissario Europeo Fischer Boel che ha dimezzato il settore in Italia- non ha ancora con chiarezza cosa intende fare.

 

 


La Cia di Alessandria sconcertata per la chiusura dello zuccherificio di Casei Gerola

 

Con vivissima preoccupazione la Cia di Alessandria ha appreso la notizia della chiusura dello zuccherificio di Casei Gerola.

“La decisione presa -afferma il presidente provinciale della Cia Roberto Ercole- lascia sconcertati, in quanto l’impianto è modernissimo, i territori delle province di Alessandria, Asti e Pavia sono, tra i più vocati per la coltivazione della bietola. In Piemonte vi sono poi numerose aziende dolciarie, prima di tutti il Polo Dolciario di Novi Ligure e la Ferrero, che fornivano un sicuro sbocco allo zucchero di alta qualità prodotto dallo stabilimento”.

Per la Cia, l’agricoltura della provincia di Alessandria, con i suoi 10.000 ettari, se questa decisione sarà confermata, subirà un durissimo colpo, vista la crisi strutturale che da tempo colpisce le colture a seminativo alternative alla bietola.

Domani si terrà un ulteriore tavolo di trattativa che purtroppo non vedrà coinvolti i produttori alessandrini che con le loro aziende rappresentano la maggior superficie investita a barbabietole da zucchero in Italia

La Cia di Alessandria -conclude il presidente Ercole- ha immediatamente contattato le istituzioni del settore agricolo affinché si possa rivedere la decisione ed è fin da ora a fianco dei produttori agricoli a difesa delle imprese e del loro reddito ed anche delle maestranze dello stabilimento che rischiano il loro posto di lavoro”.

 

 


Piemonte: insediati i tavoli di filiera

 

L'assessore all'Agricoltura della Regione Piemonte, Mino Taricco, con una prolusione sulle prospettive agricole regionali, alla presenza di un numeroso pubblico composto da esponenti del mondo agricolo (per la Cia del Piemonte era presente il presidente regionale Attilio Borroni), ha insediato il 2 febbraio scorso, nella sede dell'Assessorato, i tavoli di filiera.

I tavoli di filiera, ha detto Taricco, non sono delle costruzioni temporanee, ma sono destinati ad essere dei luoghi permanenti di confronto sui problemi e le prospettive di un determinato comparto, anche se il loro primo obiettivo dovrà essere quello di dare un contributo determinante alla elaborazione del nuovo Psr.

I tavoli di filiera insediati sono dieci e presenteranno entro le scadenze stabilite allo stesso assessorato un report di lavoro contenente indicazioni utili alla predisposizione ed all'attuazione del programma di sviluppo rurale (Psr) 2007-2013 della Regione Piemonte, evidenziando le priorità di intervento. la tipologia delle misure del Psr da attivare, nonché le sinergie e le integrazioni con altri strumenti comunitari, nazionali e regionali di intervento.

Ai tavoli di filiera partecipano rappresentanti dell'agricoltura, dell'agroindustria, dell'artigianato, del commercio ed altre istituzioni pubbliche interessate.

Di seguito i nominativi segnalati dalla Cia del Piemonte per i dieci tavoli di filiera. Lattiero-caseario: Gianfranco Falco; carni ed altri prodotti zootecnici: Claudio Rivoira; ortofrutta: Vincenzo Casavecchia; frutta a guscio: Valentina Masante; cereali ed altri seminativi: Lodovico Actis Perinetto; riso: Sergio Suardi; floricolo: Sergio Suardi; vitivinicolo: Dino Scanavino; bioenergie: Giuseppe Botto; legno: Gianfranco Fasanino.

 

 

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APPUNTAMENTI


Cia di Reggio Emilia: proseguono i congressi zonali

 

In vista della IV Assemblea nazionale della Cia, la Cia di Reggio Emilia ha messo in cantiere una serie di congressi zonali, per coinvolgere gli iscritti del proprio territorio nella discussione.

Il secondo di tali incontri si svolge domani sera, mercoledì 8 febbraio, alle ore 20.45, nella Sala riunioni della Pubblica Assistenza, in via Petrarca n. 6 a Castelnovo di Sotto.

Sono invitati gli associati di Castelnovo e dei comuni limitrofi che compongono la zona. Conclude i lavori il presidente della Cia provinciale Ivan Bertolini.


Iniziativa della Cia di Ascoli Piceno per risolvere la crisi agricola dell’area Fermana

 

Su iniziativa della Cia di Ascoli Piceno e in collaborazione con il Consorzio nazionale bieticoltori (Cnb), venerdì prossimo 10 febbraio a Fermo, a partire dalle ore 20.00, si svolgerà un’assemblea convegno sul tema “Le proposte della Cia per risolvere la grave crisi agricola dell’area Fermana con particolare riferimento alle bietole”. I lavori si svolgeranno presso il Centro Sociale Montone.

Nel ribadire pieno appoggio alla piattaforma predisposta dalle Associazioni bieticole, la Cia  di Ascoli Piceno chiede: la dichiarazione dello stato di crisi del settore, la creazione di un fondo speciale da parte della Regione Marche per gli interventi straordinari nelle aziende agricole e dell’indotto, la sospensione del pagamento dei contributi Inps e Inail, il vincolo dell’area Sadam di Fermo all’attuale destinazione urbanistica.

 

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