| Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori | |
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| Anno 49 - n. 236 | 6 dicembre 2007 |
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La Cia sottolinea che la spesa per l’acquisto di questi alberi si avvicina ai 150 milioni di euro. I rincari dovuti alla minore produzione specialmente nei paesi del Nord Europa. Saranno 12 milioni le famiglie che orneranno l’albero per le prossime feste. Cari, ma anche tanto amati e ricercati. Nonostante gli aumenti che variano dal 10 al 15 per cento, gli italiani non rinunciano affatto alla tradizione dell’albero di Natale, quello “vero”, che ricorda meglio il clima delle feste, e non quello “artificiale” (le cui vendite negli ultimi anni sono andate calando). In questa settimana, che coincide con la festa dell’Immacolata dell’8 dicembre (giorno in cui per consuetudine moltissime famiglie si dedicano agli addobbi natalizi nelle proprie case), se ne compreranno più di 7 milioni di esemplari, pari ad una spesa complessiva che si avvicina ai 150 milioni di euro. A sottolinearlo è la Cia-Confederazione italiana agricoltori la quale rileva che gli alberi di produzione nazionale in vendita sono oltre il 50 per cento del totale, mentre gli altri provengono dai Paesi del Nord Europa, in particolare dalla Danimarca. E proprio in Danimarca, maggiore produttrice ed esportatrice europea di questi particolari alberi, si è avuto un aumento generalizzato dei prezzi a causa di una minore produzione. Elemento -avverte Saranno, comunque, 12 milioni le famiglie che rispetteranno, per il prossimo Natale, la tradizione dell’albero. Agli oltre 7 milioni di “veri”, si aggiungeranno -ricorda La Cia rileva che gli abeti prodotti in Italia e destinati all’addobbo natalizio vengono, per la maggior parte, dai vivai (circa l’85 per cento), mentre il restante 15 per cento (cimali o punte di abete) dalla normale pratica forestale. Questi vengono coltivati in terreni particolari, difficili e collinari proprio per tutelare l’assetto idrogeologico, evitando così frane e smottanti. Il ricambio è, infatti, continuo. Ornare un albero nella ricorrenza del Natale ha origini lontane. E’ una tradizione che -conclude
Il presidente della Cia Giuseppe Politi interviene alla “Conferenza aperta” promossa a Bruxelles dal commissario Ue Fischer Boel sull’”Health Check” della politica agricola. Necessario per l’Europa un Piano per le proteine vegetali. “Per il latte non è pensabile il mantenimento di elementi di rigidità che rischiano di vincolare troppo i mercati. Per la verifica della Politica agricola comune occorre un’adeguata discussione e un serio approfondimento”. Così si è espresso il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi nel suo intervento alla “Conferenza aperta” promossa a Bruxelles dal commissario Ue all’Agricoltura Mariann Fischer Boel sull’”Health Check” della Pac. Conferenza che ha visto la partecipazione di esponenti delle istituzioni europee, del mondo agricolo, cooperativo, dei lavoratori, degli industriali, dei consumatori e degli ambientalisti. Politi -che, in precedenza, aveva anche parlato, in qualità di vicepresidente del Copa (Comitato delle organizzazioni agricole europee) nel corso del primo intervento subito dopo il commissario Fischer Boel- ha sottolineato che per il settore lattiero-caseario, in vista della progressiva abolizione nel 2015 delle quote, attraverso un “atterraggio morbido”, bisogna dare prospettive ai giovani che operano nel settore. Occorre creare pari opportunità soprattutto per le aree interne e svantaggiate. Nel ribadire l’esigenza di sviluppare la competitività delle aziende zootecniche, Politi ha evidenziato la necessità di prevedere aumenti di quota diversificati da Paese a Paese. Quindi, un fermo “no” a misure lineari uguali per tutti. “Tale provvedimento -ha rimarcato- consentirebbe di correggere lo squilibrio dei Paesi con deficit rispetto al fabbisogno nazionale”. “L’aumento della quota, come già avvenuto in passato, dovrebbe consentire al nostro Paese -ha sottolineato il presidente della Cia- di adottare una ripartizione fra le Regioni che preveda i criteri di massima e lasciando alle singole Regioni di adottare successivi criteri più aderenti alle realtà locali”. “Oggi -ha detto, infine, Politi- gli Ogm non rappresentano la risposta alla carenza di prodotti agroalimentari, né tanto meno al rincaro dei prezzi. L’Unione europea deve cominciare fin da adesso ad una attenta riflessione sulla Politica agricola comune soprattutto per quanto concerne gli approvvigionamenti. Non è, infatti, possibile che un colosso mondiale come l’Europa non debba avere scorte alimentari. Quello che è avvenuto in questi ultimi mesi sul fronte del latte e dei cereali è sintomatico. Occorre, pertanto, procedere su strade diverse. La questione degli approvvigionamenti diviene di primaria importanza, non solo per soddisfare le esigenze dei consumatori, ma anche per dare certezze ai produttori agricoli. Da qui l’opportunità di un adeguato Piano che preveda anche una rinnovata disponibilità di proteine vegetali per l’alimentazione animale”.
La Cia esprime apprezzamento per il decreto del ministro De Castro. Importante il ruolo svolto dai comuni. Necessaria massima trasparenza. Occorrono rigorosi controlli per scongiurare qualsiasi abuso. Un vantaggio per i consumatori oggi costretti ad affrontare una spesa sempre più onerosa per imbandire le tavole ogni giorno. Così si è espressa la Cia-Confederazione italiana agricoltori sul decreto del ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali sulla vendita diretta nei mercati dei produttori agricoli, presentato oggi dal ministro Paolo De Castro in vista dell’imminente entrata in vigore. E’, infatti, di un provvedimento positivo con il quale si può contribuire a contrastare la vertiginosa escalation dei prezzi dei prodotti agroalimentari registrata in questi ultimi mesi e, nello stesso tempo, si dà agli agricoltori un’opportunità importante per rafforzare il loro rapporto con i consumatori. Il decreto, secondo la Cia, rende più chiara e organica una normativa, quella appunto della vendita diretta nei mercati degli agricoltori, e assegna agli agricoltori un ruolo significativo, in modo da rispondere al meglio alle esigenze dei consumatori, soprattutto sotto il profilo economico e qualitativo, sviluppando ancora di più il legame dei prodotti agroalimentari con il territorio. Nel rilevare che il decreto, che va sotto il nome di “Promozione dei mercati e vendita diretta”, conferisce una funzione importante ai comuni chiamati a disciplinare localmente la materia, la Cia sollecita trasparenza e soprattutto rigorosi controlli per scongiurare abusi che possono danneggiare sia i consumatori che i produttori agricoli. Tale provvedimento, più volte sollecitato dalla Cia, assume nell’attuale frangente una grande rilevanza. La filiera cortissima, che riduce una lunga e farraginosa intermediazione, rappresenta un fattore importante per contenere i prezzi e combattere i rincari abnormi e ingiustificati provocati dai molteplici passaggi e dalle spinte speculative. Un caro-prezzi che in questi ultimi mesi, subito dopo l’estate, hanno appesantito la spesa alimentare degli italiani (vedi i rincari per generi di prima necessità come il pane, la pasta, il latte, la frutta e la verdura) e provocato un conseguente calo dei consumi. Dunque, aumenti pesanti e per colpa dei produttori agricoli, che al contrario in questi ultimi due anni hanno visto ridurre i listini praticati all’origine. Basti pensare che dal campo alla tavola si registrano aumenti anche di dieci volte che penalizzano sia i consumatori che gli stessi agricoltori. La vendita diretta apre, pertanto, nuove prospettive. Una strada, quindi, da continuare a percorrere e sviluppare.
Sono trascorsi dieci lunghi mesi dall’intesa sottoscritta al Dipartimento Agricoltura con le organizzazioni professionali agricole con la quale veniva fissato in febbraio 2007 la data entro la quale completare le verifiche e i sopraluoghi in relazione alle pratiche Psr in giacenza da troppi mesi. Siamo a fine anno e circa un migliaio di pratiche a controllo relative ad annualità precedenti (2004/2005/2006) risultano ancora “bloccate”. Si tratta di pratiche accompagnate da verbali di verifiche effettuate in azienda da oltre un anno e che, pur ricorrendone le condizioni di liquidabilità, non vengono pagate perché non inserite nelle procedure informatiche. Per Non piu’ tollerabile, secondo la Cia Basilicata, che il delicato, complesso, minuzioso e faticoso, lavoro delle organizzazioni agricole professionali e dei Centri assistenza agricola venga inficiato da inammissibili ritardi, né si può continuare ad assistere a rimbalzi di responsabilità nella cosiddetta triangolazione Arbea-Dipartimento-Agea. Non è possibile –rileva la Cia Basilicata- che ad oggi, vale a dire a fine 2007, non si conoscano: -i tempi certi dei pagamenti degli aiuti correnti mentre Agea ha già predisposto decreti e i pagamenti; - i tempi e modalità d’intervento per le pratiche sottoposte a correttive e quelle per la risoluzione di anomalie, specie in presenza di semplici interventi e ordinarie correttive; normalissimi operazioni legate alla compiutezza di dati, assumono connotazioni di eventi eccezionali o peggio ancora si caratterizzano in alcuni casi come veri e propri “calvari” che vedono i nostri operatori ritornare sulla stessa pratica decine e decine di volte, con ritardi e perdite di tempo incalcolabili. - non possiamo giustificare che a distanza di un quinquennio non vi sia un autonomo sistema informatico di gestione, incrocio e fusione dei dati informatici, e che si lavora in totale ed esclusiva “dipendenza” del sistema dell’Agea ed Agrisian; - non vengono utilizzate in modo appropriato le tecnologie presenti che potrebbero vedere una migliore razionalizzazione della struttura che oggi, ricordiamo, opera in tre sedi distaccate nella nostra regione che sicuramente rappresentano anche costi aggiuntivi; - siamo in presenza di organico ridotto, mancano figure e responsabilità apicali al fine di garantire un’efficace funzionamento; - non vi è traccia della tanto decantata semplificazione e di concreti segnali di efficienza, né quella vera e concreta componente che potrebbe portare reali benefici al sistema e al settore agricolo-alimentare della nostra regione che “si intreccia fra la creazione del sistema informatico agro-alimentare regionale e l’anagrafe unica aziendale”. La Cia Basilicata, sulla base dell’esperienza condotta in questi anni, invita il governo regionale e l’assessore all’Agricoltura, in particolare, a: -farsi carico con immediatezza del disagio vissuto da migliaia di agricoltori nel apporto con Arbea cercando di rimuovere rapidamente ostacoli e difficoltà esistenti; - fare il punto sul reale stato di tenuta di Arbea oggi ed in prospettiva. L’attuale strutturazione dell’ Organismo pagatore regionale fa emergere notevoli perplessità sulla futura gestione del Psr 2007/2013 essendo l’Arbea la struttura di rendicontazione della spesa in agricoltura; - convocare una riunione specifica per ufficializzare percorsi, soluzioni da adottare finalizzati a rimuovere definitivamente lo stato di grande difficoltà in cui versa Arbea e che riversa ulteriori sofferenze sulle aziende agricole lucane; - istituire un momento di coordinamento e confronto permanente tra Regione, Arbea, organizzazioni agricole Gli agricoltori lucani, in una fase estremamente difficile per il settore, rivendicano -sottolinea la Cia Basilicata- un rapporto semplice, corretto e trasparente con la pubblica amministrazione e normali, ordinarie e finalizzate azioni di sostegno. In una parola: rispetto. Rispetto per i loro sacrosanti diritti! Rispetto per il loro lavoro! Rispetto per i frutti di questa nostra terra! Rispetto per il ruolo dell’agricoltura quale attività a tutela e salvaguardia del nostro patrimonio ambientale e del nostro territorio. E questa classe politica, questa classe dirigente ha il dovere di dare il giusto ascolto alle ragioni delle migliaia di uomini e donne che quotidianamente offrono tanto sudore a questa nostra terra, tanti sacrifici per fornire le nostre tavole di buoni e salutari prodotti. La Cia Basilicata intende svolgere fino in fondo, in modo serio e responsabile, il ruolo che ad un’organizzazione di rappresentanza compete: avanzare proposte ed assicurare disponibilità ad un confronto costruttivo, fuori da qualsivoglia tatticismo e per il bene dell’agricoltura e, quando la giusta attenzione degli interlocutori non si registra, utilizzare lo strumento della piazza e della lotta.
La Cia di Ascoli Piceno si rinnova. È Massimo Sandroni il nuovo presidente, eletto il 5 dicembre nel corso della V Assemblea provinciale alla Cooperativa Case Rosse di Poggio di Bretta. L’Assemblea ha visto la partecipazione del presidente nazionale della Cia Giuseppe Politi e il presidente regionale Franco Fiori Tra le novità emerse nel corso dell’iniziativa, anche l’intenzione di avviare nuovi servizi e potenziare la consulenza aziendale per sostenere le imprese agricole, oltre alla volontà di promuovere una serie di progetti innovativi e tra questi le bioenergie derivanti da materie prime agricole e forestali in ragione del fatto che tale orientamento può rappresentare, come attività connessa, un’ulteriore opportunità di reddito per gli imprenditori agricoli. Inoltre, durante i lavori è stato comunicato il cambiamento del logo della Confederazione attraverso l’introduzione della dicitura relativa alla nuova Provincia di Fermo: non più, dunque, Cia di Ascoli Piceno ma “delle Province di Ascoli Piceno e Fermo”. Tra le intenzioni dell'associazione, come è stato sottolineato dal nuovo organismo dirigente e dal presidente nazionale, l'importante processo di autoriforma in linea con quanto sta avvenendo a livello nazionale con particolare attenzione alla qualità dei prodotti delle piccole e medie imprese. L’agricoltura continua infatti a rappresentare il tratto distintivo del sistema economico del Piceno e, nonostante la fase congiunturale che è stata caratterizzata da un tono negativo, ha molte opportunità di sviluppo legate alle eccellenze produttive presenti sul nostro territorio. Un territorio altamente produttivo, come dimostrano anche gli ultimi dati disponibili per il Piceno contenuti nell’annuario statistico della Camera di Commercio, secondo cui sono numerose le coltivazioni in tutto il territorio provinciale che contribuiscono ad arricchire il ventaglio delle produzioni tipiche locali. Sono le coltivazioni erbacee le più diffuse e che, nel corso del 2005, hanno interessato oltre 169 mila ettari con una produzione raccolta pari a 14.502.736 quintali di prodotto. Particolarmente rilevanti anche le produzioni derivanti dalle coltivazioni legnose che hanno interessato L’Assemblea è stata, infine, l'occasione per ribadire il contributo che l’agricoltura ha fornito per lo sviluppo dell’economia, la crescita dell’occupazione e il benessere sociale nella sua accezione più ampia e, inoltre, per ricordare che il nuovo organismo dirigente continuerà il programma già tracciato dal presidente uscente Tonino Cioccolanti, al quale sono andati ringraziamenti per il lavoro svolto e per il contributo che ha dato all'associazione con impegno e professionalità.
L’agriturismo Santa Rosa, ubicato nel verde delle colline del Comune di Caraffa di Catanzaro, ha ospitato il convegno “Creatività nell’innovazione “, organizzato dalla Cia e dall’Associazione Donne in Campo Calabria. Il convegno, si è svolto alla vigilia dell’avvio dell’attuazione del Programma di sviluppo rurale 2007-2013. Un programma che prevede un investimento complessivo di ben 2 miliardi di euro e che assegna una priorità alle donne oltre che ai giovani. Proprio per questo, il Psr è stato il filo conduttore di tutti gli interventi che si sono susseguiti. I lavori introdotti da Rosa Critelli, componente della presidenza Cia Calabria, sono proseguiti con il saluto del presidente della Cia di Catanzaro Franco Lucia e con la relazione di Milena Torcia, presidente di Donne in Campo Calabria che si è ampiamente soffermata sulle importanti tematiche legate alla complessità del vivere quotidiano per una donna imprenditrice la quale, oltre ai problemi dell’impresa, deve anche assicurare l’organizzazione familiare. Torcia si è poi soffermata sugli aspetti inerenti il rapporto con il mercato, partendo dalle problematiche che, in maniera particolare, manifestano le associate a Donne in Campo. Il tema del convegno, “Creatività nell’innovazione “, è stato reso ancora più esplicito dalle imprenditrici che sono intervenute: Maria Pia Bonifati, presidente di Donne in Campo di Cosenza, nonché vicepresidente nazionale della stessa Associazione, Vittoria Zurlo di Crotone, Anna Santariga di Vibo Valentia, Rosetta Furfari di Reggio Calabria. Ognuna ha parlato della propria esperienza nell’ambito dei vari settori: ortofrutta, zootecnia, agriturismo, gelsibachicoltura, olivicoltura, raccontando in maniera particolare il loro impegno per diversificare la produzione e rendere le aziende multifunzionali. Molto interessante l’intervento di Tommasina Lucchetti Tortorella, vicecommissario Pari opportunità del Consiglio Regionale della Calabria, che ha avanzato la proposta di “un patto per la promozione dell’uguaglianza di genere nel contesto rurale”, per raccogliere ed elaborare i dati relativi alle effettive possibilità di occupazione delle donne nel settore agricolo e, in genere, nel territorio rurale. Tommasina Lucchetti Tortorella ha, inoltre, illustrato i risultati degli interventi attivati dalle amministrazioni centrali e regionali nonché dall’Unione europea, al fine di individuare le opportunità per l’imprenditoria e il lavoro dipendente delle donne in agricoltura. Salvatore Audia, intervenendo a nome dell’assessore Pirillo, a Roma per altri impegni, si è soffermato sul Psr; evidenziando la grande opportunità che viene offerta alle imprese agricole calabresi, per ammodernarsi e migliorare la propria capacità competitiva. Il presidente della Cia Calabria Giuseppe Mangone ha tracciato un quadro sul percorso compiuto dalle donne nel settore agricolo, con particolare riferimento al ruolo svolto in quanto titolari di imprese. Due gli interventi conclusivi. Mara Longhin, presidente nazionale di Donne in Campo, Enzo Pierangioli, vicepresidente nazionale della Cia. Mara Longhin, dopo aver espresso il proprio apprezzamento per l’iniziativa calabrese, si è soffermata sul ruolo che le imprese agricole ed in particolare quelle condotte da donne, svolgono per determinare condizioni di sviluppo nelle aree rurali. Enzo Pierangioli ha inquadrato le problematiche relative all’imprenditoria femminile, nel più generale processo di cambiamento che negli ultimi anni ha riguardato l’agricoltura e che è tutt’ora in pieno corso. L’agricoltura non è più soltanto fatica fisica, ma necessita anche di ingegno creatività professionalità e costanza; elementi questi fortemente presenti nelle donne imprenditrici. Donne in Campo è un’Associazione aperta, oltre che alle imprenditrici agricole, a tutte le donne che a vario titolo hanno a cuore l’agricoltura. Essa rappresenta, quindi, uno strumento per allargare la partecipazione alla Cia ed inoltre uno strumento specifico affinché la confederazione possa migliorare sempre di più la propria azione tesa alla promozione e al sostegno dell’imprenditoria femminile in agricoltura.
La Cia di Caiazzo, in occasione delle giornate indette dall'Ail Associazione italiana contro le leucemie, linfomi e mieloma) che nelle piazze di tutt'Italia nei giorni 7.8.e 9 dicembre prossimi raccoglierà fondi per la ricerca sulla leucemia, ha offerto, come ogni anno la sua collaborazione per far sì che non solo gli iscritti della Confederazione ma tutti i cittadini possano contribuire con la loro offerta alla nobile iniziativa. Nella centralissima Piazza Porta Vetere, sarà allestito un gazebo per la vendita delle stelle di Natale il cui ricavato andrà alla ricerca per debellare un male che ogni anno in Italia e nel mondo miete tante vittime. “Ogni malato di leucemia ha la sua buona stella” , recita lo slogan dell'Ail. E la Cia di Caiazzo vuole essere una delle tante buone stelle per venire incontro a chi nella vita soffre per una malattia che deve essere asolutamente debellata.
Non sarà di 15 Ude la soglia minima per accedere ai fondi comunitari 2007-2013. Sconfitta la logica secondo cui il 90 per cento delle aziende agricole siciliane dovevano essere escluse dalla possibilità di usufruire delle risorse del Psr per lo sviluppo e l’innovazione. Grazie alla pressante azione della Cia Sicilia, che fin da subito si era mostrata contraria nei confronti della scelta operata dal Governo regionale, oltre 50 mila aziende potranno partecipare ai bandi per accedere ai finanziamenti comunitari nel prossimo settennio. La nuova versione del Psr 2007-2013, corretto per rispondere ai numerosi rilievi mossi dalla Commissione Europea, prevede, infatti soglie di accesso più basse che permettono di “recuperare” tra i potenziali beneficiari almeno altre 30 mila aziende, alle quali si aggiungono alcune migliaia di aziende che operano in biologico. La richiesta della Cia siciliana di ridurre la dimensione minima di 15 Ude, condivisa dalla stessa Commissione europea, ha determinato la rimodulazione del limite minimo che è stato cosi ridotto a 8 Ude per i giovani imprenditori insediatisi con il Por 2006- “In queste ore si gioca il futuro di molte aziende agricole isolane. E’ il momento che il governo regionale dimostri la necessaria responsabilità per trovare il modo di ampliare ancora di più la platea dei beneficiari senza per questo compromettere il rispetto delle imminenti scadenze imposte dalla Commissione europea che se non rispettate comporterebbero una pesante penalizzazione per il sistema agricolo siciliano”, dichiara Carmelo Gurrieri, presidente della Cia siciliana. Un altro importante risultato della mobilitazione messa in campo dalla Cia siciliana è la revisione al rialzo degli importi degli aiuti al reddito destinati alle aziende biologiche, in particolare per vigneti e oliveti che riceveranno rispettivamente 800-850 euro (inizialmente erano stati previsti 500 Euro) e 650-700 Euro (contro i 500 Euro definiti in precedenza). Tra le modifiche apportate al Psr, che erano state sollecitate nel corso delle iniziative della Cia Sicilia, c’è anche il rafforzamento finanziario dell’asse
L’Istituto professionale Mauro Perrone di Castellaneta (Taranto) ha organizzato per lunedì prossimo 10 dicembre, alle ore 18,00 l’iniziativa “Il portale e il marchio d’area, Terre di Mare e di Gravine”, realizzato nell’ambito del progetto Pon 2006-2013 “L’osservatorio di Aracne”. Parteciperanno tra gli altri, Rocco Loreto, Dirigente Scolastico dell’Istituto. Perrone, Franco Catapano, vicepresidente dellaCia Puglia, Antonio De Padova, direttore Cna Taranto, e Mario Mantovani, vicedirettore Confindustria Taranto.
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