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  Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori

Direttore responsabile: Alfredo Bernardini. Direzione, Redazione, Amministrazione via Mariano Fortuny 20, 00196 Roma. Tel. 06/326871, Fax 06/3226674, e-mail NuovaAgricoltura@cia.it

Anno 53 - n. 137 6 luglio 2011
ATTUALITÀ
  • "Carta di Matera": otto comuni “in campo” con la Cia per tutelare l’agricoltura della Marca trevigiana
COMUNICATI
  • Agricoltura: è sul prodotto che va sviluppato un reale processo unitario
  • Etichetta: ok Parlamento Ue, ora consumatori e agricoltori più tutelati
  • Manovra: sbagliata e socialmente insostenibile. Così si “tassa la povertà”. I pensionati della Cia pronti a dare battaglia
  • Quote latte: appello della Cia al Parlamento. Va cancellata una misura che calpesta la legalità
  • Vino: discriminatori i dazi della Russia, così salgono i prezzi e c’è il rischio di un crollo delle vendite delle bottiglie “made in Italy”
TERRITORIO
  • Bonifiche, la Cia Calabria lancia l’allarme: “rimettiamo al centro gli agricoltori”
  • Cia di Reggio Emilia: importante passo avanti in materia di etichettatura con l’obbligo relativo alle carni votato oggi al Parlamento europeo
  • Cia Torino e quote latte, ordine del giorno in Consiglio regionale
  • Cia Toscana: positivo che la Gdo sia attenta e vicina ai piccoli produttori della regione
  • Cia Toscana: sagre sì, ma rafforzare legame con i prodotti del territorio
APPUNTAMENTI
  • Domani Assemblea della Cia di Pavia. Interverrà il presidente Giuseppe Politi
  • Siracusa: il 12 luglio Assemblea provinciale dei pensionati Cia
  • Cia Venezia: convegno sugli Ogm

 

ATTUALITÀ


"Carta di Matera": otto comuni “in campo” con la Cia per tutelare l’agricoltura della Marca trevigiana

 

Otto comuni della Marca si impegnano ad avere un occhio di riguardo nei confronti dell’agricoltura trevigiana con la firma questa mattina a Ca’ Sugana, in Comune a Treviso, della “Carta di Matera” della Confederazione italiana agricoltori, un documento di intenti inviato a tutti i primi cittadini d’Italia proponendo una stretta di mano tra agricoltori e amministrazioni locali, allo scopo di valorizzare l’agricoltura  in tutte le sue forme e produzioni.

 Con la firma i Comuni hanno detto di sì a una nuova presa di coscienza sull’importanza e sul ruolo dell’agricoltura. Hanno firmato insieme al presidente di Cia Treviso Denis Susanna il sindaco di Treviso Gian Paolo Gobbo, il sindaco di Montebelluna Marzio Favero, il vicesindaco di Valdobbiadene Pietro Giorgio Davì, gli assessori all’agricoltura dei Comuni di Conegliano (Loris Zava), Castelfranco (Nazzareno Gerolimetto), Oderzo (Ermes Campigotto), Roncade (Guido Geromel) e l’assessore ai lavori pubblici di Zero Branco (Dario Vernier).

Dalla stretta di mano con le amministrazioni, Cia Treviso ha posto sul tavolo le priorità concrete nei riguardi del settore primario trevigiano, tutte elencate nei principi generali della Carta di Matera: l’invito a preservare il terreno agricolo, l’attenzione alla gestione dei piani urbanistici, il rapporto tra gli agricoltori e le amministrazioni locali sul terreno della sburocratizzazione, la valorizzazione delle produzioni agricole locali.

Un “cambio di marcia” necessario: “La Carta di Matera è innanzitutto una nuova presa di coscienza dell’agricoltura a livello culturale -ha spiegato il presidente di Cia Treviso Denis Susanna- . Anche perché stando ai dati del 2010 forniti dall’ultimo report sul settore primario della nostra regione di Veneto Agricoltura, quello agricolo sembra essere uno dei pochi comparti in grado di reggere la crisi. L’ agroalimentare è l’unico che non perde occupati. Nel 2010 registra un aumento del 10 per cento rispetto ad altri settori, con un saldo attivo di 400 posti di lavoro. Sta aumentando la cooperazione. In futuro vedremo tanti piccoli produttori con un’unica rete organizzativa”.

Cambia, dunque, il modo di fare agricoltura: aumentano le forme di associazionismo tra produttori agricoli. Nel 2010 è calato il numero delle aziende agricole individuali che rappresentano l’87 per cento del totale. Sono cresciute le società di capitale (più 8 per cento) e di persone (più 2,5 per cento) (Fonte Veneto Agricoltura). Da parte di tutte le amministrazioni comunali presenti è giunta una volontà di impegno a tutto campo.

Treviso: agricoltura di qualità in città

“I principi della Carta di Matera sono principi sui quali abbiamo creduto -ha detto il sindaco di Treviso Gian Paolo Gobbo-.Il settore primario nel comune di Treviso è necessario e sul nostro territorio abbiamo aziende agricole e allevamenti di grande qualità. Molto viene fatto anche per far conoscere i prodotti della nostra agricoltura”.

Montebelluna: la campagna veneta per sopravvivere ha bisogno degli agricoltori

“In agricoltura di apre una sfida importante -ha spiegato Marzio Favero, sindaco di Montebelluna-. Quanto sopravvive della campagna veneta deve essere mantenuto. E per mantenerlo abbiamo bisogno degli agricoltori e del sostegno delle amministrazioni pubbliche. La sfida è di recuperare il paesaggio veneto ricostruito negli ultimi 40 anni. Dalla “città diffusa” o “confusa” come viene chiamata, dalla ‘periferia infinita’, da città a città, ormai le aree urbane e rurali si intrecciano. Tant’è che dovremmo parlare di ‘Città verdi’. L’identità culturale poi è anche l’identità alimentare dei prodotti tipici locali contro la globalizzazione, anche alimentare. In Veneto inoltre c’è un filo che collega agricoltura, artigianato e industria. La complicità tra settore primario e secondario fa parte di 200 anni di storia del nostro territorio”.

Conegliano: il mercato del contadino protagonista

“Per mantenere la produzione bisogna far crescere il reddito e far conoscere i prodotti -ha puntualizzato l’assessore all’agricoltura di Conegliano Loris Zava-. Per questo puntiamo molto al mercato del contadino che a Conegliano si fa due giorni la settimana”.

Valdobbiadene: il comune con più aziende agricole della Marca trevigiana

“Valdobbiadene non poteva non firmare la Carta di Matera -spiega il vice sindaco Pietro Giorgio Davì-. E’ il comune della provincia con il più alto numero di addetti in agricoltura. 1.100 aziende agricole  e 5.000 occupati. Abbiamo voluto investire sui giovani e per far questo favoriamo la diversificazione delle attività agricole così da invogliare le giovani generazioni a rimanere nel territorio. Abbiamo anche attivato lo Sportello unico per la sburocratizzazione. Il futuro dell’agricoltura? E’ legato all’ambiente. Per questo i sindaci della Docg del Prosecco si sono impegnati nella stesura del regolamento sui fitofarmaci”.

Castelfranco: Chiediamo ai ristoranti più prodotti locali nel piatto

“Invito tutti quando si va in ristorante a chiedere di più i prodotti locali –ha proposto l’assessore all’agricoltura di Castelfranco Nazzareno Gerolimetto-. Quanti domandano ad esempio i peperoni di Zero Branco, o la fettina di carne prodotta dai nostri allevatori pur sapendo che garantiscono qualità certificata?”

Oderzo, un invito a recuperare il terreno agricolo

“Nell’ultimo trentennio  di urbanizzazione il territorio ne ha risentito fortemente. Serve un cambio di sensibilità per recuperare ciò che è stato depauperato”, ha detto l’assessore all’agricoltura del comune di Oderzo, Ermes Campigotto

Roncade, sono di casa le aziende agricole “extra large”

“La Carta di Matera dà un’iniezione di fiducia alle amministrazioni locali -spiega Guido Geromel, assessore all’agricoltura di Roncade-. Tutti i comuni dovrebbero fare rete. Il nostro è in prevalenza un comune agricolo. Nel nostro territorio comunale abbiamo una delle aziende agricole più grandi del  Nord Italia con circa 1.100 ettari di terreno e una tradizione agricola antica”

Zero Branco, più campi, meno cemento

“Negli ultimi anni l’edilizia è stata eccessiva -ha puntualizzato l’assessore alle attività produttive del Comune di Zero Branco, Dario Gumier-. Ora bisogna tornare ad avere un occhio di riguardo per la campagna”.

 

 

 

 

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COMUNICATI


Agricoltura: è sul prodotto che va sviluppato un reale processo unitario

 

Il presidente della Cia Giuseppe Politi, intervenendo a Matera alla prima Conferenza economica della Copagri, lancia un appello: superare l’esperienza delle Unioni di prodotto per costruire Associazioni dei produttori efficienti, unite e che operano nell’esclusivo interesse degli agricoltori. Bisogna rendere più forte il ruolo degli imprenditori agricoli nella filiera. Vicende come quella dell’ortofrutta lo impongono. La politica deve fare la sua parte. A fine luglio la Confederazione presenterà una serie di proposte per favorire l’aggregazione.

 

“L’agricoltura italiana sta cambiando volto. I primi dati del Censimento dell’Istat lo dimostrano chiaramente. Sono mutamenti ai quali occorre rispondere con la dovuta efficacia. E un passaggio obbligato in questo senso è la ricerca di un processo unitario che deve puntare con decisione sul prodotto dei nostri agricoltori. Ecco perché oggi lanciamo un appello affinché si ripensi al sistema delle Organizzazioni dei produttori e si cominci a lavorare seriamente per costruire un’azione unitaria per rispondere in modo valido alle nuove sfide sia a livello nazionale che europeo, a cominciare dalla riforma della Pac post 2013”. Lo ha sottolineato il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi intervenendo a Matera alla prima Conferenza economica della Copagri.

“Credo che ormai sia venuto il momento -ha aggiunto Politi- di superare la pur positiva esperienza delle Unioni di prodotto. Per tale ragione invito le altre organizzazioni professionali agricole, Coldiretti, Confagricoltura e Copagri, a lavorare per dar vita ad un nuovo processo che porti gli agricoltori all’unità sul prodotto. Recenti vicende, in particolare quella legata all’interprofessionale dell’ortofrutta, hanno dimostrato che occorre un forte impegno comune per rendere sempre più forte e propulsivo il ruolo dei produttori che devono diventare reali protagonisti nella filiera”.

“Alle altre organizzazioni agricole chiedo, quindi, di mettersi attorno ad un tavolo per analizzare attentamente l’attuale e complessa situazione della nostra agricoltura e di sviluppare -ha rimarcato il presidente della Cia- le opportune azioni sia sul fronte interno che su quello europeo. Serve un rinnovato sforzo comune per un concreto contributo a vincere tutti i problemi e le sfide che il settore primario è chiamato ad affrontare. Insomma, rinnovo l’appello a discutere insieme e a progettare iniziative e strategie condivise per rafforzare il potere contrattuale e dare risposte ai nuovi bisogni dei produttori agricoli”.

“Non parlo, dunque, di unità tra le rappresentanze degli agricoltori, ma -ha rilevato- vado oltre. Insisto sull’esigenza di mettere insieme gli imprenditori su quanto producono. Il loro associazionismo è un passaggio di grande rilevanza per il futuro delle aziende”.

“I nuovi scenari devono stimolare un confronto diverso dall’attuale. Un dialogo più approfondito che consenta di avviare quell’unità d’azione che da tempo come Cia sollecitiamo e che oggi diventa uno sbocco fondamentale. Del resto, questa è un’esigenza che -ha sostento Politi- viene espressa dagli stessi agricoltori. Dobbiamo favorire la nascita di associazioni che operino nell’esclusivo interesse dei produttori. Occorre impegnarsi per fornire servizi reali e concreti per l’agricoltura e rendere le aziende sempre più competitive sui mercati”.

“Il confronto, la ricerca di convergenze, l’affermazione di un fronte comune, possono, infatti, risultare decisivi per una migliore e più efficace tutela degli interessi e dei redditi degli imprenditori agricoli. La politica -ha concluso il presidente della Cia- deve fare la sua parte. Dobbiamo far sì che vengano promosse politiche di reale sostegno all’agricoltura e allo sviluppo delle aree rurali. In questo senso si muove un seminario che abbiamo promosso per la fine del mese di luglio, dove presenteremo una serie di proposte concrete per favorire l’aggregazione di prodotto. D’altra parte, sull’onda delle iniziative che abbiamo avviato su questo particolare fronte, registriamo con favore numerose iniziative di carattere legislativo che si muovono in tale ottica. Auspichiamo, pertanto, che il Parlamento s’impegni in questa direzione, in maniera da dare un deciso impulso al rilancio delle imprese”.

 

 


Etichetta: ok Parlamento Ue, ora consumatori e agricoltori più tutelati

 

La Cia commenta il via libera definitivo alla nuova etichetta per i prodotti alimentari, che estende tra l’altro l’obbligo dell’origine a tutte le carni. Ora si potranno fare scelte consapevoli senza incorrere in inganni.

 

L’Europa compie oggi un fondamentale passo avanti nella tutela dei diritti dei consumatori. Finalmente tutti i cittadini Ue potranno fare scelte consapevoli in campo alimentare, grazie a un’etichetta più trasparente, chiara e leggibile. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, esprimendo soddisfazione per il via libera definitivo del Parlamento europeo alla nuova etichetta per i prodotti alimentari, che tra l’altro estende l’obbligo dell’origine anche alle carni suine, avicole e ovi-caprine.

Si tratta di un pronunciamento che riconosce l’importanza della legge sull’etichettatura approvata all’unanimità dal Parlamento italiano all’inizio del 2011 -osserva la Cia- che di fatto ha precorso e accelerato l’iter della norma comunitaria.

Con la completa tracciabilità del prodotto che arriva in tavola -ricorda la Cia- i 500 milioni di consumatori europei avranno tutte le informazioni necessarie per scegliere cosa comprare, senza rischiare di cadere in inganni e con garanzie per i prodotti “made in Italy”. Una misura che tutela anche i nostri produttori agricoli, che lavorano sulla qualità, l’eccellenza e la genuinità degli alimenti.

Insomma -conclude la Cia- la via da seguire in materia di trasparenza alimentare è tracciata. Soprattutto sui prodotti freschi siamo sulla buona strada, mentre su quelli trasformati andrà fatto qualcosa di più, migliorando la normativa indicando la provenienza della materia prima.

 


Manovra: sbagliata e socialmente insostenibile. Così si “tassa la povertà”. I pensionati della Cia pronti a dare battaglia

 

Il presidente dell’Anp-Cia, Vincenzo Brocco, giudica inique e penalizzanti le misure del Governo. Si colpiscono le pensioni e si tagliano i fondi per il sistema socio-assistenziale. Servono interventi che favoriscano il recupero del potere d’acquisto per le pensioni più basse.

 

Una manovra sbagliata e socialmente insostenibile. L’Anp, l’associazione nazionale pensionati della Cia-Confederazione italiana agricoltori, è fortemente delusa dai provvedimenti di natura e economica e finanziaria del Governo ed è pronta a dare battaglia affinché vengano corrette misure giudicate “inique, discriminati e penalizzanti”.

“La manovra del Governo, nella versione approvata dal Consiglio dei ministri -ha affermato Vincenzo Brocco, presidente dell’Anp-Cia- contiene quattro certezze: non sono previsti interventi a favore delle pensioni più basse, anzi quelle medio/basse subiranno una decurtazione; si andrà gradualmente in pensione più tardi; vi saranno meno fondi per il sistema socio/assistenziale; saranno ripristinati i ticket sui medicinali e sui pronto soccorso” .

“In una situazione in cui gli effetti della crisi economica assumono sempre più le caratteristiche di ‘crisi sociale’ e numerosi anziani sono costretti a vivere ai limiti della sopravvivenza, l’Anp-Cia -ha aggiunto Brocco- chiede con fermezza al Governo e al Parlamento di correggere queste norme inique, evitando di ‘tassare la povertà’ e introducendo invece interventi che favoriscano il recupero del potere d’acquisto per le pensioni più basse.

Nell’ultimo decennio -ricorda l’Anp-Cia- le pensioni medio/basse hanno già subito una riduzione del 30 per cento del proprio potere d’acquisto. Inoltre gli anziani, negli ultimi tre anni, hanno visto ridurre del 76 per cento lo stanziamento a favore delle politiche sociali e nell’ultimo anno è stato azzerato anche il fondo per la non autosufficienza. Infine, a partire dalle pensioni minime di 465 euro al mese, i pensionati attendono un parziale e selettivo recupero del ‘fiscal-drag’.

“Il Governo, in una fase di così profonda crisi economica e sociale -ha rilevato il presidente dell’Anp- dovrebbe impegnarsi a colpire i privilegi, a ridurre le disuguaglianze sociali, a combattere con decisione l’evasione fiscale, a dare corso a una politica di rigore e di rilancio della crescita (così come chiesto dall’Unione europea, dalla Bce e dall’Fmi), non a dare la ‘caccia alle streghe’ e fare la guerra ai più poveri”.

“E’ ora che le associazioni dei pensionati si muovano unitariamente, siano ascoltate e coinvolte in tutte le fasi decisionali della politica previdenziale e sociale del Paese. L’Anp-Cia -ha concluso il presidente Brocco- si unisce alla generale protesta dei pensionati e si adopererà per le necessarie correzioni della manovra. Abbiamo indetto per il prossimo 15 luglio la riunione nazionale dei presidenti regionali e promuoveremo, sia direttamente sia con il Cupla (Coordinamento unitario dei pensionati del lavoro autonomo), tutte le iniziative politiche e sindacali che riterremo più utili”.

 


Quote latte: appello della Cia al Parlamento. Va cancellata una misura che calpesta la legalità

 

Il presidente Giuseppe Politi ribadisce la netta contrarietà al provvedimento contenuto nella manovra economica. Disponibili a un serio confronto per individuare soluzioni. Il tutto, però, nel pieno rispetto della legge. Non si può umiliare la stragrande maggioranza degli allevatori che sono stati alle regole.

 

“Ci rivolgiamo direttamente al Parlamento affinché venga bloccata e definitivamente cancellata quella vergognosa misura sulle quote latte contenuta nella manovra economica del governo”. A sostenerlo è il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi il quale ribadisce la disponibilità dell’organizzazione a trovare una soluzione del problema, “purché venga rispettata la legalità”.

“Siamo certi che le forze parlamentari -afferma Politi- comprenderanno le ragioni della nostra richiesta. Non si possono presentare provvedimenti che vanno a premiare chi in questi anni ha disatteso le leggi europee e italiane, mentre si penalizzano i tantissimi allevatori onesti che sono stati alle regole. La battaglia che conduciamo non è contro qualcuno, ma unicamente per garantire la legalità”.

“Al Parlamento chiediamo, quindi, di intervenire per impedire che un provvedimento del genere possa diventare operativo. Il mondo agricolo chiede trasparenza e soprattutto certezze. Non si possono tollerare atti che ignorano le leggi dello Stato. Ci sono regole precise e vanno assolutamente rispettate”.

“La Cia -ricorda Politi- è stata fin dal primo momento, dal lontano 1984, l'unica organizzazione agricola ad essere contraria al regime delle quote. Questo, tuttavia, non ci permette di non essere rispettosi della legalità e, pertanto, di tutti coloro che si sono attenuti alle regole. Noi siamo al fianco degli allevatori onesti che in questi anni hanno investito molto, anche a costo di duri sacrifici, nella loro attività imprenditoriale, tenendo fede alle norme vigenti”.

“Siamo, comunque, disponibili e aperti ad un serio confronto per cercare di individuare una soluzione a questa annosa questione. Ma una cosa deve essere certa: la misura contenuta nella manovra finanziaria va cancellata. Non possiamo accettare iniziative pasticciate. Bisogna muoversi -ha concluso il presidente della Cia- nell’esclusiva ottica del rispetto delle legge”.

 

 


Vino: discriminatori i dazi della Russia, così salgono i prezzi e c’è il rischio di un crollo delle vendite delle bottiglie “made in Italy”

 

La Cia commenta l’aumento della tassazione per i vini italiani imposta dal governo russo. Così si innesca un meccanismo di concorrenza sleale con Francia e Spagna, non sottoposte alle stesse imposizioni fiscali. Urgente un intervento coordinato tra i ministeri competenti. 

 

“Una decisione discutibile e ingiustificata, che di certo farà perdere ai nostri vini importanti quote di mercato in un Paese, la Russia, in cui le nostre etichette sono leader assolute con un import che ha raggiunto l’80 per cento e un trend ancora in decisa crescita”. Così il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori, Giuseppe Politi, commenta le disposizioni del Servizio doganale federale della Russia (FTS) che, a partire dallo scorso 4 luglio, ha fissato per i vini italiani il livello del “custom profile” a 3 dollari per litro, circa 1,60 euro per le bottiglie da 0,75 litri e 2,12 euro per quella da un litro, mentre per i vini francesi e spagnoli i livelli fissati sono di 1,22 euro al litro e 0,80 euro per la bottiglia da 0,75 litri. Una disparità di trattamento inaccettabile.

“È evidente che con un tale provvedimento -continua Politi- i nostri vini subiranno un aumento di imposizione fiscale che determinerà di conseguenza un incremento pari al 30 per cento dei prezzi al consumo. Con ripercussioni negative su importazione, distribuzione e vendita delle bottiglie ‘made in Italy’. Senza contare il meccanismo di concorrenza sleale che si innesca con i nostri maggiori competitor europei, Francia e Spagna, che risultano favoriti dal momento che non sono sottoposti alle stesse imposizioni”.

“In Russia il nostro vino ha trovato, da diversi anni, un trend crescente ed è molto apprezzato dai consumatori -ribadisce il presidente della Cia-, ma un provvedimento del genere rende vani gli impegni di promozione previsti dall’Ocm Vino”.

“La preoccupazione dei produttori italiani è massima -conclude Politi-. Ecco perché chiediamo al nostro ministro delle Politiche agricole e a quello degli Affari esteri di attivarsi urgentemente presso tutte le autorità competenti, affinché il problema trovi la giusta soluzione al più presto”.

 

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TERRITORIO


Bonifiche, la Cia Calabria lancia l’allarme: “rimettiamo al centro gli agricoltori”

 

Con il varo della legge regionale e delle delibere attuative si sarebbe dovuta aprire una nuova stagione dell’intervento consortile sul territorio. Purtroppo, a circa due anni dall’entrata in vigore delle nuove norme i risultati sono ancora modesti o irrisori. La Cia Calabria ha deciso di lanciare l’allarme sullo stato di gestione dei Consorzi di bonifica regionale, e per l’occasione ha convocato i suoi delegati interni insieme ai presidenti provinciali di categoria. La riunione, che si è tenuta nella sala stampa della sede regionale di via Pinna, ha visto la partecipazione del vicepresidente nazionale dell’Anbi, l’associazione delle bonifiche italiane, Donato Distefano.

“C’è una cattiva funzionalità operativa della messa in ruolo delle cartelle di riscossione - ha detto il Coordinatore regionale Cia Franco Lucia- mentre i bilanci dei singoli consorzi fanno registrare forti squilibri economici finanziari. Mancano poi programmi di gestione per un uso efficiente della risorsa acqua per l’irrigazione”.

Gli ha fatto eco il presidente Cia Mauro D’Acri, per il quale permangono “sacche elevate di evasione ed elusione dei ruoli irrigui, e in alcuni consorzi i rapporti con i consorziati sono fortemente conflittuali”.

Insomma, ci vuole più trasparenza nella gestione corrente, avvertendo l’esigenza di un confronto con le altre Organizzazioni professionali agricole per correggere errori e distorsioni e accelerare il processo di autoriforma così come previsto dalla L.R. 11/2003.

I Consorzi di bonifica, allo stato, si reggono solo ed esclusivamente con le risorse dei contribuenti privati, cioè degli agricoltori. Si impone una riflessione seria con l’Assessorato competente: i Consorzi restano strumenti fondamentali per costruire in Calabria un modello di agricoltura multifunzionale forte e competitiva.

Nel corso della riunione è stato rimarcato l’impegno di porre fine alla gestione commissariale dei Consorzi della provincia di Reggio Calabria, attraverso l’indizione del rinnovo degli organi consortili. In una situazione in cui l’impresa agricola è alle prese con una profonda crisi strutturale, non sono più tollerabili sprechi e inefficienze. “

Apprezziamo i nuovi dispositivi normativi calabresi -ha detto Donato Distefano- che fanno scuola a livello nazionale. Ma bisogna essere conseguenti, e applicare quanto dice la legge. Siamo rispettosi anche del principio democratico nella composizione degli organismi, ma non transigiamo sulla centralità dell’impresa, sulla salvaguardia del territorio, sul modello organizzativo e il ruolo che deve svolgere l’Urbi (l’Unione regionale delle bonifiche)”.

“Il ruolo delle Istituzioni è fondamentale -ha concluso D’Acri-  perché i Consorzi hanno visto ampliarsi le loro competenze. E’ per questo che bisogna esercitarle attraverso opere e lavori il cui fruitore finale deve essere l’azienda agricola”.

 


Cia di Reggio Emilia: importante passo avanti in materia di etichettatura con l’obbligo relativo alle carni votato oggi al Parlamento europeo

 

“Un importante passo avanti per un rapporto più chiaro e trasparente tra agricoltori e consumatori è stato compiuto oggi, grazie al Parlamento europeo e segnatamente al presidente della Commissione Agricoltura Paolo De Castro”. E’ la prima considerazione del presidente della Cia di Reggio Emilia Ivan Bertolini alla notizia che nella seduta odierna a Strasburgo, Il Parlamento ha varato una nuova e ampia etichetta per i prodotti alimentari europei che estende alle carni l'obbligo di indicare il paese d'origine del prodotto e che rafforza, con numerose misure, i diritti all'informazione e alla trasparenza dei 500 milioni di consumatori europei. “Ora, però, -afferma Bertolini- ci aspettiamo dal ministro Saverio Romano che si rimetta mano alla legislazione italiana, con particolare riferimento al problema dei salumi, problema decisivo per i nostri allevatori suinicoli in crisi da tempo”.

“La decisione del Parlmento Ue -aggiunge il presidente provinciale dellaCia- rappresenta un importante passo avanti nella direzione che la Cia e l’agricoltura italiana tutta hanno da tempo indicato alle istituzioni per dare maggiore visibilità alle nostre produzioni tipiche e di qualità nazionali e del nostro territorio, chiarendo al consumatore l’origine di quanto mette nel piatto”.

“Parliamo di passo avanti – aggiunge Bertolini – perché ci aspettiamo adesso che anche in sede europea, che è quella decisiva su questa materia, si allarghi l’obbligo dell’indicazione d’origine a tutti i prodotti confezionati, non solo quindi alle carni, dove pure qualche messa a punto era ed è necessaria”.

“Infatti -interviene Antenore Cervi, che per la Cia reggiana è delegato a seguire i problemi della suinicoltura-  il provvedimento europeo, che giudichiamo comunque positivo, riguarda solo le carni fresche, quindi i ‘monoprodotti’, mentre resta aperto il grosso fronte dei salumi, dove è necessario affermare, in particolare per i prodotti Dop ed Igp, che l’intera gamma di componenti deve avere origine nazionale; diversamente si lascerebbero aperti spazi per continuare a spacciare come made in Italy dei prodotti che potrebbero esserlo solo in parte minima”.

Secondo le nuove disposizioni, il contenuto energetico e le percentuali di grassi, grassi saturi, carboidrati, zuccheri, proteine e sale, dovranno tutte essere indicate in una tabella comprensibile sull'imballaggio, insieme e nel medesimo campo visivo. Tutte le informazioni dovranno essere espresse per 100 g o per 100 ml e potranno inoltre, anche essere espresse in porzioni. Quanto all’origine, il requisito dovrà ora essere esteso anche alla carne suina, bovina, caprina e alle carni di volatili.


Cia Torino e quote latte, ordine del giorno in Consiglio regionale

 

“Non è compito nostro condannare o assolvere -afferma la Cia di Torino in merito ai nuovi dispositivi presentati dal governo sulle quote latte-ma è nostro dovere tutelare i nostri associati: per questo riteniamo importante che la politica a livello regionale si spenda in questo senso”. Dichiarazione a caldo dopo la presentazione annunciata di un ordine del giorno in Consiglio regionale piemontese dai consiglieri regionali Gian Luca Vignale, presidente della Commissione Agricoltura, e Angelo Burzi, presidente della Commissione Bilancio.

“Non possiamo accettare -affermano gli estensori dell’ordine del giorno - che, in seguito alle disposizioni della legge finanziaria del Governo in merito di pagamenti dei debiti degli allevatori, si mettano in difficoltà coloro che hanno sempre corrisposto le somme dovute”.

“Le disposizioni governative -spiega Vignale- prevedono che i produttori di latte, relativamente agli importi imputati e non pagati a titolo di ‘prelievo supplementare latte’, per i periodi di commercializzazione compresi tra gli anni 1995-1996 e 2001-2002, versino l’importo complessivamente dovuto, senza interessi”.

“Questa norma- commenta Vignale - è fortemente discriminante dei confronti di quegli allevatori che hanno sempre operato nella legalità, versando correttamente gli importi a loro imputati nei termini previsti dalla legge”.

“Anche la possibilità di rateizzazione del saldo -precisa Burzi- non può essere intesa nel senso della parificazione tra chi ha sempre pagato e chi invece ha accumulato dei debiti nei confronti dello Stato”.

“Proprio per questo -concludono Burzi e Vignale- nell’ordine del giorno presentato chiediamo che il presidente della Regione e la Giunta si impegnino ad attivarsi nei confronti del governo nazionale affinché vengano apportati i necessari correttivi alla manovra finanziaria in discussione, al fine di assicurare il rispetto della legalità e l’effettiva parità di trattamento fra tutti i produttori”.


Cia Toscana: positivo che la Gdo sia attenta e vicina ai piccoli produttori della regione

 

“Plaudiamo all’iniziativa di Unicoop Firenze di creare un periodo promozionale dedicato ai prodotti tipici dell’agroalimentare del nostro territorio”. Lo sottolinea il presidente della Cia Toscana Giordano Pascucci, in riferimento alla campagna lanciata da Unicoop Firenze, dal 7 al 20 luglio, dal titolo Aiutiamo la Toscana a crescere. Dai formaggi ai salumi, all’ortofrutta, alla pescheria, alle carni, senza contare i vini, tutti i reparti – fa sapere Unicoop Firenze - saranno percorsi da un’offerta promozionale trasversale di tipicità regionali. Inoltre saranno in evidenza non solo i prodotti ma anche le aziende produttrici.

“E’ estremamente positivo che un marchio importante della grande distribuzione organizzata, come Unicoop Firenze -aggiunge Pascucci- sia così attento e vicino ai piccoli produttori della nostra regione. Ne sono testimonianza anche i recenti accordi di filiera sottoscritti con diverse organizzazioni dei produttori in occasione della predisposizione dei progetti da presentare sui bandi Pif del Psr”.

L’agricoltura toscana ha bisogno di crescere e svilupparsi rafforzando anche i rapporti con la Gdo che, in generale, deve dimostrare più attenzione alla valorizzazione dei prodotti tipici e di qualità del territorio e, soprattutto, deve rafforzare l’approvvigionamento in ambito regionale  attraverso la stipula di contratti di fornitura con le imprese agricole locali.

“L’auspicio -conclude Pascucci-, che mi sento di proporre, in primo luogo ad Unicoop Firenze, è quello di creare non soltanto altri momenti di promozione come questo, ma di sviluppare progettualità e collaborazioni più strette e stabili con le aziende agricole toscane. Come Cia dichiariamo la nostra disponibilità ad operare insieme con Unicoop Firenze, e con tutta la Gdo che opera in Toscana, per favorire il rafforzamento delle relazioni, dei rapporti e delle progettualità tra Gdo ed imprese agricole a noi associate, per dare continuità e stabilità ai rapporti anche attraverso la promozione di forme “innovative”  di aggregazione -ad esempio una rete delle imprese- affinché i soci-consumatori possano acquistare prodotti di stagione locali durante tutto l’anno”.

 


Cia Toscana: sagre sì, ma rafforzare legame con i prodotti del territorio

 

“Sagre di tutta la regione, utilizzate maggiormente i prodotti agroalimentari toscani». L’invito arriva dalla Cia Toscana in seguito alle varie “guerre” alle sagre di paese portate avanti dalle organizzazioni di categoria dei ristoratori.

«In molti casi -commenta Giordano Pascucci, presidente della Cia Toscana-le sagre in giro per la Toscana che fanno riferimento a prodotti agroalimentari, non hanno legami di alcun genere con il territorio stesso. C’è addirittura chi sostiene che ben 2 sagre su 3 nella pratica non facciano riferimento ai prodotti locali. Per questo invitiamo gli organizzatori delle tante belle sagre toscane, i Comuni, le Pro Loco, ma anche i ristoratori, a incentivare un utilizzo senz’altro maggiore dei prodotti agroalimentari locali; anche attraverso accordi diretti con le aziende agricole presenti nel territorio. A trarne sicuro vantaggio, sarebbero in primis le sagre stesse, che innalzerebbero così il livello qualitativo dei piatti proposti, e quindi i consumatori. Oltre che naturalmente l’economia del territorio, dando un sostegno alle molte aziende agricole delle province toscane, medio-piccole, che non stanno vivendo certo una fase di mercato positiva”.

Secondo la Cia Toscana, le sagre potrebbero rappresentare un ottimo momento di diffusione e conoscenza delle produzioni locali e del lavoro quotidiano delle aziende agricole; privilegiando l’originalità dei sapori e la stagionalità dei prodotti stessi. “Queste sagre, quindi -conclude Pascucci-, con il coinvolgimento delle imprese agricole, potrebbero essere una grande vetrina all’aria aperta della produzione agricola toscana. La Cia a livello regionale e provinciale è a disposizione per mettere in contatto gli organizzatori delle sagre e le aziende agricole toscane”.

 

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APPUNTAMENTI


Domani Assemblea della Cia di Pavia. Interverrà il presidente Giuseppe Politi

 

Domani giovedì 7 luglio si svolgerà l’Assemblea provinciale della Cia di Pavia. I lavori, che inizieranno alle ore 18.00, si terranno a Mezzanino, presso l’agriturismo “Cascina Venesia”, via Roma. All’Assemblea interverrà il presidente nazionale della Cia Giuseppe Politi. Al termine degli adempimenti statutari, ci sarà un confronto sulle attuali e  future problematiche del mondo agricolo, al quale, oltre al presidente Politi, prenderanno parte il presidente della Cia Lombardia Mario Lanzi, l’on. Angelo Zucchi, vicepresidente della Commissione Agricoltura della Camera, e il sen. Daniele Bosone, neo-eletto presidente della Provincia di Pavia.

 


Siracusa: il 12 luglio Assemblea provinciale dei pensionati Cia

 

Martedì prossimo 12 luglio, alle ore 9.30, si terrà a Siracusa, presso la Sala Archimedea, l’Assemblea provinciale dell’Associazione pensionati Cia. L’ordine del giorno è il seguente: saluti di Fabio Moschella, presidente provinciale Cia, e Carmelo Travaglia, presidente regionale Anp Cia; intervento introduttivo di Giuseppe Gerratana, presidente uscente Anp Cia Siracusa; intervento di Emilio Bianco, responsabile provinciale Anp-Cia Siracusa; dibattito; elezione del presidente provinciale Anp-Cia; elezione Giunta provinciale Anp-Cia; conclusioni di Vincenzo Brocco presidente nazionale Anp-Cia.


Cia Venezia: convegno sugli Ogm

 

“Quello che c’è da sapere sugli Ogm: tesi a confronto”. È il tema del convegno organizzato dalla Cia Venezia ed in programma domani 7 luglio, alle ore 17, presso il Centro Cardinal Urbani (via Visinoni 4/c, Zelarino). Dopo i saluti dell’assessore provinciale alle Attività produttive Massimiliano Malaspina e l’introduzione di Luca Lazzaro, responsabile del settore Bonifica Territorio Ambiente della Cia Venezia, sarà la volta delle relazioni degli studiosi invitati: il prof. Maurizio G. Paoletti, del Dipartimento di Biologia dell’Università di Padova, e il prof. Sergio Casella, del Dipartimento Biotecnologie agrarie dell’Università di Padova. Le conclusioni sono affidate a Paolo Quaggio, vicepresidente della Cia Venezia. Coordina i lavori il presidente provinciale della Confederazione italiana agricoltori Mario Quaresimin.

 

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