| Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori | |
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| Anno 47 - n. 232 | 5 dicembre 2005 |
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Una volta in più le Donne in Campo della Confederazione italiana agricoltori hanno vinto in tante il Premio De@Terra dell’Osservatorio Nazionale per l’imprenditoria e il lavoro femminile in agricoltura dell’edizione 2005. Tra le cinque premiate, troviamo infatti, imprenditrici della Cia: Anna Maria Carfì di Mineo, in provincia di Catania, con il suo allevamento di lumache, Antonella Rubicini di San.Gimignano (Siena), vino, olio e zafferano ortaggi e ospitalità. E poi Brunella Baioni, di Alfonsine (Ravenna), con la sua fattoria didattica che si rivolge ancor più che ai bambini agli adulti , Stefania Sergiampietri, olio e tanto di altro di Pescara, tra le quattro encomiate. Un bel “bottino” che una volta in più segnala la notevole attività di Donne in Campo nel promuovere e valorizzare le proprie iscritte. Nello specifico organizzando a segnalare un ampio numero di imprenditrici e puntando così ad aumentare le possibilità di vittoria per alcune di loro. Si è trattato di una giornata ricca di sollecitazioni e di emozioni, quella del 2 dicembre scorso, con l’assegnazione del premio. La mattinata ha visto, secondo la tradizione, un dibattito e un confronto incentrato, come da anni, sullo slogan della giornata mondiale 2005 delle donne rurali “I diritti delle donne cittadine del territorio rurale” , con gli interventi di Veronica Navarra, presidente delegato Onilfa, Giuseppe Serino, direttore generale dello Sviluppo rurale, Isabella Rauti, consigliere nazionale parità del ministero del Lavoro, Paola Ortensi, presidente nazionale di Donne in campo. Il momento poi estremamente interessante della mattinata è stato quello della testimonianza e del racconto di sé e della propria attività da parte delle premiate ed encomiate. Si è poi svolta una serata di gala dove il ministro delle Politiche agricole Gianni Alemanno ha consegnato ad ogni imprenditrice il suo premio e riconoscimento. Alla serata ha partecipato anche il presidente della Cia Giuseppe Politi che, unico presente fra i presidenti delle organizzazioni, ha scelto di testimoniare così il valore e l’importanza che la confederazione annette alla crescita sempre più evidente del protagonismo femminile nelle campagne.
E’ un prodotto -ricorda la Cia- strettamente legato con il territorio siciliano ed è particolarmente apprezzato dal consumatore. Anche per la “Carota Novella di Ispica” arriverà presto il riconoscimento Igp (Indicazione geografica protetta). Il governo italiano ha, infatti, dato parere favorevole e adesso si attende l’ufficializzazione definitiva da parte dell’Unione europea. Ad annunciarlo è la Cia-Confederazione italiana agricoltori la quale ricorda che questo prodotto si andrà presto ad aggiungere ai 153 oggi riconosciuti in Europa. La zona di produzione della “Carota Novella di Ispica” -informa la Cia- comprende i territori delle province di Ragusa, di Siracusa, di Catania e di Caltanissetta. Le favorevoli condizioni pedo-climatiche -aggiunge la Cia- caratterizzano l'epoca di produzione della “Carota Novella di Ispica”. Infatti, la carota è “novella”, cioè, raggiunge la maturazione commerciale, già alla fine di febbraio e fino agli inizi di giugno. Si delinea così un prodotto novello, tipico siciliano, che si lega totalmente al territorio di produzione. La “Carota Novella di Ispica”, pertanto, è una carota presente sul mercato -sottolinea la Cia- nel periodo invernale-primaverile, avente le caratteristiche organolettiche tipiche del prodotto fresco, quali croccantezza, profumo intenso, aroma erbaceo e fruttato. Il territorio di produzione della “Carota Novella di Ispica” -dice la Cia- è caratterizzato da alte temperature medie invernali, elevato numero di ore di luce solare, terreni di buona fertilità. I parametri qualitativi e il particolare ciclo produttivo risultano intimamente legati alle caratteristiche fisiche (pedologiche e climatiche) e biochimiche (processi di trasformazione e utilizzazione delle sostanze necessarie alla vita) che interagendo, fanno del territorio Ibleo un indispensabile sistema armonico, capace di esaltarli e caratterizzarli. La “Carota Novella di Ispica”, presente nel territorio sin dagli anni '50, ha particolari caratteristiche organolettiche di fragranza e profumo, dovute ad una componente particolarmente elevata di “antociani” contenuta in essa. Caratteristiche esaltate dalle peculiarità pedoclimatiche dell'area di coltivazione che rendono il prodotto particolarmente apprezzato dal consumatore. Nasce, pertanto, un'intima connessione tra l'area di produzione e la carota novella. Il consumatore identifica le sue caratteristiche con il territorio di origine. I vecchi produttori ricordano ancora che -conclude la Cia- gli importatori europei dicevano di riconoscere immediatamente un carico di carote novelle di Ispica, appena si apriva il vagone che le conteneva, per il profumo particolare e intenso che si sviluppava.
Comincia a oggi 5 dicembre a Vietri di Potenza il programma di assemblee territoriali promosse dall’Associazione provinciale olivicoltori, aderente al Cno e alla Cia, sul tema “L’olivicoltura lucana nella nuova organizzazione di mercato”. Il programma prevede altre iniziative il 9 prossimo a Matera, il 12 a Lavello, per concludersi il 13 a Potenza con l’assemblea generale delle due Cno provinciali di Potenza e di Matera che costituiranno l’Associazione di produttori olivicoli. La campagna olearia 2004-2005 è risultata a livello di provincia di Potenza buona, con una produzione di 141.000 quintali di olive per 23.000 quintali circa di olio, con rese medie di 16,3 kg. L’olio extravergine di oliva della provincia di Potenza, nel rispetto delle variazioni che un prodotto “vivo” come questo presenta da un’annata all’altra, si presenta di colore giallo oro con riflessi verdi, di aroma mediamente fruttato che ricorda l’oliva matura con note di erbaceo, sapore mediamente fruttato con note di amaro e piccante percepibili di leggera o media intensità. “Dopo oltre un decennio di faticoso e difficile lavoro -dice Paolo Carbone, presidente Associazione provinciale olivicoltori di Potenza e vicepresidente vicario della Cia Basilicata- finalmente si è in dirittura d’arrivo per il riconoscimento della Denominazione d’origine protetta dell’olio d’oliva lucano”. “Si tratta -spiega Carbone- di una tappa importante per le aziende olivicole lucane che, da tempo, aspirano legittimamente al conseguimento della denominazione di origine protetta quale veicolo privilegiato per un accesso soddisfacente ai mercati nazionali e internazionali. Consapevoli che la Dop da sola non basta a superare le criticità del comparto e dispiegare le potenzialità di sviluppo -aggiunge il dirigente della Cia- occorrono politiche di sostegno al settore, tutelando e salvaguardando la vocazione e la tradizione olivicola della Basilicata, che con oltre 5.000.000 di piante (in tutti i 131 comuni è presente l’ulivo), e una produzione di circa 120.000 ettolitri di olio rappresenta una parte importante dell’economia agricola regionale con una forte e positiva valenza sotto il profilo ambientale e paesaggistico”. A parere di Carbone, “nei territori a più spiccata vocazione produttiva (come il Ferrandinese per la “maiatica”, il Materano per “l’ogliarola del Bradano”, il Melfese per “l’ogliarola del Vulture” e la “cima di Melfi”) occorre mettere in campo azioni ed interventi in grado da trasformare queste aree in veri e propri distretti produttivi “olivicoli” in grado ognuno per la propria parte di assumere una ben identificata connotazione produttiva, in modo da essere riconosciuto come tale dalle imprese presenti al proprio interno e riconoscibile dai consumatori ed in genere dall’esterno come specifici “territori” dell’ulivo e dell’olio”. “Operare in una prospettiva ‘distrettualistica’ significa non solo preservare le vocazioni produttive date per singoli territori, ma -afferma il presidente della Cia di Basilicata Donato Distefano- anche attivarsi per la creazione all’interno di essi di uno specifico contesto ambientale (infrastrutture, servizi, forme associative imprenditoriali, ecc.) favorevole al mantenimento ed allo sviluppo di imprese a vario titolo legate alla filiera olivicola, attraverso un loro maggiore e più proficuo radicamento nel territorio, nonché una più stretta integrazione delle imprese propriamente agricole con altre realtà produttive dell’area: si tratta per queste aree di fare delle imprese olivicole uno dei comparti produttivi connotativi del territorio stesso mediante azione di promozione della civiltà e della cultura dell’ulivo e dell’olio (strade dell’olio, frantoi aperti, città dell’olio)”. “Il Piano regionale di sviluppo rurale 2007/2013 -conclude Distefano- è un’occasione da non perdere, per offrire al comparto olivicolo prospettive concrete di sviluppo produttivo e di affermazione sui mercati, combinando sapientemente politiche di filiera e politiche di distretto, attivando contemporaneamente e sinergicamente entrambi gli strumenti programmatici consente interventi in grado di mettere a sistema l’intero ciclo produttivo- distributivo in campo olivicolo e di radicare su distretti”.
Domenica scorsa 4 dicembre la Cia di Ancona ha organizzato una assemblea con i bieticoltori della provincia, per illustrare e commentare l’accordo firmato il 24 novembre dal ministro Alemanno in merito alla riforma del settore saccarifero-bieticolo. Assemblea molto partecipata: erano presenti oltre 150 bieticoltori, si è svolta alla sala riunioni della Zipa di Jesi (Ancona) alla presenza dell’assessore all’Agricoltura della provincia di Ancona Carla Virili e alcuni sindaci della “Vallesina”. La relazione introduttiva del vicepresidente provinciale della Cia di Ancona Evasio Sebastianelli ha messo subito in evidenza che il provvedimento, oltre a creare allarmismo sociale per i numerosi posti di lavoro a rischio e la chiusura di ben 13 stabilimenti saccariferi su 19, giunge in un momento negativo per i bilanci delle aziende agricole, che subiscono una riduzione delle entrate dalla vendita dei prodotti a causa delle conseguenze del “mercato globale”, nonché dalla riduzione del sostegno al reddito diminuito dopo la riforma della Pac di ben oltre il 20-25 per cento. Le spese di gestione e coltivazione peraltro continuano ad aumentare inesorabilmente. E’ seguito poi l’intervento del presidente regionale del Cnb Rosina Fulgenzi che con una illustrazione tecnica ha tradotto le conseguenze dell’accordo firmato dal ministro Alemanno sulla coltura della bietola marchigiana, analizzando l’incidenza sul probabile prezzo a quintale della barbabietola da zucchero: dai 43,97 euro della campagna attuale ai 32,90 della prossima. Numerosi interventi dei produttori hanno confermato il clima di incertezza e disappunto della categoria che si vede punita con la non produzione e l’incolto. Una condizione non accettabile da numerosi bieticoltori che hanno investito in macchinari per migliorare le rese e la produttività della coltura e che ora vedono saltare i loro piani di ammortamento sulle costose macchine agricole acquistate. Ora le misure transitorie potranno attenuare il disagio solo se si estenderanno fino al 2014 e non fino al 2009 come previsto. L’intervento conclusivo del presidente regionale Cia Franco Fiori ha ribadito l’importanza del reddito dell’impresa agricola quale unica condizione per continuare a produrre, l’impegno della Cia per denunciare ed intervenire al fine di migliorare questo accordo che, allo stato attuale, non è positivo per il mondo agricolo e crea difficoltà evidenti su tutta la filiera produttiva saccarifera. Nelle conclusioni, il presidente Fiori ha anche evidenziato che nel breve periodo (2-3 anni) le condizioni di mercato di questo settore (zucchero) potrebbero cambiare, e quindi ha invitato gli agricoltori, che devono in questi giorni decidere su cosa seminare nella propria azienda, a non abbandonare la coltura che per le nostre colline è stata sempre la coltura da rinnovo per eccellenza. Ciò in attesa che le condizioni dell’accordo possano essere migliorate. L’assemblea si è conclusa con l’impegno di organizzare un nuovo incontro per un aggiornamento non appena saranno chiare le novità necessarie a dare più sicurezza e migliori condizioni di reddito ai bieticoltori.
Nei giorni scorsi si è tenuta presso la Cia provinciale di Avellino la Direzione regionale della Confederazione italiana agricoltori della Campania sul seguente ordine del giorno: comunicazioni del presidente Corona; valutazione della manifestazione regionale a Napoli. Nell’introduzione, Corona ha comunicato alla Direzione di voler affidare l’incarico delle Politiche sociali e dell’inclusione al presidente provinciale di Napoli Gaetano Gargiulo. Incarico che gli è stato conferito. In merito alla manifestazione del 24 novembre, nonostante le avverse condizioni climatiche, si è riscontrato un successo pieno. Anche nell’incontro con l’assessore regionale all’Agricoltura Andrea Cozzolino che si è tenuto al termine della manifestazione la Confederazione ha avuto il suo plauso, oltre ad un’ampia convergenza sulle tematiche agricole regionali che la Cia aveva già esplicitato nella sua piattaforma.
Va avanti la preparazione dell'Assemblea di Donne in Campo. Si moltiplicano le riunioni nel territorio per confrontarsi sulle tematiche identificate per il dibattito e per nominare le delegate per il 20 e 21 dicembre a Roma. Oggi 5 dicembre nel Lazio, domani 6 in Friuli, in entrambi gli appuntamenti con la presenza di Rosanna Contri, sempre domani a Niscemi con Angela Sciortino, a Cosenza con Maria Pia Bonifati, a Biella con Simona Chiara. In un intreccio tra problemi generali del settore e l'originale apporto femminile il dibattito procede in modo decisamente costruttivo. In Friuli la riunione si svolgerà, a partire dalle ore 9.30, presso il Meeting Point San Marco di Palmanova. Oltre a Rosanna Contri, saranno presenti l’assessore regionale all’agricoltura Enzo Marsilio, la presidente regionale della Cia Manuela Botteghi e la vicepresidente della commissione regionale Pari opportunità Mara Cernic.
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