| Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori | |
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| Anno 54 - n. 76 | 5 aprile 2012 |
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La Cia di Puglia e Turismo Verde (l’associazione agrituristica della Cia) hanno siglato un protocollo di intesa con Halal Italy con l’obiettivo di incrementare le esportazioni delle imprese agricole pugliesi verso i paesi a religione islamica. “Abbiamo deciso di siglare come Cia e Turismo Verde un protocollo di intesa con Halal Italy -spiega il presidente della Cia Puglia Antonio Barile- per favorire l’incremento del numero di imprese che possono entrare nel circuito di esportazione non solo dei Paesi dell’area Mediterranea, ma anche in tutti quelli, come la Cina, il sud-est asiatico e l’Europa, dove la presenza di cittadini di religione islamica è molto consistente e il prodotto Halal ha maggiori opportunità di penetrazione commerciale. Stiamo parlando di una popolazione mondiale di 2 miliardi di persone di religione islamica. L’obiettivo comune è anche quello di promuovere e sostenere la produzione, la valorizzazione e la diffusione dei prodotti agro-alimentari che sono realizzati in Puglia. Inoltre -continua Barile- non è da sottovalutare la richiesta di musulmani che vorrebbero visitare la Puglia per turismo o per affari, e soggiornare presso le nostre aziende agrituristiche. Quest’ultima la riteniamo una chance interessante e da non perdere, soprattutto in un periodo economico così delicato. Insomma il lavoro da incrementare in questo settore è smisurato, considerando le potenzialità di sviluppo commerciale ancora inespresse”. “I principi della certificazione Halal -evidenzia ancora Barile- sono in linea con i principi di tracciabilità, salubrità, sicurezza e legalità. L’adozione di modelli di comportamenti trasparenti da parte delle aziende orientate a tutelare i consumatori, non può che favorire l’export dei prodotti di qualità della nostra Regione. La certificazione diviene, infatti, un’ulteriore garanzia per il consumatore perché deve essere garantita la tracciabilità: ciò significa che è indispensabile conoscere la provenienza di determinati prodotti, così come richiesto dalle direttive della comunità europea”. Halal ( حلال , Halal, halaal) per i musulmani significa lecito e prende le mosse da alcuni principi e dogmi della cultura musulmana che sono in linea con i principi di tracciabilità, salubrità, sicurezza e legalità . In Occidente si riferisce principalmente al cibo preparato in modo accettabile per la legge islamica. In arabo la parola intende tutto ciò che è permesso secondo l'Islam, in contrasto a ciò che è harām, proibito (Haram). Il concetto include dunque il comportamento, il modo di parlare, l'abbigliamento, la condotta e le norme in materia di alimentazione. Negli ultimi 20 anni, il mercato Halal, stimato in 9 miliardi di dollari nella sola Europa, e in 5 per il nostro Paese, si è sviluppato rapidamente. “Il principio generale della religione islamica è quello di proteggersi dal male -dichiara Sharif Lorenzini, presidente di Halal Italy-, dal danno, quindi evitare cibi o bevande che possono essere prodotti in modo non idoneo per la salute e l’integrità. L’attenzione della certificazione si concentra sui cibi e sugli alimenti a base di proteine o grassi di origine animale come tutta la carne, (esclusa quella di maiale totalmente proibita) che va macellata secondo un preciso rituale, ma anche le bevande che non devono contenere alcool e la pasta perché potrebbe essere fatta con un grano contaminato o nocivo. Il prodotto deve essere identificato con il logo Halal international autrhority (Hia), che è l’autorità internazionale di certificazione, controllo e sviluppo del mercato Halal. Gli interessati ricevono innanzitutto le Guide Lines della Hia quality system (Hqs) nelle quali sono espresse tutte le linee guida per la certificazione Hia. In particolare i prodotti e i processi produttivi devono essere conformi alle norme e principi della Sharif Islamica nonché alle normative italiane ed europee in tema di igiene e sicurezza alimentare. In seguito all’ispezione e alle indicazioni scritte dell’ispettore, l’azienda è in grado di mettersi in regola apportando le necessarie modifiche nella produzione. Dal confronto diretto tra azienda e rappresentanza islamica ha inizio una seria collaborazione per ottenere un prodotto di qualità, tipico della tradizione italiana, ma certificato Halal. Non sono pochi i consumatori non musulmani che acquistano i prodotti Halal (certificati Hia) perché ritenuti sicuri e garantiti sotto l’aspetto qualitativo”.
La Cia lancia l’allarme: è ormai una situazione insostenibile. Negli “sconti carburante” che il governo sta studiando per alcune categorie è indispensabile inserire anche l’agricoltura, che negli ultimi anni ha subito un gravoso aumento dei costi. La misura non deve riguardare solo le serre, ma tutte le aziende del settore primario. Il “caro gasolio” sta mandando “in rosso” i bilanci delle imprese agricole. I continui record del prezzo del carburante (quello agricolo ha superato abbondantemente l’euro a litro) hanno effetti devastanti sul settore. E sono le serre che in questi mesi hanno subito i danni più pesanti. Ma per tutte le aziende è emergenza piena. Secondo le prime stime, nel 2012 l’intero mondo agricolo sarà costretto a sostenere un costo aggiuntivo che supera i 2 miliardi di euro, determinato proprio dai rialzi dei prodotti petroliferi. Ecco perché è indispensabile che il governo azzeri al più presto le accise in modo da permettere una riduzione dei costi. E’ quanto chiede la Cia-Confederazione italiana agricoltori. Di fronte alle notizie che parlano di uno “sconto benzina” negli studi di settore, da parte del governo verso i lavoratori autonomi e le piccole imprese (dove appaiono, però, esclusi gli agricoltori), la Cia ribadisce l’esigenza di un provvedimento tempestivo nei confronti dell’agricoltura, che in questi ultimi anni, dopo l’abolizione nel 2009 delle agevolazioni (l’accisa zero) sull’acquisto di gasolio per le serre, ha subito pesanti contraccolpi dal “caro carburante”. Ecco perché -rileva la Cia- diventa fondamentale un azzeramento delle imposte che, oltre alle serre, venga esteso a tutte le aziende agricole, proprio in considerazione dei gravosi oneri che sono costrette a sostenere. D’altronde, la stagione invernale ha fatto crescere il ricorso al riscaldamento e ciò -avverte la Cia- ha determinato un incremento dei consumi di carburante, con il relativo aggravio nella gestione delle imprese. L’importante, comunque, è che si proceda con un intervento -rimarca la Cia- che sia compatibile con le norme Ue, evitando così un’ulteriore querelle come quella che, sotto la spinta della Commissione europea, ha provocato l’abolizione dell’agevolazione. Una misura, quindi, che sia in grado di garantire un futuro alle aziende agricole italiane. D’altra parte, in passato l’agevolazione -ricorda la Cia- fu introdotta per contenere i pesanti effetti del “caro-gasolio”, le cui quotazioni stanno attualmente registrando una drammatica impennata e vanno a incidere pesantemente non solo sulla gestione delle serre, ma anche su quella delle altre imprese agricole.
Il presidente della Cia Giuseppe Politi commenta positivamente la condanna del Tribunale di Nocera Inferiore nei confronti di un imprenditore campano che etichettava come “made in Italy” il triplo concentrato di pomodoro proveniente dalla Cina. “Grande soddisfazione per il pronunciamento del Tribunale di Nocera Inferiore che ha condannato un imprenditore campano che commercializzava come ‘prodotto italiano’ il concentrato di pomodoro importato dalla Cina. Ora speriamo che questa sentenza faccia da apripista per perseguire tutti quei casi di falso ‘made in Italy’ che danneggiano l’immagine del nostro agroalimentare, in patria e all’estero”. Lo afferma il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori, Giuseppe Politi, aggiungendo che “in questo modo si contribuisce a tutelare da comportamenti scorretti i produttori che fanno qualità e i consumatori che fanno affidamento sulle indicazioni in etichetta”. Inoltre, aggiunge Politi, “questa sentenza diventa fondamentale alla luce dell’inizio della campagna 2012 del pomodoro da industria, che si è aperta con un’intesa pessima e prezzi sul campo assolutamente non remunerativi per i produttori agricoli”.
La Cia commenta il rapporto diffuso dall’Istituto nazionale di statistica: nel 2011 continua la stretta sui consumi, con il capitolo “cibo e bevande” al -2 per cento. Gli italiani tagliano quantità e qualità. Tavole restano vuote anche quest’anno, come dimostrano le stime per Pasqua. I redditi delle famiglie crescono meno della spesa per i consumi, il potere d’acquisto crolla di un altro mezzo punto percentuale e la propensione al risparmio si attesta al valore più basso dal 1995. Non è “fantaeconomia” ma la situazione reale degli italiani nel 2011, che continuano a subire le conseguenze della crisi, amplificate dalle manovre “lacrime e sangue” e dal caro-benzina. L’effetto immediato delle difficoltà delle famiglie è un ulteriore taglio agli acquisti, non solo quelli superflui ma anche quelli di prima necessità come gli alimentari. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, commentando il rapporto diffuso oggi dall’Istat. Nel 2011, infatti, i consumi di cibo e bevande diminuiscono del 2 per cento. Gli italiani continuano a comprare poco e, quando lo fanno, passano per sconti e promozioni commerciali o cercano il massimo risparmio nelle cattedrali del “low-cost”. Nell’anno -ricorda la Cia- oltre la metà delle famiglie italiane ha ammesso di aver modificato il menù quotidiano, il 35 per cento di aver limitato gli acquisti e quasi il 40 per cento di essersi rivolto nella maggior parte dei casi a discount e hard-discount. Significa che quasi 10 milioni di famiglie -continua la Cia- oggi riempiono di meno le buste della spesa, spesso perdendo anche in qualità del prodotto. Una situazione che non sembra destinata a cambiare quest’anno, visto che le difficoltà economiche delle famiglie restano forti, e certo non aiuta né il salasso giornaliero per il pieno né i rincari sul carrello della spesa (più 4,6 per cento a marzo) né il previsto nuovo aumento dell’Iva. Anche a Pasqua le tavole saranno un po’ più vuote, anche se non meno care, con un calo stimato delle quantità acquistate tra il 5 e il 7 per cento. Ma senza interventi per le famiglie che possano aiutare la ripresa dei consumi, prima di tutto quelli alimentari -conclude la Cia- non ci può essere certo l’auspicata ripresa dell’economia e del Paese.
Incontri istituzionali del presidente della Cia Giuseppe Politi a Tirana. Visite nelle aziende agricole della zona. Firmato un protocollo d’intesa con l’Università di Vitrina. Attenzione all’agricoltura biologica. La missione compiuta nell’ambito del mandato che il presidente confederale ha ricevuto dal Consiglio dell’Organizzazione mondiale degli agricoltori per le relazioni con le organizzazioni agricole del bacino del Mediterraneo. Una più stretta collaborazione tra gli agricoltori italiani e quelli albanesi. Questo il risultato della visita compiuta dal presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi nella provincia di Tirana dove ha anche sottoscritto un protocollo d’intesa con l’Università degli studi di Vitrina. Nella sua missione in Albania, Politi, accompagnato dal responsabile dell’Ufficio internazionale della Cia Cristina Chirico, oltre ad incontri istituzionali (tra i quali quello con il viceministro dell’Agricoltura Ndoc Faslia), ha visitato alcune aziende agricole dell’area di Tirana, con produzioni olivicole, vitivinicole e di piantine per ortaggi e olivi. Visita che si è svolta su invito dell’Associazione agricoltura biologica albanese e nell’ambito del mandato che il presidente della Cia ha ricevuto dal Consiglio dell’Organizzazione mondiale degli agricoltori per le relazioni con le organizzazioni agricole del bacino del Mediterraneo. L’Albania rappresenta un paese ad alta vocazione agricola, con una buona disponibilità idrica e presenza ancora elevata di manodopera giovanile. La modernizzazione del settore è, però, ancora in fase di realizzazione e risente dell’elevata parcellizzazione del tessuto produttivo e dello scarso orientamento al mercato degli imprenditori locali. Le visite alle aziende agricole locali compiute dal presidente Politi hanno evidenziato le profonde esigenze di crescita economica del settore. Le imprese agricole, di piccole dimensioni e a gestione familiare, avvertono l’esigenza di formazione e assistenza tecnica, per la modernizzazione delle tecniche di produzione e l’orientamento al mercato delle produzioni. La stessa scelta di specializzazione nelle produzioni tipiche dell’area mediterranea, di cui il territorio mostra una particolare vocazione, ha bisogno di introdurre sistemi di tracciabilità e certificazione della qualità del prodotto. Gran parte delle produzioni sono vendute localmente e non sono ancora sviluppate le esportazioni, se non nei paesi confinanti. E’, quindi, evidente tra gli agricoltori l’esigenza di rafforzare l’associazionismo di prodotto, attualmente non esistente. Tra i settori in cui s’intravede un possibile sviluppo positivo, vi è l’agricoltura biologica, in grado di ottenere anche sul mercato albanese una certa attenzione. L’obiettivo commerciale è di potenziare i quantitativi prodotti per migliorare il posizionamento sui mercati internazionali. Il governo albanese intende sostenere il rafforzamento dell’associazionismo agricolo e in particolare, intende promuovere forme di cooperazione, come chiave di volta per la valorizzazione della frammentata produzione agricola albanese. Nell’incontro tra il viceministro e il presidente Politi è emersa chiaramente la volontà da parte albanese di individuare modelli di organizzazione degli agricoltori e di superare, con l’esempio dei paesi vicini come l’Italia, la storica diffidenza verso le vecchie forme di cooperative statali appartenute al passato regime. L’auspicio condiviso è di promuovere forme di collaborazione per rafforzare la capacità degli agricoltori locali a promuovere la rappresentanza agricola verso le istituzioni albanesi e a rafforzare la capacità di commercializzazione delle coltivazioni convenzionali e biologiche attraverso l’aggregazione del prodotto. La visita del presidente Politi presso l’Università degli studi di Vitrina ha permesso di conoscere il vivo interesse dei giovani albanesi per una modernizzazione del settore agricolo, basato su una nuova gestione d’impresa. Nel corso dell’incontro, è stato siglato un protocollo d’intesa tra la Cia e l’Università di Vitrina per potenziare gli scambi di visite di professori, ricercatori e studenti incentrate sulla conoscenza del settore agricolo e permettere ai giovani universitari albanesi di fare esperienza di gestione d’impresa presso le aziende agricole italiane e presso le associazioni. A tale riguardo, si è riscontrato particolare interesse verso settori agricoli innovativi, quali la produzione di agricoltura biologica e l’agriturismo.
--------------------------------------- Nella foto il presidente della Cia Giuseppe Politi con il viceministro dell'Agricoltura albanese Ndoc Faslia e il presidente dell'Associazione agricoltura biologica albanese Luan Ahmetaj.
La Cia Taranto segnala la confusione creata dall'Asl per il rinnovo dell’esenzione ticket per prestazioni farmaceutiche e specialistiche. L'esenzione ticket viene concessa previo accertamento di determinati requisiti, fra i quali il reddito familiare; nel solo 2011 la norma che regolava il rilascio delle esenzioni è stata modificata ben quattro volte e ogni volta cittadini e utenti sono stati costretti a ripresentare la documentazione con un gravoso impegno in termini di tempo, adempimenti burocratici e lunghe file presso i relativi sportelli. La veloce successione delle norme ha anche prodotto differenti interpretazioni da parte degli uffici: infatti, da un lato il decreto ministeriale dell’11 dicembre 2009 (art. 1) prevedeva che le informazioni relative ai redditi facessero riferimento al periodo di imposta immediatamente precedente a quello di elaborazione delle informazioni. La delibera della Giunta regionale (n. 1391 del 2011) prevedeva l’utilizzazione dei dati relativi ai redditi 2009; gli uffici Asl richiedono invece i redditi del 2011 anziché quelli indicati nell'ultima dichiarazione dei redditi disponibile. Ma le dichiarazioni attinenti ai redditi 2011 sono ancora in corso di compilazione con scadenza prevista per fine maggio; addirittura il modello unico sarà compilato tra giugno e luglio. Invitiamo pertanto i cittadini a non sottoscrivere alcuna certificazione in quanto si tratterebbe di dichiarazioni con dati ancora da verificare. La Cia di Taranto invita l'assessore regionale alle Politiche della Salute Ettore Attolini e il direttore generale della Asl Vito Fabrizio Scattaglia a fare tempestivamente chiarezza in merito ed a definire sollecitamente e in modo univoco le procedure da seguire, al fine di evitare interpretazioni di carattere personale dei diversi funzionari delle Asl.
Il motto è “Coltiviamo l’agricoltura per raccogliere il futuro” e si svolge a Desenzano del Garda (Brescia), cittadina che custodisce nel suo museo la testimonianza dell’aratro più antico del mondo. Stiamo parlando del Festival dell’AgriCultura (27-28-29 aprile), manifestazione ideata da un Comitato composto da un gruppo di imprenditrici di Donne in Campo della Cia Lombardia che intende promuovere e valorizzare tutti gli aspetti dell'agricoltura, da quelli economici e politici a quelli sociali, culturali e ludici. “La peculiare natura del Festival è quella di avvicinare la sfera degli specialisti e dei discorsi scientifici alla fruizione di un pubblico eterogeneo e non necessariamente in possesso degli strumenti tecnici propri delle discipline coinvolte” dichiarano dalla Cia Lombardia, specificando che “la volontà è quella di aprirsi pur mantenendo l'integrità e la coerenza della trattazione specializzata”. Saranno tre giorni all’insegna della qualità e della tradizione “per ricercare strategie di promozione di nuovi stili di vita, di valorizzazione delle attività economiche e di rilancio di consumi eco-consapevoli, in un’ottica propositiva e costruttiva di una agricoltura intesa come cultura della natura e dell’uomo, sinonimo di agricoltura informata e consapevole, rivolto alle donne e agli uomini di ogni età, agli agricoltori, ai turisti, agli operatori siano culturali, turistici e commerciali”. L’iniziativa rientra pienamente degli obiettivi di Donne in Campo, e ha la finalità di promuovere l'imprenditorialità femminile, di valorizzare il ruolo e il lavoro delle donne nelle imprese agricole e di promuovere e sostenere le iniziative volte a realizzare l'equilibrio di genere. Saranno tre gli ambiti attorno ai quali verteranno i numerosi appuntamenti distribuiti nell’arco delle tre giornate del Festival: la cultura biologica applicata all’alimentazione e alla salute, le nuove esperienze di fare agricoltura nel rispetto del suolo, dell'ambiente e del paesaggio e la sfera della multifunzionalità. È previsto il coinvolgimento di varie realtà cittadine e delle scolaresche.
Moderata soddisfazione da parte della Cia Toscana per l'approvazione degli emendamenti al Decreto legge fiscale (n.16/2012 all’esame del Senato) in cui, per quanto riguarda l’Imu, è stato confermato il percorso stabilito al tavolo fiscale ovvero che il gettito in agricoltura non debba superare per l'anno in corso un contributo aggiuntivo di 135 milioni di euro per i fabbricati rurali ad uso strumentale e di 89 milioni di euro per i terreni riconoscendo, di fatto, le stime e le preoccupazioni avanzate dal mondo agricolo sull’impatto del provvedimento adottato dal Governo. “Così -commenta Giordano Pascucci, presidente Cia Toscana- viene riconosciuto quanto più volte chiesto dalla stessa Cia Toscana, ed al Tavolo con il governo, sull’eccesso del carico Imu richiesto al settore agricolo, queste modifiche sono una prima risposta alla nostra mobilitazione, un primo passo nella direzione di rendere più equa e sostenibile la manovra”. La Cia Toscana chiede a questo punto che venga accantonato il comma 5 bis all'art.13 del Decreto Monti in cui si delega ad un apposito decreto ministeriale la rivisitazione delle aree montane e collinari i cui terreni sono esenti dall'Imu.”In questo momento particolarmente difficile -aggiunge Pascucci- non si può gravare con oneri aggiuntivi sulle aziende di queste zone che operano in situazioni di grandi difficoltà e sono un presidio indispensabile per la salvaguardia del territorio”. E, inoltre, secondo Pascucci, resta aperta la questione “sulla ‘spalmatura’ del gettito, sull’entità sia dei coefficienti di rivalutazione che delle aliquote, e -prosegue- sulla introduzione di franchigie, detrazioni ed ulteriori modulazioni, tutti aspetti sui quali sollecitiamo la Camera dei Deputati ad apportare miglioramenti ed ulteriori correzioni”. Infatti, l’aspetto sul quale c’è ancora molto da lavorare, sostiene la Cia Toscana, non è a questo punto della discussione, l’entità del gettito complessivo del settore agricolo ormai determinato, comunque importante e significativo per un settore in forte difficoltà, ma sulla definizione della base imponibile, delle aliquote, delle modalità di applicazione a partire dall’esclusione dei beni strumentali. “La partita non è chiusa. Il nostro impegno va avanti -prosegue Pascucci- non possiamo accettare lo stravolgimento, o meglio il superamento, senza concertazione e senza condivisione, di alcuni principi fondamentali e strategici per il settore, quali i concetti di ‘ruralità e di bene strumentale’. Il confronto e l’approfondimento su questi aspetti deve proseguire, per quanto ci riguarda non possiamo accontentarci -conclude Pascucci- di pagare ‘meno o poco’ sui fabbricati adibiti a rimessa attrezzi, magazzini, fienili, cantine, stalle, capanne, pollai, strumenti indispensabili per lo svolgimento delle attività agricole. Questi fabbricati sono da escludere anche per salvaguardare da una parte dei principi fondamentali e per riportare dall’altra parte la manovra verso criteri di maggiore equità”.
“Prevenire e conoscere le malattie professionali in agricoltura”. E’ questo il tema del convegno promosso dalla Cia e dal patronato Inac della Puglia, con il patrocinio della sede Inail della Regione Puglia, che si terrà a Lucera (Foggia) il prossimo 12 aprile, a partire dalle ore 9.00, presso il Palace Hotel. La Cia e il patronato Inac della Puglia attraverso questo convegno vogliono porre all’attenzione del mondo scientifico, le problematiche legate alle malattie professionali in agricoltura. Il convegno, che si svolgerà in due sessioni, vuole offrire un puntuale, esaustivo aggiornamento su alcune delle malattie che, ancora oggi, troppo frequentemente colpiscono numerosi lavoratori e essere di stimolo alla ricerca di efficaci strumenti di prevenzione, perché nessuno debba più ammalarsi a causa del lavoro.
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