| Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori | |
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| Anno 48 - n. 73 | 5 aprile 2006 |
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La Cia sull’accordo tra il Parlamento europeo, il Consiglio e Le risorse restano insufficienti, anche se l’accordo ha evitato di ritornare a bilanci annuali che avrebbero provocato una riduzione di interventi soprattutto a favore dei nuovi paesi membri, creando ulteriori squilibri economici. E’ quanto sostenuto dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori in merito all’intesa raggiunto oggi fra il Parlamento Europeo, il Consiglio e Indubbiamente -sottolinea La Cia conferma le sue preoccupazioni anche in merito allo sviluppo rurale nel nostro Paese in quanto si prevede una riduzione degli stanziamenti attorno al 13 per cento rispetto alla dotazione finanziaria del periodo 2000-2006. Un taglio che rischia di ridurre le potenzialità di ristrutturazione del comparto agricolo e rurale, nonché le capacità competitive dell’intero sistema agro-alimentare. Infine, la Cia saluta con soddisfazione la relazione approvata dal Parlamento europeo nella quale si sottolinea, nell’ambito dei negoziati commerciali Wto, l’esigenza impellente di una maggiore difesa delle indicazioni geografiche. Esigenza questa che la Confederazione ha sempre posto come prioritaria, in quanto, in questi ultimi anni, la nostra agricoltura ha subito pesanti danni da un assalto indiscriminato dell’agropirateria sui mercati internazionali.
Per i piccoli produttori di vino l’export è più facile e gli aspetti burocratici sono minori è più semplici. Sono alcuni dettagli emersi nel corso di un convegno promosso dalla Cia Emilia Romagna in collaborazione con il Gruppo Coltiva tenutosi a Bologna. L’iniziativa ha messo in luce, tra l’altro, i particolari adempimenti doganali e commerciali che le imprese debbono affrontare per proporre il loro prodotto oltre i confini nazionali. Il particolare momento di crisi del settore agricolo induce infatti a riconsiderare le opportunità legate alla esportazione del vino, considerando le vendite fuori dal territorio italiano non più come nicchie di mercato. “Rispetto ai grandi vinificatori i piccoli produttori di vino, con volumi che non superano i 1000 ettolitri all’anno, sono esentati dalla tenuta del deposito fiscale, ovvero una sorta di cauzione che è pari al 10 per cento dell’accisa (una imposta indiretta sulla produzione e sui consumi di determinati prodotti, ndr) -ha detto Gianni Falchieri, responsabile fiscale della Cia dell’Emilia Romagna- una disposizione che è valida per la maggior parte dei Paesi comunitari, come ad esempio “Per chi intende vendere il proprio vino nelle nazioni extra Ue -ha spiegato Milena Ferrari, del Gruppo Coltiva di Modena- è invece necessario uniformarsi alla normativa generale che è molto più restrittiva”. I vantaggi dei piccoli produttori sono quindi una minor burocrazia, cioè costi di gestione più contenuti, con minori possibilità di incorrere a sanzioni amministrative. “Questo dovrebbe incentivare l’utilizzo delle vie dell’export con vantaggi economici per le piccole aziende”, ha aggiunto Marco Nannetti della Cia. . “Se le piccole cantine intendono semplificare ulteriormente i passaggi burocratici -ha proseguito Nannetti- potrebbero trovare un momento di aggregazione per quanto riguarda l’attività di distribuzione e commercializzazione del vino, abbattendo ulteriormente i costi, pur mantenendo la loro individualità aziendale: una strada percorribile potrebbe essere la costituzione di consorzi tra aziende, oppure la istituzione di società con funzioni di carattere commerciale”.
Una nuova politica energetica per
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