| Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori | |
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| Anno 51 - n. 25 | 5 febbraio 2009 |
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La Cia segnala forti aumenti al dettaglio, come evidenziato anche dalle associazioni dei consumatori. Si arriva anche a 50 euro al chilo. Rispetto al costo delle materie prime (farina, uova, latte e zucchero) si hanno incrementi dell’800 per cento per un solo chilo di prodotto. Meglio il “fai da te”. Tantissime le specialità legate alla tradizione contadina che si possono gustare nelle feste popolari e negli agriturismi. E adesso arriva il “caro-Carnevale”. Non solo i costumi a prezzi stellari. Aumenti record si hanno anche per frappe, castagnole, frittelle ed altre specialità locali. Ma ciò non sembra scoraggiare più di tanto gli italiani che di questi dolci tipici, soprattutto nei giorni che vanno da giovedì a martedì grasso (dal 19 al 24 febbraio prossimi), ne consumeranno più di 22 mila tonnellate, per una spesa che supera i 130 milioni di euro. A segnalarlo è Un chilo di frappe al consumo -avverte Nonostante questa corsa sfrenata dei prezzi, gli italiani -sottolinea Ma questi dolci tipici del Carnevale è possibile gustarli soprattutto nelle tante feste popolari e contadine che si celebrano in questo periodo nei borghi e nelle contrade di moltissimi paesi. Prodotti che oltretutto occupano un posto di rilievo nelle tavole che si preparano ad allestire gli agriturismi che, anche in questo periodo, registrano un aumento nelle prenotazioni. Svariate in tutte le regioni sono le specialità legate alla tradizione rurale e contadina per il Carnevale. Si va dalla “cicerchiata” dell’Abruzzo alle “chiacchiere” della Basilicata; dalla “pignolata” in Sicilia e Calabria, agli “struffoli” in Campania, dalle “sfrappole” e “lasagnette” in Emilia Romagna ai “crostoli” del Friuli Venezia Giulia, dalle frappe e castagnole del Lazio alle “bugie” della Liguria e del Piemonte, dai “tortelli” della Lombardia ai “berlingozzi, ai “cenci” e alle ciambelle della Toscana, dai “brugnolus” e “orillettas” della Sardegna ai “grostoi” del Trentino, ai ”galani” del Veneto. Il carnevale è, d’altra parte, una festa che nasce proprio dalla tradizione contadina. Forti, infatti, erano le valenze simboliche legate al mondo agricolo-pastorale. Si salutava la fine dell’inverno e l’arrivo della primavera, la quale, secondo le credenze popolari, dava vita ad un ciclo di stagione opulenta, feconda e fertile per la terra, assicurando ottimi raccolti.
Il presidente nazionale Giuseppe Politi scrive agli altri presidenti delle organizzazioni professionali agricole e cooperative. Un’azione incisiva per richiamare l’attenzione del Governo, del Parlamento, delle Regioni, degli enti locali, delle forze politiche, economiche e sociali verso i gravi problemi del settore primario: costi produttivi, oneri contributivi, Fondo di solidarietà nazionale, Ici sui fabbricati rurali e quote latte. “Abbandonare gli sterili arroccamenti, che oggi non servono alla nostra agricoltura, e progettare, di comune accordo, azioni e strategie unitarie per cercare di risolvere i pressanti problemi del settore. Questo, ovviamente, nel pieno rispetto delle reciproche autonomie”. E’ l’invito che il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi ha rivolto, con una lettera, ai presidenti delle organizzazioni professionali agricole e cooperative italiane. Obiettivo è quello “di una mobilitazione unitaria che non è solo una semplice protesta, ma soprattutto un’azione forte per richiamare l’attenzione del Governo, del Parlamento, delle Regioni, degli enti locali, delle forze politiche, economiche e sociali verso l’agricoltura italiana che, senza interventi efficaci e straordinari, rischia un disastroso tracollo, con conseguenze facilmente immaginabili”. “L’agricoltura italiana -scrive nella lettera il presidente della Cia- sta vivendo uno dei momenti più difficili della sua storia recente. La situazione è sempre più preoccupante. Il malessere degli agricoltori è profondo. In molte zone del Paese si preannunciano manifestazioni di piazza. Come Cia, abbiamo già promosso, nello scorso mese di novembre, una mobilitazione in tutta Italia per richiamare l’attenzione del Governo, del Parlamento, delle Istituzioni nazionali e locali, dell’opinione pubblica sui gravi problemi che stanno affliggendo il settore agricolo”. “Ormai -sottolinea Politi- i nostri produttori registrano difficoltà quotidiane. I costi di produzione continuano a crescere, gli oneri contributivi e quelli burocratici pesano in modo opprimente sulle imprese, mentre i prezzi all’origine hanno imboccato una preoccupante china. Non solo. Sono aperte questione delicate come quella del mancato rifinanziamento del Fondo di solidarietà nazionale per le calamità naturali, dell’Ici sui fabbricati rurali e, ultima in ordine di tempo, quella relativa al decreto sulle quote latte che, così come ci è stato presentato, è assolutamente inaccettabile. Uno scenario carico di tinte fosche alla vigilia di decisivi appuntamenti e all’indomani dell’accordo sull’Health Check della Politica agricola comune”. “Di fronte ad un tale stato di cose, è quanto mai necessario -afferma il presidente della Cia nella lettera- un nuovo progetto che permetta di uscire da una crisi profonda e di rilanciare con forza la competitività delle nostre imprese agricole. Insomma, una nuova politica per l’agricoltura che deve, però, trovare un impegno deciso e propulsivo da parte delle Organizzazioni agricole professionali e cooperative, chiamate ora più che mai ad uno sforzo comune per vincere una sfida cruciale per il futuro stesso del nostro mondo agricolo”. “Da tempo, come Cia, sottolineiamo l’esigenza di sviluppare -scrive Politi- un confronto sempre più costruttivo per cercare di instaurare un rapporto più coeso nel mondo agricolo e cooperativo, in modo da individuare le risposte migliori per superare l’attuale difficile fase in cui le difficoltà e il disagio degli agricoltori sono crescenti. Credo, quindi, che sia opportuno, proprio in virtù dello stato di emergenza in cui versa l’agricoltura italiana, portare avanti iniziative comuni sui quei problemi che più degli altri pesano sulla gestione delle imprese: costi produttivi, oneri contributivi, Fondo di solidarietà nazionale, Ici sui fabbricati rurali e quote latte. La ricerca di convergenze è, soprattutto in questo particolare momento, un elemento fondamentale e può aiutare a tutelare meglio gli interessi e i redditi degli imprenditori agricoli e a promuovere politiche di sostegno all’agricoltura e allo sviluppo delle aree rurali”. Di qui, l’invito alla mobilitazione con iniziative unitarie sul territorio.
La Cia ribadisce che il calo dei listini praticati sui campi (meno 7 per cento nel 2008) deve necessariamente far diminuire le quotazioni sugli scaffali. Le famiglie italiane nello scorso anno hanno speso per l’alimentazione 5,3 miliardi in più rispetto al 2007. L’agricoltura contribuisce alla frenata dell’inflazione, anche se i prezzi alimentari al dettaglio devono calare di più. Restano, infatti, ancora elevati (più 3,8 per cento a gennaio) rispetto alle quotazioni praticate sui campi (meno 7 per cento nel 2008 nei confronti del 2007). Una corsa, comunque, che è destinata a rallentare nel corso del 2009: tra l’1,5 e il 2 per cento. E’ quanto sottolinea Nel 2008 -avverte Questo spiega l’aumento del 3,3 per cento dell’inflazione durante il 2008 e, in particolare, l’esborso in più di circa 5,3 miliardi di euro da parte delle famiglie italiane per imbandire le tavole, con una crescita percentuale del 3,7 per cento, in termini monetari. Mentre i consumi, in quantità, hanno avuto un sostanziale ristagno (meno 0,6 per cento). Durante il 2008 le famiglie italiane -sottolinea Comunque, nel corso del 2009 -afferma
“L’agricoltura è a un bivio decisivo. In Friuli Venezia Giulia il comparto si trova in una situazione di stallo e diventa urgente convocare una Conferenza regionale per discutere e fare delle scelte strategiche”. È questo l’invito che Ennio Benedetti, presidente regionale della Cia, formula nei riguardi dell’assessore Violino e della Giunta. L’ Europa verde riformata ha il suo punto di forza nello sviluppo rurale, il cosiddetto secondo pilastro della Pac (sostegno agli investimenti, sistemi di qualità, incentivi agro-ambientali, servizi per l’economia rurale) è stato sottolineato in un convegno promosso dall’organizzazione regionale nell’ambito di Agriest, a cui hanno portato il loro contributo Giuseppe Alagia, responsabile dell’Ufficio Cia per i rapporti con l’Ue e Mario Gregari, docente di marketing agroalimentare all’Università di Udine. Benedetti è convinto che proprio questa sia la strategia giusta: “Con l’eliminazione dei vincoli alla produttività, l’agricoltura tornerà a svolgere la funzione sociale ed economica che le è propria: produrre cibo e alimenti di qualità a costi contenuti. È un obiettivo in armonia con quello delle aziende professionali che mirano a ottimizzare il proprio reddito – ha sottolineato -. Ma anche la nuova Pac resterà un libro dei sogni se il secondo pilastro non sarà puntellato con le risorse necessarie. Non parlo solo di finanziamenti, ma anche di azioni efficienti ed efficaci che devono essere promosse dalla politica.” “A conclusione della verifica dello stato di salute della politica agricola comunitaria -ha detto Alagia- pare chiaro che per il settore ci saranno sempre meno risorse finanziarie disponibili e, dal 2013, verrà meno pure la politica comunitaria agricola stessa. Gli agricoltori si trovano davanti a nuove sfide e ne devono essere consapevoli. Il confronto con il mercato libero diventa prioritario, mentre consumatori e contribuenti chiedono qualcosa in cambio dei sussidi elargiti: contributo al miglioramento dei problemi climatici ed energetici, qualità delle produzione, tutela della natura e dell’ambiente rurale”. Giorgio Venier Romano, componente della II Commissione Consiliare regionale, ha espresso la massima attenzione verso le problematiche del comparto e la disponibilità a portare le sue tante istanze all’interno del Consiglio regionale.
Il Comitato promotore della seconda Festa interprovinciale dell’Associazione pensionati della Cia di Livorno, Pisa, Lucca e Massa Carrara si è riunito il 4 febbraio presso Il Comitato promotore dell’Ap-Cia, ha deciso, tra l’altro, di unire “l’utile al dilettevole” con lo svolgimento durante il tragitto di una tavola rotonda su tema della medicina d’iniziativa. “La cosa si presta bene -ha rilevato il presidente dell’Ap di Livorno Primo Cavallini- poiché la nave, come ci ha assicurato l’armatore, è dotata di impianti video e audio che consentono di raggiungere i partecipanti nei vari punti della nave stessa. Contiamo di avere ospiti graditi, i rappresentanti dei medici di base e della Sds, per spiegarci la politica in materia della Regione Toscana, tesa a migliorare la prevenzione della salute di tutti i cittadini , non solo dei pensionati.” Pranzo a bordo a base di pesce e d escursioni nei luoghi più caratteristici dell’isola di Napoleone, trasformeranno per un giorno gli ospiti in gente di mare. La partecipazione delle quattro province sarà di oltre 300 persone, mentre saranno invitati i gemellati con l’Ap di Livorno, i pensionati della provincia di Treviso. L’armatore non si preoccupa dell’eventuale tempo avverso, poiché sarà cercata la protezione di cale e calette di cui è fornita l’Elba.”Eppoi -dice Antonio Pandolfo, presidente del Comitato- abbiamo tanti bei posti in Valdicornia, dai siti etruschi di Baratti e Populonia alle nostre numerose cantine, per cui la giornata di svago sarebbe comunque assicurata”.
Per sfuggire al “caro-Carnevale”, con un chilo di “chiacchiere” che può costare in pasticceria tra i 15 e i 20 euro, Turismo Verde Basilicata propone la cucina contadina tradizionale. Un pasto tipico al costo di poco superiore ad un kg di “chiacchiere” e, quindi, alla portata di tutti. I piatti della tradizione condiscono, d’altra parte, questa festa grassa di sapori e ricordi del passato, quando il Carnevale coincideva con l’uccisione del maiale. Ecco perchè tutte le ricette tipiche lucane-afferma Turismo Verde Basilicata- hanno come base il maiale: i calzoni ripieni di zucchero e ricotta, accompagnati dalle orecchiette, vengono infatti conditi con il sugo di maiale. Oppure, un piatto di maccheroni di tutti i tipi: strascinati, maccheroni al ferretto, cavatelli, sempre con sugo di maiale, a sottolineare le follie di una festa come il carnevale. Anche il sanguinaccio, dolce cremoso, ha come base il sangue del maiale. “Qualche mese prima dei festeggiamenti -sottolinea Onofrio Morrone, “animatore” delle giornate di Carnevale nell’azienda agrituristica “Il Capitano” di Caggiano, a cavallo tra il Potentino e il Salernitano- si uccideva il maiale e si preparavano le provviste per l’inverno: salsiccia, ventresca, pancetta, prosciutto. Noi continuiamo a legare il rito dell’uccisione del maiale con i piatti del Carnevale, conservando gelosamente i sapori di una volta e soprattutto attraverso il più rigoroso uso in cucina dei prodotti di stagione. Carnevale diventa, dunque occasione per riscoprire che la carne di maiale (che è quella più economica) si può cucinare in vari modi e insaporire con i prodotti dell’orto”. “I lucani -rileva Paolo Carbone, presidente Turismo Verde Basilicata- nonostante la crisi non rinunciano alla festa a tavola, durante il Carnevale. Come è avvenuto per Natale e Capodanno, quando i consumi di prodotti tipici hanno fatto registrare una sostanziale crescita, anche per il Carnevale s’annuncia un aumento negli acquisti di ‘chiacchiere’, che proprio in Lucania risultano le più apprezzate. Rispetto allo scorso anno si dovrebbe avere un incremento pari al 3-4 per cento. Ma questi dolci tipici del Carnevale è possibile gustarli soprattutto nelle tante feste popolari e contadine che si celebrano in questo periodo nei borghi e nelle contrade rurali di moltissimi paesi. Prodotti che insieme, a salsiccia e ‘soppressata’, oltretutto occupano un posto di rilievo nelle tavole che si preparano ad allestire gli agriturismi che, anche in questo periodo, registrano un aumento nelle prenotazioni, specie nei fine settimana, con prezzi alla portata di tutte le famiglie”.
A pochi giorni dalla Conferenza regionale sulla caccia, La conferenza stampa si svolgerà alle ore 11.30, presso il Caffè “Le Giubbe Rosse” (piazza della Repubblica). Interverranno Giordano Pascucci, presidente Cia Toscana, Marco Failoni, presidenza Cia Toscana. In pratica
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