| Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori | |
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| Anno 47 - n. 147 | 4 agosto 2005 |
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La Commissione europea non ha sollevato obiezioni su alcuni aiuti di Stato per il nostro Paese. E le relative decisioni sono state pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale della Comunità Europea n. 190/C del 4 agosto. Due riguardano la regione Lombardia ed uno l’intero territorio nazionale. Per la regione Lombardia le decisioni sono relative a: - regime di garanzie per le società agricole e gli imprenditori agricoli professionali al fine di agevolarne l’accesso al credito ( delibera della Giunta regionale n. 20201 del 14 gennaio 2005). Lo stanziamento è di 5.000.000 euro e la validità dell’azione per sei anni; - regime di interventi a favore degli allevamenti sottoposti a provvedimenti di polizia veterinaria con obbligo di abbattimento colpiti da tubercolosi bovina. La misura compensativa riguarda i mancati redditi è valida per l’anno 2005 con una dotazione finanziaria di 500.000 euro.La decisione che riguarda l’Italia, invece, attiene al Decreto legislativo102/2004 che ha riscritto le norme sul Fondo di solidarietà nazionale sulla base della delega del Parlamento al governo. La decisione da, quindi, piena operatività sia alle norme per agevolare le assicurazioni sia agli interventi indennizzatori.
Le prime stime della Cia. La produzione dovrebbe attestarsi poco sotto i 50 milioni di ettolitri. Ancora una volta sarà il Veneto la prima regione produttrice, seguita da Puglia, Emilia-Romagna e Sicilia.In calo la superficie coltivata. Un vecchio detto contadino vuole che le annate dispare, successive all’anno bisestile, diano buon olio e miglior vino. Stando all’esperienza recente, sembrerebbe proprio così. Basta ricordare l’eccellenza dei vini del 1997 e l’ottima qualità del 2001. E, ad oggi, ci sono, secondo la Cia-Confederazione italiana agricoltori, tutte le condizioni per una vendemmia 2005 in perfetto equilibrio nella quantità ed ottima nella qualità. L’andamento climatico, talvolta bizzarro, con un inverno freddo e poco piovoso al Nord, ma generoso d’acqua al Sud, con una coda di temperature basse in tutto il Paese a primavera inoltrata e poi il caldo torrido anticipato e persistente della tarda primavera e fino ad ora con temperature diurne al di sopra della media e notevoli escursioni termiche notturne, ha indotto -afferma la Cia- i vigneti prima ad un ritardo vegetativo, con difficoltà nell’allegazione, poi ad un repentino recupero con una accelerazione nell’invaiatura e nella maturazione per giungere ad una previsione vendemmiale in tempi quasi normali. Già nei prossimi giorni -rileva la Cia- potrà iniziare la raccolta delle uve precoci del Sud e delle isole e, quindi, a seguire entreranno in cantina tutte le altre, fino alle tardive che verranno staccate dai tralci in ottobre inoltrato. Le lavorazioni e le pratiche colturali si sono svolte nella normalità e lo stato sanitario delle uve -fa notare la Cia- è mediamente molto buono, anche se in alcune parti non sono mancate ampelopatie come l’oidio o, soprattutto nel Nord-Ovest attacchi di flavescenza dorata. La quantità di vino che sarà prodotta, salvo rivolgimenti climatici eccezionali, si attesterà -sostiene la Cia- poco sotto i 50 milioni di ettolitri, con una lieve flessione rispetto alla vendemmia precedente. Il Veneto si confermerà come prima regione produttrice d’Italia, seguito da Puglia, Emilia-Romagna e Sicilia, con produzioni che fino all’ultimo grappolo potrebbero determinare un secondo posto ex-equo. Dopo molti anni di contesa con il Lazio, sarà ormai stabile al quinto posto l’Abruzzo, mentre tra i 2 ed i 3 milioni di ettolitri -sottolinea la Cia- si attesteranno Piemonte, Toscana e Lazio, finito, dopo i rivolgimenti vitienologici dell’ultimo decennio all’ottavo posto nazionale. Si attesteranno tra un milione ed i 2 milioni di ettolitri Campania, Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige e Lombardia, mentre le altre regioni ne produrranno meno di un milione, dai 20 mila della Val d’Aosta ai 900 mila dell’Umbria. Secondo le recenti tendenze -continua la Cia- saranno in aumento le quantità rivendicate Docg, Doc e Igt ed in flessione quelle relative ai vini da tavola senza alcuna qualificazione. Mentre prosegue il calo della superficie coltivata ad uva da vino in produzione un po’ in tutta Italia, con fenomeni vistosi in Sicilia, Lazio, Sardegna e Basilicata, le regioni più vitate restano, comunque la Sicilia, la Puglia, il Veneto e la Toscana. La resa media per ettaro, che comunque garantirà ottimi livelli di gradazione alcolica in un perfetto equilibrio di acidità e qualità organolettiche legate ai profumi ed al sapore, vedrà primeggiare anche quest’anno -ricorda la Cia- l’Emilia Romagna con 120 ettolitri per ettaro, fino ad arrivare ai 24 della Sardegna, dove i vitigni rossi che danno vini ricchi e strutturati continuano ad essere i più diffusi dell’isola. La qualità -conclude la Cia- sarà tra le migliori degli ultimi anni e potrà sicuramente superare quella del 2001, con diffuse punte di eccellenza come nel 1997.
(1) - dati Istat (2) - stime Cia
La scoperta da parte della Guardia di Finanza di Reggio di oltre 200 forme di Parmigiano Reggiano con gravi irregolarità, oltre a rivelare una produzione in nero anche nel comparto del nostro formaggio tipico, frutto dei tentativi -non sufficientemente contrastati, come dimostra la vicenda del Comma 551- di sfuggire al regime comunitario delle quote latte, pone in rilievo alcuni altri importanti problemi, che secondo la Cia di Reggio Emilia è opportuno approfondire. “Essi riguardano in special modo il funzionamento dei controlli di qualità, prima sul latte da parte dell’Usl, poi sul formaggio da parte del Dipartimento Controllo Qualità”, afferma il presidente della Cia Ivan Bertolini. “Da quanto si è appreso sulle verifiche della Finanza -aggiunge- è evidente che quanto numerosi allevatori reggiani andavano sostenendo da qualche tempo -problema più volte sottolineato anche dalla Cia- non era frutto di fantasia: ci sono figure di ‘furbastri’, da poco introdottisi nella nostra zona e con interessi diversi, che evidentemente pensano di utilizzare metodi (e scorciatoie) nella produzione, che non sono compatibili con un prodotto di prestigio qual è il Parmigiano-Reggiano”. “Se l’azione svolta dalla Finanza è sicuramente importante -prosegue Bertolini- mette però anche in evidenza una carenza nei controlli sul formaggio, che sono di competenza del Dipartimento Controllo Qualità. Questo pone il problema del funzionamento di questo organismo, della sua autonomia e della sua adeguatezza agli importanti compiti di cui è investito: in questo caso non ha dimostrato di essere all’altezza. E’ quindi opportuna una verifica”. “I controlli di cui si è avuto notizia, mettono poi in evidenza che si è prodotto da parte di un paio di strutture di trasformazione -continua- del Parmigiano Reggiano con latte evidentemente non idoneo dal punto di vista igienico sanitario; un comportamento che richiede da parte degli organi di controllo una risposta dura nei confronti di chi ha agito in un modo tanto scorretto e che rischia di insinuare dubbi e creare contraccolpi all’intero sistema del Parmigiano Reggiano”. “Perciò -conclude il presidente Cia- anche se a causa delle lungaggini ministeriali non c’è ancora il provvedimento applicativo del ‘Decreto sanzionatorio’, riteniamo che in questo caso debba essere preso un provvedimento esemplare, anche con il ritiro delle ‘fascere’, impedendo perciò a chi ha tenuto i comportamenti in questione di continuare ad utilizzare il marchio Parmigiano Reggiano”.
Dopo l’incontro con il ministro Alemanno del 26 luglio scorso, prosegue l’azione del mondo agricolo regionale, a sostegno della grande crisi che sta colpendo il settore ortofrutticolo ed in particolare il comparto pesche e nettarine. Una delegazione ristretta (capeggiata dal dott. Trentini della Regione Emilia-Romagna, composta dai rappresentanti delle organizzazioni professionali, delle centrali cooperative e delle organizzazioni dei produttori, (Nazario Battelli per Cia, Carmelo Troccoli per Coldiretti, Mario Girolami e Giancarlo Bubani per Confagricoltura, Rino Padovani per Copagri, Davide Pieri di Fedagri per la cooperazione e Valtiero Mazzotti direttore del Cso) ha incontrato il dott. Raimondo Serra coordinatore del settore ortofrutta della Direzione Generale VI - Agricoltura, al quale sono state presentate sia la pesantissima situazione di mercato che una serie di richieste sulla semplificazione della Organizzazione comune di mercato. Mentre da una parte si è registrata una coerente disponibilità per la campagna 2006 a prendere in considerazione la nostra richiesta di misure di flessibilità nei ritiri di mercato, (a questo proposito la richiesta di compensazione dei ritiri fra pesche e nettarine dovrà essere ripresentata in tempi brevi in quanto essendo normativa del Consiglio europeo necessita di alcuni mesi per la sua approvazione), interessante è stato il confronto sulla possibilità di aumento del contributo finanziario nei Programmi operativi a seguito di progetti di riconversione varietale e della pianificazione di abbattimenti di razionalizzazione del settore, per uscire da quella che ormai da tutti gli osservatori, è definita come una sovrapproduzione strutturale in ambito europeo. Dal dott. Serra è stata confermata l’agenda della Ue sulla riforma dell’Ocm, che non verrà messa all’ordine del giorno prima di settembre 2006, e vanno quindi fortemente stimolate le azioni politiche nazionali dei paesi produttori di frutta e verdura verso quella parte continentale della Comunità che, in qualità di acquirente e importatore, non ha nessun interesse ad una riforma che intervenga positivamente sulle dinamiche organizzative e quindi sul reddito dei produttori ortofrutticoli. E’ stato, comunque, molto utile registrare il punto di vista di un osservatore molto qualificato come il dott. Serra che ha evidenziato come l’Italia nel suo complesso, ma anche l’Emilia Romagna nonostante la virtuosa applicazione dell’Ocm, debba valorizzare molto di più lo strumento dell’Interprofessione come vero momento di regolazione contrattata del rapporto domanda-offerta. Vanno, inoltre, modernizzate, anche a detta del funzionario Ue, le norme di comportamento commerciale, marcatamente per le recenti campagne di vendita sottocosto e per una maggiore trasparenza del mercato.
L’Assemblea regionale della Cia tenuta a Potenza il 2 agosto scorso presso l’Aula Magna dell’Università di Basilicata, indetta per presentare all’intera comunità lucana il “Nuovo patto tra Agricoltura e Società” proposto dalla Confederazione, è stato un importante appuntamento. Da un lato ha rimesso al centro del dibattito politico-istituzionale della regione il comparto agricolo e le sue nuove funzioni a seguito della riforma della Pac e, dall’altro, ha alimentato e rimesso in contatto l’intero sistema delle rappresentanze economiche e del lavoro della regione che hanno condiviso le proposte e l’approccio intorno ai temi della ripresa economica e dello sviluppo. La presenza delle massime cariche istituzionali, tra cui il presidente della Giunta, Vito De Filippo, e l’assessore all’Agricoltura, Gaetano Fierro, diversi consiglieri regionali, i parlamentari sen. Romualdo Coviello, sen. Vito Grosso e on. Giuseppe Molinari, dei rappresentanti dell’Anci e dell’Uucem, del presidente regionale dei piccoli comuni d’Italia, di diversi sindaci ed amministratori locali, di rappresentanti dei Consorzi di Bonifica e dei vertici regionali del mondo imprenditoriale e delle forze sociali (Coldiretti, Confagricoltura, Lega Coop, Assindustria di Potenza, Confartigianato, Cna, Confesercenti, dei segretari regionali di Cgil, Cisl e Uil, della Federconsumatori e Legambiente), sono state la conferma di un’attenzione rivolta alla Cia ed alle sue proposte, finalizzate a rimettere in sintonia il comparto agricolo con le politiche di sviluppo economiche e territoriali della nostra regione. I lavori dell’Assemblea, aperti dal presidente della Cia Basilicata Donato Distefano, ed il dibattito che ne è scaturito hanno avuto il merito di toccare tutti i punti di maggior attualità riguardanti il comparto, le modalità con le quali lo stesso può realisticamente contribuire alla ripresa economica e produttiva del paese e come in un quadro integrato della programmazione l’agricoltura può recitare un ruolo centrale e di vitale importanza. Tutti gli intervenuti hanno convenuto e confermato la centralità del settore nella realtà produttiva ed economica della Basilicata. Un comparto che produce alimenti di qualità legate al territorio che si organizza e fa sistema attraverso i distretti agroalimentari e rurali, che guarda alle politiche per lo sviluppo rurale come un ulteriore opportunità per concretizzare e elevare attività e reddito degli agricoltori attraverso la multifunzionalità del settore e le attività di servizio che ne conseguono. Intorno a questa nuova visione caliamo la centralità dell’impresa agricola che deve essere sempre più professionale e capace di relazionarsi al territorio ed ai sistemi produttivi locali, per divenire reale motore dello sviluppo delle aree rurali. Il vicepresidente nazionale, Enzo Pierangioli, concludendo i lavori dell’ Assemblea, ha riaffermato il valore strategico del “Nuovo Patto” lanciato dalla Cia che punta a creare le condizioni per l’affermazione di un’agricoltura più forte attraverso imprese competitive capaci di produrre reddito, sicurezza alimentare, qualità dell’ambiente. Tutto ciò -ha affermato Pierangioli- non può prescindere da un progetto rinnovato e credibile di politica agraria nazionale e regionale. E’ in questo quadro -ha sostenuto il vicepresidente nazionale- che si colloca la richiesta avanzata dalla Confederazione per lo svolgimento della Conferenza nazionale per l’Agricoltura e lo Sviluppo Rurale, organizzata dalla Conferenza Stato – Regioni con il coinvolgimento delle Organizzazioni Professionali ed il Ministero per le Politiche Agricole. Il 2005 per la Cia è un anno importante anche perché ricorre il 50° anniversario della nascita dell’Alleanza Contadini. La Cia ha un storia e una lunga tradizione da mettere a disposizione dell’agricoltura del terzo millennio del nostro Paese. La Cia ha fatto molta strada, è cresciuta a riconferma della giustezza delle posizioni Confederali. La qualità delle proposte e la lunga tradizione permettono di guardare con maggior fiducia agli impegni ed al lavoro dei prossimi mesi, affinché si tramutino in vantaggi e ricadute reali per le aziende e gli operatori agricoli. La Confederazione italiana agricoltori dell’Umbria ribadisce la sua netta contrarietà alla cava di Benano, nel Comune di Orvieto. Questa mattina nel corso di un incontro nella Sala del Governatore a Palazzo dei Sette al quale hanno preso parte, tra gli altri, Walter Trivellizzi, presidente regionale Cia, Giampiero Rosati, presidente Cia Orvieto, Stefano Mocio, sindaco di Orvieto, il capogruppo di Rifondazione Comunista al Comune di Orvieto Giancarlo Imbastoni e Gianni Cardinali per il Wwf, sono state illustrate le motivazioni del “no”. La Cia ha presentato una serie di osservazioni alla variante del P.r.g. del Comune di Orvieto. E’ stato sottolineato, innanzitutto, il ruolo multifunzionale dell’agricoltura, che non si esaurisce nella mera produzione di derrate alimentari, ma contribuisce in modo determinante alla salvaguardia dell’ambiente, alla formazione e al mantenimento del paesaggio, alla fornitura di servizi di ospitalità come l’agriturismo. La realizzazione di un sito estrattivo nel bellissimo e produttivo altopiano dell’Alfina cancellerebbe per moltissimo tempo la possibilità per gli agricoltori della zona di proseguire nelle loro attività, compromettendo pesantemente funzioni di vitale importanza per la salvaguardia dell’ambiente e la valorizzazione delle risorse naturali locali. La Cia rileva, poi, come l’area in questione sia situata in una zona a forte antropizzazione, a pochi metri dall’abitato di Benano e in prossimità dei paesi di Castelgiorgio e Castelviscardo. La motivazione riguardante la creazione di nuovi posti di lavoro, inoltre, risulta scarsamente credibile, avendo le attività di cava effetti molto limitati sull’occupazione, come opportunamente evidenziato anche dal Piano regionale per le attività estrattive.In base a queste considerazioni, che forniscono elementi nuovi non sufficientemente valutati al momento dell’approvazione alla variante del P.r.g., la Cia dell’Umbria ritiene opportuno sospendere le procedure volte alla destinazione a cava dell’area di Benano; è evidente, infatti, la necessità che l’area in questione continui ad essere destinata a uso agricolo e non venga irrimediabilmente danneggiata da interventi che stravolgano in maniera irreparabile l’ambiente, il territorio e la sua economia.
"Essere gli unici protagonisti del loro futuro": è con questa consapevolezza che si sono riuniti a Marsciano in un'affollata e vivace assemblea i produttori di tabacco della Media Valle del Tevere insieme alle organizzazione professionali agricole dell’Umbria di Coldiretti e Cia. È emersa con forza durante l'incontro la necessità di rivedere completamente la strutturazione della filiera del tabacco in Umbria, a partire dal sistema delle associazioni dei produttori, riportando il governo effettivo del sistema tabacchicolo in mano ai veri produttori. Da qui scaturisce l’esigenza di costituire in tempi brevi un'unica associazione regionale che grazie all'entrata in vigore della nuova Ocm consenta di dare maggiore potere contrattuale ai produttori, ne aumenti l'efficienza operativa e, anche attraverso la riduzione dei costi strutturali, consenta di recuperare valore nel prezzo del tabacco. I produttori vogliono essere i protagonisti di quella che sarà l'applicazione dei regolamenti attuativi che verranno emanati nel prossimo mese di settembre dalla Commissione e regoleranno l'applicazione della nuova Ocm per il tabacco. I tabacchicoltori della Media Valle del Tevere reclamano, già a partire dalla campagna in corso, dati anche gli elevati costi di produzione, un aumento del prezzo del tabacco di almeno il 15-20 per cento; dalla prossima campagna, poi, sarà necessaria la definizione di un modello contrattuale che dia maggiori certezze sul collocamento del prodotto, sul prezzo e sulla redditività in generale della coltivazione del tabacco. I tabacchicoltori si impegneranno ad elaborare attente analisi economiche dei conti colturali per valutare la redditività della coltivazione rispetto al prezzo del prodotto fin dalla prossima campagna; non sono assolutamente disponibili a rinunciare nemmeno a quella minima parte “disaccoppiata” dell’aiuto al reddito che la nuova regolamentazione conferisce loro. Nei prossimi giorni si riunirà un gruppo di lavoro, costituito e sostenuto dai produttori umbri e dalle loro organizzazioni agricole regionali, Coldiretti e Cia, per analizzare la nuova regolamentazione comunitaria ed elaborare proposte sulla strutturazione della filiera e sulla definizione di un nuovo modello contrattuale che dia ragionevoli certezze prima della preparazione dei semenzai. Se non si troveranno le condizioni per garantire il reddito aziendale, molti produttori sono disposti ad attuare un anno sabbatico.
“L’agricoltura va in città”. Il prossimo 3 e 4 settembre a Siena si svolgerà la V festa regionale dell’Associazione Donne in Campo della Toscana. La manifestazione si articolerà in due momenti distinti. Nella mattinata del 3 si terrà un incontro sul tema “Le Donne in Campo tra competizione e solidarietà”. Nel pomeriggio saranno la presentazione del libro “Le tre C della mia cucina” di Lia Galli, una mostra mercato, la visita alla sede di una contrada, la sfilata di abiti realizzati con fibre e colori naturali “... Canapa, lana, seta.... un filo che parte dalla terra!”, e un’asta di prodotti agricoli per la raccolta di fondi da destinare ad un progetto di “microcredito” rivolto a donne palestinesi. La manifestazione proseguirà nella giornata del 4 con la mostra mercato dei prodotti agricoli “al femminile”.
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