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  Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori

Direttore responsabile: Alfredo Bernardini. Direzione, Redazione, Amministrazione via Mariano Fortuny 20, 00196 Roma. Tel. 06/326871, Fax 06/3226674, e-mail NuovaAgricoltura@cia.it

Anno 51 - n. 237 3 dicembre 2009
COMUNICATI
  • Emergenza agricoltura: anche Comuni, Province e Regioni chiedono la convocazione urgente del Tavolo agroalimentare e lo stato di crisi del settore
  • Finanziaria: sull’agricoltura il disinteresse più assoluto da parte del governo e dei partiti politici. Le imprese vanno verso il tracollo e nessuno interviene
  • Olivicoltura: produttori in ginocchio. Crollano i prezzi di olive e olio. Molte imprese lavorano in perdita. Subito interventi concreti
  • Quote latte: “no” dell’Ue al rinvio del pagamento delle multe. Ancora una volta nessuna misura per i nostri produttori in grande difficoltà
TERRITORIO
  • Calabria: prosegue la mobilitazione degli agricoltori
  • Cia Molise: chiesta la convocazione del Tavolo agroalimentare
  • Elezioni Consorzi di bonifica del Veneto: Cia, Confagricoltura e Copagri alleati nelle liste incontrano i sindaci, per la prima volta chiamati a rappresentare il territorio nei consigli consorziali
  • Mobilitazione: grande successo della manifestazione unitaria a Pescara
  • Mobilitazione in Abruzzo: un primo importante risultato. Dichiarato lo stato di crisi del settore agricolo regionale

 

COMUNICATI


Emergenza agricoltura: anche Comuni, Province e Regioni chiedono la convocazione urgente del Tavolo agroalimentare e lo stato di crisi del settore

 

La mobilitazione e le richieste della Cia hanno ricevuto da molti Enti locali un deciso sostegno. Il confronto tra governo e le varie componenti della filiera è essenziale per dare risposte valide all’’attuale drammatica crisi agricola. Indispensabile rinviare i pagamenti contributivi e tributari degli agricoltori.

                                                                                            

Subito il Tavolo agroalimentare a Palazzo Chigi e la dichiarazione dello stato di crisi per il settore agricolo. Non sono soltanto gli agricoltori a sollecitarli, ma anche decine di Consigli comunali e provinciali, che hanno approvato degli appositi ordini del giorno, diversi assessori regionali all’Agricoltura. Non è mancato neanche l’appoggio di alcuni governatori delle Regioni che, durante gli incontri che si sono tenuti in questi giorni di mobilitazione, si sono espressi per azioni urgenti nei confronti delle imprese che stanno vivendo un momento di grave emergenza. A sottolinearlo è la Cia-Confederazione italiana agricoltori che sta ricevendo tantissimi attestati di sostegno alle sue richieste evidenziate nelle molteplici iniziative, promosse anche con altre organizzazioni, che si stanno sviluppando in tutto il territorio nazionale.

Sia il Tavolo agroalimentare che lo stato di crisi -avverte la Cia- vengono ritenuti dai rappresentanti degli Enti locali due passaggi fondamentali per affrontare l’attuale delicata situazione del mondo agricolo italiano. Un confronto tra tutte le componenti della filiera (dal campo alla tavola) e il governo (rappresentato, in particolare, dal premier Silvio Berlusconi, dai ministri dell’Economia Giulio Tremonti, dell’Interno Roberto Maroni e delle Politiche agricole, alimentari e forestali Luca Zaia) è essenziale proprio per individuare le misure più idonee per far uscire moltissime imprese da un coma profondo. Non solo. Occorre che vengano date subito risposte concrete al fine di stemperare le forti tensioni che si registrano in queste settimane nelle campagne italiane. E’, infatti, a rischio lo stesso ordine pubblico.

Di uguale importanza la dichiarazione dello stato di crisi. In questo modo -rileva la Cia- si darebbe una boccata d’ossigeno alle imprese in difficoltà con il rinvio dei pagamenti sia tributari che contributivi che, altrimenti, non sarebbero in grado di assolvere.

Da parte di molti Enti locali, a differenza del governo, è stata compresa la gravità della crisi dell’agricoltura. Il loro sostegno -rimarca la Cia- nasce soprattutto dalla forte mobilitazione sul territorio che, finora, ha visto scendere nelle piazze migliaia di agricoltori. Una protesta vigorosa e tenace per denunciare una realtà, quella agricola, sempre più disastrata, con costi stellari (produttivi, contributivi e burocratici) e prezzi sui campi in caduta libera.

 


Finanziaria: sull’agricoltura il disinteresse più assoluto da parte del governo e dei partiti politici. Le imprese vanno verso il tracollo e nessuno interviene

 

Il presidente della Cia Giuseppe Politi punta l’indice contro la scarsa considerazione nei confronti di oltre un milione e mezzo di famiglie. Tranne l’impegno di alcuni parlamentari, sia di maggioranza che di minoranza, sul settore primario c’è soltanto silenzio. Occorrono subito misure efficaci. Rinnovato l’appello per lo stato di crisi e per la convocazione urgente del Tavolo agroalimentare.

 

“Sull’agricoltura c’è il disinteresse più completo. Non è solo il governo ad essere sordo al grido d’allarme che viene da molto tempo dal settore. Anche da parte dei partiti politici non sembra esserci la dovuta attenzione. Se si escludono alcuni parlamentari, ai quali va il nostro più vivo ringraziamento, che si stanno impegnando per cercare di dare risposte valide alle esigenze dei produttori, sulla drammatica emergenza agricola sembra calato il silenzio più assoluto. Non si è, purtroppo, compresa la gravità della situazione, con aziende che chiudono e con altre che sono sempre più sull’orlo del tracollo”. A puntare l’indice è il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi che, in piena discussione della legge finanziaria alla Camera, insiste sulla necessità di introdurre misure concrete nella manovra economica per il 2010 e soprattutto sull’esigenza di dichiarare lo stato di crisi del settore e di convocare urgentemente il Tavolo agroalimentare a Palazzo Chigi.

“I problemi non sono soltanto, pur importanti, quelli della Fiat, dello stabilimento di Termini Imerese. Non si possono incontrare unicamente la Confindustria e i sindacati dei lavoratori dipendenti. Ci sono anche i problemi di oltre un milione e mezzo di famiglie che vivono di agricoltura. E’ una realtà -avverte Politi- che in molti, in troppi, sottacciono. Il governo, finora, si è limitato agli annunci e alle promesse, puntualmente, non mantenute. Sono state prese misure del tutto insufficienti per dare un vero sostegno alle imprese agricole. Nella finanziaria approvata a settembre scorso dal Consiglio dei ministri sono state addirittura tagliate risorse per oltre 550 milioni di euro. Poi, durante l’iter parlamentare, sono stati introdotti interventi (è il caso del Fondo di solidarietà per le calamità naturali e per la proroga al 31 luglio 2010 della fiscalizzazione degli oneri sociali per le zone svantaggiate e di montagna), i cui finanziamenti vengono da altre ‘voci’ già destinate al settore. Il classico gioco delle tre carte”.

“Tuttavia, anche le forze politiche -aggiunge il presidente della Cia- hanno grandi responsabilità. Abbiamo ricevuto in questi mesi solo attestati di solidarietà che, però, non si sono tradotti in nulla di concreto. Se si esclude l’azione meritoria svolta da alcuni parlamentari, sia di maggioranza che di minoranza, dal fronte partitico c’è stata una scarsissima considerazione dei gravissimi problemi delle imprese agricole. Quello che rammarica di più è il fatto che quando ci sono questioni (indubbiamente anche rilevanti) relative ad altri settori produttivi, da parte dei partiti c’è una piena mobilitazione. Si fanno azioni parlamentari, si promuovono iniziative di ogni genere. Se si parla, invece, di agricoltura, l’attenzione scende in maniera verticale”.

“Per questo motivo renderemo ancora più forte ed incisiva la nostra mobilitazione con iniziative, anche con altre organizzazioni, sull‘intero territorio nazionale. E con l’occasione -conclude Politi- rinnoviamo l’appello affinché governo e partiti guardino all’agricoltura con un occhio diverso rispetto al passato. Bisogna intervenire in fretta, altrimenti si può aprire per moltissime imprese agricole una fase di non ritorno. E gli effetti saranno devastanti per l’intera economia italiana”.

 

 


Olivicoltura: produttori in ginocchio. Crollano i prezzi di olive e olio. Molte imprese lavorano in perdita. Subito interventi concreti

 

La Cia denuncia una situazione molto difficile, aggravata dalla concorrenza estera. I mercati invasi da prodotti provenienti da Spagna, Grecia e Tunisia. I costi continuano a salire. Occorre anche su questo fronte la dichiarazione dello stato di crisi. Problemi si registrano in tutte le regioni.

 

Anche per gli olivicoltori italiani è tempo di vacche magre. Anzi, magrissime. I prezzi delle olive e dell’olio registrano, infatti, crolli verticali (meno 20-25 per cento), mentre i costi produttivi, contributivi e burocratici continuano a salire in maniera insostenibile. In alcune realtà, vista la caduta verticale dei listini all’origine, non si è proceduto neanche all’operazione di raccolta, perché si sarebbe fatta in netta perdita. Unica nota lieta, se così si può definire, è la qualità della produzione che, pur segnando un calo dei 15 per cento rispetto allo scorso anno, si annuncia buona. Lo sostiene la Cia-Confederazione italiana agricoltori fortemente preoccupata per le gravi difficoltà che incontrano le imprese del settore che oggi si trovano a confrontarsi con una piena emergenza.

Accanto ad una produzione totale olivicola e olearia che si dovrebbe aggirare attorno alle 510 mila tonnellate (600 mila tonnellate dello scorso anno), il comparto fa i conti -avverte la Cia- con una serie di problemi che stanno mettendo in ginocchio moltissimi produttori. Un po’ in tutte le regioni si riscontrano situazioni critiche, soprattutto sul fronte dei prezzi pagati all’agricoltore. Dalla Puglia alla Toscana, dalla Calabria alla Sicilia, dall’Umbria all’Abruzzo, è un susseguirsi di denunce da parte degli olivicoltori che non solo non riescono a stare sul mercato, ma stanno producendo sotto costo.

Uno scenario aggravato dalla concorrenza estera. Tonnellate di olive, provenienti in particolare da Spagna, Tunisia e Grecia, dove si è avuta una produzione abbondante, stanno deprimendo il mercato e i nostri produttori -rimarca la Cia- sono costretti ad incassare quotazioni sempre più depresse che fanno calare un velo d’ombra sulle prospettive future di migliaia di imprese.

Il problema più urgente è, quindi, quello di mettere gli olivicoltori italiani nelle condizioni di operare adeguatamente sul mercato. Da qui la richiesta -che è poi racchiusa anche nella piattaforma predisposta per la mobilitazione che si sta svolgendo in queste settimane in tutto il territorio nazionale- di interventi concreti e immediati a sostegno delle aziende che, altrimenti, rischiano di chiudere i battenti. Tra questi, soprattutto, la dichiarazione dello stato di crisi per far slittare i pagamenti contributivi e fiscali e dare così ossigeno a tantissimi produttori che non possono continuare a lavorare tra innumerevoli ostacoli e intralci.

Per quanto riguarda i prezzi, sarebbe opportuno procedere al ritiro dal mercato di un determinato quantitativo di olio d’oliva da destinare a scopo solidaristico. Questo -conclude la Cia- permetterebbe di ridare vigore a listini che ogni giorno di più registrano forti cadute.

 

 

 

 


Quote latte: “no” dell’Ue al rinvio del pagamento delle multe. Ancora una volta nessuna misura per i nostri produttori in grande difficoltà

 

La Cia commenta in maniera negativa la decisione del commissario europeo all’Agricoltura Mariann Fischer Boel.

 

Ancora una volta a pagare sono gli allevatori che hanno rispettato le regole. Così la Cia-Confederazione italiana agricoltori commenta la risposta del commissario all’Agricoltura Ue Mariann Fischer Boel ad una specifica richiesta del ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Luca Zaia, attraverso la quale conferma che non verrà consentito il rinvio del pagamento della sesta rata delle multe per il superamento delle quote latte da parte dei nostri produttori. Rateizzazione, peraltro, prevista dalla legge 119.

Purtroppo, anche in questa occasione -avverte la Cia- constatiamo che di fronte alla profonda crisi che vivono gli allevatori, quelle che si sprecano sono soltanto le parole. Nessun provvedimento è stato assunto, nè a livello comunitario nè a livello nazionale. Quindi, nulla di veramente concreto.

Anche per il "de minimis", aumentato dall’ Ue da 7500 a 15000 euro, che poteva essere messo in cantiere per aiutare le imprese, sembra che non ci siano le disponibilità finanziarie nazionali. Stesso discorso -conclude la Cia- per l’ormai mitico fondo di 45 milioni di euro previsto per gli allevatori che avevano rispettato il regime delle "quote latte" investendo cifre ragguardevoli per mettersi in regola. Anch’esso pare molto lontano da diventare una realtà.

 

 

 

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TERRITORIO


Calabria: prosegue la mobilitazione degli agricoltori

 

La mobilitazione degli agricoltori calabresi continua perché alcune prime misure contenute nella proposta governativa, inserita con un emendamento alla legge finanziaria per il 2010, sul finanziamento del Fondo di solidarietà nazionale sulle calamità naturali e le notizie per un possibile utilizzo di alcune risorse provenienti dallo scudo fiscale per misure a sostegno dell’agricoltura, sono assolutamente irrisori e inadeguati rispetto alle esigenze dell’agricoltura.

L’emendamento del governo alla manovra economica per il prossimo anno (51,9 milioni di euro per il 2010 e 16,7 milioni di euro per ciascun anno del biennio 2011 e 2012), attualmente in discussione dalla Camera, non è quello che ci aspettavamo. Sono interventi che non danno risposte valide. Oltretutto, viene escluso il pregresso. Così il 2009 resterà completamente scoperto.

Per quanto riguarda le risorse dallo scudo fiscale, è una tesi non accettabile perché subordina spese dovute ad entrate incerte.

Stesso discorso per la fiscalizzazione degli oneri sociali per le zone svantaggiate e di montagna. La proroga al 31 luglio 2010 non risolve i gravissimi problemi delle imprese. Oltretutto, non siamo in presenza di “soldi veri” per l’agricoltura. Sono risorse che vengono sottratte da altre voci già destinate al settore. Insomma, da una parte si dà e dall’altra si toglie. Il classico gioco delle tre carte, al quale gli agricoltori non si prestano nella maniera più assoluta.

Ancora una volta il governo pare non abbia compreso la gravità della situazione dell’agricoltura italiana. Le aziende sono alle prese con una crisi profonda, con insostenibili costi produttivi, contributivi e burocratici e con prezzi sui campi in caduta verticale. Agli altri settori si guarda con più attenzione. In questi mesi sono state adottate misure anche importanti, mentre per il mondo agricolo continua ad esserci una vera e assurda discriminazione.

Una nutrita delegazione di diverse centinaia di agricoltori calabresi, insieme a migliaia di loro colleghi provenienti da tutte le altre Regioni italiane, nei prossimi giorni, manifesteranno a Roma con specifiche iniziative.

Intanto, ai presidenti della Giunta regionale e del Consiglio regionale, le organizzazioni professionali agricole della Calabria, Cia, Confagricoltura, Copagri e le centrali cooperative Legacoop-Agroalimentare, Confcooperative-Fedagri e Agci, ribadiscono la richiesta di deliberare lo stato di crisi dell’agricoltura calabrese.

Al governatore, inoltre, chiedono la convocazione immediata del Tavolo agroalimentare per discutere sui provvedimenti da adottare, come Regione, in favore dell’agricoltura.


Cia Molise: chiesta la convocazione del Tavolo agroalimentare

 

“Ritengo indispensabile, anche nella nostra regione, trovare delle convergenze da parte di tutti i soggetti interessati affinché, dietro una spinta unitaria, si possa ottenere di più da una finanziaria che non tiene conto dell’emergenza in atto nelle nostre campagne. Sono pertanto a chiederti l’interessamento per la convocazione urgente di un Tavolo agroalimentare con tutti i soggetti che operano nel comparto agricolo”. E’ quanto chiede il presidente della Cia Molise Giuseppe Cristofano all’assessore regionale all’Agricoltura Nicola Cavaliere.

In una lettera, Cristofano, innanzitutto, ringrazia l’assessore Cavaliere per aver trasmesso alla Cia il documento presentato al governo dalla Commissione Politiche Agricole lo scorso 25 novembre, “il cui contenuto non può che rafforzare le nostre rivendicazioni che stiamo reclamando da circa un anno in ambito nazionale attraverso la mobilitazione dei nostri associati”.

“Non è da oggi, infatti, che stiamo segnalando -scrive il presidente della Cia Molise- uno stato allarmante del settore, aggravato ancor più da una burocrazia asfissiante, dall’impossibilità di fare investimenti per l’ ingiustificato ritardo delle Regioni ed in particolare dall’indifferenza del governo verso il settore. E’ bastato, infatti, che la Fiat annunciasse la chiusura dello stabilimento di Termini Imerese, per vedere la sollevata di scudi e di prese di posizione forti da parte della politica, mentre rimane totalmente ignorato ciò che sta succedendo nel settore dell’agricoltura”.

“Delle trentamila aziende agricole, che sono state costrette a chiudere l’attività nel corso del 2009, nessuna pronuncia parola. Nè tanto meno -aggiunge Cristofano- si discute sulla concreta previsione di una perdita, nei prossimi tre-quattro anni, di un ulteriore 25 per cento di quelle ancora rimaste in vita”.

“Di fronte a questa drammatica situazione, le risposte date dal governo sono state fino ad oggi -rileva il presidente della Cia Molise- vaghe, se non addirittura vessatorie, dimostrando, nei fatti, una vera e propria discriminazione. La finanziaria, in corso di discussione, dopo la ferma protesta che si sta sviluppando in tutto il Paese, ha recepito alcuni emendamenti che sanno di presa in giro. Per il Fondo di solidarietà nazionale per le calamità naturali, sono state previste risorse totalmente insufficienti per la copertura assicurativa dei danni e oltretutto è rimasto scoperto il 2009 ( 51,9 milioni di euro per il 2010 e 16,7 milioni per ciascun anno del biennio 2011 e 2012 a fronte di un fabbisogno annuo di circa 230 milioni).  La stessa proroga al 31 luglio 2010 degli sgravi contributivi per le zone svantaggiate e di montagna è una cosa ridicola che non risolve i gravissimi problemi denunciati dalle imprese. La promessa di destinare al settore parte delle risorse dello scudo fiscale non è altro che una ulteriore presa in giro, perché si sta parlando solo di qualcosa di astratto”.

La Cia -conclude Cristofano- chiede impegni concreti e soldi veri, non promesse che si sciolgono come neve al sole!”


Elezioni Consorzi di bonifica del Veneto: Cia, Confagricoltura e Copagri alleati nelle liste incontrano i sindaci, per la prima volta chiamati a rappresentare il territorio nei consigli consorziali

 

A cinque anni dalle ultime elezioni dei Consorzi di bonifica, domenica 6 dicembre si vota per il rinnovo dei consigli consorziali in tutto il Veneto. Cia, Confagricoltura e Copagri scendono in campo nella competizione per la guida dei Consorzi di Bonifica per la prima volta alleati, uniti nelle 10 liste in tutto il Veneto con una squadra di 400 candidati. L’obiettivo comune è di dare un segnale nuovo al mondo agricolo e alla politica, nell’interesse di un bene prezioso come l’acqua, intesa come gestione della bonifica e dell’irrigazione, la salvaguardia del paesaggio agrario e la sicurezza idrogeologica del territorio. L’entrata in vigore della nuova legge di riforma dei Consorzi di bonifica, approvata lo scorso 23 aprile dal Consiglio regionale del Veneto, ha ridotto il numero dei consorzi in tutta la regione da 20 a 10. Alla riduzione dei consorzi è seguita una drastica riduzione dei consiglieri: prima ne venivano eletti 30. Con la riforma i consiglieri componenti le nuove assemblee sono stati ridotti a 20.

Consorzi di bonifica e sindaci uniti su obiettivi comuni: la gestione integrata della risorsa idrica e la sicurezza idraulica

La “rivoluzione” del sistema dei consorzi attuata dalla nuova legge regionale ha introdotto come unico rappresentante degli enti locali in seno all’assemblea il sindaco, in rappresentanza dei comuni il cui territorio ricade all’interno del consorzio stesso. Una “new entry” non soltanto per il consiglio consorziale, ma soprattutto per i cittadini.  Ed proprio su questa novità introdotta dalla nuova legge regionale che Cia, Confagricoltura e Copagri hanno deciso di far leva, presentandosi all’appuntamento con le imminenti elezioni, convinti che su questo punto di svolta si svilupperà in futuro la tutela del territorio rurale veneto.

L’integrazione città-campagna e lo sviluppo delle aree rurali è una delle questioni strategiche per la salvaguardia del paesaggio delle campagne e chiama in prima linea i consorzi di bonifica e  i primi cittadini veneti: “Consorzi di bonifica e sindaci -spiega il presidente di Cia Veneto, Daniele Toniolo- non sono mai riusciti a sedersi attorno allo stesso tavolo condividendo, pur con ruoli diversi, l’obiettivo comune della tutela del territorio. Oggi, invece,  la stretta di mano tra amministrazioni comunali e consorzi di bonifica potrà portare un beneficio concreto sia al mantenimento del paesaggio rurale veneto che allo sviluppo consapevole del piano regolatore dei comuni”.

La nuova legge ha infatti ampliato i compiti assegnati ai consorzi di bonifica i quali, oltre a garantire sicurezza idraulica e la gestione dell’irrigazione, dovranno assumere un ruolo più attivo nel formulare pareri di sostenibilità idraulica rispetto allo sviluppo urbanistico e alle infrastrutture che modificano l’assetto del territorio, evitando il rischio idrogeologico. Sindaci e consorzi di bonifica si troveranno d’ora ora avanti per la prima volta insieme a rispondere dei compiti di tutela ambientale. Ai sindaci spetterà l’impegno di rendere partecipi i consorzi dello sviluppo dei piani urbanistici. Ai consorzi invece la responsabilità, di dare i suggerimenti tecnici di segnalare tutte le situazioni di difficoltà, le criticità, le infrazioni, i comportamenti scorretti e di vigilare sulla sicurezza idrica territorio senza bloccare il suo sviluppo.  L’entrata dei sindaci per la prima volta all’interno dei consorzi di bonifica rende tuttavia necessario rivedere l’incontro di diversi interessi, pubblici e privati, per l’adeguamento delle istituzioni pubbliche alle esigenze del territorio e dei cittadini.

Protezione civile e consorzi di bonifica in prima linea nelle emergenze

Con la nuova legge regionale ai consorzi di bonifica sono stati riconosciute funzioni assimilabili ai compiti della Protezione Civile. Cia, Confagricoltura e Copagri auspicano che si rafforzi il coordinamento tra Vigili del fuoco, Protezione Civile, Comuni e Regione per gli interventi in sinergia nei momenti alluvionali di emergenza. Un’altra importante novità che attende chi guiderà i consorzi di bonifica all’indomani delle prossime elezioni è rappresentata dalla stesura del bilancio ambientale introdotto dalla nuova legge regionale per la difesa del territorio e del paesaggio. Per garantire la sicurezza idraulica e la difesa del suolo è necessario che nel bilancio della Regione Veneto venga inserito uno stanziamento ordinario e pluriennale in modo da destinare risorse certe e programmate. Con la nuova legge ai consorzi di bonifica viene data inoltre la possibilità di intervento nei confronti di opere minori, fossi e scoli, qualora i proprietari ne omettano la manutenzione.  Il programma di Cia, Confagricoltura e Copagri è chiaro: “Noi vigileremo affinché la Regione assicuri le risorse per garantire in modo certo la sicurezza idraulica in un territorio sempre più esposto agli effetti di un clima che sta estremizzando gli eventi piovosi alternati a lunghi periodo siccitosi”.

Il programma: sicurezza idraulica,  difesa del suolo, governo dell’acqua

Cambiamenti climatici e l’estensione delle superfici impermeabizzate delle aree urbane negli ultimi anni hanno determinato una trasformazione dell’assetto idraulico del territorio e l’insufficienza della rete di scolo. Cia, Confagricoltura e Copagri hanno condiviso un percorso comune nell’interesse della collettività. I punti principali del programma delle liste unitarie in corsa per le prossime elezioni dei consorzi di bonifica sono: la sicurezza idraulica delle città e delle campagne, una buona qualità nella distribuzione delle acque, la buona manutenzione delle reti di scolo e la tutela del patrimonio idrico e fluviale, la riconversione degli impianti e l’ampliamento della rete di irrigazione anche alle zone collinari, una buona gestione che permetta di tenere bassi i costi a carico dei contribuenti, la trasparenza, la gestione economica efficace e la trasparenza amministrativa dei consorzi, oltre a un rinnovato rapporto con i comuni per la gestione delle problematiche degli agricoltori e dei cittadini.

La qualità dell’acqua in agricoltura

Per un’agricoltura di qualità la questione dell’acqua diventa sempre più strategica e fondamentale. Il nodo centrale resta la capacità di gestione sostenibile e compatibile delle risorse idriche: significa accumulare quando ci sono le condizioni e distribuire l’acqua con razionalità e senza sprechi nei periodi in cui non piove, migliorando la rete e le tecniche irrigue. Ai problemi quantitativi si aggiungono quelli qualitativi sull’acqua causati dalle attività produttive e dagli insediamenti residenziali non collegati alla rete fognaria. I consiglieri dei consorzi di bonifica hanno sempre svolto un ruolo di sentinelle del territorio. Oggi i consorzi di bonifica dovranno rispondere in modo moderno a nuovi compiti di tutela ambientale.  


Mobilitazione: grande successo della manifestazione unitaria a Pescara

 

“Il piatto piange…e il banco rischia di saltare”.  “Facciamo in modo che il conto delle imprese agricole e della cooperazione quadri”. “Ora basta! Le istituzioni non possono continuare a rispondere picche”. “Non fiori, ma finalmente risorse concrete generate da una vera politica di settore”. “I veri assi di cuori sono gli imprenditori agricoli, risorse preziose per la società”. All’insegna di questi slogan mercoledì 2 dicembre si è svolta a Pescara la manifestazione indetta da: Cia, Confagricoltura, Copagri, Agci, Confcooperative e Legacoop, nell’ambito della mobilitazione dell’intero comparto agricolo motivata dal gravissimo stato di crisi in cui versa tale settore.

La manifestazione si è tenuta presso la Camera di Commercio, industria, artigianato e agricoltura di Pescara, prima con un sit-in davanti all’edificio, durante il quale sono stati distribuiti alla cittadinanza sia i volantini esplicativi delle motivazioni della protesta, sia alcuni prodotti tipici dell’agricoltura provinciale pescarese, vale a dire assaggi di olio, vino, latte ecc., e poi -a partire dalle 10,30-  con lo svolgimento di un’affollata assemblea nella  gentilmente concessa dall’Ente, durante la quale sono stati toccati tutti i temi dolenti che delineano il quadro della crisi.

Oltre ad un centinaio di agricoltori, hanno partecipato il vicepresidente della Camera di Commercio. il segretario dell’assessore provinciale al ramo e ben quindici sindaci bardati di fascia tricolore ed accompagnati dai gonfaloni comunali.

La relazione è stata tenuta dal presidente provinciale della Cia di Pescara Claudio Sarmiento, anche a nome e per conto di tutte le sigle promotrici. Dopo la relazione c’è stato il saluto del vice presidente della Camera di Commercio Bruno Santori, il quale ha sottolineato l’importanza dell’iniziativa e la disponibilità ad affiancare e sostenere le organizzazioni professionali, comunicando, tra l’altro, che l’Ente ha appena deliberato l’emanazione di un bando per la concessione di un importante contributo ai Confidi.

Tutti i sindaci hanno voluto intervenire nel dibattito, e da ognuno di loro sono venute non soltanto attestazioni di condivisione dell’iniziativa, ma proposte per addivenire a percorsi comuni tesi alla valorizzazione ed al riconoscimento concreto dell’importanza dell’Agricoltura sul territorio. Anche l’Adiconsum, presente all’Assemblea, ha svolto il proprio intervento dichiarando l’assoluta reciprocità tra produttori e consumatori.

Tutti hanno ritenuto di dover sottolineare la gravità costituita dall’assenza di Coldiretti, che in tal modo porta la responsabilità di non conferire una forza ancora maggiore alle sacrosante ragioni della protesta in atto.

Al termine si è stabilito che le sigle promotrici produrranno nei prossimi giorni un documento di sintesi che verrà inviato a tutti i comuni della provincia, i quali con apposita delibera lo faranno proprio e ne sosterranno le ragioni. Nel documento, tra l’altro, si chiederà ai sindaci di partecipare alla manifestazione nazionale unitaria programmata per il prossimo 15 dicembre.             


Mobilitazione in Abruzzo: un primo importante risultato. Dichiarato lo stato di crisi del settore agricolo regionale

 

Lo stato di mobilitazione dell’agricoltura abruzzese, promosso da Cia, Confagricoltura, Copagri, Agci, Confcooperative e Legacoop, dopo il successo dell’iniziativa di ieri a Pescara, continuerà domani 4 dicembre ad Avezzano (L'Aquila) e sabato 5 dicembre a Teramo ed Ortona (Chieti). Alla manifestazione di Ortona parteciperà il presidente nazionale della Cia Giuseppe Politi.

Da tempo la Cia Abruzzo denuncia la drammaticità della crisi che investe l’agroalimentare regionale. Con la mobilitazione unitaria, le organizzazioni professionali agricole e le centrali cooperative chiedono attenzione e considerazione nei confronti del settore primario ed adeguati interventi a livello regionale e nazionale, partendo dalle modifiche alla legge finanziaria per il 2010, sia per superare l’attuale congiuntura negativa che per dare prospettive di rilancio al settore. Da ciò la necessità della dichiarazione dello stato di crisi per i comparti più significativi e la convocazione del Tavolo agroalimentare nazionale.

Domenico Falcone, presidente della Cia Abruzzo, sottolinea che la drammaticità della crisi dell’agricoltura regionale è un dato reale che coinvolge tutti gli operatori del settore e non un’invenzione o una visione pessimistica di una parte, seppur molto consistente, della rappresentanza agricola tant’è che la Giunta regionale d’Abruzzo, recependo le richieste e le sollecitazioni del mondo agricolo, ha approvato un’apposita delibera con la quale viene dichiarato lo stato di crisi del settore agricolo regionale. Un atto responsabile, conclude Falcone, al quale dovranno far seguito concreti impegni da parte del governo regionale a partire dallo stanziamento, con il prossimo bilancio, di adeguate risorse per l’agricoltura.

 

 

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