| Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori | |
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| Anno 45 - n. 186 | 3 novembre 2003 |
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La Confederazione italiana agricoltori, nell’autonomia che da sempre la contraddistingue, intende offrire, con questo documento, un contributo di riflessione sul tema assai rilevante delle biotecnologie, ed in particolare dell’utilizzo degli organismi geneticamente modificati in agricoltura. L’obiettivo è aprire, nel comparto agricolo alimentare, e non solo, un dibattito che, senza preconcetti, affronti problematiche che, in Italia ed in Europa dovranno, giungere, in ogni caso, ad una regolamentazione. Avvertiamo l’esigenza di pervenire a progetti di sviluppo e di progresso per l’agricoltura, di porre le basi per rendere competitivo il sistema delle imprese italiane, tenendo conto di esigenze, identità, sensibilità, situazioni differenziate. La Confederazione italiana agricoltori ha sempre assunto, nei confronti del tema delle biotecnologie, un atteggiamento serio, aperto e pragmatico, mai preconcetto o ideologico. E’ sufficiente il rimando alla deliberazione dell’ultima Assemblea Congressuale, laddove si afferma il consenso: “alla promozione della ricerca sulle biotecnologie in agricoltura”, ribadendo “la necessità di uno sviluppo governato delle biotecnologie, orientato alla sostenibilità; in particolare di applicare integralmente il principio di precauzione, di garantire la biodiversità, di tutelare la tipicità delle produzioni.” Prosegue il documento:” La CIA ritiene essenziale la ricerca nel campo delle nuove tecnologie biologiche. Esse possono prefigurare scenari di alto valore sociale e produttivo: riduzione degli impatti ambientali, miglioramento delle caratteristiche nutrizionali degli alimenti, miglioramento dell’efficienza fotosintetica, della resistenza delle piante, alle avversità e agli stress climatici, produzioni in ambienti sub-aridi. Per lo sviluppo delle biotecnologie, però, deve essere rispettato il principio di precauzione, devono essere attentamente valutati gli impatti economici ed ambientali delle specifiche innovazioni, devono essere attivati efficaci sistemi di tracciabilità e d’informazione sui prodotti geneticamente modificati e salvaguardata la biodiversità. Occorre, inoltre, riformare i sistemi internazionali di brevettazione, adeguandoli ai nuovi scenari scientifici e tecnologici.” La CIA afferma che la maggior parte delle produzioni italiane oggi, non ha bisogno di OGM. L’azione si sposta quindi sulla costruzione di un modello virtuoso di crescita di filiere che possano fare a meno di OGM. A tal fine vanno previsti specifici sostegni economici utilizzando le risorse comunitarie ed integrandole con quelle nazionali e regionali. Se ciò è ipotizzabile per alcune filiere, come quelle del biologico, la cosa appare più difficile per altre. Per i comparti, come quello zootecnico, in cui scontiamo una forte dipendenza nell’approvvigionamento di alimenti da Paesi che non garantiscono l’assenza di OGM, va rilanciato, a parere della CIA, il progetto di piano nazionale delle proteine vegetali, a partire dal seme. In tale contesto si colloca la difesa delle produzioni e delle aree in cui gli imprenditori hanno scelto, volontariamente, metodi di coltivazione e adottato disciplinari per valorizzare le loro produzioni. Per ciascuno di essi, siano essi riferiti a metodi di produzione biologica, od a lotta integrata o guidata, o a prodotti a denominazione, DOP ed IGP, riteniamo che le basi di partenza per stabilire eventuali soglie di tolleranza nelle sementi e negli alimenti per presenze accidentali di OGM, debbano essere eguali. Bisognerà, pertanto, porre tutte queste produzioni sullo stesso piano per uniformare i vantaggi economici delle scelte imprenditoriali orientate alla qualità. Allo stesso tempo bisognerà, realisticamente, porsi il problema dei possibili vantaggi economici per settori della nostra agricoltura derivanti dall’utilizzo di OGM. Bisognerà, in ogni caso, tenere conto, nel rispetto del principio di precauzione, dei possibili rischi e costi in termini ambientali. Dal dicembre 2002 la situazione ha visto mutare i suoi scenari normativi e regolamentari. A livello europeo il Regolamento CE 1829/2003 ha stabilito la soglia dello 0,9%, al di sotto della quale non vige l’obbligo di etichettatura per mangimi e alimenti in cui si sia constatata e dimostrata una presenza accidentale di OGM. Si sta procedendo alla decisione circa le soglie di tolleranza per la presenza accidentale di OGM nei materiali di moltiplicazione, e sono state dettate raccomandazioni circa la coesistenza tra colture convenzionali, biologiche e derivate da organismi geneticamente modificati. E’ evidente che le nuove regole che saranno adottate dall’Unione europea costringeranno il nostro Paese ad uniformarsi. L’obiettivo di un’organizzazione che rappresenta imprenditori agricoli è tutelare e difendere le convenienze economiche dei propri associati. La CIA ribadisce che la libera scelta imprenditoriale va garantita, ma che nel contempo vanno poste, con serietà, le regole che tutelino chi, da tali scelte, possa direttamente o indirettamente avere danno, in particolare rispetto a scelte che privilegiano le innovazioni. Per la determinazione delle soglie di presenza accidentale di OGM nelle sementi da utilizzarsi nella campagna di semine per il 2004, la CIA ribadisce la necessità di procedere ad un controllo totale dei prodotti prima della loro immissione sul mercato, con soglie verificabili, che stabiliscano il principio di non perseguibilità, sia del venditore che dell’utilizzatore, in caso di riscontro al di sotto della soglia stabilita. La CIA auspica che, a livello comunitario, la decisione sulle soglie di tolleranza per presenze accidentali nei materiali di propagazione non trovi, nella modifica della base giuridica per l’adozione della direttiva, elementi di contrapposizione ideologica, foriera di nuovi scontri a livello internazionale, ma sia assunta sulla base di reali riscontri scientifici e con modalità di controllo e gestione praticabili. Per la CIA la questione più dirimente circa la capacità di incidere sulle scelte economiche resta l’applicazione nazionale delle regole di coesistenza. Sarà necessario, quindi, un confronto approfondito con i produttori, con gli enti locali e con le rappresentanze economiche per stabilire le regole della coesistenza, graduando la responsabilità delle scelte a livello aziendale, di vicinato e di area. Sarà indispensabile, in ogni caso, prevedere forme assicurative ad hoc. Le misure dovranno essere adottate sulla base di fondamenti scientifici, dovranno essere proporzionali e specifiche rispetto alle colture e ai sistemi agricoli. Dovranno essere attivate tutte le energie per accelerare gli studi nazionali ed impedire che le decisioni siano assunte da altri senza tener conto delle nostre specificità nazionali e delle caratteristiche del nostro sistema aziendale e territoriale. E’ in tale ambito, diversificato e plurimo, sia rispetto alle scelte imprenditoriali, sia rispetto alle consolidate scelte della nostra agricoltura verso la qualità, la tipicità e la tutela delle produzioni agricole nazionali, che va ricercata una posizione chiara. Bisognerà valutare le maggiori sensibilità dei consumatori, la necessità di conservare le biodiversità, e i rapporti di vantaggio economico e commerciale tra tutti i soggetti interessati, a partire dalla questione dei brevetti. La CIA è conscia che la ricerca può aiutare tale processo e contribuire a decifrare i potenziali vantaggi dell’uso delle biotecnologie in agricoltura rispetto agli altrettanto latenti rischi, anche in materia ambientale. La CIA chiama i propri dirigenti a tutti i livelli a impegnare le proprie intelligenze ed energie per valutare i contesti della competizione internazionale legati al tema, per valorizzare le specificità territoriali, per favorire scelte rispettose degli interessi degli agricoltori.
"Oggi è più facile muovere il consumatore piuttosto che le merci". Questa frase di Giorgio Vitali, presidente della Cia di Bologna, che bene inquadra il contesto e gli scopi del convegno, da lui presieduto, "La vendita diretta dei prodotti agricoli - Una opportunità in un nuovo quadro normativo", organizzato, dall'Agia (l'Associazione dei giovani imprenditori della Cia) e dalla Confederazione bolognesi, il 31 ottobre scorso. Vitali ha anche sottolineato che, in un periodo come questo, in cui forti si mantengono le polemiche sul caro-prezzi, rendono ancor più attuale l'oggetto dell'iniziativa, volta a definire meglio una forma di commercializzazione che crea nuove opportunità commerciali, soprattutto per i giovani agricoltori e nel rapporto tra produttori e consumatori.
La secolare consuetudine, molto diffusa in Sicilia, di acquistare l’olio d’olio a bocca di frantoio, è stata d’un colpo cancellata dall’Unione Europea. Secondo gli euroburocrati, infatti, l’olio extravergine di oliva potrà essere venduto dai produttori solo in confezioni che non superino i cinque litri di capacità sigillati e muniti di etichetta. Addio, quindi, a damigiane, fusti di acciaio e bidoni da riempire con l’olio dei nostri contadini al frantoio o presso le loro aziende e assicurarsi così una buona riserva di olio per tutto l’anno.
Venerdì scorso 31 ottobre il presidente provinciale della Cia di Alessandria, Roberto Ercole, e il direttore provinciale Giuseppe Botto hanno presentato, alle istituzioni, alla stampa e ai vitivinicoltori, la petizione “Unicità di modello ed unicità di sportello”.
Si svolgerà domani a Roma la conferenza stampa di Aprolat per la presentazione della campagna di promozione del latte e dei prodotti lattiero-caseari italiani.
Nutrita e qualificata si preannuncia la presenza di politici, esperti e tecnici al Convegno nazionale che la Confederazione italiana agricoltori ha organizzato per il prossimo venerdì 7 novembre a Castellaneta, in provincia di Taranto, con inizio alle ore 15,30.
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