| Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori | |
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| Anno 50 - n. 134 | 3 luglio 2008 |
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Il presidente della Cia Giuseppe Politi esprime apprezzamento per “Ogni iniziativa tesa a cercare di risolvere i drammatici problemi posti dalla grave emergenza cibo va accolta con favore e sostenuta al fine di dare risposte valide ai più poveri e affamati della Terra. “L’emergenza cibo, divenuta sempre più drammatica, va affrontata -ha aggiunto Politi- con politiche realmente incisive e, soprattutto, con uno sviluppo adeguato e consistente dell’agricoltura che può contribuire in maniera determinante alla lotta alla fame e alla povertà nel mondo. E’ tempo di una svolta decisiva. Per questo rinnoviamo le nostre priorità che abbiamo evidenziato nella seconda Conferenza economica di Lecce: abolizione dei sussidi per le coltivazioni destinate ai biocarburanti; “no” a politiche neo-protezionistiche e all’utilizzo degli Ogm; aiutare con programmi seri i paesi più poveri a sviluppare le loro agricolture”. “La soluzione dei problemi alimentari dei Paesi in via di sviluppo -ha affermato il presidente della Cia- richiede politiche nuove. Fino ad ora abbiamo assistito ad una crescita consistente di importazioni di prodotti agricoli in questi paesi. In pratica, anziché favorire la modernizzazione dei sistemi agricoli locali, si è preferito optare per l’acquisto dall’estero. E’ una politica sbagliata che va abbandonata. E’ vero che davanti all’emergenza di milioni di persone che muoiono di fame occorre intervenire con aiuti; ma è altrettanto vero che bisogna cominciare a pensare in maniera diversa cercando di far crescere le agricolture di questi paesi attraverso ricerca e innovazione”. “Oggi -ha rimarcato il presidente della Cia- si è infranta l’antica certezza secondo la quale il mondo produce a sufficienza. Il problema è il protezionismo dei paesi ricchi e l’iniqua distribuzione delle risorse alimentari. Certo, nell’immediato i paesi ricchi debbono sostenere i programmi di aiuti alimentari della Fao. Nel medio lungo periodo occorre riporre al centro dell’attenzione, nelle economie industrializzate ed in quelle in sviluppo, il tema dell’agricoltura. È essenziale aumentare la produttività agricola promuovendo gli investimenti in progetti irrigui ed infrastrutturali e l’accesso dei piccoli agricoltori al mercato dei fattori, a partire dalla terra”. “ “In sostanza, se è vero che la crisi dei prezzi internazionali è, in parte, frutto di speculazioni e scelte sbagliate, ma soprattutto conseguenza di una strutturale carenza di materie prime agricole, allora ciò -ha evidenziato il presidente della Cia- richiede una radicale modifica delle politiche economiche. Decenni di prezzi bassi e di abbondanza alimentare hanno rallentato gli investimenti, hanno favorito scelte tecnologiche sbagliate e non adeguate alle reali necessità delle agricolture, hanno orientato le risorse a favore dell’industrializzazione e delle aree urbane. L’arretratezza delle agricolture dei paesi in via di sviluppo sono state per molti anni compensate dagli aiuti alimentari e, soprattutto, dal ricorso alle importazioni finanziate dai proventi delle materie prime non alimentari e dal debito pubblico. Troppo poco si è fatto, non sempre per scelta, ma come conseguenza dei conflitti locali, per avviare e sostenere la modernizzazione delle agricolture”. “Nostro auspico è che dal confronto odierno nella Conferenza di Bruxelles -ha concluso Politi- possa venire dall’Ue un fattivo contributo per aprire una pagina nuova in una battaglia, quella contro la fame e la povertà nel mondo, che deve coinvolgere tutti in un forte impegno solidale”.
In occasione del Tavolo lattiero-caseario, la Cia sottolinea l’esigenza di giungere ad un valido accordo interprofessionale. I mangimi aumentati, in un anno, del 21,3 per cento, mentre il caro-petrolio pesa il 7 per cento in più. Molte aziende a rischio chiusura. Oggi il prezzo del latte alla stalla è del 10 per cento in meno rispetto all’inizio dell’anno , mentre quello al consumo è cresciuto in dodici mesi (giugno 2007-giugno 2008) dell’11,1 per cento. Non solo, gli allevatori hanno visto crescere i costi produttivi in media del 30 per cento (soprattutto mangimi e carburanti). E’ quanto denuncia la Cia-Confederazione italiana agricoltori in occasione del Tavolo lattiero-caseario con il ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Luca Zaia. Il quadro per aziende zootecniche -afferma Sulle imprese pesa anche il “caro-petrolio”. I prodotti energetici -ricorda La Cia, che conferma la sua mobilitazione sul territorio, sottolinea, quindi, l’esigenza di arrivare al più presto ad un valido accordo di filiera. Accordo che consenta di stabilire un prezzo del latte alla stalla più equo e un meccanismo di adeguamento rispetto agli andamenti del mercato. Insomma, è indispensabile uscire da una situazione che rischia di degenerare e provocare anche la chiusura di aziende zootecniche che non sono più nelle condizioni di operare in termini remunerativi e competitivi.
La Cia esprime apprezzamento per il decreto del ministro Zaia. Positiva la conclusione del contenzioso con gli Usa. Garanzie di trasparenza e nuovo impulso ad un prodotto prestigioso e fiore all’occhiello del “made in Italy”. Il decreto firmato dal ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Luca Zaia mette la parola fine ad un problema che aveva messo a serio rischio l’export negli Usa di un vero fiore all’occhiello del “made in Italy”, il Brunello di Montalcino. E ora si aprono nuove e più interessanti prospettive. E’ quanto sottolinea, con soddisfazione, la Cia-Confederazione italiana agricoltori che mette in risalto la positività della soluzione adottata. Adesso per il Consorzio -afferma Il decreto del ministro Zaia -sottolinea
Quando si genera un incendio rischiano di essere distrutti non solo gli alberi e gli animali, ma anche tutte le molteplici funzioni di regolazione del nostro ecosistema, di cui l'uomo stesso è parte integrante oltre che diretto beneficiario. L'Italia è il paese dell'UE con la maggiore percentuale di superficie coltivata (43,8%) distribuita per il 45% in montagna, per il 23% in collina e per il 32%in pianura. I boschi italiani, nonostante la prevalenza montuosa, ricoprono meno del 30% del territorio, di cui il 60% in zona montagnosa, un terzo in collina e poco meno del restante in pianura. Nelle aree rurali con presenza di aziende agricole i pericoli e le esposizioni a rischi d’incendio involontari sono elevate e legate proprio alla fruibilità del territorio stesso. Allo stesso tempo l'abbandono delle aree collinari, pedemontane e selvicolturali da parte delle popolazioni indigene e loro sostituzione con masse di consumo, cioè prevalenti popolazioni stagionali che non rinnovano il patrimonio naturale ma lo sfruttano intensivamente, è stato e rimane fra le principali cause del degrado forestale italiano, gestito e vigilato in passato da piccole e diffuse comunità montane che ne calibravano lo sfruttamento economico e merceologico in funzione della sua conservazione e riproduttività. Lo spopolamento e l'invecchiamento di queste comunità si è quindi tradotto in altrettanto impoverimento e disordine dell'intero ecosistema boschivo, peraltrofacilitandone l'esposizione agli incendi.
Venerdì 11 luglio, dalle ore 10.00 alle ore 13.30, a Roma, presso il Centro Congresso Frentani (via dei Frentani 4) si svolgerà il seminario nazionale di lavoro sul tesseramento della Cia. All’incontro parteciperà il presidente Giuseppe Politi.
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