| Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori | |
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| Anno 49 - n. 133 | 3 luglio 2007 |
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Il presidente dell’Anp-Associazione nazionale pensionati della Cia-Confederaione italiana agricoltori Mario Pretolani ha inviato al ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale Cesare Damiano una lettera sul problema di grande attualità delle pensioni e delle relative misure annunciate. Ecco il testo della lettera. “Gentile ministro, apprendiamo da notizie di stampa, confermate da fonti sindacali, che il gruppo di lavoro nominato dal Ministero e dai sindacati confederali per elaborare le proposte di aumento delle pensioni basse, in specifico, definire la platea di coloro ai quali riconoscere gli aumenti per il 2007 e gli anni successivi, avrebbe elaborato una proposta di aumento ai soggetti con pensioni basse, legate alla contribuzione, escludendo tutti quelli che hanno le pensioni con integrazione al minimo. Desidero, signor Ministro, farLe presente la grande iniquità di un eventuale provvedimento che contenga una sperequazione di questa natura. Le pensioni integrate al minimo interessano, oltre a tutti coloro che hanno insufficienti contributi, anche tutti gli ex coltivatori andati in pensione fino al 1990, prima dell’approvazione della legge 233/1990, riforma della previdenza per i lavoratori autonomi nonchè le donne in pensione successivamente ma collocate nella prima fascia. I coltivatori andati in pensione prima del 1990, anche se avevano maturato oltre 40 anni di contributi, ed hanno continuato a versare successivamente, percepiscono pensioni integrate al minimo in quanto hanno una contribuzione insufficiente. La insufficiente contribuzione è determinata dalle basse quote che la legge prevedeva fino ad allora che fissava per i coltivatori le cosi dette “quote capitarie”. Infatti, tali quote erano fissate in cifre abbastanza basse perché dovevano poter contenere la contribuzione anche di aziende di piccolissime dimensione, che allora come aggi, sono la stragrande maggioranza delle aziende agricole. Faccio presente che l’integrazione al minimo è stata disciplinata per la prima volta dalla legge 4 aprile 1952, n. 218 art. 10, ed ha subito nel tempo sostanziali modifiche sia per le disposizioni normative sia in ragione di sentenze della Corte Costituzionale. Oggi dopo la riforma Dini e la scelta del contributivo in via definitiva il problema viene superato, ma tutti coloro che sono rientrati negli anni in tali meccanismi non possono essere abbandonati al loro destino. Fino ad ottobre 1988 l’importo della pensione integrata al minimo era differente per i lavoratori dipendenti e per i lavoratori autonomi. La legge n. 140 del 1985 art. 7 ne ha equiparato l’importo per entrambe le categorie a decorrere da novembre 1988. Faccio presente che nelle stesse condizioni si trovavano lavoratori dipendenti, in particolare i braccanti avventizi che per mantenere i livelli di disoccupazione massima, non superavano quasi mai le 151 giornate annue, per i quali però furono fatti provvedimenti di rivalutazione dei contributi. Infatti,con l’art. 4 della legge n. 140/1985 e l’art. 3, comma 2, della legge n. 544/1988 attuato dall’art. 1 del DPCM 16 dicembre 1989. Questi provvedimenti prevedevano, per i soli lavoratori dipendenti, la rivalutazione della contribuzione superando in questo modo il meccanismo dell’integrazione al minimo. I provvedimenti ricordati venivano motivati dalla considerazione che tali ex lavoratori dipendenti, pur in presenza di un congruo numero di contributi di anzianità lavorativa, non riuscivano mai a superare l’importo del trattamento minimo anche se continuavano a lavorare dopo la pensione. Ora, come Lei certamente sa, essendo persona attenta e sensibile ai problemi dei lavoratori, dei quasi due milioni di pensionati ex coltivatori iscritti al fondo coltivatori diretti, quasi il 50 per cento è andato in pensione prima dell’emanazione della legge 233/1990, e quindi con il vecchio meccanismo pertanto con una pensione integrata al minimo. Inoltre, le donne, anche quelle andate in pensione con la legge 233/90, ma che erano iscritte prima del 1974, alle quali venivano versate per legge solo 104 giornate, anche dopo 40 anni di contribuzione, nonostante la legge del ’90, percepiscono pensioni integrate al minimo. Va anche considerato che gran parte di questi pensionati, sono rimasti nelle loro piccole aziende perché i giovani hanno abbandonato il settore, hanno lavorato e continuato a versare i contributi anche fino a 75 anni e forse oltre, le piccolissime aziende di cui sono i titolari in conseguenza delle trasformazioni avvenute nel settore non hanno più redditività, quindi si trovano a vivere con la sola pensione. Faccio presente che vi è una forte aspettativa, molti dei quali vivono in condizioni di minima sussistenza ma di grande dignità. Scoprire che dal 1995, per la seconda volta, dopo essere stati presi in giro da un Governo di centro destra, anche un Governo di centro sinistra inventa meccanismi per escluderli da un tanto atteso provvedimento sarebbe una grande delusione. Naturalmente una tale eventualità vedrebbe la nostra organizzazione impegnata in una campagna di forte mobilitazione per denunciare i responsabili di una tale determinazione. La soluzione che ci permettiamo di insistere che venga adottata è quella più volte sostenuta dalla nostra Confederazione è cioè: di portare tutti i trattamenti alla soglia dei 600 euro mensili, avendo cura di escludere i percettori di altri redditi, diversi dalla pensione e dalla casa di abitazione, di importo superiore all’assegno sociale per i pensionati soli e al doppio dello stesso in caso di pensionati coniugati”.
Il presidente della Cia Giuseppe Politi interviene all’iniziativa “Paesaggi da tavola, Paesaggi da favola…”. Sottolineato il ruolo fondamentale svolto dall’impresa agricola che con la sua multifunzionalità contribuisce alla salvaguardia dell’’ambiente. “L’agricoltura rappresenta l'attività produttiva per eccellenza più diffusa sul territorio ed è, quindi, quella che disegna in modo determinante il paesaggio. A sua volta, il paesaggio agrario e rurale è storicamente il frutto del connubio tra natura, economia e cultura. Di conseguenza, il settore primario, con il suo ruolo sempre più multifunzionale, costituisce l’elemento protagonista di tutela ambientale, il punto fermo per difendere e valorizzare la tipicità e la qualità. Di qui l’esigenza di politiche e di scelte che tengano conto delle peculiarità e delle prerogative che fanno del lavoro agricolo il fulcro insostituibile di un’azione tesa a preservare il patrimonio paesaggistico e tutto che intorno ad esso ruota”. E’ quanto affermato dal presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi intervenendo all’iniziativa “Paesaggi da tavola, Paesaggi da favola…” svoltasi oggi a Roma presso “Si pensi -sottolinea Politi- che il censimento ufficiale dell’Istat assegnava, nel 1921, alla Sau (Superficie agricola utilizzata) circa l’80 per cento della superficie territoriale italiana, mentre nel 2001 questa si è ridotta a circa il 50 per cento, avendo perso più di 7 milioni di ettari. Il fenomeno del cambio di destinazione delle zone agricole diventa sempre più evidente soprattutto nelle periferie delle grandi concentrazioni urbane che, essendo regolate dal punto di vista normativo e di mercato come classiche "zone libere", hanno subito le maggiori aggressioni”. “Stenta -aggiunge il presidente della Cia- ad affermarsi nel nostro Paese il valore collettivo del bene "territorio", risultando questo molto più sfumato, indiretto e debole del valore del bene individuale. Il bene collettivo soccombe di fronte a quello privato. La pubblica amministrazione e in genere le forze politiche hanno assecondato, peraltro, questa impostazione e sono state più ‘attente"’ a soddisfare o quanto meno a non penalizzare l'insieme delle pressioni individuali, piuttosto che l'interesse collettivo, permettendo così la sovrapposizione di interventi sul territorio non programmati e, dunque, del tutto disorganici, che hanno provocato pesanti riflessi negativi proprio all’agricoltura”. Per Politi, è, quindi, arrivato “il momento di intraprendere una sfida culturale orientata a far riconoscere all'attività agricola dignità equivalente a quella degli altri settori economici e, nella fattispecie, a far valere negli strumenti della programmazione territoriale il rispetto scrupoloso della vocazione agricola dei terreni”. “La Cia sta svolgendo tutta la sua azione politico-sindacale perché anche il paesaggio per una azienda agricola sia un fattore premiante e non penalizzante. Si creano, infatti, delle situazioni paradossali nelle quali -rileva il presidente della Cia- la localizzazione di una azienda agricola in un bel paesaggio o in una zona ecologicamente fortunata comporta più svantaggi che vantaggi, nel senso che induce vincoli e restrizioni ma non offre equivalenti occasioni di sviluppo. Gli agricoltori sono disponibili ad adottare tecnologie o processi di produzione agricola ecocompatibili o sistemi di conservazione e di restauro degli immobili rurali rispettosi dell’ambiente e della tradizione, tanto più favorevolmente quanto maggiore e più diffuso è l’impegno della pubblica amministrazione delle varie articolazioni territoriali per la promozione di questi comportamenti”. “L’iniziativa odierna e il disegno di legge -conclude Politi- suscitano interesse e attenzione da parte della Cia poiché vanno nella direzione opportuna. Si pone l’esigenza di tutelare il paesaggio valorizzando il ruolo dell’agricoltura come fattore essenziale per arrestare l’avanzata del cemento e frenare l’abbandono delle campagne. Il tutto per sviluppare la qualità e la tipicità che sono le caratteristiche prioritarie del mondo rurale ed agricolo del nostro Paese”.
Domenica prossima 8 luglio a Col Oliver di Sarmede (Treviso) è stata organizzata la prima festa dei consiglieri dell'Associazione pensionati Cia del Veneto. La festa permetterà di stare assieme anche nei momenti diversi degli impegni politici e sindacali. All’iniziativa parteciperanno circa 80 persone in quanto sono stati invitati anche i familiari, i dirigenti della Cia e del patronato Inac. Lo scopo di questa festa vuole essere, insomma un momento di incontro, passando delle ore serenamente in allegria.
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