| Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori | |
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| Anno 53 - n. 240 | 2 dicembre 2011 |
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Quanto costa alle migliaia di aziende agricole venete la tassa sui controlli sanitari relativa al decreto legislativo n.194 del 2008? A farne le spese di questo balzello “inutile” “made in Veneto” sono soltanto gli agricoltori nostrani, dato che la vicenda della 194 ha visto nella nostra regione un’altalena di rimpalli tra assessorati che si sono non solo alternati, ma anche distanziati bene dal prendere soluzioni, come hanno, invece, fatto i rispettivi colleghi di Umbria, Piemonte, Lombardia, Toscana. “Il presidente della Regione Zaia ha sempre sostenuto in campagna elettorale ‘prima il Veneto’ -dice il presidente di Cia Veneto Daniele Toniolo- ma gli importi della tassa sui controlli sanitari che stanno arrivando dalle aziende agricole dimostrano che stavolta i veneti da primi sono diventati gli ultimi” Se, infatti, in regioni “vicine di casa”, come Emilia Romagna e Lombardia, il costo per la tassa a carico delle piccole attività agroalimentari è pari a zero - in virtù del fatto che altre amministrazioni italiane hanno prontamente rispedito al mittente tariffe e controlli con circolari ad hoc- per il Veneto non si può certo dire lo stesso. Il susseguirsi di varie interpretazioni ha causato una disattenzione che vede ora l’invio delle cartelle di riscossione relative agli anni 2009 e 2010 agli indirizzi di migliaia di imprenditori considerati inadempienti. A conti fatti ecco la somma che un’azienda agricola è costretta a sborsare. Il caso dell’azienda M.B di Guia di Valdobbiadene (Treviso), ad esempio, parla chiaro: l’azienda che produce 500 ettolitri di vino l’anno si è vista arrivare una cartella di riscossione di 635,34 euro relativa alla tariffa per la tassa sui controlli sanitari del 2010, comprensiva di interessi e sovrattassa. L’importo, invece, per il 2009 è di 641,06 euro. “Le aziende interessate già da una pluralità di verifiche di vario genere non hanno certo l’esigenza di avere un’ulteriore imposta per comprovare la salubrità di prodotti tipici di origine regionale- chiosa il presidente di Cia Veneto-. Sembrerebbe proprio che si voglia ‘batter cassa’ a carico degli operatori del settore”.
“Sul rischio disimpegno automatico delle risorse del Programma comunitario Feasr non è il tempo delle polemiche, ma quello del massimo impegno di tutti per scongiurare la perdita di un solo euro a favore del mondo agricolo lucano. Non è, però, nemmeno il tempo di generici appelli e nè si può consentire che le responsabilità per quanto si sta profilando ricadano sugli agricoltori, che specie in questi tempi di emergenza e difficoltà finanziaria hanno assolutamente la necessità di poter disporre dei sostegni comunitari disponibili”. A sostenerlo è l’Ufficio di Presidenza della Cia Basilicata. “E’ ovvio che la semplice prospettiva di disimpegno è una sconfitta per tutti e principalmente per l’agricoltura lucana. E’ con questa consapevolezza che la CIA ed il proprio Caa (Centro di assistenza agricola) -si legge nella nota- sono impegnati in una diffusa azione di informazione verso gli agricoltori e nell’offrire il massimo supporto anche alla pubblica amministrazione, affinché nei tempi utili si possa conseguire il massimo risultato nella spesa. La Cia Basilicata ritiene che il mondo bancario ed assicurativo operante in regione deve essere molto più attento ai bisogni ed alle esigenze delle imprese agricole e questo è il tempo di dimostrare con “i comportamenti” l’attenzione tante volte decantata in pubblico verso il comparto. Il dato contenuto nella rivista del 22 novembre della Rete rurale nazionale, con il monitoraggio della spesa al 31 ottobre scorso, evidenzia che a rischio sul Psr 2007/2013 Basilicata vi sono ben 51,5 milioni di euro. L’auspicio, naturalmente, è che con i pagamenti in calendario entro il 31 dicembre prossimo questa cifra possa essere azzerata e nella peggiore delle ipotesi notevolmente ridimensionata. L’emergenza “disimpegno” non può diventare “la febbre cronica di ogni fine anno”. A parere della Cia Basilicata è necessario mettere a fuoco, senza preconcetti, l’origine dei problemi e rimuovere le cause dei ritardi e le inefficienze. Non vi è alcun dubbio che le difficoltà che si sarebbero presentate a fine anno sono state più volte denunciate (ed in tempi non sospetti) e pertanto erano prevedibili e si poteva intervenire per tempo. Per la Cia Basilicata, una attenta ed approfondita valutazione va fatta partendo dalla semplificazione dei bandi e delle procedure, sulla gestione delle domande e dei tempi di istruttoria oltre che sulla focalizzazione degli obiettivi. Per questa ragione si rende indispensabile -appena superato il rischio disimpegno 2011- una riflessione “a tutto campo” sulla gestione delle ultime annualità del Psr. Un approfondimento che deve puntare alla costruzione di un vero progetto regionale di politica agricola strettamente legato ad una maggiore integrazione, rafforzamento e potenziamento complessivo del sistema agro-alimentare lucano, attraverso il quale si possa realizzare un reale associazionismo di prodotto quale elemento determinante per il decollo di filiere agro-alimentari lucane, all’interno del quale il settore primario e ed il sistema delle piccole e medie imprese della trasformazione possano trattenere valore aggiunto, generare occupazione e ripresa economica. Un modello agro-alimentare in grado di conferire qualità agli investimenti ed alla spesa sia nella programmazione in corso che nella nuova 2014/2020.
Dicembre è da sempre il mese in cui si ammazza il maiale. Ingrassato per un anno, è destinato a fare ricche le feste natalizie e tutto l'inverno. Mal’ a quer’ cas’ ndò nun tras’ lu pil’ r’ puorch!” (misera quella casa in cui non si ammazza il maiale) recita un vecchio detto lucano, per intendere che la povertà di sempre trovava riscatto almeno per qualche giorno, nella dovizia e nella varietà dei salumi, dei prosciutti, dei capicolli, delle soppressate, del “pezzente” e delle golose torte al sanguinaccio. Perché, come si sa, del maiale non si butta via niente. Un antico rito con al centro il “re della tavola contadina”, l’invito a fare la spesa in campagna in vista delle festività natalizie per risparmiare e per contare su prodotti tipici e di qualità, imparare dalle cuoche contadine i piatti e i dolci da proporre per la tavola di Natale: sono questi gli ingredienti principali della ”Festa del maiale”, manifestazione-evento che si ripete anche quest’anno in contrada Battaglia di Pietrapertosa, presso l’azienda agrituristica “Sapori del Parco” della famiglia Verlucci-Taddeo, con il sostegno di Turismo Verde-Cia Basilicata. L’appuntamento è per giovedì 8 dicembre. Intorno alla lavorazione delle carni suine si ripropone la ricostruzione di una della tradizioni più radicate nella cultura lucana. Un ”rito”, quello della “Festa del maiale”, che per decenni ha rappresentato uno dei momenti di aggregazione sociale più solenni. Riportarlo in vita, quindi, equivale a sostenere i cerimoniali tradizionali che sono il fondamento di un prezioso patrimonio culturale da conservare, valorizzare e trasmettere alle generazioni future che stanno assistendo, negli ultimi decenni, ad un inesorabile allontanamento dalle campagne e da tutto ciò che garantiva l’esistenza di tale civiltà, oltre all’omologazione dei gusti alimentari (i fast food fanno scuola). Tutto ciò è possibile grazie alla passione della famiglia Verlucci-Taddeo che proporrà ai suoi ospiti il più antico menù contadino della giornata dedicata all'uccisione del maiale. Una tavolata lunghissima dove tutto sarà preparato con carni o derivati del suino, dalle frittate con i cigoli, alla scarola e cotica, lingua di maiale arrostita, pizza con sugna, fave secche cotte, baccalà e peperoni 'crusc’, piccoli strascinati e pezzente al sugo, torta di sanguinaccio e bicchiere di sanguinaccio. Nessuna preoccupazione: per digerire c’è l’amaro fatto in casa con le erbe officinali raccolte nel Parco. Il” rito” della macellazione del maiale, da sempre carico di significati profondi, non solo è uno dei momenti cruciali della relazione tra la famiglia contadina e il "suo" maiale allevato da anni. Il maiale macellato sarà collocato all'ingresso dell'azienda per diventare l'autentico protagonista della festa scandita dalle musiche popolari e i balli delle feste contadine solenni. Un momento topico che rivela il rapporto di potere con le sue contraddittorie implicazioni di sacrificio e gratitudine. Ed è un'occasione per rivalutare l'antica cucina povera che del maiale ha tantissimi piatti, con l'obiettivo per Turismo Verde-Cia di avvicinare, attraverso i primi piatti pre-natalizi della tradizione contadina, la "città" alla vita rurale per riscoprire un Natale meno consumistico e soprattutto per invitare i consumatori a "farsi la dispensa alimentare" presso le aziende agricole e gli agriturismi, rinnovando la tradizione di prepararsi il salame e la "suppersata", la pancetta, il prosciutto, direttamente con la famiglia dell'allevatore suinicolo. Sono soprattutto famiglie pugliesi -riferisce Antonio Verlucci- che si prenotano a fare con noi i salumi, per rivivere la tradizione, imparare a lavorare la carne suina e scegliere i piatti per le festività natalizie e di fine anno. Nel Parco Gallipoli Cognato l’azienda “Sapori del Parco” di Pietrapertosa è considerata da Turismo Verde Basilicata un “simbolo di sapiente integrazione e valorizzazione della cultura del paesaggio agrario e di capacità imprenditoriale di trasformare l’azienda tradizionale in struttura multifunzionale al servizio del turismo rurale”. Per informazioni e prenotazioni: 0971.983006 – 333.4871104- e-mail: agritaddeo@email.it.
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