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  Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori

Direttore responsabile: Alfredo Bernardini. Direzione, Redazione, Amministrazione via Mariano Fortuny 20, 00196 Roma. Tel. 06/326871, Fax 06/3226674, e-mail NuovaAgricoltura@cia.it

Anno 51 - n. 236 2 dicembre 2009
COMUNICATI
  • Finanziaria: una “scatola vuota” per l’agricoltura. Serve un’azione unitaria per far sentire la “voce” dei produttori
  • Natale: cresce la spesa in campagna. Oltre 8 milioni di italiani compreranno dagli agricoltori per imbandire le tavole delle feste. Si risparmia oltre il 30 per cento
TERRITORIO
  • Approvata la deroga alla caccia allo storno. Accolta la richiesta della Cia Puglia
  • Finanziaria: contro la crisi necessarie misure urgenti e concrete. Una delegazione della Cia Lombardia con Confagricoltura al sit-in a Montecitorio
  • Gasolio, contributi previdenziali, risorse per il settore: continua la protesta degli agricoltori liguri per modificare la finanziaria 2010
  • La Cia di Reggio Emilia a confronto con la nuova amministrazione di Guastalla sui problemi agricoli del Comune

 

COMUNICATI


Finanziaria: una “scatola vuota” per l’agricoltura. Serve un’azione unitaria per far sentire la “voce” dei produttori

 

Il presidente della Cia Giuseppe Politi rinnova l’appello affinché si attivino interventi concreti. “Le nostre preoccupazioni sono oggi condivise anche da altri”. “Questo significa che l’allarme lanciato era qualcosa di concreto”. La mobilitazione proseguirà nei prossimi giorni.

 

“Ormai siamo alla presa in giro. La finanziaria rischia di divenire una ‘scatola vuota’ per l’agricoltura. Gli emendamenti relativi al Fondo di solidarietà nazionale per le calamità naturali comprendono risorse totalmente insufficienti per le imprese. Oltretutto, resta scoperto il 2009. La manovra non contiene, poi, alcuna misura di reale sostegno per i produttori agricoli che sono alle prese con una situazione di grave emergenza. La stessa proroga al 31 luglio 2010 della fiscalizzazione degli oneri sociali per le zone svantaggiate e di montagna è ridicola. Serve poco e nulla. Sembra che non si capisca l’emergenza drammatica del settore primario. Per questo rinnoviamo l’appello ad un’azione unitaria del mondo agricolo per far sentire forte la ‘voce’ degli agricoltori italiani che non possono continuare ad operare nel disagio più profondo e tra innumerevoli difficoltà”. E’ quanto sottolineato dal presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi preoccupato per l’iter che sta assumendo la finanziaria per il prossimo anno che dimentica i pressanti problemi delle aziende agricole.

“Non è da oggi che segnaliamo uno stato allarmante del settore primario. Da tempo -avverte Politi- chiediamo che si intervenga in maniera concreta. Dal governo, purtroppo, soltanto un silenzio assordante. Per gli altri comparti produttivi si trovano risorse, mentre si lascia l’agricoltura abbandonata a se stessa, con i suoi innumerevoli problemi”.

“Siamo stati i primi -aggiunge il presidente della Cia- a denunciare il coma profondo dell’agricoltura. E ora non siamo più i soli. Altri si sono aggiunti al coro di protesta e di malcontento. E questo ci conforta. Significa che le nostre preoccupazioni sono realmente concrete. Allora, crediamo che sia giunto il momento di unire le forze e far pesare sulle scelte politiche le esigenze degli imprenditori agricoli che non possono essere considerati lavoratori di serie ‘B’. Vogliamo la giusta considerazione”.

“La nostra mobilitazione, quindi, proseguirà. Abbiamo in programma nuove iniziative di protesta, anche con altre organizzazioni. E se si aggiungeranno altri ancora vuol dire che la nostra azione è tutt’altro che campata in aria. Rinnoviamo, dunque, l’invito affinché nella finanziaria si introducano misure efficaci, si dichiari lo stato di crisi del settore e si convochi al più presto il Tavolo agroalimentare. Bisogna operare in tempi rapidi. Altrimenti -conclude Politi- c’è il fondato pericolo di un tragico tracollo”.

 

 


Natale: cresce la spesa in campagna. Oltre 8 milioni di italiani compreranno dagli agricoltori per imbandire le tavole delle feste. Si risparmia oltre il 30 per cento

 

Il progetto “La spesa in campagna” della Cia, al quale hanno già aderito circa 10 mila imprese, comincia a dare positivi risultati. Per le prossime festività si prevede un aumento del 10 per cento degli acquisti rispetto allo scorso anno. La vendita diretta in fattoria può arrivare a coprire il 5 per cento dell’intero mercato della distribuzione. Dal campo alla tavola senza intermediari e nessun rischio di speculazioni o di rincari artificiosi. Le fattorie possono essere raggiunte facilmente anche con l’utilizzo dei navigatori satellitari. Oltre il 70 per cento degli italiani ripone molta fiducia in questo tipo di acquisto, che garantisce qualità e freschezza dei prodotti.

 

A Natale cresce (più 10 per cento rispetto allo scorso anno che già aveva registrato un andamento positivo) la spesa in campagna ed è assicurato un risparmio fino al 30 per cento. Dalle verdure alla frutta, dal latte fresco ai formaggi stagionati, al vino, dall’olio d’oliva al pane, alla pasta, ai dolci fatti in casa, dalle marmellate alle conserve, dai salumi alle mozzarelle. In fattoria si acquista a prezzi molto più contenuti rispetto a quelli praticati nei supermercati, nei mercati rionali, nei negozi tradizionali, ma, soprattutto, c’è la garanzia della qualità e della freschezza. Una scelta sulla quale è d’accordo oltre il 70 per cento degli italiani. E in vista delle prossime feste si prevede che più di 8 milioni di nostri connazionali si recheranno presso queste aziende per comprare prodotti con i quali imbandire le tavole dalla vigilia di Natale al giorno dell’Epifania. E’ quanto segnala la Cia-Confederazione italiana agricoltori che promosso il progetto “La spesa in campagna”, una rete di aziende che vendono direttamente ai cittadini e possono essere facilmente raggiunte con l’auto, anche attraverso l’ausilio del navigatore satellitare.

Attualmente alla rete fanno capo circa 10 mila aziende agricole sparse sull’intero territorio nazionale e nel giro di pochi anni -rileva la Cia- possono triplicare. Un progetto molto importante che può svilupparsi in maniera adeguata. Attualmente la spesa in campagna non ha i numeri della grande distribuzione, nè dei negozi e dei mercati. Però, questo tipo di vendita diretta può arrivare a coprire il 5 per cento dell’intero mercato.

Oggi andare in campagna a fare acquisti permette, d’altra parte, risparmi significativi per i consumatori. Se, ad esempio, si spendono 100 euro di prodotti alimentari, c’è un taglio netto di 30 euro rispetto alla tradizionale catena distributiva. E se anche si aggiunge il costo della benzina, in media 5 euro, la visita alla fattoria consente, complessivamente, una minore spesa di 25 euro. E di questi tempi -rileva la Cia- non è sicuramente poco.

Per le feste natalizie si preannuncia, quindi, un vero record di presenze per le compere in fattoria. Negli anni passati abbiamo assistito ad un trend crescente. Ma oggi, davanti alla crisi economica e alla minore disponibilità finanziaria degli italiani, l’obiettivo della campagna si consolida ulteriormente. Saranno, infatti, molte le famiglie che si recheranno in questi giorni presso i punti vendita degli agricoltori. Un fenomeno che -sottolinea la Cia- è alquanto uniforme nell’intero Paese. Dal Nord al Centro, al Sud si registrano risultati lusinghieri.

E così la vendita in azienda agricola si rivela un chiaro esempio di filiera cortissima, direttamente dal produttore al consumatore, che porta, dunque, vantaggi reciproci per ambedue le parti. Un’iniziativa estremamente valida per integrare in modo adeguato il reddito delle piccole e medie aziende agricole (alle prese con una situazione assai difficile, fatta di alti costi e di prezzi in caduta libera), specialmente quelle che si trovano in zone montane, collinari e periurbane. Nello stesso tempo per i cittadini rappresenta un’occasione ideale per acquistare prodotti freschi e di qualità a costi contenuti.

D’altronde, una filiera lunga e complessa comporta una spesa maggiore per i cittadini. Oggi i prezzi dei prodotti, nel loro viaggio dal campo alla tavola, subiscono, proprio a causa dei troppi passaggi e dei troppi intermediari, aumenti che possono arrivare, in alcuni casi, anche al 900 per cento. E questo si riflette in maniera negativa per le tasche degli italiani che per acquistare anche prodotti di prima necessità sono costretti a fronteggiare continui e insostenibili aumenti.

Acquistare, ad esempio, frutta e verdura in campagna si rivela un vero affare per i consumatori. Il risparmio -dice la Cia - si aggira attorno al 40 per cento (con punte anche del 45 per cento) nei confronti dei tradizionali canali di vendita. Stesso discorso per il vino e l’olio d’oliva, i cui prezzi si riducono del 25-30 per cento. Listini contenuti pure per formaggi e salumi, rispettivamente, meno 20 e 25 per cento.

Con il progetto ”La spesa in campagna”, che ha un proprio marchio registrato ed un sito internet www.laspesaincampagna.net dove poter consultare le varie aziende e scaricare anche il software per la navigazione Gps, si punta a favorire l’incontro tra città e campagna, attraverso la valorizzazione dei territori rurali. Non solo. E’ una risposta alle esigenze più volte espresse dai cittadini di voler acquistare prodotti agricoli a prezzi ragionevoli. Cosa che nelle fattorie è oggi possibile.

L’efficacia della spesa in campagna è dimostrata anche dagli orientamenti dei cittadini che, secondo i risultati di un’indagine della Cia, hanno dimostrato fiducia (appunto, oltre il 70 per cento) nei confronti degli imprenditori e negli acquisti direttamente in fattoria. Fiducia di gran lunga superiore a quella accordata ai negozi tradizionali (60 per cento), alla grande distribuzione (59 per cento) e agli hard-discount (36 per cento).

 

 

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TERRITORIO


Approvata la deroga alla caccia allo storno. Accolta la richiesta della Cia Puglia

 

La Giunta della Regione Puglia ha approvato ieri una delibera che regola il prelievo in  deroga degli storni fino al 31 gennaio 2010.  La Cia Puglia esprime apprezzamento per l’atto adottato dall’esecutivo regionale, perché di certo porrà un freno ai già consistenti danni arrecati alle colture agricole, ed in particolare a quelle olivicole ed orticole, che si sono verificati nelle settimane e nei giorni scorsi in vaste aree del territorio regionale da parte dello “Sturnus vulgaris”, più comunemente conosciuto come storno.

“Sin dalle prime segnalazioni di danni, causati dagli storni, che ci sono pervenute dagli agricoltori pugliesi -dichiara il vicepresidente regionale vicario della Cia Puglia Donato Petruzzi- abbiamo chiesto all’assessorato regionale alle Risorse agroalimentari di trovare una immediata soluzione al problema consentendo la deroga alla caccia dello storno, così come avvenuto nella scorsa stagione venatoria. Dobbiamo dare atto all’assessore Stèfano di aver accolto le nostre istanze deliberando, nella seduta di giunta del 1° dicembre, la deroga alla caccia allo storno. Un provvedimento che, quanto meno, ridurrà sensibilmente i già ingenti danni causati da questo volatile alle colture agricole, ed in particolare agli oliveti e agli ortaggi. Si tratta, comunque, di un provvedimento tampone in attesa che la Unione europea deliberi la cacciabilità dello Sturnus vulgaris”.

Per quanto riguarda il piano di abbattimento dello storno, è consentito prelevare non più di 20 capi giornalieri per un limite massimo di 180 capi per l’intera stagione per ogni titolare di licenza. Primo giorno utile per il prelievo dello storno è il 5 dicembre prossimo e può essere effettuato solo ed unicamente da appostamento su tutto il territorio destinato alla caccia programmata, ad eccezione di boschi e canneti. Successivamente, le giornate per il prelievo degli storni, consentite fino al 31 gennaio 2010, sono quelle previste dal calendario venatorio 2009/2010.


Finanziaria: contro la crisi necessarie misure urgenti e concrete. Una delegazione della Cia Lombardia con Confagricoltura al sit-in a Montecitorio

 

Per fronteggiare la drammatica crisi che investe anche l'agricoltura lombarda sono necessarie misure straordinarie, urgenti ed efficaci, in grado di dare un futuro e una strategia al settore. Una nutrita delegazione di agricoltori della Cia provenienti da tutte le province lombarde, parteciperà domani 3 dicembre a Roma con Confagricoltura al sit-in a Montecitorioper ribadire le “cose da fare subito” per il settore agricolo, a partire dalla finanziaria in corso di discussione alla Camera.

“Saremo di fronte al Parlamento con Confagricoltura -sottolinea Mario Lanzi, presidente della Cia Lombardia- con cui abbiamo condiviso molte battaglie in questi anni, convinti che la strategia unitaria sia vincente rispetto alla frammentazione della rappresentanza agricola”.

“Al Parlamento porteremo -aggiunge Lanzi- l'assoluta esigenza di misure immediate per l'agricoltura alle prese con una situazione si fa sempre più grave anche nelle regioni del Nord Italia. Le nostre proposte sono chiare e percorribili, come hanno già testimoniato le molte istituzioni, a partire dalle Regioni, e le forze politiche coinvolte nella mobilitazione che abbiamo avviato lo scorso 13 novembre con la grande assemblea di Milano”.

La Cia Lombardia, insieme alle altre regioni del bacino padano, ha da tempo indicato la necessità di avviare azioni comuni ed un progetto integrato capace di aggregare le specificità dei territori e di rendere l’agricoltura del Nord in grado di competere sui mercati internazionali, valorizzando le potenzialità del settore agricolo e agroalimentare di questa importante area del Paese. Politiche che, partendo dalle grandi produzioni Dop, mettano al centro dell'azione il recupero del reddito delle imprese in un rapporto trasparente con la trasformazione industriale, cooperativa e con la distribuzione organizzata.


Gasolio, contributi previdenziali, risorse per il settore: continua la protesta degli agricoltori liguri per modificare la finanziaria 2010

 

Non si fermano le azioni degli agricoltori liguri per richiedere la modifica della finanziaria 2010 che taglia decisamente le risorse per il settore e appesantisce significativamente i costi a carico del settore.

La mancata conferma della riduzione della tassazione sul gasolio per il riscaldamento delle serre, la mancata copertura per l’intero anno degli sgravi per la manodopera assunta nella zone svantaggiate e montane, costituiscono per l’agricoltura ligure un colpo durissimo che, se confermato, comporterebbe la certa cessazione di decine di imprese agricole.

Una condizione inaccettabile, dichiarano le organizzazioni agricole e quelle della cooperazione, che dopo le iniziative dei giorni scorsi con l’incontro con i parlamentari e con i Gruppi consiliari regionali, sollecitano interventi concreti e significativi .

“Mentre in tutta Europa i governi intervengono con misure straordinarie per arginare la crisi nel settore, segnata da un crollo dei prezzi all’ origine senza precedenti, in Italia si tolgono risorse all’agricoltura, non si riesce a confermare neppure il già misero plafond di interventi contenuti nella finanziaria del 2009”, dichiarano Cia, Confagricoltura, Confcooperative e Legacoop.

“Siamo, infatti, al grottesco, mentre il ministero delle Finanze -proseguono le organizzazioni- addirittura impone di sospendere una agevolazione in essere a favore dell’ agricoltura come la riduzione dell’ accisa sul gasolio da riscaldamento per le serre, il Ministero dell’ agricoltura sostiene il contrario, senza però che alcuno dia indicazioni precise, con il risultato che al danno si aggiunge confusione e disorientamento in un momento delicatissimo per le produzioni sotto serra”.

Perfino, l’associazione dei petrolieri denuncia questa situazione, esprimendo piena solidarietà al settore agricolo e reclamando chiarezza.

Per sbloccare questa situazione le organizzazioni liguri hanno predisposto una bozza di interpellanza urgente al ministro Zaia, chiedendo di farla propria e presentarla a tutti parlamentari liguri, affinché si possa fare chiarezza su questo delicatissimo tema.

“Ci sono ancora circa 30 giorni di possibile agevolazione, poterli utilizzare potrebbe voler dire salvare una intera stagione è inaccettabile che questo argomento decisivo per il futuro immediato di centinaia di famiglie, venga trattato come se si trattasse di una disputa fra pezzi dell’ amministrazione. Esigiamo una risposta urgente e definitiva che in questo caso significa anche considerazione e rispetto per il lavoro e la vita di tanti agricoltori”.

“Ci auguriamo -concludono Cia, Confagricoltura, Confcooperative e Legacoop- che le ragioni dell’ agricoltura prevalgano su quelle degli schieramenti e di avere il pieno sostegno da tutti i parlamentari eletti in Liguria”.


La Cia di Reggio Emilia a confronto con la nuova amministrazione di Guastalla sui problemi agricoli del Comune

 

Nei giorni scorsi una delegazione della Cia di Reggio Emilia, guidata dal presidente provinciale Ivan Bertolini e composta dal responsabile per l’Ambiente Antonio Senza e dal responsabile di zona della Bassa reggiana Augusto Pistelli, ha incontrato presso il Municipio di Guastalla il sindaco Giorgio Benaglia, assistito dal proprio consulente per i problemi agricoli Claudio Benatti. Si trattava anche in questo caso della prosecuzione degli incontri richiesti dall’organizzazione agricola alle nuove Amministrazioni locali dopo l’ultima tornata elettorale.

“I temi sui quali è stato aperto il confronto, che si è rivelato cordiale e costruttivo, sono stati quelli della crisi del settore agricolo, della Pianificazione urbanistica, partendo dal problema dell’uso del territorio, posto che il territorio agricolo è spesso ‘aggredito’ dall’espansione degli abitati e delle aree industriali; si è parlato poi della semplificazione delle procedure amministrative, che rappresentano un gravame molto forte sulle aziende e sulle quali è utile intervenire, ed infine il sostegno alle imprese in materia di competitività”. La Cia ha richiesto al sindaco un confronto più stretto per la formulazione del Piano strutturale comunale, in modo da minimizzarne l’impatto sul territorio agricolo. La Cia ha anche proposto -come negli altri Comuni- il recupero dei fabbricati dismessi con la possibilità di delocalizzare le cubature.

Altro problema sollevato, quello della viabilità rurale e degli accessi alle imprese agricole che hanno nelle vicinanze interventi pesanti per quanto riguarda le direttrici viarie, come nel caso della Cispadana.

 

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