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ATTUALITÀ
Agricoltura: 10 imprese su 100 sono biologiche. Nel 2003 consumi in crescita del 21 per cento
Secondo i dati di Cia e Anabio, i prodotti “bio” mettono in moto un giro d’affari pari a 3 miliardi di euro. In aumento la superficie coltivata e gli allevamenti
In Italia su 100 imprese agricole 10 praticano agricoltura biologica. Il settore - sottolinea la Cia e la sua associazione per l’agricoltura biologica (Anabio)- dopo l’assestamento registrato nel corso del 2002, ha ripreso a crescere. Nei primi nove mesi del 2003 è, infatti, aumentato il numero delle aziende e delle coltivazioni, soprattutto nel Centro e nel Nord Italia, mentre sono in crescita sia i consumi delle famiglie che l’industria di trasformazione e la distribuzione. Il 2003, quindi, ha confermato l’attenzione degli italiani nei confronti dei prodotti “bio”. Sta di fatto -rilevano Cia e Anabio- che da gennaio a settembre si è avuto un aumento del 21 per cento dei consumi. Crescita alla quale ha contribuito anche il contenimento dei prezzi che è stato agevolato soprattutto dalla massiccia presenza della grande distribuzione, che ha segnato, sempre nello stesso periodo, un incremento medio nelle vendite “bio” del 24 per cento. Secondo i dati di Cia e Anabio, oggi nel nostro Paese più di 60 mila imprese sono “biologiche” e nei primi nove mesi di quest’anno si è registrato nel Centro e nel Nord un aumento, rispettivamente, dell’11 per cento e del 27 per cento. Solo nelle regioni centrali le superfici coltivate con agricoltura biologica sono cresciute del 18 per cento. Attualmente, in Italia, un milione e 560 mila ettari di terra vengono utilizzati per produrre biologico (foraggio, cereali, olivi, viti, agrumi, frutta, ortaggi e allevamento di bovini, ovini, suini, polli e conigli), circa l’8 per cento dell’intera superficie agricola. Le colture sono così ripartite: 44 per cento foraggere, 22 per cento cerealicole, 10 per cento olivicole, 7 per cento frutticole, 4 per cento viticole, 13 per cento altre coltivazioni. Il tutto per un giro d’affari che si aggira intorno ai 3 miliardi di euro l’anno. Altro dato significato è la crescita dell’industria di trasformazione, che ha avuto un aumento del 13,5 per cento del fatturato complessivo, e della distribuzione, sia nella Gdo (grande distribuzione) che nelle altre forme (negozi specializzati, vendita diretta), che ha fatto registrare un incremento del fatturato del 14,6 per cento. Cia e Anabio mettono in evidenza , inoltre, un incremento delle importazioni dall’estero che è stato favorito da una crescita della domanda interna e, in particolare, dell’offerta di nuovi prodotti, che nel primo sei mesi del 2003 sono aumentati di oltre il 40 per cento.
LOrganismo interprofessionale ortofrutticolo vara il primo codice di disciplina nel settore del kiwi
Il presidente della Cia Massimo Pacetti esprime soddisfazione
“Apprendo con soddisfazione che l’Organismo interprofessionale ortofrutticolo è diventato finalmente operativo nel vero senso del termine. Sono state approvate all’unanimità, infatti, le norme di qualità per la commercializzazione del kiwi, in tempo per fermare i tentativi di speculazione che ogni anno anticipano di più di un mese l’effettivo inizio della campagna”. E’ quanto ha rilevato il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Massimo Pacetti. Le norme riguardano approvate i parametri minimi di qualità, i calibri, la data di immissione sul mercato europeo e quella per le spedizioni via oltremare. “Questo codice di disciplina -ha aggiunto Pacetti- è il primo passo significativo dell’Interprofessione ortofrutticola, il cui obiettivo strategico è proprio la valorizzazione dell’offerta e la tutela dei consumatori per tutti i prodotti ortofrutticoli, oltre alle funzioni promozionali e di generale coordinamento del settore”. Per tale struttura, ormai avviata concretamente, sarà, comunque, fondamentale un sollecito riconoscimento, in quanto organismo interprofessionale, sia a livello nazionale che comunitario. In questo senso il presidente della Cia ha auspicato una pronta firma della bozza di decreto che permetterà tale procedura.
Riforma pensioni: è necessaria una maggiore gradualità
Il presidente Massimo Pacetti illustra nell’incontro a Palazzo Chigi le proposte della Cia in materia previdenziale.
Prevedere un meccanismo di ulteriore gradualità rispetto a quello esposto dal governo; per la decontribuzione dei neoassunti occorre tenere conto non solo dei rapporti a tempo indeterminato ma anche di quelli determinati, prevalenti nel settore agricolo; per il Tfr andrebbe preferita l’adesione volontaria attraverso la regola del silenzio-assenso; per rendere più appetibile la permanenza al lavoro è necessario che sugli incentivi proposti vi siano interventi di defiscalizzazione o, comunque, di congrui incentivi fiscali. Queste alcune delle proposte avanzate dalla Confederazione italiana agricoltori in merito alla riforma delle pensioni e illustrate ieri dal presidente Massimo Pacetti nel corso dell’incontro a Palazzo Chigi con il governo. “E’ condivisibile -ha aggiunto Pacetti- il metodo di perseguire l’obiettivo di coniugare l’equilibrio sociale con la sostenibilità a lungo e medio termine del sistema. Quello che però stona è il fatto che la discussione con le parti sociali è stata avviata troppo tardi alle scadenze programmate. Una materia così importante doveva svilupparsi in un confronto più approfondito e articolato”. Nel sottolineare che la gradualità nella riforma è importante, in quanto, anche se si intacca parzialmente l’efficacia della manovra, viene evitato un impatto traumatico, il presidente della Cia ha ribadito la netta contrarietà a qualunque disincentivo per chi vuole andare in pensione. Per quanto concerne gli interventi sul Tfr, Pacetti ha evidenziato l’esigenza “di prevedere forme di compensazioni per le imprese, soprattutto quelle medio piccole, che perdono un’importante fonte di liquidità. D’altra parte, tale eventualità era già contenuta nella delega previdenziale”.
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TERRITORIO
Arezzo: 5° Festa Provinciale del Pensionato
Dibattito su“Nuovo welfare e riforma del sistema pensionistico”
Il 28 Settembre scorso nel suggesttivo centro storico di Civitella della Chiana, città martire della resistenza in provincia di Arezzo, si è data appuntamento l’Associazione Pensionati della Cia di Arezzo per celebrare la propria 5° festa del Pensionato provinciale. Più di cento pensionati hanno goduto della giornata: dalla mattina, momento in cui si è svolto un efficace dibattito su Welfare e pensioni e che ha coinvolto almeno 130 presenti, al pranzo sociale offerto dalla Ap aretina ed, infine, nel pomeriggio, al ballo liscio e l’estrazione di una piccola sottoscrizione a premi. Raramente argomento ha captato l’attenzione dei presenti come in questo caso. Infatti il riuscitissimo dibattito della mattina ha visto succedersi al tavolo degli oratori le maggiori cariche locali della Cia e dell’Associazione Pensionati, nonché Alberto Giombetti, responsabile delle politiche sociali della Cia e presidente dell’Inac nazionale e la Senatrice Monica Bettoni ex Sottosegretario alla sanità ed attuale membro della medesima commissione parlamentare. Sia l’introduzione di Paolo Tamburini, Presidente provinciale della Cia aretina, che la relazione di Giorgio Del Pace Presidente della Ap di Arezzo, hanno efficacemente illustrato la situazione locale sull’attuazione delle politiche legate al welfare, che vede un buon livello di concertazione con i comuni e le altre associazioni di Categoria. Per quello che concerne l’attuale sistema pensionistico Del Pace ha illustrato le principali rivendicazioni che l’Ap della Cia pone in merito alla revisione ed adeguamento del trattamento pensionistico dei lavoratori autonomi, che su molti punti sembrano avere minori diritti rispetto ai pensionati del lavoro dipendente. La senatrice Monica Bettoni ha sottolineato il livello di allarme che si verifica, tra le opposizioni all’attuale governo, sui temi della finanziaria 2004 e sulla delega sulla riforma delle pensioni; purtroppo è mancato in questo caso il necessario contraddittorio con il sottosegretario al Welfare Maria Grazia Sestini invitata, ma che all’ultimo istante non ha potuto essere presente per motivi personali. Protagonista del dibattito, che ha raggiunto un ottimo livello, soprattutto l’argomento riforma del sistema pensionistico a cui hanno seguito le conclusioni di Alberto Giombetti che ha sottolineato la necessità di strutturare un adeguato stato sociale se si vuol mettere mano alla revisione del sistema pensionistico in Italia, illustrando poi le principali richieste che la Cia avrebbe portato al tavolo della concertazione con il governo per la finanziaria e la riforma delle pensioni.
Cia del Veneto: il vicepresidente vicario, Giuseppe Politi, conclude i lavori della Giunta regionale
Si è riunita, nei giorni scorsi, la Giunta regionale della Cia del Veneto per discutere delle prospettive di bilancio e rilanciare le iniziative della Confederazione. Ai lavori ha preso parte il vicepresidente vicario nazionale della Confederazione, Giuseppe Politi, il quale nel suo intervento conclusivo si è soffermato sulla necessità di una razionalizzazione delle voci di bilancio per consentire all’organizzazione di adempiere il suo ruolo propulsivo nel processo di sviluppo economico e sociale, senza perdere di vista la valorizzazione del patrimonio umano di cui la Cia può vantare. “Occorre -ha detto Politi- un impegno maggiore per incrementare le adesioni con scelte politiche ed organizzative innovative, finalizzate alla crescita qualitativa dei servizi e ad una presenza esperta e motivata sul territorio. “Per fare ciò -ha proseguito il vicepresidente vicario- occorre promuovere una forte collaborazione all’interno del sistema territoriale, per creare una sinergia e un momento di sintesi delle capacità operative e degli obiettivi che si intendono perseguire”. Aprendo i lavori della giunta il presidente regionale, Alessandro Ghiro ha voluto sottolineare la crescita costante dell’organizzazione veneta e gli obiettivi che essa intende raggiungere nell’immediato. “Sono obiettivi -ha detto- che pongono la nostra organizzazione di fronte ad impegni che non possono e non debbono escludere una corretta ed oculata politica di bilancio”. Ai lavori sono intervenuti numerosi dirigenti provinciali che hanno espresso collaborazione e partecipazione alle iniziative e alle scelte della Confederazione.
Giornata dei presìdi del latte: domani mobilitazione dei produttori
La Cia organizza in tutta la Lombardia presidi a sostegno delle proposte per il comparto lattiero-caseario
Nell'ambito della mobilitazione a sostegno del latte lombardo, si terrà domani, 3 ottobre, in tutti i capoluoghi di provincia la "giornata dei presìdi"a sostegno delle richieste della Confederazione italiana agricoltori della Lombardia per sbloccare la pesante crisi degli allevamenti da latte. I presidi degli allevatori si terranno domattina dalle 10 alle 12 di fronte le sedi periferiche provinciali della Regione Lombardia con la presenza di trattori. L'iniziativa della Cia Lombardia intende sollecitare l'impegno della Regione e contestualmente sensibilizzare i cittadini per consolidare il rapporto produttori-consumatori anche rispetto alla formazione dei prezzi al consumo. Nella giornata di domani si terranno inoltre numerose iniziative di sensibilizzazione verso le amministrazioni pubbliche locali (Amministrazioni provinciali, Camere di commercio, Prefetture), conferenze stampa, assemblee e presenze sui mercati. Continua la raccolta delle firme, avviata nell'assemblea regionale, tenuta nei giorni scorsi a Orzinuovi che ha dato via alla mobilitazione, sul documento che verrà consegnato a presidente della giunta regionale lombarda Formigoni e all'assessore e vicepresidente Beccalossi. La mobilitazione intrapresa intende focalizzare l'attenzione sui tre obiettivi centrali della posizione sindacale della Cia lombarda, ossia: convocazione da parte del presidente Formigoni di un tavolo interprofessionale sulla trattativa del prezzo industriale; richiesta di aumento della quota nazionale per recuperare lo spazio produttivo della quota B tagliata e delle aziende che hanno fatto investimenti di quota e la semplificazione burocratica per gli adempimenti normativi previsti dalla legge 119/2003 di riforma del settore.
Ogm: la Cia del Piemonte
Una dichiarazione del presidente della Cia Piemonte Attilio Borroni circa la conferenza di Forza Italia sugli ogm che si terrà domani a Torino
Il Governatore Ghigo si sta battendo per un Piemonte Ogm free, perché ritiene che ciò sia indispensabile per non offuscare l’immagine di qualità del Piemonte e per la tutela dei prodotti tipici. La difesa dell’immagine di qualità del Piemonte e la tutela dei prodotti tipici fanno parte da sempre anche del patrimonio politico e culturale della Cia del Piemonte. La Cia del Piemonte auspica che il Governatore Ghigo agisca con il dovuto realismo, tenendo conto del contesto europeo e mondiale entro cui gli agricoltori operano e non faccia questioni ideologiche. La Cia del Piemonte auspica soprattutto che venga chiarito una volta per tutte che cosa si intenda per Regione Ogm free. Per essere una Regione Ogm free è obbligatoria la tolleranza zero? La questione Ogm cambia quando si prendono in considerazione rispettivamente le colture vegetali o l’allevamento ? La coesistenza tra agricoltura convenzionale ed agricoltura Ogm è possibile in Piemonte ? Proviamo a dare delle risposte. COLTURE VEGETALI In questo momento gli agricoltori piemontesi possono essere interessati solo ad alcune varietà autorizzate di mais Ogm, resistenti contro la piralide. Il dibattito nei confronti degli Ogm in Piemonte è quindi circoscritto al mais transgenico. Non ci sono in questo momento interessi, da parte degli agricoltori, per le altre colture Ogm autorizzate ed evidentemente non ci può essere interesse per varietà non autorizzate. Il mais piemontese è utilizzato in larghissima parte per fare mangime per animali, è prodotto con sementi eguali a quelle diffuse in tutto il mondo e quindi una eventuale scelta per gli Ogm, limitata al mais, non stravolgerebbe e non coinvolgerebbe in alcun modo i prodotti tipici piemontesi. Si potrebbe però sostenere, non a torto, che basta scalfire con una sola coltura l’immagine del Piemonte Ogm free per gettare un’ombra su tutta la rimanente produzione di qualità. Una scelta a favore di un Piemonte Ogm free nel campo delle colture vegetali sarebbe quindi ragionevole, ma che cosa "c’azzecca” con la tolleranza zero o la soglia di tolleranza dello 0,1%? Crediamo proprio nulla. Innanzitutto non vi è differenza tra tolleranza zero e soglia dello 0,1%. Lo 0,1% è la soglia tecnica al di sotto della quale le analisi non sono più affidabili, tanto che gli stessi produttori biologici considerano il dato dello 0,1% ancora accettabile per i prodotti biologici. Tolleranza zero e soglia dello 0,1% sono la stessa cosa. E’ noto poi che non esiste una produzione nazionale od europea di sementi garantite, per cui pare più realistico introdurre una soglia di tolleranza accettabile per le sementi di mais, almeno quelle destinate alle produzioni di massa, così come per altro intende fare la Commissione europea. Un atteggiamento piemontese intransigente, attestato sulla tolleranza zero, potrebbe infatti provocare il blackout delle semine di mais. Avrebbe solo senso per le sementi destinate alle colture biologiche. Per riassumere: la Cia può essere per un Piemonte Ogm free, ma a condizione che si adottino soglie di tolleranza ragionevoli per le sementi, come propone la Commissione Ue. ALLEVAMENTO Più complessa è la questione nel settore dell’allevamento. E’ accertato che gli animali alimentati con mangimi non geneticamente modificati non possono essere distinti dagli animali alimentati con organismi geneticamente modificati. Il consumatore non potrebbe avere garanzie di acquistare carne allevata senza mangimi contenenti Ogm, perchè, oltre a non esserci metodi di analisi per verificare la differenza, i nuovi regolamenti Ue su etichettatura e tracciabilità non prevedono l’obbligo di segnalare alcunché in etichetta. I mangimi utilizzati dagli allevatori piemontesi sono normalmente prodotti utilizzando farina di soia ed, in minor misura, mais importati, provenienti dall’America, geneticamente modificati. Se in nome di un Piemonte Ogm free si volesse impedire in Piemonte l’utilizzo di mangimi che contengano organismi geneticamente modificati anche in percentuale irrilevante (se si applicasse cioè la tolleranza zero sui mangimi), si azzererebbe o comunque si ridurrebbe ai minimi termini l’allevamento piemontese (non ci sarebbe mangime a sufficienza) con un danno economico rilevantissimo. I consumatori continuerebbero a comprare carne proveniente da fuori del Piemonte, senza che il venditore abbia l’obbligo di segnalare che si tratta di carne prodotta con mangimi Ogm o senza mangimi Ogm, perché l’Unione Europea non lo impone. Le regole per l’allevamento quindi, anche in Piemonte, a parer nostro, per essere concorrenziali, non dovrebbero discostarsi da quelle europee. Il Piemonte potrebbe eventualmente favorire sistemi di etichettatura e di tracciabilità volontari per gli allevatori che volessero distinguersi producendo carne di eccellenza, biologica o tipica, utilizzando mangimi senza presenza di Ogm. Si tenga presente che nel dicembre del 2002 un’indagine fatta da Arpa e Istituto Zooprofilattico su più di 500 campioni di mangimi destinati al biologico, in Piemonte, accertò che nel 40% dei casi erano presenti OGM. LA COESISTENZA TRA AGRICOLTURA OGM E CONVENZIONALE Il Governatore Ghigo accusa la Commissione di aver emanato una raccomandazione sulla coesistenza, incoerente e di difficile applicazione. La Cia del Piemonte concorda con il Governatore. La Commissione Ue si è limitata a raccomandazioni pilatesche, che delegano l’impianto normativo agli Stati membri, prefigurando una vera babele giuridica. Il dato di fondo, per la scelta su quale agricoltura praticare, deve essere, secondo la raccomandazione, la volontà del produttore, ma come conciliare tecnicamente la volontà di chi è per l’agricoltura convenzionale con quella di chi è contro, in una situazione fondiaria come quella piemontese, caratterizzata da una notevole frammentazione ? E’ una ragione questa che fa sì che anche la Cia del Piemonte ritenga si debba procedere con cautela prima di fare qualsiasi scelta.
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