| Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori | |
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| Anno 46 - n. 63 | 2 aprile 2004 |
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Soddisfazione del presidente dell’associazione, Giuseppe Politi. Ultimato il ponte sul fiume Paraguay che collega la cittadina di Nanawa all’Argentina. Il ponte, opera dell’impegno profuso dall’Associazione solidarietà e sviluppo (Ases) che ne ha curato il progetto e avviato una raccolta di finanziamenti, cui hanno partecipato gli istituti e le società della Cia, è stato inaugurato nei giorni scorsi alla presenza del presidente della Repubblica del Paraguay, degli ambasciatori italiano e argentino e di numerose altre autorità. La realizzazione del ponte è senz’altro l’ennesima dimostrazione di un impegno costante e proficuo dell’Ases nei confronti delle popolazioni povere dell’America Latina, un ulteriore tassello che va ad arricchire il già folto elenco di opere realizzate con l’intento di portare in quelle regioni aiuto e sostegno a quanti si dibattono ancora con la povertà e il sottosviluppo. Il ponte ha, per le popolazioni di Nanawa, una funzione vitale e strategica, poiché collega la cittadina paraguayana con la cittadina argentina di Clorinda dove ogni giorno piccoli commercianti, pescatori e contadini si recano per portarvi i loro prodotti e ricavarne un esiguo reddito. Settantacinque metri soltanto, dall’alveo del fiume Paraguay a quello del Pilcomayo, separano le due cittadine, un breve spazio che ora potrà consentire ai cittadini di Nanawa di raggiungere più facilmente anche l’ospedale di Clorinda, quando si rendano necessari ricoveri urgenti. “Grazie ora all’intervento dell’Ases –ha detto il presidente dell’Associazione Giuseppe Politi che, per precedenti impegni assunti, non ha potuto partecipare all’inaugurazione -il ponte è stato riportato alla sua funzione primaria. Tutto ciò ci riempie di soddisfazione e di orgoglio per aver consentito di rendere agevole e sicura una struttura che non rappresenta soltanto un elemento di congiunzione materiale, ma un modo per restare aggrappati alla vita e alla speranza”.
Il commento del vicepresidente vicario nazionale della Cia, Giuseppe Politi.
Nell’ambito del quarto Forum denominato “Alleanza mondiale delle città contro la povertà”, promosso dall’Onu e dal comune di Roma, il dipartimento relazioni internazionali dell’Anci (Associazione nazionale dei comuni italiani) ha presentato un progetto tendente a portare nei paesi balcanici l’esperienza e la capacità dei comuni italiani con l’obiettivo di promuovere in quella regione il miglioramento e l’ammodernamento dei servizi pubblici. Tale progetto di cooperazione, cofinanziato dal ministero degli Esteri, nel quadro della legge n° 84 del 2001, che disciplina le forme di partecipazione italiana al processo di stabilizzazione, ricostruzione e sviluppo dei Paesi dell’area balcanica, è stato presentato il primo aprile scorso a Roma nel corso di un seminario dal titolo “I comuni italiani per i comuni balcanici”. L’incontro, prima occasione di informazione per favorire la partecipazione dei comuni e delle aziende di servizi pubblici italiane, ha rappresentato una preziosa opportunità di confronto su strategie, contenuti e modalità del progetto con i potenziali partner. In buona sostanza, dieci comuni italiani e le loro aziende di servizi pubblici collaboreranno con altrettante municipalità balcaniche per l’ammodernamento dei servizi pubblici locali di base (servizi di rete, raccolta e smaltimento dei rifiuti, gestione del territorio). Per la gestione delle attività l’Anci si avvarrà delle strutture di Epf (Europrogetti e finanza) del Cresme ricerche Spa, nonché dell’Aadl (Associazione delle agenzie della democrazia locale). Nella fase iniziale del progetto si procederà all’individuazione di possibili partner balcanici e ad una valutazione dei loro bisogni; parallelamente, avrà inizio una selezione di 25-30 comuni, o consorzi di comuni, italiani potenzialmente interessati a partecipare all’iniziativa. Sulla base delle candidature pervenute, si procederà a selezionare dieci “coppie” di Enti italiani e balcanici che firmeranno tra loro un accordo di collaborazione al fine di definire i reciproci impegni per tutta la durata delle attività. La fase propriamente operativa consisterà nella formazione dei funzionari comunali e dei tecnici locali, affinché siano in grado di individuare priorità di sviluppo territoriale e di programmarne, in autonomia, strategie di intervento. Le conoscenze da sviluppare riguarderanno importanti aspetti come, ad esempio, analisi di contesto, tecniche di progettazione, finanza di progetto. L’importante iniziativa è stata accolta favorevolmente dal vicepresidente vicario nazionale della Cia, Giuseppe Politi, il quale parlando a nome dell’Associazione solidarietà e sviluppo (Ases) da lui presieduta, ha detto che il progetto è apprezzabile per un duplice aspetto: uno spiccatamente tecnico di cooperazione e di promozione delle nostre competenze ed esperienze in tema di servizi pubblici, l’altro più strettamente socio-economico nelle forme di solidarietà e collaborazione con un’area strategica che intrattiene con il nostro paese uno stretto rapporto di ordine storico e culturale. “Sarebbe auspicabile -ha affermato ancora Politi- che il progetto venisse esteso anche al recupero delle aree rurali, per avvicinare sempre di più le popolazioni contadine agli agglomerati urbani e contribuire così a rilanciare l’economia di vaste aree marginali”. “Comunque -ha concluso Politi- resta primaria l’esigenza di creare una corsia preferenziale nei rapporti con una regione a ridosso del nostro paese in un momento nel quale sempre più forte e stringente diventa la sfida della globalizzazione e della competizione”.
Promosso dalla Cia, dal patronato Inac e dall’Associazione nazionale pensionati (Anp) si è svolto ieri pomeriggio, giovedì primo aprile, a Roma un convegno sul tema “Per un moderno sistema integrato di servizi sociali. Analisi della realtà italiana”. Convegno durante il quale è stato presentato lo studio sull’applicazione in Italia della 328/2000 commissionato dall’Inac. I lavori sono stati introdotti dal presidente dell’Inac Alberto Giombetti il quale ha sottolineato, tra l’altro, che la legge 328/2000 e i provvedimenti attuativi costituiscono un cambiamento sostanziale che ha modificato radicalmente la natura stessa dell’intervento sociale, inteso non più come un insieme di azioni standardizzate destinate ad una parte residuale del corpo sociali, bensì come una rete di servizi, centrata sulla logica della normalità, destinata all’intera collettività. E’ seguita la presentazione dello studio che è stato raccolto in un volume dal titolo “Temi sociali” curato dall’Inac. Studio che si divide in tre capitolo: l’evoluzione del welfare in Italia dalla beneficenza all’assistenza partecipata; legge 8 novembre 2000 n.328 per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali; esempi di attuazione della riforma a livello regionale e comunale. I lavori del convegno hanno visto le relazioni del presidente dell’Anp Mario Pretolani, che si è soffermato sul tema “Casi di povertà nella società moderna. Gli anziani non autosufficienti in Italia” ,e del presidente dell’Associazione “Donne in Campo” Paola Ortensi, che ha trattato dell’argomento relativo a “Le donne sole, monoreddito, con figli a carico”. Il dibattito è stato arricchito dagli interventi dell’on. Livia Turco, della segreteria Ds, del sen. Tomaso Zanoletti, presidente della commissione Lavoro del Senato, e di Luisa Laurelli, presidente della commissione Politiche sociali del Comune di Roma. Interventi che hanno messo realmente a fuoco i vari aspetti del problema legato ai servizi sociali e alle innovazioni introdotte dalla legge 338/2000. Nel corso del convegno, al quale ha partecipato anche il vicepresidente nazionale della Cia Mino Rizzioli, è stato anche presentato il progetto Cia-Fimmg “Vuoi star bene....mangia bene” . I contenuti sono stati illustrati da Antonella Covata, responsabile Ufficio sicurezza Cia, e da Mario Falconi, segretario generale Fimmg. Dopo un interessante e articolato dibattito, il presidente nazionale della Cia Massimo Pacetti ha svolto le conclusioni, evidenziando l’importanza di un moderno sistema integrato di servizi sociali. Un sistema che permette di rispondere alle esigenze dell’intera collettività e di venire così incontro ai bisogni globali. Insomma, siamo in presenza di un vero e proprio welfare partecipato. Quindi, una legge organica in materia di assistenza e politica sociale che apre nuove prospettive per l’intero sistema sociale italiano.
La Cia-Confederazione italiana agricoltori, nell’apprendere il testo dell’ordinanza interministeriale a firma dei responsabili della Salute e delle Politiche agricole, Girolamo Sirchia e Gianni Alemanno inerente le misure relative all’emergenza “Blue tongue”, mette in evidenza come tale provvedimento corra il grande rischio di risultare tardivo per risolvere gli innumerevoli problemi che la situazione sta creando alla zootecnia del Centro-Sud. Inoltre, le modalità per gli indennizzi, più volte richiesti dalla Cia, ad oggi non sembrano garantire gli allevatori sulla totale copertura dei danni subiti. Per quanto riguarda, infine, la possibilità di movimentazione del bestiame, la Cia sottolinea che tale importante risultato rischia di non conseguirsi in molte aree per i tempi ormai strettissimi di conclusione delle operazioni di vaccinazione.
Il vicepresidente nazionale della Cia Mino Rizzioli incontra al “Vinitaly” e al “Sol” di Verona gli operatori vitivinicoli e dell’olio. “Per il rilancio del settore vitivinicolo italiano occorre una nuova politica. Una politica propulsiva che consenta un reale sviluppo e permetta alle imprese di operare con la dovuta incisività e competitività sui mercati”. Lo ha sostenuto oggi il vicepresidente nazionale della Cia-Confederazione italiana agricoltori Mino Rizzioli nel corso di un incontro con gli operatori del comparto all’interno del Vinitaly di Verona, giunto alla sua 38° edizione. Rizzioli, che nella visita e negli incontri con i produttori era accompagnato dal presidente della Cia di Verona Giovanni Battista Polo, ha evidenziato l’esigenza di cambiare marcia e di intervenire per ridare linfa ad un settore, quello vitivinicolo, che sta attraversando un momento molto difficile e rischia di piombare in una crisi profonda. “Occorre, per questo, creare le giuste premesse e le condizioni opportune per un progetto che assicuri alla vitivinicoltura italiana gli strumenti necessari per riconquistare gli spazi perduti e di continuare a procedere con determinazione lungo la strada della qualità”. Il vicepresidente nazionale della Cia ha anche rilevato che le direttrici da seguire sono: il recupero della competitività; il miglioramento dell’offerta attraverso rapporti di filiera più omogenei; la riduzione dei costi aziendali, in particolare quelli burocratici; un’ efficace politica di promozione sui mercati internazionali. Per Rizzioli c’è bisogno di una politica anche sul fronte dei prezzi al dettaglio dei vini. “Nel 2003 -ha affermato- c’è stato un rallentamento nei consumi e questo deve preoccupare in quanto ne hanno tratto vantaggio i prodotti esteri. Cile, Australia, Cina, Stati Uniti, Romania, sono diventati paesi produttori di vino sempre più agguerriti e con prezzi realmente competitivi. E in tale contesto non si può ignorare la concorrenza della Spagna che proprio nel settore vitivinicolo ha fatto registrare una crescita considerevole”. Intrattenendosi anche con i produttori olivicoli, presenti al 10° Sol (Salone dell’olio d’oliva) che si svolge nell’ambito del Vinitaly, Rizzioli ha sottolineato che oggi l’olivicoltura rappresenta una punta di diamante del “made in Italy”. “La nostra -ha detto- è l’olivicoltura della qualità, della tipicità, della tradizione, che esprime il lavoro, la mano costante dell’uomo, del produttore nella gestione del territorio. E’ l’olivicoltura degli oli pregiati che così bene riassumono e spesso rappresentano le tante e diverse agricolture del nostro Paese. Un settore, pertanto, che va valorizzato e sviluppato con continuità”.
In Calabria non si parte certo da zero con l’agricoltura biologica. Sono circa 16 mila, infatti, le aziende che a fronte di consistenti investimenti finanziari hanno già realizzato la conversione da agricoltura convenzionale ad agricoltura biologica. Per sensibilizzare l’opinione pubblica al consumo dei prodotti puliti da fertilizzanti e pesticidi chimici vari, è stata presentata nella sede della Cia Calabria una brochure realizzata dalla Pai Italia, Ente di certificazione alimentare, che sarà distribuita a breve in tutti i supermercati della regione per dare ai consumatori la possibilità di acquisire maggiori conoscenze sulla metodologia agricola rispettosa della salute. L’iniziativa è stata finanziata dalla Comunità economica europea. In Calabria in merito alla coltivazione biologica occorre fare un salto di qualità e la Cia intende impegnarsi ad aggregare tutte le forme organizzate dei produttori, in piccoli consorzi territoriali per aree omogenee, in modo da dare maggiore strutturazione al prodotto biologico e riuscire a immetterlo sul mercato. ”A fronte della riconversione in agricoltura biologica -ha detto il presidente della Cia Calabria Giuseppe Mangone- il dato eclatante è che i prodotti biologici o provenienti da agricoltura integrata non riescono ad arrivare sugli scafali dei supermercati e comunque a farne fare un uso su larga scala ai consumatori. E’ per questo che intendiamo lanciare una campagna di promozione del biologico, per spiegare ai cittadini, radicati alla cultura del prodotto più costoso, che sarebbe impensabile pretendere la buona qualità, che in questo caso sarebbe certificata, senza essere disponibili a spendere qualcosa in più”. Ci sono ancora troppe ombre che gravano sulla produzione biologica. “Ma noi operatori -ha detto Filomena Torcia del settore economico e politiche di mercato della Cia Calabria- vorremmo che questo settore fosse libero da dubbi. Purtroppo, ancora oggi dobbiamo segnalare che è troppo poco quello che si conosce su questa metodologia agricola. Ci chiediamo come mai ancora oggi non vengano effettuati studi di settore che evidenziano i risultati economici delle tecniche biologiche. Stiamo assistendo purtroppo ad un rinnovamento legislativo che fatica ad essere applicato in materia di sicurezza alimentare mentre la gente sta cambiando le sue abitudini con scelte più consapevoli e responsabili degli acquisti”. Ma perché sulla cultura biologica c’è tanto sommerso? “E’ evidente che -ha riferito Pina Eramo, presidente nazionale di Anabio-Cia - fin dall’inizio questo metodo di produzione, che esclude totalmente l’uso della chimica di sintesi, ha messo in discussione interessi consolidati in questo settore. Un’agricoltura che taglia il rapporto con l’industria della chimica in mano alle multinazionali, che lede dei forti interessi, che invece tiene alla salute umana e degli animali e che è rispettosa dell’ambiente crea qualche difficoltà. Cerchiamo di fare solo il nostro lavoro cercando di imporre la qualità dell’agricoltura biologica che è contenuta nella legge e che deve adottare pratiche agronomiche rispettose dell’ambiente”.
La Cia Puglia, attraverso l’Associazione giovani imprenditori agricoli (Agia), ha promosso in tutte le scuole elementari e medie delle cinque province pugliesi progetti per favorire la conoscenza delle produzioni e tradizioni agricole. I progetti “Scuola in fattoria” e “Tellus” hanno coinvolto migliaia di ragazzi che si sono cimentati in lavori di gruppo e percorsi formativi che hanno unito tematiche quali l’ambiente, l’alimentazione, il territorio, le produzione e le tradizioni. Oggi a Laterza (Ta) si è svolta una manifestazione per sancire un gemellaggio tra scuola elementare “A.Diaz” di Laterza (Taranto) ed Istituto comprensivo di Tricase (Lecce). Entrambe le scuole, coinvolte nei progetti, si sono confrontate sull’esperienze maturate. L’iniziativa si è articolata in una visita alla Selva San Vito ingresso "Pineta Scivolizzo" lungo il sentiero verso il ciglio della Gravina da parte di Arcangelo Scarati (esperto Pro Loco Laterza). E’ seguita una cerimonia pubblica a cui hanno partecipato il sindaco e il vicesindaco di Laterza, Giuseppe Cristella e Francesco Perrone, l’assessore al Lavoro di Tricase Rocco Sperti , il dirigente scolastico della scuola Diaz Pasquale Donvito e il vicepresidente regionale della Cia Puglia, Franco Catapano. Si è poi tenuta l’iniziativa "Mille querce per il millennio", in cui i ragazzi del Centro Socio Educativo hanno regalato ai ragazzi di Tricase piantine di Fragno. Sono intervenuti gli insegnanti Piero Romano (scuola Diaz Laterza), Franco De Carlo e Accoto Lucia (istituto comprensivo di Tricase). Infine, presso l’azienda agricola “Sierro lo Greco” di Giuseppe Barberio, a Laterza, c’ è stata la degustazione di prodotti tipici locali a cura della Cia Laterza. Presente il presidente regionale di Turismo Verde, Giulio Sparascio.
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