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  Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori

Direttore responsabile: Alfredo Bernardini. Direzione, Redazione, Amministrazione via Mariano Fortuny 20, 00196 Roma. Tel. 06/326871, Fax 06/3226674, e-mail NuovaAgricoltura@cia.it

Anno 48 - n. 25 2 febbraio 2006
COMUNICATI
  • Il vino italiano alla “conquista” del mondo. Le esportazioni riprendono a “tirare”. Piace sempre di più agli americani
TERRITORIO
  • Cia di Bari: Assemblea di allevatori a Noci sulla grave crisi della zootecnia
  • Crotone: la Cia gestirà e curerà la sperimentazione relativa alla coltivazione di piante per uso energetico
  • Marche: la Cia chiede lo stato di crisi del settore agricolo del Piceno e del Fermano
APPUNTAMENTI
  • Cia di Mantova: convegno sulla vendita diretta dei prodotti biologici
  • Donne in Campo Umbria: imprenditrici agricole a sostegno del progetto “Un convitto per le ragazze Tuareg”. Il 4 febbraio la presentazione
  • Il 9 febbraio seminario Cia sulle prospettive finanziarie Ue

 

COMUNICATI


Il vino italiano alla “conquista” del mondo. Le esportazioni riprendono a “tirare”. Piace sempre di più agli americani

 

La Cia sottolinea che, dopo cinque annate con segno negativo, il 2005 ha registrato una netta ripresa dell’export sia in volume (più 10,71 per cento) che in valore (più 5,10 per cento). Ai prodotti “made in Italy” si aprono nuovi e interessanti mercati.

 

Dopo cinque annate segnate dal meno, il 2005 ha rappresentato una netta ripresa in volume (più 10,71 per cento) ed un incremento in valore (più 5,10 per cento) delle esportazioni di vino italiano nel mondo. Non siamo ancora ai 18 milioni del prima-metanolo o del 1994, ma ci stiamo avvicinando a passi svelti, arrivando quasi a toccare i 15 milioni di ettolitri nell’annata appena passata, per un valore record di quasi 3 miliardi di euro. E’ quanto rileva la Cia-Confederazione italiana agricoltori all’indomani della diffusione dei dati definitivi sull’import-export dei vini italiani per il periodo della campagna che va dal primo agosto 2004 al 31 luglio 2005, affermando che questo è il risultato della sapienza dei nostri vitivinicoltori, che ormai sanno fare bene il loro mestiere, coniugata alla responsabilità del contenimento dei prezzi che rendono il prodotto italiano competitivo nel mercato mondiale.

Il vino italiano, insomma, ha ripreso a percorrere tutte le strade del mondo raggiungendo 175 paesi, anche se i nostri primi 10 importatori coprono l’85 per cento del volume e l’80 per cento del valore.

La Germania, da sola, ha importato più di 5 milioni di ettolitri per un valore vicino ai 700 milioni di euro, attestandosi quale principale mercato estero del vino italiano, mentre gli Stati Uniti d’America, con circa 2 milioni di ettolitri ed un valore superiore ai 700 milioni di euro, è diventato il paese di maggiore valorizzazione del nostro prodotto.

Ottimi e tradizionali clienti si confermano -sottolinea la Cia- il Regno Unito, la Francia, la Svizzera, i Pesi Bassi e l’Austria ed un vero boom, con oltre 300 mila ettolitri importati, lo ha segnato la Repubblica Ceca, dove l’anno prima, di vini italiani, ne erano arrivati circa la metà.

Mercati interessanti sono poi quelli in lieve ma costante sviluppo come l’Irlanda, la Danimarca, la Spagna, la Polonia, la Slovacchia e l’Ungheria, fra i paesi dell’Unione europea e la Russia, il Brasile, la Norvegia, il Messico, la Thailandia, la Cina, l’Albania, la Romania e l’India, fra i paesi terzi.

Unici in controtendenza tra i primi dieci clienti il Canada ed il Giappone, dove più forte si è rivelata la concorrenza australiana e, fra gli altri 165 paesi, la Grecia e la Svezia dove i vini spagnoli stanno rivelandosi concorrenti temibili.

Secondo la Cia, la ripresa delle esportazioni vinicole nazionali, grazie al loro miglior rapporto tradizionalità-qualità-prezzo rispetto a quello degli altri paesi produttori, oltre ad essere positiva per l’economia agricola può, ancora una volta, rappresentare un volano determinante per tutto il “made in Italy”, purché si riconosca al settore il ruolo che svolge sul territorio ed alle imprese vitivinicole la necessità di superare le diffuse sacche di crisi in cui versano da un anno a questa parte.

 

 

EXPORT VINICOLO ITALIANO 01.08.03/31.07.04 – 01.08.04/31.07.05

 

PAESE

2003-2004

2004-2005

VARIAZIONI

 

ETTOLITRI

MIGLIAIA DI EURO

ETTOLITRI

MIGLIAIA DI EURO

VOLUME

%

VALORE

%

 

Germania

4.806.885

692.231

5.352.216

698.610

+ 11,34

+ 0,92

USA

2.005.948

699.915

2.093.533

736.029

+ 4,36

+ 5,15

Regno Unito

1.371.587

291.491

1.799.426

344.795

+ 31,19

+ 18,28

Francia

996.823

75.519

1.007.822

77.108

+ 1,10

+ 2,10

Svizzera

578.781

190.324

613.949

191.331

+ 6,07

+ 0,52

Canada

491.029

140.367

457.125

132.736

- 5,44

- 5,44

Austria

350.428

68.359

383.830

68.583

+ 9,53

+ 0,32

Rep. Ceca

169.217

9.339

333.809

16.310

+ 97,26

+ 74,64

Paesi Bassi

246.090

51.778

289.383

60.650

+ 17,59

+ 17,13

Giappone

304.384

111.876

272.386

95.290

- 10,52

- 14,83

Altri paesi

1.815.546

383.551

1.941.073

431.929

+ 6,91

+ 12,61

TOTALE

13.136.718

2.714.750

14.544.552

2.853.371

+ 10,71

+ 5,10

 

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TERRITORIO


Cia di Bari: Assemblea di allevatori a Noci sulla grave crisi della zootecnia

 

Le continue crisi sanitarie, il mancato riconoscimento da parte della filiera del giusto prezzo al latte di qualità prodotto dalle aziende zootecniche, le continue importazioni di materia prima dai paesi extra UE, stanno mettendo in crisi la zootecnia barese e pugliese. La Confederazione italiana agricoltori chiede al governo nazionale e regionale interventi urgenti e seri per risollevare le aziende zootecniche dalla grave crisi. Questo è quanto emerso durante l’Assemblea della Cia di Bari sui problemi del settore che si è tenuta a Noci lo scorso 31 gennaio.

"Le aziende zootecniche del Mezzogiorno -ha denunciato il presidente provinciale del Cia di Bari Francesco Caruso durante l’assemblea degli allevatori- garantiscono prodotti sani e di qualità ai consumatori e la loro sopravvivenza è indispensabile per il presidio del territorio, la salvaguardia dell’ambiente, la tutela del paesaggio".   

Il comparto zootecnico  in provincia di Bari continua a perdere colpi.   Oggi la zootecnia barese conta ormai poco più di 1850 aziende zootecniche. Con i suoi 67.000 capi bovini rappresenta il 40 per cento del patrimonio bovino regionale e con gli 84.000 capi ovini rappresenta il 30% del patrimonio ovino della regione Puglia. "Negli ultimi quattro anni abbiamo assistito -ha continuato Caruso- alla chiusura di un ulteriore 24 per cento delle aziende, con un danno consistente in termini di riduzione di addetti al settore e diminuzione di unità lavorative intente anche al presidio del territorio. Con 1,5 milioni di quintale di latte prodotto, la produzione lorda vendibile si aggira intorno ai 58,44 milioni di euro”.

“Gli allevatori -ha aggiunto- continuano a pagare lo scotto del mancato rispetto dell’accordo del prezzo del latte alla stalla da parte dei trasformatori.    Un ulteriore tentativo di riduzione del prezzo è stato praticato nelle ultime settimane da parte di alcuni trasformatori, con la giustificazione del presunto aumento dei costi di gestione e di una fantomatica contrazione del mercato di consumo dei prodotti. I capi bovini di fine carriera sono quotati intorno ai 600-700 euro a capo, a fronte dei 1200 euro di qualche anno fa;  mentre i vitelli sono praticamente regalati con un prezzo di vendita di circa 50-60 euro a capo. Al dettaglio, invece, il prezzo che paga il consumatore non si è affatto ridotto”.

“Il settore -ha affermato Caruso- sta subendo un tracollo che spinge gli allevatori ad abbandonarlo, in totale assenza di una seria politica di valorizzazione e rilancio. Siamo fortemente preoccupati per la stagnazione e la crisi che rischiano di mettere in discussione persino strutture che dovrebbero essere da esempio e fiducia per il mondo organizzato.    Nessuno può restare inerte di fronte a simili segnali di instabilità".

Di fronte a tale situazione la Cia di Bari ha più volte chiesto l’intervento delle istituzioni regionali e nazionali su alcuni punti giudicati di vitale importanza:

1) un nuovo accordo sul prezzo del latte alla stalla che tenga conto dei costi di produzione delle aziende zootecniche, che valorizzi la qualità e distingua tra latte destinato alla trasformazione e latte destinato al consumo fresco;

2) l’attuazione di una politica di filiera che promuova e valorizzi i prodotti lattiero-caseari e porti valore aggiunto a tutti i componenti; 

3) la realizzazione di interventi a sostegno delle aziende zootecniche che ricadono in zone protette, favorendone l’insediamento e riducendo l’impatto della burocrazia;

4) la garanzia del minimo vitale di 2.000 quintali annui di quota di produzione di latte per tutte le aziende zootecniche, con priorità ai giovani, modificando la legge 119;

5) l'avvio di un concreto piano di riconversione per le aziende che decidono di uscire dal settore o di ridimensionarsi;

6) l’attuazione di piani di incentivazione della cosiddetta "filiera corta" strettamente legata al turismo ed al territorio, garantendo deroghe e semplificazioni burocratiche e di costi;

7) la promozione di attività multifunzionali legate al territorio, all'ambiente e al turismo, mettendo in rete gli interventi e le sinergie tra enti locali e di sviluppo;

8) l'attuazione di concrete politiche e incentivazioni per il risparmio energetico e protocolli con gli enti gestori per la riduzione del costo dell’energia elettrica.  

Su questi ed altri punti ha concluso l'assemblea Dino Petruzzi, vicepresidente regionale vicario della Cia Puglia, con l'impegno di "approfondire gli argomenti sul tavolo zootecnico regionale”.   “Inviteremo -ha detto- l'assessore regionale ad attuare, di concerto con le organizzazioni professionali agricole e degli allevatori, un vero e proprio piano di rilancio del settore, favorendo le aggregazioni associative e le forme economiche di presenza sul mercato, con particolare riferimento ai protocolli di intesa già sottoscritti tra le parti e la costituita Associazione regionale per la valorizzazione dei prodotti lattiero-caseari tipici di Puglia, per dar via definitivamente al Consorzio di valorizzazione e tutela".


Crotone: la Cia gestirà e curerà la sperimentazione relativa alla coltivazione di piante per uso energetico

 

Saranno i tecnici della Cia di Crotone, guidati dall’agronomo Salvatore Nicoscia, a gestire e curare la sperimentazione relativa alla coltivazione di piante dedicate ad uso energetico per conto dell’assessorato all’Ambiente della Provincia di Crotone e del gruppo Marcegaglia, titolari di una centrale a biomasse nel territorio provinciale.

Per Franco Barretta, presidente della Cia di Crotone, “è il giusto riconoscimento ad un gruppo di lavoro che da anni attraverso lo sportello Agririsorse si sta adoperando per divulgare ed informare agricoltori, Istituzioni ed Enti, sull’importanza delle coltivazioni di piante ad uso energetico quale alternativa al petrolio e quale opportunità di reddito concreto per gli agricoltori. Il ruolo che gli agricoltori possono interpretare nel settore della produzione energetica è un valore non solo per le aziende stesse, ma per tutto il sistema".

Per l’assessore all’Ambiente della Provincia di Crotone  Claudio Liotti “occorre ringraziare la Cia ed il suo presidente per aver dato un grande contributo in questi ultimi anni allo sviluppo delle fonti alternative, da ciò la scelta della Cia nel gestire le fasi sperimentali e la diffusione dei dati”. 

A questa prima fase che prevede la messa a dimora di piante (pioppi clonati e robinia a rapido accrescimento) su una superficie di circa cinque ettari, seguirà un’altra fase in cui saranno utilizzate altre superficie in cui sarà prevista la messa a coltivazione di piante inserendo nelle interfile anche leguminose che arricchiscono i campi di azoto.

Nell’ambito della sperimentazione saranno coinvolti gli studenti dell’Istituto tecnico agrario di Cutro, che potrà diventare un centro di studi e di ricerche per le biomasse.


Marche: la Cia chiede lo stato di crisi del settore agricolo del Piceno e del Fermano

 

La Cia richiama l'attenzione di tutte le forze sociali marchigiane sullo stato di grande crisi che sta interessando il settore primario, con luci ed ombre, sia nell'area Picena sia in quella Fermana,  si sta infatti consumando una progressiva riduzione dei redditi degli imprenditori agricoli.

Il settore agricolo -viene rilevato- è da sempre fortemente “amministrato” dall'ente pubblico. Per anni è stato imposto all'imprenditore agricolo cosa doveva coltivare (cereali, bietole, leguminose da granella), senza avviare reali politiche e programmi per nuove coltivazioni e riconversioni. Oggi con la riforma della Pac si cancellano nei fatti le precedenti colture e si chiede alle imprese agricole di "inventarsi" altre produzioni nell'incertezza più totale.

In questa situazione di crollo della redditività delle imprese manca, secondo la Cia, una reale risposta delle istituzione sul fronte dei costi che continuano a crescere, carburanti, l'uso dell'acqua (Consorzi di Bonifica), contributi agricoli .

In questo panorama si colloca la totale incertezza per la campagna semine della bietola 2006, molto importanti per il fermano e l'ascolano. Il Piceno su questa coltura ha investito moltissimo dando un rilevante contributo allo sviluppo dell'intero territorio, e della società oggi si chiede di poter avviare un percorso concertativo che permetta di ottenere risposte e non solo penalizzazioni.

Viene chiesto, inoltre, che la Provincia di Ascoli Piceno e la Regione Marche avviino rapidamente un percorso per la definizione dello stato di grave crisi per il settore agricolo permettendo la sospensione del pagamento dei contributi agricoli, dell'acqua legata al consorzio di bonifica.

 

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APPUNTAMENTI


Cia di Mantova: convegno sulla vendita diretta dei prodotti biologici

 

“Dal produttore al consumatore. La vendita diretta dei prodotti agricoli: esperienze in agricoltura biologica”. Questo il tema del convegno promosso per il 4 febbraio prossimo dalla Cia di Mantova. L’incontro si svolgerà, a partire dalla ore 9.30, a Palidano di Gonzaga, presso l’Istituto tecnico agrario “P.A. Strozzi” (via Begozzo 1).

Il convegno sarà aperto dai saluti di Elisabetta Poloni, presidente della Cia provinciale, di Patrizia Graziani, dirigente scolastica, di Carlo Orlandini, assessore alle Attività produttive della Provincia di Mantova. Seguiranno le esperienze di alcune cooperative e l’ intervento di Marco Boschetti, del Consorzio agrituristico mantovano. Le conclusioni saranno svolte da Pina Eramo, presidente di Anabio.


Donne in Campo Umbria: imprenditrici agricole a sostegno del progetto “Un convitto per le ragazze Tuareg”. Il 4 febbraio la presentazione

 

La solidarietà non ha confini, non ha colore e, in alcuni casi, ha un unico filo conduttore: la sensibilità delle donne verso i problemi di altre donne. E’ su queste basi che l’Associazione Donne in Campo della Cia dell’Umbria, che raggruppa le imprenditrici del settore agricolo, sostiene con grande impegno il progetto “Un convitto per le ragazze Tuareg” che sarà presentato a Perugia sabato prossimo 4 febbraio nell’ambito della giornata di cooperazione internazionale promossa dalla Provincia di Perugia, attraverso la presidenza della giunta e gli assessorati pari opportunità, politiche comunitarie e pubblica istruzione, e dalla Fondazione Rita Levi Montalcini e il patrocinio della Rai Segretariato Sociale.

La partnership di Donne in Campo in questo importante progetto di cooperazione allo sviluppo, finalizzato alla crescita culturale e professionale di 30 ragazze di Agadez in Niger (Africa), era già stata illustrata nel mese di dicembre nel corso della seconda Assemblea regionale dell’Associazione.

«Donne in Campo -ha detto in quell’occasione Daniela Sarnari, coordinatrice dell'Associazione e membro della Presidenza regionale della Cia- ha aderito con slancio a tale progetto con la convinzione che la cooperazione internazionale, insieme all'istruzione e alle pari opportunità rappresentano una occasione per consolidare i valori della partecipazione, della solidarietà e della democrazia che sono fattori fondamentali per rafforzare la coesione sociale e determinanti anche per lo sviluppo locale e regionale e per questo si intrecciano fortemente con gli scopi perseguiti dalla nostra Associazione».

“La formazione -aveva evidenziato Nerina Ponti, assessore provinciale pari opportunità, ospite dell’iniziativa di Donne in Campo- rappresenta, quindi, il primo passo per sconfiggere l’ignoranza, che è alla base della fame e della povertà; una povertà che colpisce soprattutto le donne per ragioni di carattere culturale che sono difficili da modificare”.

Lo scopo principale del progetto “Un convitto per le ragazze Tuareg” è, oltre alla costruzione di un convitto, l’erogazione di borse di studio destinate alla scolarizzazione secondaria e all’educazione sanitaria di queste ragazze africane. Si potrà così creare un primo nucleo di donne con una formazione superiore, in un’area dove ancora oggi nessuna ragazza ha accesso a questo livello scolastico.

Donne in Campo, che partecipa a tutte le iniziative che riguardano il progetto, ha aperto una apposita sottoscrizione che, in poco più di un mese, ha ottenuto degli importanti risultati. Per adesioni contattare la Cia dell’Umbria al numero 075.5002953.


Il 9 febbraio seminario Cia sulle prospettive finanziarie Ue

 

Nel dicembre scorso è stato varato dal Consiglio Europeo un accordo sulle prospettive finanziarie dell’Ue per prossimi anni. Le risorse da destinare alle misure Pac non sono state intaccate, nonostante le forti pressioni contrarie al loro mantenimento. Tuttavia, l’accordo è stato raggiunto grazie all’accettazione da parte francese di rivedere il quadro del finanziamento della Pac nel 2008/2009. Ciò lascia intendere la disponibilità a negoziare tra due anni una nuova profonda riforma della Pac.

Il voto espresso pochi giorni fa dal Parlamento europeo contrario all’accordo rimette in discussione le linee finanziarie, ma non elimina i punti nodali che l’agricoltura italiana sarà costretta ad affrontare in futuro: il congelamento delle spese fino al 2013 non può essere più considerato un’ancora di salvezza della Pac. Infatti, sempre nel 2008/09 dovrebbe partire il negoziato per la riforma del bilancio comunitario, finalizzato ad una ridefinizione “senza tabù” (come affermato dal presidente della Commissione europea Barroso) delle priorità di spesa delle politiche comunitarie, nell’ottica di una Uea 28, che comprenda anche il più grande paese agricolo mediterraneo, la Turchia (la cui adesione è prevista per il 2014).

Le implicazioni di questo tema sono molteplici ed è importante, per il futuro della nostra agricoltura, avere un quadro preciso dei rischi, ma anche delle opportunità offerte dal nuovo quadro finanziario, al fine di poter partecipare attivamente e consapevolmente al cambiamento in corso delle politiche agricole europee.

Per questo motivo la Cia ha organizzato un seminario per affrontare tali questioni. Il seminario si terrà giovedì prossimo 9 febbraio, a partire dalle ore 16.00, a Roma presso il Centro Congressi Frentani  (via dei Frentani, 4/a).

Al seminario interverrà l’on. Gianni Pittella, europarlamentare del Partito socialista europeo e membro della Commissione parlamentare europea sui bilanci, che terrà una specifica relazione.

 

 

 

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