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  Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori

Direttore responsabile: Alfredo Bernardini. Direzione, Redazione, Amministrazione via Mariano Fortuny 20, 00196 Roma. Tel. 06/326871, Fax 06/3226674, e-mail NuovaAgricoltura@cia.it

Anno 52 - n. 189 1 ottobre 2010
COMUNICATI
  • I costi produttivi e i gravosi oneri sociali soffocano le imprese agricole Triplicati in dieci anni. Migliaia di agricoltori rischiano di abbandonare
  • Tabacco: ancora deludenti le risposte del governo alla filiera
TERRITORIO
  • Fiori: import selvaggio e “caro gasolio” fanno appassire il mercato toscano
  • La campagna promozionale dell’uva da tavola presso la Gdo sponsorizzata dalla Regione Sicilia penalizza i produttori. Non è questo il modello di accordo di filiera che serve a promuovere i prodotti siciliani
APPUNTAMENTI
  • Assemblea Agia Lombardia il 6 ottobre a Mantova con un incontro sul tema “Redditi agricoli, Psr e riforma della Pac: quali prospettive per i giovani in agricoltura?”

 

COMUNICATI


I costi produttivi e i gravosi oneri sociali soffocano le imprese agricole Triplicati in dieci anni. Migliaia di agricoltori rischiano di abbandonare

 

La Cia lancia l’allarme. L’abolizione del “bonus gasolio” e la fine della fiscalizzazione ha accresciuto il “fardello” per le aziende. I contributi previdenziali, che negli ultimi due anni sono aumentati del 26 per cento, sono destinati a crescere a pesare sull’attività nelle campagne.

 

Gli opprimenti costi produttivi, contributivi e burocratici stanno mettendo a dura prova le imprese agricole. Ormai siamo in presenza di un onere sempre più assillante. Basta pensare che dal 2000 ad oggi si è assistito a rincari considerevoli. Per alcuni prodotti i prezzi pagati dall’agricoltore sono praticamente triplicati. Tra questi, soprattutto la “voce” energia ha inciso in modo grave sulla gestione aziendale. Una situazione allarmante che, sommata alla caduta libera delle quotazioni sui campi, diventa esplosiva e rischia di trascinare nel baratro migliaia di aziende che non riescono più a stare sul mercato. Il campanello d’allarme è il crollo dei redditi, che nel 2009 sono stati “tagliati” di oltre il 20 per cento e che anche quest’anno sono destinati a calare. La denuncia viene dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori che sottolinea come lo scenario si sia aggravato ulteriormente con l’abolizione del “bonus gasolio” per le serre e con la fine della fiscalizzazione degli oneri sociali.

D’altra parte, i dati parlano chiaro. Nello scorso mese di agosto -come conferma anche l’Ismea- il fattore costi produttivi ha segnato una nuova crescita, dovuta essenzialmente al forte aumento dei prodotti energetici (più 8,5 per cento, con punte del 18,5 per cento per l’energia elettrica) e dei mangimi (più 8,4 per cento).

Oggi i costi produttivi -avverte la Cia- incidono nella gestione aziendale agricola, in media, tra il 60 e l’85 per cento. Solo nello scorso anno l’incremento è stato dell’11 per cento rispetto al 2008 e quest’anno l’aumento, secondo le prime stime, dovrebbe raggiungere il 14 per cento.

Non solo. A questi aumenti, che negli ultimi anni hanno frenato l’attività imprenditoriale con un crescendo impressionante, si sono aggiunti -nota la Cia- anche gli oneri previdenziali (in poco meno di due anni sono cresciuti del 26 per cento e che, dopo la fine della fiscalizzazione, sono destinati ad aumentare ulteriormente) e quelli di carattere burocratico. Oneri pesanti che si traducono in forte ostacolo alla crescita economica delle imprese, con incidenza negativa notevole sull’occupazione e la competitività.

 

 

                                                       Aumento dei costi produttivi

                                                           per le aziende agricole

 

2000

+ 3,5%

2001

+ 4,8%

2002

+ 3,6%

2003

+ 2,8%

2004

+ 5,1%

2005

+ 4,6%

2006

+ 5,2%

2007

+ 6,1%

2008

+ 10,6%

2009

+ 11%

2010(stima)

+ 13-14%

 

                               Cia-Confederazione italiana agricoltori

 

 


Tabacco: ancora deludenti le risposte del governo alla filiera

 

Nessuna risposta valida ai gravi problemi che sta vivendo il settore del tabacco. Cosi la Cia-Confederazione italiana agricoltori esprime la più viva delusione in merito alla riunione del Tavolo di filiera che si è svolta oggi e dove i dirigenti del ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali -assente il ministro Galan- non hanno presentato proposte utili per venire incontro alle esigenze dei produttori, sempre più in grande affanno.

Per la Cia il tempo delle parole e delle promesse è scaduto. Il ministro deve impegnarsi affinché le misure agroambientali proposte nei Psr dalle regioni tabacchicole vengano al più presto approvate, con cifre ragionevoli, dalla Commissione europea. Una necessità evidenziata anche dagli assessori regionali all’Agricoltura dell’Umbria e della Campania.

 

 

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TERRITORIO


Fiori: import selvaggio e “caro gasolio” fanno appassire il mercato toscano

 

Il fiore toscano è sempre più in crisi. Stessa sorte per il comparto floricolo nazionale ed europeo. I costi -sottolinea la Cia Toscana- sono in sensibile crescita (a cominciare da quelli del gasolio, il cui “bonus” per le serre è stato soppresso dal novembre dello scorso anno), i prezzi in caduta libera, ma soprattutto le dilaganti importazioni da parte dei paesi terzi, che hanno invaso i mercati di tutta Europa e in particolare quelli italiani, sono le cause principali di una situazione drammatica per le imprese floricole della Toscana, molte delle quali rischiano di chiudere, mentre altre negli anni passati sono state già costrette a cessare l’attività. Un quadro estremamente allarmante che si riscontra in tutta l’Ue e che è stato delineato a Bruxelles dalla Cia nel corso di una sessione della Commissione Agricoltura del Parlamento europeo, presieduta da Paolo De Castro.

“La floricoltura toscana, fra le più importanti in Italia per quantità e qualità produttive, sta soffrendo enormemente per la crisi in corso, subendo sistematicamente -sottolinea il presidente regionale della Cia Giordano Pascucci - gli effetti delle dinamiche europee e mondiali”. Infatti, negli ultimi cinque anni -precisa la Cia Toscana -la produzione di fiori recisi nel nostro Paese e in Toscana, è diminuita di oltre un quarto (- 26 per cento) e con essa c’è stata la perdita di più centinaia di ettari (soprattutto strutture serricole).

“Particolarmente grave -aggiunge Pascucci- è lo scenario per le rose, la cui produzione si è dimezzata e i costi aumentati del 30 per cento; molte aziende sono uscite dal mercato per l’insostenibile concorrenza dei prodotti importati (tra questi, appunto, le rose del Kenya)”.

La perdita di competitività del fiore europeo, ovviamente, prosegue la Cia Toscana - deriva dalle migliori condizioni climatiche dei paesi terzi, ma anche e soprattutto dal bassissimo costo della manodopera che, in alcuni paesi africani, è addirittura 15 volte inferiore a quello delle aziende in Europa.  La situazione è critica per i produttori di tanti Paesi europei, ma per quelli italiani e toscani sembra andare addirittura peggio. I dati, del resto, parlano da soli: oltre all’Italia, anche in Olanda, negli ultimi anni, si è avuta una perdita superiore ai mille ettari coltivati a fiori recisi; stesso discorso per la Spagna dove si è avuta una flessione di superficie di oltre il 12 per cento e per la Francia con una diminuzione di circa 700 ettari.

“Il nocciolo della questione è -precisa Alessandro Del Carlo della Cia regionale Toscana-  però che manca una strategia nazionale per il settore floricolo, non c’è niente per la tutela delle produzioni nazionali, non ci sono azioni di sostegno per lo sviluppo, anzi, si è tolta l’agevolazione sul gasolio mettendo fuori mercato le aziende floricole italiane. Lo scenario in Italia e nella nostra regione è drammatico; senza interventi tempestivi le produzioni di fiori recisi sono destinate a sparire nel nostro Paese”.

Per  la Cia Toscana  è necessario aprire un confronto sul versante regionale, A tale proposito è già partita una richiesta di incontro all’assessore regionale per affrontare i temi più specifici del settore in Toscana, come la riorganizzazione dei mercati, le azioni di sostegno al settore anche alla luce della formazione dei bandi di filiera previsti dal Piano di sviluppo rurale.

 

 


La campagna promozionale dell’uva da tavola presso la Gdo sponsorizzata dalla Regione Sicilia penalizza i produttori. Non è questo il modello di accordo di filiera che serve a promuovere i prodotti siciliani

 

Uva da tavola a prezzi stracciati e acquistata non direttamente dai produttori. E’ così che la Regione siciliana promuove le produzioni dell’Isola in una grande catena di distribuzione. Il tutto enfatizzato da una campagna pubblicitaria  sui quotidiani regionali e nazionali.

Operazioni come questa, che non vedono tra i protagonisti quelli che dovrebbero essere gli attori principali, e cioè gli agricoltori e le loro strutture associative, determinano un effetto boomerang sulle produzioni di qualità come l’uva da tavola di Mazzarrone e l’Uva Italia di Canicattì, entrambe Igp.

Il rischio che si corre è che, per reggere la concorrenza, altre catene distributive possano ulteriormente ridurre i prezzi all’origine oppure essere indotte a rivolgersi ad altre aree produttive nazionali o extracomunitarie dove i costi di produzione sono più bassi, mortificando così gli sforzi profusi dagli agricoltori nelle produzioni di qualità.

“Non è questo il modello di accordo di filiera che gli agricoltori e la Cia da tempo chiedono alla Regione”, dichiara Carmelo Gurrieri, presidente regionale della Cia. “E stupisce -continua Gurrieri - la leggerezza con cui l’Amministrazione regionale si presta a operazioni promozionali che coinvolgono una solo catena distributiva senza un pieno coinvolgimento delle Organizzazioni professionali agricole e in assenza di chiarezza su chi e come vengono realizzate le forniture, compreso il prezzo che viene riconosciuto agli agricoltori”.

La Cia siciliana chiede al neoassessore Elio D’Antrassi di sospendere questa inutile e dannosa campagna promozionale e di avviare un confronto con le organizzazioni di categoria per impostare una organica e più consistente campagna promozionale dell’uva da taviola e degli altri prodotti agricoli capace di valorizzare realmente le produzioni agricole dell’isola, contribuendo così al miglioramento della redditività dei prezzi all’origine.

 

 

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APPUNTAMENTI


Assemblea Agia Lombardia il 6 ottobre a Mantova con un incontro sul tema “Redditi agricoli, Psr e riforma della Pac: quali prospettive per i giovani in agricoltura?”

 

L’Associazione giovani imprenditori agricoli (Agia) della Lombardia  terrà la sua Assemblea elettiva il 6 ottobre  prossimo a Mantova, alle ore 9,30, presso la sala riunioni della Cia provinciale (via Imre Nagy, 46).

Al termine degli adempimenti statutari, l'Agia Lombardia ha organizzato un incontro sul tema “Redditi agricoli, Psr e riforma della Pac: quali prospettive per i giovani in agricoltura?”.

Alla vigilia della presentazione delle proposte della Commissione europea sulla riforma della Pac post 2013 e della discussione in corso sulla rimodulazione del Psr 2007-2013 della Lombardia, l'incontro dell'Agia vuole essere un'occasione di confronto per i giovani agricoltori sulle prospettive delle imprese agricole.

Partecipano all'incontro:Davide Bulgarelli, presidente Agia Lombardia, Mario Lanzi, presidente Cia Lombardia, Luigi Panarelli, presidente Cia Mantova, Diego Balduzzi, responsabile tecnico Caa-Cia Lombardia.

 

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