| Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori | |
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| Anno 48 - n. 153 | 1 agosto 2006 |
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La Cia ribadisce che il settore avicolo italiano garantisce salubrità e qualità. Esso assicura la completa autosufficienza: nessun pericolo dalle nostre produzioni. L’impegno assunto dal governo per contrastare ogni pericolo derivante dall’influenza aviaria va nella direzione giusta. Così la Cia-Confederazione italiana agricoltori commenta le iniziative annunciate oggi dai ministri della Salute Livia Turco e delle Politiche agricole, alimentari e forestali Paolo De Castro per far sì che l’Italia sia pronta ad affrontare la stagione autunnale ed i rischi che possono esserci in Paesi vicini a noi per la fauna selvatica contagiata dal virus H5N 1. Nel frattempo -ribadisce D’altra parte, proprio un settore, come quello avicolo, che garantisce la completa autosufficienza della produzione nazionale rappresenta, secondo la Cia, la migliore difesa dall’influenza aviaria. Per tale motivo è fondamentale -sottolinea
La Cia accoglie con soddisfazione il provvedimento del governo. Restano, però, i pesanti vincoli e i tempi lunghi per le aziende agricole che intendono assumere extracomunitari. La Cia-Confederazione italiana agricoltori accoglie con soddisfazione la decisione del Consiglio dei ministri, notificata in data 27 luglio alla Commissione europea, di interrompere la moratoria sulla libera circolazione dei lavoratori neocomunitari. Tale atto -che determina la cessazione immediata delle procedure di richiesta di nulla osta lavoro per l'assunzione di lavoratori neocomunitari, indispensabili in questo momento in concomitanza con le grandi raccolte e con l’imminente vendemmia- risponde finalmente alla richieste avanzate dalla Cia negli anni precedenti. Le ansie immotivate, che hanno indotto a chiedere la moratoria, rispetto ai paesi di nuovo ingresso, si sono infrante, nel nostro Paese, con il mancato utilizzo della quota “ad hoc” e con la constatazione di quanto la Cia aveva ampiamente previsto e cioè del fatto che non si è verificata alcuna invasione di cittadini neocomunitari mentre sono stati introdotti ancora una volta vincoli inutili che hanno avuto il solo effetto di complicare l’incontro domanda-offerta. Vincoli, che purtroppo, continuano ad affliggere -conclude
La Cia ribadisce la sua posizione sugli organismi geneticamente modificati: non servono all’agricoltura italiana. Si pone sempre più urgente la costituzione dell’Agenzia nazionale per la sicurezza alimentare. “No” al gelato biotech. La Cia-Confederazione italiana agricoltori esprime la sua netta e ferma contrarietà ad un prodotto largamente diffuso, soprattutto tra i bambini, che venga confezionato con la proteina Ogm estratta dal merluzzo artico. Per questo motivo sollecita l’Autorità europea per la sicurezza alimentare di Parma ad intervenire prontamente contro l’iniziativa della multinazionale che oggi controlla più del 40 per cento del mercato dei gelati nel nostro Paese e che vuole introdurre un alimento con sostanza geneticamente modificata di cui non si conosce il rischio. Non solo. La Cia chiede anche che su problemi del genere ci sia massima chiarezza e trasparenza, anche perché la multinazionale in questione può vendere il suo gelato biotech senza alcuna indicazione in etichetta. E ciò sarebbe molto grave. A farne le spese sarebbe l’ignaro consumatore che si troverebbe a comprare un prodotto senza conoscere i suoi contenuti e per di più con la sgradevole sorpresa di mangiare Ogm. La Cia, davanti a questo ennesimo caso relativo ai prodotti geneticamente modificati, ribadisce che al problema degli Ogm vanno posti punti fermi e irrinunciabili: sicurezza alimentare e principio di precauzione; tutela dei consumatori e dei produttori agricoli; salvaguardia e valorizzazione dell’agricoltura italiana diversificata e saldamente legata alla storia, alla cultura, alle tradizioni delle nostre variegate realtà rurali; qualità e difesa delle nostre sementi e colture produttive; certezze per gli agricoltori. Per la Cia, una cosa, comunque, è certa: al nostro mondo agricolo gli Ogm non servono. Le ultime vicende -afferma Quindi, la Cia è fermamente convinta che di fronte a situazioni del genere la presenza di un’’Agenzia nazionale per la sicurezza alimentare sarebbe stata determinante. Ecco, dunque, l’esigenza di una sua costituzione in tempi rapidi. Essa deve rappresentare un chiaro punto di riferimento per contrastare le emergenze e qualsiasi tipo di truffa e di sofisticazione a tavola, con il pieno rispetto della tracciabilità dei prodotti.
Si chiude con un successo inaspettato. Stiamo parlando della V edizione dei “Tesori di Fattoria”, mostra e degustazione dei prodotti tipici. La manifestazione -svoltasi a Giulianova su iniziativa della Cia di Teramo- è terminata domenica scorsa 31 luglio, dopo una tre giorni dedicata alla riscoperta dei nostri prodotti tipici. Anche quest’anno, sono state molte le novità introdotte. La novità principale è stata la creazione in piazza Buozzi di un ristorante all’aperto, grazie alla collaborazione di quattro agriturismi abruzzesi che si sono alternati alla cottura degli antipasti, primi, secondi e dolci. Ogni sera sono stati consumati circa 250 pasti. Nei tre giorni, i numerosi turisti e anche i residenti, hanno assaggiato le prelibatezze delle nostre aziende agricole. L’altra novità è stata la creazione in piazza Dante (Chiesa della Misericordia) di un “salotto” per la degustazione del Montepulciano d’Abruzzo e del Brunello di Montalcino. Ad illustrare ai numerosi partecipanti le proprietà organolettiche del Vino, Olio e Formaggi, sono stati i tecnici dell’Arssa, i docenti della Facoltà di Agraria dell’Università di Teramo e i membri dell’Ais-Associazione italiana sommelier Abruzzo. In particolar modo, ogni turista e residente, hanno potuto conservare il bicchiere da degustazione con il marchio della Cia di Teramo. Sono stati venduti circa 900 bicchieri, porta-bicchieri e ticket degustazione. Intorno alla piazza, per le viuzze e dentro i fondaci, erano stati sistemati gli stand dei produttori di vino abruzzese. Discorso diverso per Corso Garibaldi, dove, con la collaborazione con Non poteva mancare la musica folk abruzzese, per allietare le tre serate, tra gli stand espositivi hanno suonato e cantato il gruppi folkloristici: “Nuova Compagnia di Canto Giuliese” gruppo di Giulianova. “Li Sandanndonjre” di Basciano. “A ssaltarella” di Civitella del Tronto. All’apertura ufficiale della manifestazione, venerdì 28 luglio, erano presenti, tra gli altri, l’assessore regionale all’Agricoltura, Marco Verticelli, l’assessore al Turismo e Attività Produttive della Provincia di Teramo, Orazio Di Marcello, il sindaco di Giulianova, Claudio Ruffini,oltre agli assessori e consiglieri del Comune. In collaborazione proprio con il comune di Giulianova, sono rimasti aperti tutti i musei civici e anche la mostra “Stanze Momento di riflessione e di confronto è stata la tavola rotonda dal titolo “Il valore della qualità a denominazione d’origine. Il ruolo dei consorzi nella gestione”.. Partendo dal recente riconoscimento della Docg del Montepulciano d’Abruzzo Colline Teramane, oggi si pone l’esigenza di dotare il consorzio di tutela di strategie idonee, indirizzate sia alla promozione del marchio e sia all’incremento del reddito delle imprese vitivinicole. A questo interrogativo Naturalmente, il presidente della Cia di Teramo Massimo Cerasi, ha inteso ringraziare gli enti che hanno dato il loro patrocinio alla manifestazione come: Per la prima volta, Per il Presidente Provinciale della Cia è stato un ottimo momento per confrontarsi sulla promozione delle nostre produzioni agricole di qualità. “La nostra manifestazione -ha detto Cerasi- intende e vorrà continuare su questo percorso già intrapreso da molti anni. Far riscoprire i sapori dimenticati grazie ai nostri agricoltori sensibili che hanno riscoperto antiche varietà di frutta ed ortaggi, valorizzato la ventricina teramana, riproposto i formaggi tradizionali, i vini doc di qualità, l’olio extravergine d’oliva, ma anche i dolci e le confetture fatte con le proprie mani. ‘Tesori di Fattoria’ è la conferma -ha concluso-che
“L’approvazione dei Piani di ristrutturazione degli impianti bieticolo-saccariferi deve rappresentare la funzione di indirizzo che lo Stato italiano, insieme alle regioni interessate, intende esercitare sull’utilizzo delle risorse pubbliche”. Lo sottolinea con preoccupazione Il tema è molto sentito in Emilia Romagna, che ha perso il 60 per cento delle superfici investite a bietole (da oltre 80 mila ettari ne sono rimasti poco più di 30 mila) compromettendo seriamente l’indotto che generava, a fronte di un sostanziale mantenimento delle quote storiche in tutti i paesi produttori europei. “La bieticoltura italiana, con quella regionale che ne è sempre rappresentato oltre la metà, ha pagato da sola e per tutti -commenta Nazario Battelli, presidente della Cia Emilia Romagna- l’adeguamento dell’Europa alle contestazioni in capo alla organizzazione mondiale del commercio per questo comparto e tutto questo grazie alla mancanza di peso negoziale dell’allora ministro Alemanno, alle rappresentanze che lo hanno sostenuto in questo ‘suicidio produttivo ed economico’ e alla totale mancanza di una strategia per l’agricoltura del governo Berlusconi”. Al danno si sta aggiungendo la beffa. “Sarebbe inaccettabile, dopo che De Castro ha deciso di assegnare il 90 per cento dell’aiuto alla ristrutturazione agli industriali, che per le più diverse motivazioni -spiega Battelli- non si dovesse procedere alla realizzazione dei progetti di riconversione annullando alla fonte qualsiasi opportunità produttiva alternativa alla bietola da zucchero, al di là delle enormi difficoltà per creare un mercato serio e duraturo per le colture dedicate alla produzione di energia. Ad aggravare la situazione c’è la siccità che abbatterà la produzione per ettaro di almeno il 10 per cento”. A giudizio del presidente regionale per evitare la beffa verso i bieticoltori ed i fornitori di macchinari è necessario ed urgente procedere all’adeguamento del decreto ministeriale che ha riservato loro solo il 10 per cento dell’aiuto di ristrutturazione in cambio della realizzazione degli investimenti del piano di riconversione. “Non è politicamente e socialmente accettabile, e sono stupito del silenzio assoluto su questa questione -afferma ancora Battelli- che, senza alcuna contropartita orientata allo sviluppo produttivo dei territori interessati, il massimo disponibile previsto dalla normativa comunitaria (il 90 per cento appunto, degli oltre 500 milioni di euro messi a disposizione per bilanciare la rinuncia ad oltre la metà della quota produttiva nazionale) vada nelle tasche degli industriali a fronte di un 6 per cento da destinare ai fornitori di macchinari e di un misero ed offensivo 4 per cento agli agricoltori, ancora una volta marginalizzati e senza alternative produttive”.
Risolvere la crisi del settore bieticolo-saccarifero garantendo prospettive e occupazione agli agricoltori e ai lavoratori coinvolti. E’ questo in sintesi l’obiettivo del documento della Cia Toscana approvato ieri, lunedì 31 luglio, dal Comitato federale al fine di richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica e delle Istituzioni sulle difficoltà che gravano sul settore e sulle prospettive dello zuccherificio di Castiglion Fiorentino (Arezzo). Secondo “Le ipotesi fin qui avanzate dal gruppo Falck-Meccaferri -afferma in proposito Giordano Pascucci, presidente della Cia Toscana- che prevedono la riconversione dell’impianto in una centrale per la produzione di energia elettrica alimentata da biomasse, rappresentano per In particolare, “Noi riaffermiamo in questo quadro la nostra disponibilità -continua Pascucci - ad un confronto e ad un comune lavoro per la creazione di filiere agro-industriali rivolte alla produzione di energia, purché improntate alla pari dignità di tutti i segmenti della filiera e rispondenti ad obiettivi di remuneratività per l’impresa agricola”. “Le proposte finora pervenute -conclude il presidente della Cia- risultano insoddisfacenti per quanto riguarda la remunerazione dei semi oleosi, mentre per quanto riguarda le biomasse solide riteniamo necessaria una più ampia fase di sperimentazione di campo, per valutarne la produttività reale negli ambienti agricoli della Toscana, la redditività e l’impatto sul tessuto socio-economico territoriale. La nostra proposta è quella di attivare iniziative di confronto tra tutti i soggetti interessati a partire dalle rappresentanze sindacali e professionali degli operatori, autonomi e dipendenti, dei diversi segmenti della filiera, il cui obiettivo comune è la salvaguardia delle garanzie di lavoro e di reddito per il futuro”.
Ha avuto un grande successo l’evento “Agricoltura e qualità in spiaggia” organizzato dalla Confederazione italiana agricoltori di Venezia per presentare e promuovere i prodotti agricoli tipici del veneziano. I numerosissimi turisti presenti in questo periodo nella località hanno letteralmente preso d’assalto gli stand e hanno potuto assaggiare e acquistare vini della zona del Lison Prà Maggiore , frutta e ortaggi di stagione. Nello stand istituzionale, organizzato dalle collaboratrici della Cia, è stato invece distribuito il materiale preparato da “Donne in Campo”, tra cui le guide che raccolgono le aziende della Provincia che fanno vendita diretta. Alla manifestazione hanno partecipato le aziende vitivinicole Boatto, Amadio, Battiston e Scala, quest’ultima anchercon frutta e verdura assieme all’azienda Mazzuccato. Ad addolcire la serata anche gli apicoltori del Veneto Orientale, tra cui Trevisanut, con tanto di api e miele.
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