| Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori | |
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Direttore responsabile: Alfredo Bernardini. Direzione, Redazione, Amministrazione via Mariano Fortuny 20, 00196 Roma. Tel. 06/326871, Fax 06/3226674, e-mail NuovaAgricoltura@cia.it |
| Anno 52 - n. 132 | 1 luglio 2010 |
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La Cia sottolinea che, nonostante la battuta d’arresto registrata a maggio, la situazione resta molto complessa. Le quotazioni all'origine non sono più remunerative e stanno mettendo in grave difficoltà gli agricoltori alle prese anche con gli elevati costi produttivi. Frena in maggio la caduta vertiginosa dei prezzi sui campi (meno 0,3 per cento nei confronti dello stesso periodo del 2009), ma in due anni (maggio 2008-maggio 2010) le quotazioni all’origine dei prodotti agricoli sono diminuite in media del 15 per cento, con flessioni record per cereali (meno 25 per cento, con punte anche del meno 40 per cento per il grano duro), per la frutta (meno 18 per cento), per gli ortaggi (meno 12 per cento), per il vino (meno 10 per cento) e la carne bovina (meno 8 per cento). Un trend che, sommato alla lievitazione dei costi, ha, in pratica. tagliato, sempre negli ultimi ventiquattro mesi, del 20 per cento i redditi dei produttori. E’ quanto denuncia la Cia-Confederazione italiana agricoltori sulla base dei dati elaborati dall’Ismea. Nonostante la battuta d’arresto del maggio scorso, i prezzi alla produzione in agricoltura -afferma la Cia- continuano a mantenere livelli molto bassi e nella stragrande parte dei settori risultano non remunerativi. Restano, comunque, negativi nel confronto con l’analogo periodo dell’anno scorso gli andamenti per i cereali (meno 12,3 per cento), per la frutta fresca e secca (meno 9,1 per cento ), per i vini (meno 2 per cento), la cui tendenza riflessiva è stato il “leit motiv” degli ultimi 18 mesi, per gli ovi-caprini (meno 1,2 per cento), per i bovini e bufalini (meno 2,1 per cento). In controtendenza, invece, i listini all’origine di ortaggi e legumi (più 7 per cento), dell'olio d'oliva -che recupera il 12,3 per cento, anche se va rilevato che, come ricorda l’Ismea, proprio a maggio 2009 l'indice dei prezzi aveva toccato il livello più basso degli ultimi anni- per latte e derivati (più 9,8 per cento) -che prosegue il trend positivo iniziato a ottobre 2009- per le uova (più 5,2 per cento) e per i suini (più 3,7 per cento). In particolare, il trend negativo della frutta -rimarca la Cia- sta mettendo in emergenza molti agricoltori, ma ancora più grave è lo scenario per i produttori di grano duro, le cui quotazioni sono addirittura più basse di venticinque anni fa (1985), quando il prodotto toccava il prezzo di 55 mila delle vecchie lire (pari a 27/28 euro) a quintale, mentre oggi, invece, è pari a 15,50/16 euro, con una diminuzione di oltre 12 euro a quintale, nonostante il gravoso aumento dei fattori e dei mezzi produttivi e dei costi contributivi. La Cia sottolinea che il lieve calo dei prezzi agricoli all’origine a maggio fa seguito a flessioni del 4,5 per cento in aprile, del 9,6 per cento nel mese di marzo e del 13,4 per cento dell’anno passato. Una caduta libera che, sommata all’aumento dei costi produttivi, contributivi e burocratici ha determinato una profonda crisi per gli agricoltori, sempre più in grave affanno.
Cia e la sua associazione per l’agricoltura biologica Anabio sostengono l’importanza di valorizzare il settore il cui mercato è in continua crescita soprattutto nel nostro Paese. Sottolineata l’esigenza di approvare una norma nazionale per la produzione di vino “bio”. Il biologico europeo da oggi ha un nuovo logo. Il vecchio era molto contestato, perché indistinguibile da quello delle Dop (Denominazione di origine protetta) ed Igp (indicazione geografica protetta) e generava confusione tra i consumatori. La Commissione Ue ha, quindi, adottato, con il Regolamento 271 del 24 marzo 2010, il nuovo marchio che diventa obbligatorio e che impone anche l’indicazione del luogo di origine in cui sono state coltivate le materie prime agricole. E’ quanto sottolinea la Cia-Confederazione italiana agricoltori e la sua associazione per l’agricoltura biologica Anabio. La genericità del logo, una foglia su fondo verde stilizzata da dodici stelle bianche e da una cometa, impone, tuttavia, una forte campagna di informazione per aiutare -affermano Cia e Anabio- i consumatori a riconoscerlo e ad associarlo al prodotto biologico. Si auspica, pertanto, un Piano di comunicazione, adeguatamente finanziato, anche per non rischiare di compromettere il mercato dei prodotti biologici che in Europa è molto vivace ed in continua crescita. In Italia in particolare, i consumi di prodotti biologici non conoscono crisi. Da tre anni a questa parte, mentre si contraggono sempre più i consumi delle famiglie, il biologico continua la sua crescita senza sosta con aumenti che in media si attestano intorno al 7 per cento. Perché questa crescita dei consumi dia anche opportunità di mercato certe agli agricoltori italiani, tocca al nostro Paese creare le migliori condizioni di produzione per le aziende. E’ perciò il caso di valutare, con la dovuta serenità, l’impatto -sostengono Cia e Anabio- della normativa italiana su alcuni aspetti della produzione ed in particolare del D.M. di recepimento delle norme comunitarie che entra in vigore oggi e che impone calendari di rotazioni, dal Nord al Sud Italia, identici e di conseguenza inattuabili. E’ anche il caso di stabilire, a parere di Cia e Anabio, di procedere al più presto ad approvare una norma nazionale per la produzione di vino biologico, dopo che è naufragata la possibilità di una norma europea con il ritiro, da parte del commissario all’Agricoltura Dacian Ciolos, della proposta di regolamento dell’esecutivo di Bruxelles. In Italia si è raggiunta una sostanziale condivisione fra le rappresentanze dei produttori sulle norme tecniche da adottare per il vino biologico. Sarebbe auspicabile -concludono Cia e Anabio- non disperdere il lavoro svolto e procedere velocemente all’approvazione di una norma nazionale, poiché quello del vino biologico è un mercato molto in crescita in Europa e sul quale molti vitivinicoltori italiani hanno investito e molti altri sono pronti a farlo.
È stata, altresì, eletta la nuova Direzione regionale, composta per oltre due terzi da imprenditori ed imprenditrici con una presenza di donne superiore ad un quinto. Un’Assemblea, come ha sottolineato il presidente Falcone, che ha ufficializzato il protagonismo degli agricoltori ed avviato il processo di autoriforma della Confederazione anche attraverso la separazione tra la rappresentanza e la gestione. Oltre agli aspetti interni, Falcone si è soffermato sulla grave crisi che investe il settore agricolo denunciando i problemi, i ritardi e le inefficienze del governo nazionale e di quello regionale. La particolare situazione abruzzese merita, ad avviso della Cia, più attenzione da parte delle istituzioni e grande senso di responsabilità. È necessario, ha concluso Falcone, un’inversione di tendenza nei rapporti tra il governo regionale e le organizzazioni agricole che, attraverso il metodo della concertazione, possa creare le condizioni per ridare fiducia al mondo agricolo regionale e respiro economico a migliaia di aziende. Ciò sarà possibile con la rimodulazione finanziaria, condivisa, del Psr 2007/2013 ed il sollecito pagamento delle richieste presentate dagli agricoltori e già ritenute ammissibili a finanziamento da parte della Pubblica amministrazione. In assenza di fatti concreti ed immediati, L’Assemblea è stata conclusa dal presidente nazionale della Cia Giuseppe Politi, il quale, nell’esprimere un sincero apprezzamento sull’attività, sui risultati e sugli impegni futuri dell’Organizzazione regionale, ha annunciato la ripresa della mobilitazione, a livello nazionale, per la richiesta di misure urgenti quali la proroga degli oneri contributivi per l’assunzione di mano d’opera nelle zone montane e svantaggiate, il bonus gasolio e la semplificazione amministrativa per alleggerire le imprese agricole dagli eccessivi costi, tempo e denaro, di una burocrazia asfissiante. Politi ha, inoltre, sottolineato l’esigenza di interventi a medio e lungo termine per la definizione di regole certe per la tutela dei produttori e dei consumatori, oggi penalizzati da un mercato selvaggio, la necessità di una posizione italiana condivisa, governo ed organizzazioni agricole e cooperative, sul futuro della Pac, l’avvio della concertazione e lo svolgimento della Conferenza nazionale sull’agricoltura. Politi ha, infine, rimarcato la necessità di unità del mondo agricolo e confermato l’impegno della Cia per il raggiungimento di questo obiettivo.
Vito Nicola Scalera, imprenditore allevatore poco più che quarantenne, è il primo presidente agricoltore della Cia di Bari, eletto all’unanimità dall’Assemblea provinciale dei delegati. L’Organizzazione barese prosegue così decisa e consapevole verso la realizzazione dell’autoriforma, grazie all’impegno e alla volontà già espressa dal gruppo dirigente provinciale, a partire dalla scelta del presidente uscente Nell’accettare il prestigioso incarico, Scalera, dopo aver ringraziato l’Assemblea per la fiducia accordatagli e i dirigenti uscenti per il buon lavoro fin qui sviluppato, ha dichiarato di voler contribuire all’intensificazione delle azioni sindacali della Cia a difesa e tutela del reddito degli agricoltori, a partire dalla battaglia per la fiscalizzazione dei contributi nelle zone montane e svantaggiate, l’azzeramento delle accise sui carburanti agricoli, il ripristino del fondo di solidarietà. Scalera ha ribadito la valenza strategica del perseguimento dell’unità delle forze agricole, l’importanza di favorire l’aggregazione delle strutture economiche per competere sui mercati, l’urgenza di combattere le frodi alimentari e commerciali e la delinquenza che stringe d’assedio le aree rurali. L’Assemblea, che aveva in precedenza approvato il nuovo Statuto provinciale, ha proseguito negli adempimenti eleggendo l’Assemblea provinciale e Nei prossimi giorni si svolgeranno i congressi comunali con l’elezione degli organismi dirigenti comunali e dei presidenti, tutti rigorosamente agricoltori titolari, con l’esplicito mandato di proseguire soprattutto nel territorio con il processo di autoriforma ed il protagonismo degli agricoltori, con l’impegno di raccogliere ulteriori consensi alla linea della Cia e di trasformarli in adesioni organizzative.
L’Assemblea ha sottolineato il momento di grave crisi che vive l’agricoltura, soffocata dalla crisi economica più generale, dal progressivo allargarsi della forbice fra i prezzi all’origine, sempre più bassi e non remunerativi, e quelli al consumo, che gravano sui consumatori, dell’assoluta mancanza di un progetto di sviluppo organico condiviso, della disattenzione da parte delle istituzioni, dell’eccessiva burocrazia, che causa perdita di tempo sottratto all’impresa, ritardi nell’istruttoria e definizione delle istanze, nonché nel ricevimento dei pagamenti. I costi di produzione sono inferiori alle entrate, l’agricoltore oggi lavora in perdita, molte aziende sono costrette a chiudere e i giovani, in assenza di prospettive non individuano nel comparto la possibilità di impegnare il proprio futuro. L’Assemblea della Cia di Chieti ha per questa ragione ritiene necessario un serrato confronto fra i diversi attori del comparto e della filiera al fine di condividere un progetto di sviluppo, porre in essere azioni strutturali, favorire il collegamento e la collaborazione fra le imprese con una rete di relazioni economiche che adducano valore, sviluppare processi di filiera nell’impresa e fra le imprese. Questo al fine di trasformare il prodotto e recuperare valore aggiunto, individuare e realizzare innovativi canali di commercializzazione, sviluppare e favorire il rapporto fra il produttore ed il consumatore anche attraverso la fruizione del territorio, ricercare un adeguato equilibrio fra capacità di lavorazione degli impianti ed effettivo utilizzo. In poche parole, tutto sta cambiando e si sta trasformando, l’unica cosa che nessuno, imprese, imprenditori, strutture economiche, associazioni di categoria, istituzioni, si può permettere -ha evidenziato l’Assemblea della Cia di Chieti- è di restare fermi in attesa degli eventi. Sarebbe un suicidio per l’agricoltura provinciale e non solo.
Roberto Damonte è stato eletto all’unanimità dall’Assemblea provinciale dell’organizzazione, riunita lunedì 28 giugno a Fossano nel salone del Castello d’Acaja, nuovo presidente della Cia della provincia di Cuneo. Damonte é il primo imprenditore agricolo che ricopre la carica di presidente della Cia cuneese, dopo l’avvio del processo di autoriforma che di fatto "consegna" agli agricoltori la rappresentanza politica e sindacale dell’organizzazione. 53 anni, conduce, con il fratello Massimo, un’azienda ad indirizzo vitivinicolo di Succede a Valentina Masante, chiamata a ricoprire l’incarico di direttore provinciale dell’organizzazione. Il neo-presidente, ringraziando per l’unanime consenso affidatogli dai delegati dell'Assemblea e conscio della serietà dell'impegno preso, si è dichiarato convinto che l'attuale situazione impone a tutte le forze agricole un'attenta riflessione e una nuova cultura di impresa. "Il mio impegno come presidente della Cia di Cuneo -ha dichiarato Damonte- sarà rivolto, in primo luogo, alla creazione di un gruppo unito, attivo, protagonista, ricco di idee per affrontare nel migliore dei modi le difficili problematiche attuali, in modo da permettere sia ai soci che a tutto l'apparato della Cia di guardare con ottimismo al futuro. Non mi risparmierò, inoltre, di fare appello all’unità del mondo agricolo, un’unitarietà ritenuta indispensabile dalla stragrande maggioranza degli imprenditori agricoli”.
Mercoledì scorso 30 giugno, presso l’Enoteca regionale di Ovada (Alessandria), situata nei locali del Palazzo Comunale, “Si è trattato -ha dichiarato Italo Danielli, presidente Cia della zona di Ovada- di un’ottima iniziativa che ha visto una altissima adesione di produttori, fatto decisamente positivo poiché la riunione aveva soprattutto il compito di tastare il polso della situazione”. Erano presenti molti produttori, soprattutto giovani, e amministratori della Cantina Sociale Tre Castelli. Buona anche la presenza degli amministratori pubblici della zona ed in particolarmente è da segnalare la presenza dell’assessore all’Agricoltura del Comune di Ovada, Silvia Ferrari, proprio per il ruolo che il “centro zona” deve giocare in questa importante partita. “In un momento dove tutti siamo molto preoccupati per il futuro delle nostre uve e del nostro vino -ha sottolineato il presidente zonale- non dobbiamo sprecare le opportunità che ci vengono offerte”. La proposta scaturita è quella di costituire un gruppo ristretto di lavoro che si impegni per ottenere un lancio importante per il vino ovadese.“I produttori, al di la della tipologia aziendale, devono impegnarsi in prima persona, coinvolgendo sempre più le istituzioni, per portare avanti il più possibile un progetto comune sul vino che serva ad affrontare quella che può tramutarsi in una ricaduta positiva sul territorio della nostra produzione di punta”. “Il Dolcetto di Ovada -ha rimarcato Carlo Ricagni, presidente provinciale della Cia di Alessandria- ha due strumenti importanti, il Consorzio di Tutela e l’Enoteca, ed intorno a questi bisogna sviluppare un percorso che sempre di più identifichi il territorio con il vino Ovada, perché questo è il nome che deve caratterizzare la produzione vinicola della zona”. “Tutto ciò deve garantire la presenza delle aziende sul territorio -ha proseguito Ricagni- perchè sinonimo di sviluppo del territorio stesso, di difesa delle nostre colline, di rilancio, più in generale, dell’economia dove nessuno deve sentirsi escluso, dall’enogastronomia e ristorazione al commercio, all’artigianato”.
Martedì scorso 29 giugno si è svolta presso L’Assemblea è stata una vera assise sull’agricoltura, puntando l’accento sull’unità del mondo agricolo. Nella sua relazione il presidente ha tracciato l’impegno della Confederazione per i prossimi anni, che sarà basato sulla centralità delle imprese agricole. Occorre fare sistema -ha proseguito il riconfermato presidente- per fronteggiare la crisi che da tempo attanaglia il comparto agricolo. Gli agricoltori dovranno essere i protagonisti principali dello sviluppo economico e sociale delle aree rurali, solo in tal modo sarà possibile costruire in modo sinergico con le istituzioni locali un concreto progetto di politica agraria. Fondamentale, poi, sarà costituire Gruppi di interesse economico che siano rappresentativi dei vari settori produttivi dell'agricoltura salernitana e che dovranno essere il motore dell'organizzazione, unitamente ai direttivi di zona. Gli imprenditori agricoli intervenuti hanno voluto sottolineare la lungimiranza delle scelte compiute dalla Cia ed hanno evidenziato, altresì, l'importanza di far parte di un’organizzazione che faccia sindacato, che sia capace di fare lobby e della quale loro dovranno essere i protagonisti e gli attori. L’Assemblea è stata presieduto dal vicepresidente Angelomaria Carucci, mentre le conclusioni dei lavori sono state affidate al presidente regionale della Cia Campania Aurelio Grasso. Nei prossimi giorni
L'indisponibilità della rappresentanza dell'industria lattiero-casearia ad adeguare in maniera congrua il prezzo del latte alla stalla ha determinato ieri la rottura della trattativa con Assolatte. Non si è voluto nemmeno riconoscere -sottolinea L'obiettivo è riportare in equilibrio i bilanci delle aziende agricole per evitare la chiusura di tante altre stalle: pertanto ora serve uno sforzo straordinario, anche della cooperazione agricola, per colmare il vuoto della componente industriale.
Lodovico Actis Perinetto e Calo Ricagni, successivamente, sono stati eletti vicepresidenti regionali.
Imparare fin da bambini che è meglio fare merenda con il pane con l’olio, rispetto a chissà quale merendina industriale. Lo sanno bene gli 800 alunni senesi che hanno partecipato al progetto di educazione alimentare “ Dai banchi di scuola alle cantine, ai frantoi, alle norcinerie, ai caseifici a fare il formaggio e in mezzo agli orti a raccogliere le patate e a seminare l’insalata: un mondo rurale che è stato protagonista all’interno di un progetto che ha coinvolto studenti di tutta la provincia di Siena. L’iniziativa della Cia Siena -realizzata in collaborazione con l’Associazione nazionale Città del Vino e con il patrocinio della Regione Toscana e della Camera di Commercio di Siena- si è conclusa presso “E’ fondamentale -afferma Roberto Bartolini, presidente della Cia Siena- promuovere nei ragazzi la cultura ad una alimentazione sana, corretta e che rispetti la stagionalità e le risorse del nostro territorio. ‘ Il progetto ha coinvolto le scuole elementari e medie inferiori della provincia: Rapolano, Monteriggioni, Taverne d’Arbia, Sovicille, Radda in Chianti, Castelnuovo Berardenga, Siena. “Un’iniziativa di grande sensibilizzazione -spiega il coordinatore del progetto Achille Prostamo- che vede il territorio senese fra i più attenti nel portare avanti nelle giovani generazioni la cultura del mangiare sano. L’obiettivo di insegnare in maniera divertente i sapori del proprio territorio, anche quest’anno è stato raggiunto”. Ogni incontro è stato accompagnato dalla presenza di anziani artigiani e pensionati agricoltori che hanno portato la loro testimonianza diretta e i saperi antichi legati agli usi di una volta, praticati nella campagna senese. “E come ogni anno -conclude Prostamo- le gite sono state il vero successo dell’iniziativa, e quest’anno hanno coinvolto fattorie presenti su tutto il territorio provinciale, dalla Val d’Orcia al Chianti, individuate sulla base dei prodotti tipici della zona, delle attrattive paesaggistiche e delle risorse naturalistiche e ricettive presenti”.
Le aziende agricole aderenti alla Confederazione italiana agricoltori di Salerno parteciperanno all’iniziativa promossa dall’“Associazione fratellanza S.S. Annunziata” che si terrà il 2-3-4 luglio a Castelluccio di Castel San Giorgio, denominata “Festa dell’orto”. Le aziende effettueranno la vendita diretta dei prodotti agricoli e informeranno i consumatori sui benefici derivanti dalla filiera corta. Nel corso delle tre serate saranno preparate pietanze a base di ortaggi che proverranno dalle aziende agricole associate alla Cia di Salerno. Ancora una volta
“Fancy Food” costituisce la più importante rassegna dedicata al comparto alimentare -afferma il presidente della Cia interprovinciale Napoli-Caserta Salvatore Ciardiello - che in collaborazione con L’iniziativa newyorkese è un punto di riferimento indispensabile per le aziende campane e in particolare per quelle casertane orientate sul mercato americano. Tra i prodotti più gettonati alla fiera -dichiara il presidente Ciardiello- è possibile annoverare il pane, l’olio e i vini del Casertano, dall’Asprinio al Falerno, dal Pallagrello al Casavecchio, di cui sono stati fatti numerosi assaggi. “Summer Fancy Food”-continua Ciardiello- è una delle più importanti fiere mondiali del settore ed è rilevante che le aziende del nostro territorio vi abbiano partecipato, con successo, perché questo porterà ad un ulteriore sbocco verso il mercato americano.
Ancora una volta grandi dichiarazioni di principio, smentite dai fatti. Ci riferiamo al progetto definitivo per Infatti, i mappali agricoli coinvolti -affermano le due organizzazioni- comprendono quasi 6 milioni di mq di suolo coltivabile di cui 1.402.096 definitivamente occupati dalle infrastrutture viarie di progetto. Sono numeri impressionanti, se si considera che oggi la superficie ancora coltivata è di soli 22 milioni di mq di suolo sui 53,5 milioni totali della Provincia di Rimini. Quindi, con un’unica opera stradale (sulla cui strategicità in termini infrastrutturali stanno sorgendo nelle amministrazioni locali e nei cittadini molti e seri dubbi) si cancella -sostengono Cia e Coldiretti di Rimini- una quota pari al 26 per cento dell’intero suolo coltivato in ambito provinciale. Ai terreni direttamente coinvolti dall’opera si sommano quelli che ne subiranno per sempre l’inquinamento da metalli pesanti, connesso al traffico. E’ una ferita vulnus irreversibile per lo sviluppo sostenibile di un territorio già alquanto compromesso: Rimini -ribadiscono le due organizzazioni è già la provincia dove si è costruito di più a livello regionale (19,3 per cento di superficie urbanizzata: dato 2003 tratto da “Osservatorio nazionale sui consumi di suolo”). La nuova ondata di cemento comporterà una minore cattura del carbonio nel suolo, per la perdita dei principali “serbatoi”, cioè terreno agricolo e coltivazioni: questo elemento non viene nemmeno preso in esame dallo studio di impatto ambientale allegato al progetto. Ancora una volta, quindi, appare evidente come il peso infrastrutturale del cosiddetto “sviluppo” si realizzi sempre e solo a scapito delle aree rurali, considerate, di fatto, come serbatoio residuale per altri usi, e non invece come chance ultimativa di recupero di sostenibilità per un sistema insediativo ad altissimo impatto ambientale, qual è quello riminese. Infatti, nonostante le dichiarazioni su sviluppo sostenibile, qualità ambientale e opzione “zero consumo di altro suolo” sottoscritte dal Ptcp di Rimini e dal recentissimo documento preliminare del Psc di Rimini, il tracciato proposto -concludono Cia e Coldiretti- prosegue, di fatto, in una logica di occupazione squilibrata delle poche aree libere rimaste, a vantaggio esclusivo della cementificazione.
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