| Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori | |
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| Anno 50 - n. 132 | 1 luglio 2008 |
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La Cia sottolinea le difficoltà per i produttori sempre più alle prese con aumenti dei fattori di produzione generati dal caro-petrolio. Alle stelle concimi e mangimi. Le quotazioni all’origine proseguono invece il loro trend al ribasso. Ancora tagliati i redditi. I prezzi sul campo dei prodotti agricoli continuano a segnare un trend decisamente al ribasso, mentre i costi produttivi crescono in maniera vertiginosa (più 9 per cento ad aprile scorso rispetto all’analogo mese del 2007) a causa dell’impennata del petrolio. Le flessioni più accentuate delle quotazioni alla produzione si hanno per i cereali e per i lattiero-caseari . A segnalarlo è la Cia-Confederazione italiana agricoltori sulla base dei dati elaborati dall’Ismea che confermano un’agricoltura in difficoltà con i produttori che registrano un costante taglio dei redditi (meno 2 per cento lo scorso anno). In particolare, nel settore dei cereali -sottolinea Anche per i prodotti del comparto lattiero-caseario -segnala I rincari dei costi -afferma Soprattutto a causa dei forti aumenti dei mangimi, è la zootecnia -avverte Sempre nel contesto dei mangimi, un vero e proprio record -conclude
I fortunali e le violente grandinate che nella notte hanno colpito alcune zone della Bassa reggiana “hanno causato notevoli danni alle colture in campo, mentre per fortuna non sembrano segnalarsi importanti danni alle strutture agricole”; ad affermarlo è il responsabile per l’ambiente e del settore tecnico della Cia di Reggio Emilia Antonio Senza. Secondo i primi dati raccolti dall’organizzazione agricola, “particolarmente colpite sono ampie aree agricole dei Comuni di Guastalla e Luzzara, ma i fortunali ed il maltempo hanno colpito in qualche misura anche il territorio di Fabbrico e di Cà de Frati nel Comune di Rio Saliceto. In queste aree, si segnalano danni alle produzioni che abbiamo già potuto quantificare in base alle segnalazioni di nostri associati, nell’ordine del 70/80 per cento per i campi di mais, un 60/70 per cento per quanto riguarda i vigneti, anche se per fortuna quella interessata non è un’area tra le più intensamente vitate della nostra provincia. Per quanto riguarda il frumento, con la trebbiatura avviata da pochi giorni, possiamo quantificare i danni nel 100 per cento, vale a dire che c’è praticamente la perdita dell’intero prodotto”. “Fenomeni improvvisi e d’impressionante violenza come quelli di stanotte -aggiunge Senza- s’aggiungono ai periodi recenti d’intensa piovosità, che erano stati preceduti da periodi invece piuttosto siccitosi. In sostanza siamo di fronte ad un’estremizzazione dei fenomeni meteorologici, che creano difficoltà e danni spesso rilevanti al settore agricolo”. Il responsabile ambiente della Cia si sofferma, quindi, su altri aspetti messi in luce dal maltempo: “Si manifesta con chiarezza il fatto che il nostro territorio agricolo è stato trascurato ed ignorato per troppo tempo, sia perché considerato solo in funzione della possibile espansione residenziale, sia perché è mancata per troppo tempo una programmazione di questo territorio in termini di salvaguardia e di valori paesaggistici. La carenza più evidente è stata però la mancanza di una visione comune e di un efficace coordinamento tra gli Enti pubblici, che ha portato al moltiplicarsi di insediamenti urbani ed industriali senza la previsione del rischio idraulico connesso. L’eccessiva antropizzazione ed impermeabilizzazione del territorio, che grava per lo scolo delle acque su una rete idraulica costruita oltre un secolo fa, porta al ripetersi di episodi di allagamenti per la tracimazione di corsi d’acqua, per la cattiva manutenzione, per l’eccessivo carico d’acqua, per la sua più rapida corsa verso i corsi d’acqua principali, per le difficoltà nello scarico delle nostre acque nel Po e nei suoi affluenti, in occasione di eventi eccezionali che ormai non sono più tanto eccezionali”. “Per fronteggiare queste situazioni diverse ma convergenti negli esiti negativi per la nostra agricoltura -conclude Senza- occorre un più preciso e costante coordinamento tra istituzioni, consorzi di bonifica e settori produttivi, ed occorre accelerare l’investimento sul rifacimento della rete idraulica di bonifica, che necessita di forti adeguamenti alla situazione attuale del territorio e del clima”.
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