| Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori | |
|
Direttore responsabile: Alfredo Bernardini. Direzione, Redazione, Amministrazione via Mariano Fortuny 20, 00196 Roma. Tel. 06/326871, Fax 06/3226674, e-mail NuovaAgricoltura@cia.it |
| Anno 53 - n. 112 | 1 giugno 2011 |
|
||||||||
|
Festeggiare a Brienza (Potenza), in un evento sicuramente unico del Paese, i 150 anni dell’Unità d’Italia con circa 700 ragazzi e ragazze di scuole medie inferiori e superiori di Brienza, Sasso di Castalda, Satriano di Lucania e Sant’Angelo Le Fratte, mettendo al centro i due pilastri del Sistema Italia -la scuola e l’agricoltura- ha avuto molti significati. Su tutti, quelli del nesso inscindibile tra agricoltura e storia del Paese e il “passaggio di testimone” dalle vecchie generazioni degli “zappaterra2 ai moderni imprenditori agricoli; un passaggio che si rinnova per raccogliere le sfide future della Politica agricola comune con l’impegno di studio, preparazione tecnica e di ritorno all’amore per l’agricoltura da parte delle nuove generazioni. La manifestazione di Brienza, promossa dalla Cia Basilicata, è stata innanzitutto una festa di ragazzi intorno a stand di prodotti dell’eccellenza agro-alimentare locale, partecipando alla ricostruzione di un orto, con la distribuzione di un “manuale” per ragazzi sulle opportunità e le multifunzionalità dell’azienda agricola e di un pieghevole sui 150 anni dell’Unità d’Italia legata alla storia dell’agricoltura italiana. Molto seguito l’incontro-dibattito con interventi del prof. Giampaolo D’Andrea, dell’assessore regionale Rosa Mastrosimone, del prof. Antonio Lerra. Le conclusioni sono state affidate al presidente nazionale della Cia Giuseppe Politi. E se c’è un simbolo dell’Unità d’Italia -è stato detto nell’incontro di Brienza- senza alcun dubbio esso è il pane. Ogni regione ha il suo pane, le sue ricette, le sue tradizioni. Ma è proprio il pane, per il suo consumo capillare e per la sua ramificazione sull’intero territorio nazionale, a legare gli italiani a tavola. Subito dopo il pane tra i prodotti agroalimentari scelti dagli italiani in base ad un sondaggio che la ia ha realizzato nelle settimane scorse per rappresentare l’Unità d’Italia troviamo la pasta, a seguire c’è il vino il formaggio, l’olio extravergine d’oliva e il pomodoro. Prodotti alimentari e contributo dei contadini all’Unità d’Italia mandati al fronte in zone del Paese del tutto sconosciute per liberare il Nord dagli invasori è un tutt’uno. Nel 1861 l’Italia -ha sottolineato Politi- è un Paese agricolo: il 65 per cento della popolazione attiva nel lavoro è impegnata in questo settore. Dentro tale quadro emerge il problema dell’agricoltura meridionale, estranea al processo di trasformazione delle strutture agrarie già avviato in altre regioni della penisola: una trasformazione in senso capitalistico, attraverso processi di privatizzazione delle terre e di mercantilizzazione (la proprietà fondiaria diventa bene mercantile), con l’introduzione di nuove tecniche, la soppressione dei pascoli permanenti e della rotazione triennale. La prevalenza della rendita fondiaria, l’assenza di contratti agrari più equilibrati (mezzadria), l’arretratezza del tessuto sociale, eredità dello stato borbonico, furono -ha aggiunto- alcune delle più importanti motivazioni di fondo che condannarono il Mezzogiorno, nella totale assenza di un intervento dello Stato ad una condizione di inaccettabile isolamento. Il divario netto e progressivo di quelle che Giustino Fortunato ha chiamato “le due Italie” fu, infatti, acuito da un ulteriore aspetto, indagato a fondo dalla successiva riflessione meridionalista sullo sviluppo “dualistico”. D’altra pare il ceto dei grandi agrari meridionali era una parte essenziale del blocco di forze che aveva costruito il nuovo Stato unitario: il dominio sociale e politico che esso continuava ad esercitare nel Mezzogiorno e la sua influenza nella vita generale dello Stato dovevano creare un limite decisivo all’opera di rinnovamento della società meridionale. Ed è in questi fatti storici la chiave di lettura di partenza della questione meridionale e della questione agraria (fortemente intrecciate tra loro) ancora irrisolte. Noi -ha detto ancora Politi- vogliamo provare a dare qualche risposta partendo dai giovani e dalla scuola perché senza più istruzione e senza più tecnici agrari e laureati, senza il ritorno ai prodotti alimentari locali rifuggendo dalla moda dei fast food, senza la passione e l’amore per i campi, non ci potrà essere futuro per l’agricoltura. La manifestazione di Brienza avrà presto un seguito; essa -ha detto il presidente della Cia lucana Donato Distefano- è stata l’occasione per individuare un percorso comune tra istituti ed organismi scolastici (a partire dall’Ufficio scolastico regionale per
Inaugurata, oggi primo giugno, una nuova sede Inac a San Paolo del Brasile. Il patronato della Cia consolida la sua attività all’estero in un paese dove l’emigrazione italiana è una tradizione di lunga data. La presenza di molti italiani nel paese sudamericano ha creato le condizioni per avviare l’azione del patronato al servizio dei cittadini italiani e nei confronti degli Istituti previdenziali locali. La signora Leonora Giuliana Caterini, responsabile della sede Inac brasiliana, ha auspicato che la nuova attività possa rappresentare una valida assistenza e consulenza per l’affermazione dei diritti sociali dei cittadini italiani residenti in Brasile.
Per Turismo Verde-Cia si tratta di un segnale importante di discontinuità rispetto all’andamento dello scorso anno. Vanno meglio le prenotazioni al Centro e Sud Italia, aiutate dalle temperature estive e dalla vicinanza con il mare. Premiate le strutture ricettive che puntano sulle attività per i bambini. Bagagli alla mano o zaino in spalla, gli italiani sono pronti a partire per il ponte del 2 giugno. Che sia mare, montagna o città d’arte, le famiglie quest’anno abbandonano l’idea di luoghi esotici oltreconfine e vanno, invece, alla riscoperta dell’Italia e dei suoi luoghi. Per le “casse” del turismo nazionale si tratta di quattro giorni “d’oro”, dopo mesi di immobilità interrotta solo dal week-end di Pasqua e Pasquetta. E se alberghi e seconde case restano le soluzioni preferite, buone notizie arrivano anche per gli agriturismi, che registrano in media un incremento della domanda del 4 per cento rispetto al 2010, quando la Festa della Repubblica è stata infrasettimanale e le presenze si sono fermate al 3,5 per cento. Lo afferma Turismo Verde, l’associazione nazionale agrituristica della Cia-Confederazione italiana agricoltori. Si tratta di una ripresa, ancora leggera, ma comunque importante -spiega Turismo Verde-Cia- anche se è ancora a “macchia di leopardo”. Mentre gli agriturismi del Centro e del Sud Italia segnalano un aumento delle prenotazioni per il ponte del 2 giugno rispetto all’anno scorso, non si può dire lo stesso del Nord, dove le strutture ricettive “verdi” aderenti all’associazione evidenziano un andamento simile al 2010, se non più fiacco. In particolare -sottolinea Turismo Verde-Cia- gli agriturismi di Trentino, Valle d’Aosta, Lombardia ed Emilia Romagna prevedono le stesse presenze del 2010, mentre di una risalita della domanda “consistente” parlano Toscana, Umbria e soprattutto Abruzzo, che vede finalmente una ripresa del turismo in campagna dalla data del terremoto che ha devastato L’Aquila e dintorni. Ancora meglio va al Sud e alle isole, soprattutto per la vicinanza delle strutture ricettive al mare. Le temperature alte, anche sopra la media nazionale, favoriscono infatti le località costiere. Così sia gli agriturismi della Puglia che della Calabria e della Sicilia -osserva Turismo Verde-Cia- segnalano un miglioramento nelle prenotazioni e nei contatti. “Tiene” anche la Campania, mentre la Sardegna annuncia una crescita della domanda, ma esclusivamente da parte di visitatori stranieri. Più in generale, fanno “affari” soprattutto quelle strutture che intercettano i bisogni di tutta la famiglia, e quindi puntano sull’animazione e sulle attività anche per i bambini: escursioni, passeggiate a cavallo o in bicicletta, birdwatching, piscina e corsi di apprendimento della “vita in campagna” (come imparare a cucinare i biscotti e a impastare la pasta, a mungere le mucche o riconoscere le piante, a costruire un aquilone). Per il ponte del 2 giugno -conclude Turismo Verde-Cia- la permanenza media in agriturismo si attesterà tra le 2-3 notti, con una spesa media a famiglia compresa tra le 180 e le 200 euro, con servizio di mezza pensione.
L’appuntamento promosso dalla Cia si svolge sotto lo slogan “Impegnati per un’agricoltura più forte e di qualità”. I lavori, aperti da una relazione del presidente Giuseppe Politi, si tengono il 9 e il 10 giugno prossimi nel Castello Carlo V. Prevista la partecipazione dei ministri delle Politiche agricole Francesco Saverio Romano e dei Rapporti con le Regioni Raffaele Fitto, del governatore della Puglia Nichi Vendola, del commissario Ue Dacian Ciolos (in videoconferenza), del presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento europeo Paolo De Castro, e del presidente della Commissione Agricoltura della Camera Paolo Russo. “Impegnati per un’agricoltura più forte e di qualità”. Sarà questo lo slogan sotto il quale si svolgerà a Lecce il 9 e 10 giugno prossimi la quinta Conferenza economica promossa dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori. Un appuntamento di grande rilievo che vedrà la partecipazione di esponenti delle istituzioni europee, nazionali e locali, di rappresentanti del mondo economico, agroalimentare, cooperativo, scientifico, dei consumatori. Una convention che, attraverso il confronto fra tutti i protagonisti del settore, vuole dare risposte chiare alle tante difficoltà che ancora condizionano il sistema imprenditoriale agricolo, fornendo precise linee sulle quali operare per rilanciare sviluppo e competitività. Alla Conferenza di Lecce, che ormai è divenuta con gli anni un punto di riferimento per l’intero sistema agroalimentare italiano, sono previsti, tra gli altri, gli interventi dei ministri delle Politiche agricole, alimentari e forestali Francesco Saverio Romano e per i Rapporti con le Regioni Raffaele Fitto, del presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, del commissario Ue all’Agricoltura Dacian Ciolos (in videoconferenza), del presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento europeo Paolo De Castro, del presidente della Commissione Agricoltura della Camera Paolo Russo, del presidente del Cnel Antonio Marzano. L’incontro, che si tiene nella splendida cornice del Castello Carlo V e che sarà aperto dalla relazione del presidente della Cia Giuseppe Politi, si svolge in una fase cruciale per le imprese agricole. Nonostante i segnali positivi che si registrano sia sul fronte del valore aggiunto e della produzione, il settore è ancora alle prese con pressanti problemi: il forte aumento dei costi produttivi, contributivi e burocratici, il calo dei redditi dei produttori, i prezzi, sebbene in crescita, non sono remunerativi e non hanno recuperato il crollo (meno 25 per cento) registrato nel corso degli ultimi tre anni. A questo si deve aggiungere la disattenzione che soprattutto il governo ha nei confronti del mondo agricolo. Nessuna delle promesse fatte è stata mantenuta. E così gli agricoltori si trovano ad affrontare non poche difficoltà. La Conferenza economica di Lecce si svolgerà in tre sessioni plenarie: riforma della Politica agricola comune e mercati agricoli; più agricoltura più lavoro; federalismo, spesa pubblica e politiche di coesione. La Conferenza ha l’obiettivo di attrarre l’attenzione delle istituzioni, del mondo della ricerca e dei media sulle problematiche, spesso trascurate, degli imprenditori agricoli, chiamati a svolgere la propria attività in una fase di difficile controllo dell’andamento dei prezzi e di profondo ripensamento dell’intervento, sia europeo che nazionale. Tra i principali obiettivi della riforma della Pac post 2013 vi è l’orientamento verso la competitività delle imprese e il rafforzamento della componente agricola delle filiere. Nel corso dei lavori a Lecce verrà valutato se le misure previste siano adeguate alle mutate condizioni dei mercati agricoli e sufficientemente ambiziose per sostenere l’innovazione delle imprese e la gestione dei rischi. Il dibattito sul livello di risorse pubbliche destinate all’agricoltura deve essere affiancato a un’attenta analisi degli obiettivi di spesa. Dato il quadro delle risorse disponibili, si cercherà di verificare se la nascente forma di federalismo sia adeguata a rafforzare il livello di efficienza delle Regioni italiane nel sostenere in modo più incisivo le imprese agricole. In tale contesto s’inserisce anche la riforma delle politiche di coesione sociale e territoriale Ue che intende ridefinire i rapporti interistituzionali e valorizzare maggiormente il contributo delle parti sociali e della società civile. Infine, nella Conferenza di Lecce verrà affrontato il tema centrale dell’agricoltura italiana come fornitrice di opportunità d’impresa e di impiego per le giovani generazioni, anche in ambiti professionali di elevata specializzazione. D’altro canto, la complessità della gestione dei rapporti di lavoro dipendente e stagionale da parte dell’impresa agricola richiede la definizione di ulteriori sforzi in chiave di semplificazione. Di grande rilevanza anche il capitolo relativo agli extracomunitari e alla corretta gestione dei flussi.
La Cia: aprire immediatamente un Tavolo per affrontare l’emergenza. L’Ue deve dare risposte chiare. Va individuata al più presto la causa dell’E.coli e delimitata la zona di contagio. Il nostro governo deve muoversi a livello europeo per ottenere azioni concrete e tempestive. Indispensabile un’informazione capillare sull’etichettatura d’origine. Il “batterio killer” sta mettendo in seria difficoltà anche gli agricoltori italiani. Da quando la vicenda è esplosa, molti contratti per l’export di produzioni di ortaggi e verdure, e quindi non solo di cetrioli, sono stati disdetti, mentre altre partite di prodotti sono ferme nei magazzini delle dogane. A rendere complessa la situazione c’è anche il calo dei consumi nazionali (tra il 5 e l’8 per cento). In pochi giorni il danno ha superato abbondantemente i 20 milioni di euro. Ecco perché occorrono al più presto interventi concreti di sostegno per un settore in evidente crisi. E’ quanto sollecita la Cia-Confederazione italiana agricoltori che chiede l’immediata apertura di un Tavolo presso il ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali per affrontare l’emergenza. Le notizie confuse che giungono dall’Europa, l’amplificazione mediatica della vicenda che ha messo ingiustamente sotto accusa soprattutto cetrioli e la mancanza di un’informazione chiara si stanno rivelando -sottolinea la Cia- devastanti per il settore. Diverse le aziende che hanno visto i loro prodotti invenduti. Un problema che sta assumendo vaste proporzioni in tutti i paesi Ue, dove i produttori denunciano una situazione drammatica. L’Unione europea, e soprattutto l’Efsa (l’Agenzia per la sicurezza alimentare) -che deve intervenire immediatamente su fatti del genere, come rientra nei suoi compiti-, devono dare tempestive e chiare risposte. Prima di tutto bisogna individuare la causa del batterio E.coli e delimitare in modo preciso la zona di contaminazione. Poi da parte delle autorità preposte e degli Stati membri, a cominciare dalla Germania, paese in cui si sono riscontrate le intossicazioni, occorre un’assunzione di responsabilità per dare risposte esaurienti sia nei confronti dei consumatori che dei produttori agricoli. Occorre uscire dall’attuale confusione e garantire un’informazione puntuale e trasparente. Il problema va affrontato con la dovuta incisività pure in Italia. Sono doverosi i controlli che si stanno facendo, ma è necessario che si avvii subito un’informazione capillare nei confronti dei consumatori che, davanti a questi casi, restano completamente disorientati e rispondono solo riducendo gli acquisti dei prodotti “incriminati”. Non bastano le assicurazioni, pur importanti, da parte delle autorità sanitarie, occorre che si diano indicazioni chiare anche sull’etichettatura che per il settore dell’ortofrutta deve contenere per legge il luogo di origine del prodotto. Il governo -sostiene la Cia- deve attivarsi immediatamente a livello europeo e reclamare un’azione concreta per sgombrare il campo da ogni dubbio su questa vicenda. Nello stesso tempo è necessario che si predispongano gli strumenti operativi necessari per intervenire a sostegno dei produttori agricoli colpiti pesantemente da questa nuova emergenza.
La Cia giudica in modo positivo il decreto ministeriale del responsabile delle Politiche agricole Francesco Saverio Romano. E’ un provvedimento che va nella direzione giusta. In questo modo si accresce la trasparenza nell’interesse dei consumatori e dei produttori agricoli. Così la Cia-Confederazione italiana agricoltori commenta il decreto ministeriale predisposto dal responsabile delle Politiche agricole, alimentari e forestali Francesco Saverio Romano per migliorare sensibilmente l’etichettatura dei prodotti alimentari con l’indicazione chiara dell’origine. Nel ricordare che il provvedimento riguarda i prodotti per i quali è già obbligatoria la provenienza della materia prima (come il latte, il pollame, la carne bovina, l’olio extravergine di oliva, il miele, la passata di pomodoro), la Cia giudica positivamente le due novità contenute nel decreto ministeriale: la dimensione maggiore e il posizionamento più centrale per l'indicazione di origine sulle etichette. In questa maniera è immediatamente decifrabile da parte del consumatore. La Cia, inoltre, esprime apprezzamento per l’indicazione del ministro di rendere più incisiva l’azione per valorizzare e promuovere il “made in Italy” sui mercati internazionali, tutelando il lavoro dei nostri produttori. Infine, la Cia ribadisce che è indispensabile proseguire con determinazione sulla strada che estende le norme dell’indicazione di origine a tutte le filiere, come previsto dal recente disegno di legge approvato dal Parlamento italiano. E nello stesso tempo occorre impegnarsi a livello europeo per far valere le ragioni della nostra scelta per una totale trasparenza dell’etichetta in campo alimentare.
La Cia sottolinea: è stata accolta una nostra richiesta. Interventi a sostegno degli agricoltori colpiti. La Cia-Confederazione italiana agricoltori esprime soddisfazione per la costituzione del Tavolo sull’emergenza kiwi, insediato oggi dal ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali Francesco Saverio Romano. Una richiesta in tal senso era stata avanzata dalla Cia e dalle altre organizzazioni del mondo agricolo. La Cia condivide la necessità di giungere alla creazione di un Piano di settore per coordinare la ricerca, indennizzare gli agricoltori costretti all’estirpazione delle piante malate, favorire l’accesso al credito e sostenere nuovi investimenti.
Oltre 300 le aziende agricole presenti all’Assemblea della Cia interprovinciale Napoli Caserta tenutasi a Teano il 31 maggio scorso sul cinipide del castagno che sta devastando interi castagneti ed alberi secolari. Un patrimonio regionale a rischio, un paesaggio deturpato da alberi secchi, un economia in declino, centinaia di aziende agricole in difficoltà. Tutto ciò accade -è stato rilevato- sotto lo sguardo assente della Regione Campania e dello stesso assessore all’Agricoltura Vito Amendolara. Per il raccolto dell’annata 2011 è previsto il 60 per cento in meno di produzione e ciò mette a rischio il riconoscimento della Dop della Castagna di Roccamonfina. La Regione e la Provincia continuano a “non ascoltare” le proposte degli agricoltori né quelle della Confederazione italiana agricoltori. Il presidente della Cia interprovinciale Napoli Caserta Salvatore Ciardiello ha denunciato l’assenza totale di un assessore all’Agricoltura e ha annunciato lo stato di agitazione, non escludendo la possibilità di organizzare manifestazioni per la mancata politica agricola regionale. Ciardiello ha dichiarato: “siamo una Confederazione fatta da agricoltori e lottiamo per il sostegno degli agricoltori e dell’agricoltura. Ora basta vogliamo un piano politico regionale serio!”.
La Confederazione italiana agricoltori della Sicilia ha inviato all’assessore regionale alle Risorse agricole e alimentari Elio D’Antrassi ed al dirigente generale del Dipartimento Interventi strutturali Rosaria Barresi, una lettera con la quale si chiede l’impegno a portare a termine il percorso per l’istituzione della Doc Sicilia, “uno strumento importante -si legge nella lettera- per valorizzare il nostro vino in Italia e nel mondo”. “L’iter di riconoscimento della Doc Sicilia -continua la lettera- ha oramai consumato quasi tutti i passaggi procedurali avviati a suo tempo dall’assessorato di D’Antrassi”. Per il completamento del percorso ed il riconoscimento della Doc Sicilia, rimane la convocazione dell’audizione pubblica e la messa all’ordine del giorno del prossimo Comitato nazionale vini. “Eventuali ritardi della indizione della pubblica audizione rischiano di vanificare gli sforzi finora fatti -afferma il presidente della Cia Sicilia Carmelo Gurrieri- per i quali Cia Sicilia, le altre associazioni e molte cantine hanno creduto e lavorato”. Anche per Maurizio Lunetta, membro del Comitato nazionale vini, proprio la convocazione dell’audizione è il passaggio indispensabile per poter rispettare i tempi di marcia ed arrivare così alla deliberazione definitiva del Comitato nazionale vini.
Un sostegno molto importante ed auspicato per il vino toscano. Commenta così la Cia Toscana la scelta della Regione di sostenere la promozione del vino con un contributo di 500 mila euro che va ad incrementare le risorse dell’Ocm (Organizzazione comune di mercato) del vino, aumentando così il contributo pubblico del 20 per cento portandolo al 70 per cento. “Si tratta di una scelta apprezzata -afferma Giordano Pascucci, presidente della Cia Toscana- utile a sostenere le iniziative promozionali delle imprese e dei consorzi impegnati a conquistare nuovi consumatori soprattutto nei mercati dei paesi cosiddetti emergenti». I dati dell’export 2010, infatti, incoraggiano -aggiunge la Cia Toscana- ad insistere nelle iniziative promozionali: sono cresciute le esportazioni nei mercati tradizionali, Germania (+ 16 per cento), Stati Uniti (più 14 per cento), mentre le performance migliori si sono registrate verso i nuovi mercati come la Russia, (più 69 per cento), il Brasile (più 54 per cento) e la Cina (più 154 per cento). “l vini toscani sono ai vertici mondiali per qualità e immagine - continua ancora Pascucci -, come è dimostrato dal successo della recente missione svolta in Cina a Canton e Shanghai che ha visto la partecipazione di alcune nostre aziende e dei Consorzi del Vino Nobile di Montepulciano, del Morellino di Scansano, del Brunello di Montalcino e dell’Associazione delle Strade del Vino di Arezzo”. “Sarebbe opportuno che in futuro lo sforzo fatto dalla Regione Toscana sul fronte del sostegno alla promozione del vino -afferma ancora Pascucci- fosse imitato anche dal resto del sistema istituzionale locale, dalle Camere di Commercio e dal sistema bancario, contribuendo in maniera coordinata e integrata, al finanziamento dei progetti e delle iniziative delle imprese e dei Consorzi. Questi mercati, infatti, sono interessanti ed in forte espansione, ma occorre -conclude Pascucci-aiutare l’affermazione delle piccole e medie imprese anche attraverso la promozione e sostegno di strumenti innovativi di aggregazione e di commercializzazione”.
|
|
|
|
|