| Agenzia di informazione della Confederazione italiana agricoltori | |
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| Anno 52 - n. 42 | 1 marzo 2010 |
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Il presidente della Cia Giuseppe Politi esprime apprezzamento per le proposte lanciate dalla Gdo francese: contrattazione con gli agricoltori per i prodotti non trasformati, prezzo minimo in caso di crisi di mercato e l’etichettatura d’origine obbligatoria. “Lavoriamo affinché anche in Italia si possa rafforzare un rapporto nuovo e costruttivo”. “Diciamo, invece, basta alle vendite sottocosto che penalizzano gli imprenditori agricoli”. “Un’iniziativa che salutiamo con soddisfazione. Va ripresa e sviluppata anche nel nostro Paese. Da tempo l’abbiamo proposta, ma non comprendiamo il perché in Italia non c’è interesse ad intraprendere un percorso che permetta agli agricoltori di svolgere una funzione di primo piano nell’ambito della filiera agroalimentare”. Così il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi commenta la notizia secondo la quale la Grande distribuzione organizzata (Gdo) francese ha proposto agli imprenditori agricoli una contrattazione per i prodotti non trasformati, prezzo minimo in caso di crisi di mercato e l’etichettatura d’origine obbligatoria. “Non da oggi -aggiunge Politi- sottolineiamo l’esigenza di un rapporto più stretto tra agricoltori e Gdo, anche attraverso accordi che valorizzino il prodotto nazionale. Le notizie che provengono dalla Francia devono stimolare questo discorso e fare in modo che anche in Italia si possa instaurare una relazione diretta tra la grande distribuzione e l’impresa agricola professionale, diffusa nel territorio, orientata alla qualità e al mercato. Un’ impresa -come abbiamo affermato nella nostra recente V Assemblea elettiva nazionale- non chiusa ed autoreferenziale, ma capace di costruire relazioni tra i soggetti economici della filiera agroalimentare, agricoltori, trasformazione e, appunto, distribuzione”. “Sarebbe opportuno che, sulla stregua di quanto avvenuto nel paese transalpino, anche da noi -avverte il presidente della Cia- la Gdo aprisse un discorso costruttivo direttamente con gli agricoltori. Finora abbiamo assistito soltanto a sporadiche iniziative. Non comprendono i motivi del comportamento chiuso della grande distribuzione nei confronti delle imprese agricole. Nell’attuale difficile situazione in cui versa l’agricoltura italiana, sarebbe invece importante istaurare un rapporto consolidato. Per questo motivo invitiamo i responsabili della grande distribuzione ad un confronto serio e costruttivo per aprire una fase nuova di reale collaborazione”. “Al contempo -rimarca Politi- alla stessa grande distribuzione chiediamo rispetto per i nostri prodotti. Quindi, basta con le vendite sottocosto, basta con la svalutazione economica dei nostri prodotti di qualità. Al contrario, lavoriamo insieme per dare vigore alle produzioni agricole nazionali. Noi siamo pronti a portare avanti questo discorso. Ora attendiamo un segnale dalla Gdo. Nostro auspicio che ciò avvenga in tempi rapidi”.
In occasione del primo ''sciopero nazionale" degli stranieri, la Cia riafferma il suo impegno contro lo sfruttamento, il “lavoro nero” e il razzismo, come ribadito anche durante la recente V Assemblea elettiva. I ritardi del decreto flussi 2010 rischiano di provocare problemi di manodopera nelle campagne. In occasione del primo ''sciopero nazionale'' degli stranieri, proclamato per rendere ''visibili'' gli immigrati che vivono e lavorano in Italia e per lottare contro il razzismo, la Cia-Confederazione italiana agricoltori ribadisce il suo forte impegno contro lo sfruttamento e il lavoro nero e ribadisce tutto il suo impegno affinché si contrastino con la dovuta efficacia fenomeni di questo genere. In coincidenza con la “Giornata senza immigrati”, nata in “rete” e che prevede oggi nelle principali città italiane, in contemporanea con quelle europee, manifestazioni ed iniziative per sostenere l'importanza dell'immigrazione, la Cia -come è stato sottolineato anche durante la recente V Assemblea elettiva nazionale dell’Organizzazione, vuole, quindi, affermare ancora una volta il valore insostituibile degli immigrati. Il loro prezioso lavoro è ormai parte strutturale dell’attività agricola, non solo stagionale, e contribuisce in modo irrinunciabile alla qualità e alla sicurezza dei prodotti alimentari italiani. Non vi sono alternative -sostiene la Cia- al lavoro e all’integrazione degli immigrati nella nostra società e per questo viene chiesto da tempo una verifica sulla legge Bossi-Fini. La Cia è convinta, infatti, che sia necessario rendere più agevoli e meno rigidi i canali di ingresso regolare degli stranieri e che questo sia l’unico vero deterrente all’immigrazione clandestina. La Cia, infine, esprime forte preoccupazione per l’assenza di notizie relative al decreto flussi 2010, che prevede l’ingresso di 80 mila stagionali immigrati, indispensabili per i lavori agricoli e per le imminenti operazioni di raccolta. Eventuali restrizioni e ulteriori ritardi nell’attivare il solo canale di ingresso disponibile, avrebbero l’unico effetto di penalizzare le aziende e i lavoratori che operano nel rispetto della legge e delle regole. L’incertezza di programmare il fabbisogno occupazionale -conclude la Cia- si andrebbe poi ad aggiungere all’incertezza quotidiana in cui vivono le aziende agricole (con la fiscalizzazione degli oneri sociali che scade a luglio), aggravandone ulteriormente le difficoltà.
Il presidente della Cia Giuseppe Politi: davanti a questo drammatico scenario occorre adottare subito interventi concreti e varare un nuovo progetto di sviluppo che deve scaturire dalla Conferenza nazionale che va svolta entro il 2010. “La caduta del valore aggiunto dell’agricoltura nel 2009 conferma le gravi difficoltà del settore primario. Le imprese sono sempre più in difficoltà, strette da pesanti costi produttivi, contributivi e burocratici e da prezzi sui campi in forte discesa. Una situazione drammatica che ha provocato, sempre nello scorso anno, la chiusura di oltre 30 mila aziende agricole e un taglio drastico dei redditi degli agricoltori. Ora il rischio recessione è tutt’altro che remoto”. Lo ha sostenuto il presidente nazionale della Cia-Confederazione Italiana agricoltori Giuseppe Politi a commento dei dati Istat sul Pil (Prodotto interno lordo) che segna un calo del 5 per cento rispetto al 2008. “Anche se non siamo in presenza di un crollo, come avvenuto per l’industria (meno 15,1 per cento, il valore aggiunto dell’agricoltura -ha rilevato Politi- registra, una preoccupante battuta d’arresto, con un meno 3,1 per cento come annunciato dall’Istat. Un segno negativo che rappresenta un ulteriore campanello d’allarme che mette in evidenza tutte le difficoltà e i problemi che oggi sono costretti ad affrontare i produttori agricoli del nostro Paese. “Praticamente, il trend dell’agricoltura -aggiunge Politi- è in linea con il rallentamento generalizzato e pesante dell’economia nazionale, anche se con cifre meno appariscenti rispetto a quelle degli altri settori, soprattutto dell’industria. Questo, però, non significa che la situazione non sia grave. Niente affatto. I problemi del mondo agricolo, come più volte denunciato, rischiano di diventare drammatici se non si interviene in maniera realmente efficace e tempestiva”. “Gli agricoltori vivono una crisi strutturale e una competitività in costante frenata. Per tale motivo -rimarca il presidente della Cia- è indispensabile intervenire in maniera realmente concreta. Da tempo sollecitiamo misure per ridurre i costi (“accisa zero” sul gasolio per tutte le aziende e fiscalizzazione degli oneri sociali). Al momento, però, non sono venute risposte. Allo stesso modo -come è emerso in maniera chiara durante la nostra V Assemblea elettiva nazionale- abbiamo chiesto l’avvio di un nuovo progetto di sviluppo che si può delineare nella Conferenza nazionale dell’agricoltura che va effettuata entro il 2010.”. “La riduzione del valore aggiunto agricolo nel 2009 -ha ricordato Politi- è frutto di una contrazione della produzione agricola (meno 3,2 per cento) e di una riduzione dei prezzi all'origine (meno 12,4 per cento). Dati negativi ai quali si aggiunge il crollo (meno 25,3 per cento) dei redditi degli agricoltori”.
Un impianto fotovoltaico posizionato sopra il tetto della stalla dell’azienda agrituristica, a zero impatto ambientale, dalla potenza di 19,8 Kw nei momenti di massima insolazione, capace di produrre 24.000 Kw ora in 24 mesi e di risparmiare all’atmosfera l’emissione di 20 tonnellate in meno di Co2 all’anno. E’ stato inaugurato presso l’agriturismo e fattoria didattica “Le Colline”, in località Cozzuolo a Vittorio Veneto, il primo impianto fotovoltaico installato in un’azienda agrituristica di Turismo Verde-Cia regionale. Sfruttando uno spazio di circa Per Turismo Verde Veneto si tratta di un esempio di impiego della moderna tecnologia applicata all’attività agricola, utile a ridurre l’inquinamento e produrre energia pulita, senza togliere spazio al terreno coltivato. La scelta di utilizzare le coperture degli edifici agricoli per posizionare gli impianti serve dunque a restituire più metri quadrati all’agricoltura: “Invito -dice il presidente di Turismo Verde Gandin- a realizzare questi impianti negli annessi rustici o sui fabbricati per non sprecare altro terreno agricolo. Il campo deve rimanere a disposizione dell’agricoltura”. Ma l’impianto serve anche a dare all’azienda agricola una possibilità in più di reddito alternativo. Tenendo conto che l’incentivo statale massimo concesso per un impianto a zero impatto ambientale è di 0,451 euro Kw ora e la produzione media in un anno è di 24.000 Kw ora si calcola che un impianto del costo di 82 mila euro si ripaga in 5/6 anni oltre a risparmiare migliaia di euro sul costo della bolletta. Attraverso un computer collegato con il contatore l’agriturismo può controllare 24 ore su 24 l’effettivo consumo e calcolare l’accumulo di energia e il conseguente risparmio. Al “debutto” ufficiale del fotovoltaico come progetto di Turismo Verde Venero hanno partecipato il vicepresidente della Regione Veneto Franco Manzato, l’assessore all’agricoltura della Provincia di Treviso Marco Prosdocimo, il sindaco di Vittorio Veneto, Gian Antonio Da Re e il titolare di Saiel Impianti di Gaiarine, Walter Baggio, l’azienda che ha firmato la convenzione con Turismo Verde per la realizzazione degli impianti. Il vicepresidente Manzato ha ricordato come quello delle energie alternative sia uno dei capitoli più importanti inseriti del Piano di sviluppo rurale: “Il Psr ha destinato all’energia pulita risorse notevoli per i prossimi anni. Il contributo si inserisce in una prospettiva di sviluppo delle energie alternative per il futuro del Veneto: partendo dal settore primario si estenderà anche agli altri settori”. Ma il primo agriturismo a energia pulita non utilizza solo il fotovoltaico. L’azienda agrituristica “Le Colline” ha realizzato un impianto solare termico all’inizio degli anni ’90 per il riscaldamento dell’agriturismo. L’azienda sfrutta inoltre l’accumulo esterno dell’acqua piovana, utilizzando una cisterna di 1.000 ettolitri per le cassette del wc. Questo sistema permette di non sprecare l’acqua potabile. Con questa iniziativa Turismo Verde Veneto vuole promuovere la cultura del rispetto dell’ambiente nei confronti degli operatori agrituristici e agricoltori, oltre il semplice beneficio economico.
Mercoledì prossimo 3 marzo a Roma, presso Sono previsti gli interventi di Elio D'Orazio, coordinatore Age Italia, Claudio D'Antonangelo segretario Cna pensionati, Carmine Lucciola, coordinatore Cupla, Pretolani, Zaffarano, Menicacci, De Laurentis, dirigenti di varie associazioni pensionati. In programma anche un intervento delle associazioni pensionati di Cgil, Cisl, Uil. All’iniziativa parteciperanno anche il segretario del Pd Pier Luigi Bersani e il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi.
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