Comunicato del 7 novembre 



Si chiude l’annata agraria 2003: un vero tracollo
Pesanti i danni, mentre calano  produzione e redditi  

La Cia traccia un primo bilancio. Soprattutto l’eccezionale e persistente siccità ha provocato una “ferita” che sfiora i 6 miliardi di euro. Produzione segna una diminuzione intorno al 10 per cento.

Il 2003 passerà alla storia dell’agricoltura italiana come uno degli anni più “neri”. La “ferita” che le avversità atmosferiche, soprattutto la siccità che ci ha accompagnato per tutta l’estate, è stata drammatica: circa 6 miliardi di euro. C’è stato  un calo in termini produttivi intorno al 10 per cento, mentre in valore la flessione è stata del 4 per cento determinata da un lieve aumento dei prezzi e da un diminuzione dei costi sostenuti dagli agricoltori.

Questo il pesante scenario  delineato dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori a conclusione dell’annata agraria che coincide con la festa di San Martino dell’11 novembre. Scenario con tante ombre e pochissime luci che fa registrare un vero tracollo per la nostre campagne, martoriate prima dalle gelate, poi le alluvioni, infine dalla siccità che ha provocato danni che non si ricordavano da anni. Quindi, conseguenze devastanti per i campi non solo del nostro Paese, ma anche dell’intera  Europa dove la persistente e grave  ondata di caldo ha provocato  un disastro: circa 14 miliardi di euro di danni.

Secondo i dati, ancora provvisori, elaborati dalla Cia, l’agricoltura italiana è stata la più colpita. Un raccolto su tre è andato distrutto a causa del gran caldo e della carenza di acqua. Danneggiate, in particolare,  sono state le produzioni ortofrutticole (una diminuzione tra il 25 e il 35 per cento), di mais (meno 27 per cento), di barbabietola da zucchero (meno 25 per cento), di foraggio (meno 40 per cento), di olio (meno 30 per cento), di vino (meno 18 per cento), di grano tenero e duro (meno 8 per cento).

Danni che nel nostro Paese diventano ancora più consistenti  -evidenzia la Cia- se si aggiungono  gli onerosi costi per il ripristino dei terreni agricoli e le perdite di mercato. Vanno conteggiate, inoltre, le somme necessarie per la ricostruzione delle strutture (serre, stalle), il reimpianto delle coltivazioni danneggiate, la ricostituzione delle scorte e il riacquisto dei macchinari.

Effetti pesanti, proprio a causa della siccità, si sono registrati anche in tutto il comparto della  zootecnia. Nel nostro Paese i principali terreni da pascolo sono stati colpiti e compromessi dalla mancanza di umidità.

La carenza di foraggio verde (una diminuzione del 40 per cento) ha avuto un impatto negativo nei settori  bovino e lattiero-caseario. In particolare, in questo ultimo comparto le conseguenze della siccità sono state nefaste. Ma quello più grave è che l’effetto negativo  continuerà  per  tutto l’inverno e fino alla ricostruzione naturale delle scorte di foraggio nella primavera del prossimo anno.

Il bilancio dell’annata agraria rischia di appesantirsi ulteriormente quando saranno a disposizione i dati definitivi relativi  alle colture autunnali (olivo, frutta) e alle  produzioni zootecniche.
 

L’agricoltura nel 2003  

Produzioni

Variazioni
rispetto al 2002

Grano

- 8 %

Mais

- 27 %

Foraggio

- 40 %

Girasole

- 30 %

Zucchero

- 25 %

Patate

- 30 %

Mele

- 10 %

Pere

- 10 %

Pesche

- 30 %

Agrumi

- 20 %

Frutta in guscio

- 25 %

Vino

- 18 %

Olio

- 30 %

Prodotti orticoli

- 30 %

Tabacco

- 3 %

Fonte Cia-Confederazione italiana agricoltori


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